«Quali erano gli ordini, padre capitano de Soya?»
«Ordini riservati, madre capitano Stone. Non riguardano la Gabriele.» Sul circuito a conduzione ossea comunicò all’USIF Shan: "Imposta le coordinate del raggio della morte e dammi l’attuatore, come d’accordo". L’attimo seguente sentì nella destra il peso di un’arma a energia. La pistola era invisibile a Stone, ma perfettamente tattile per de Soya. Il padre capitano cercò di far sembrare rilassata la mano intorno al calcio dell’arma e intanto piegò il dito sull’invisibile grilletto. Dal modo casuale con cui teneva il braccio lungo il corpo, de Soya capì che anche Stone impugnava un’arma virtuale. Nello spazio di simulazione tattica si trovavano a tre metri di distanza l’uno dall’altra. Fra loro, la lunga coda di fusione della Raffaele e la più breve colonna di fiamma della Gabriele salivano a livello del petto sul piano dell’eclittica.
«Padre capitano de Soya, il tuo nuovo punto di traslazione non ti porterà nel sistema Tau Ceti, come ordinato.»
«Quegli ordini sono stati annullati, madre capitano» dichiarò de Soya. Guardava gli occhi del suo ex comandante in seconda. Halen Stone era sempre stata brava a nascondere emozioni e intenzioni. In più di un’occasione lo aveva battuto a poker, sulla sua vecchia nave torcia, la Baldassarre.
«Qual è la tua nuova destinazione, padre capitano?»
Trentatré minuti al punto di traslazione.
«Segreto, madre capitano. Posso dirti solo questo: portata a termine la nostra missione, la Raffaele si unirà di nuovo alla task force nel sistema Tau Ceti.»
Con la sinistra Halen Stone si strofinò la guancia. De Soya tenne d’occhio il dito piegato della destra: Stone non aveva bisogno di sollevare l’invisibile pistola per azionare il raggio della morte, ma l’istinto l’avrebbe spinta a prendere di mira l’avversario.
De Soya odiava i raggi della morte e sapeva che Stone la pensava come lui. Erano armi da codardi, messe al bando dalla Flotta della Pax e dalla Chiesa, fino a quella spedizione. A differenza delle neuroverghe dell’epoca dell’Egemonia, che proiettavano veramente un raggio di distruzione neurale simile a una falce, nel raggio della morte non c’era nessuna proiezione coerente da nave a bersaglio. I potenti accumulatori del propulsore Gideon proiettavano una distorsione C-più di spazio/tempo entro un cono finito. Il risultato era una sottile torsione della matrice di tempo reale, simile a una traslazione fallita nello spazio del vecchio propulsore Hawking, ma più che sufficiente a distruggere la delicata danza d’energia che è un cervello umano.
Tuttavia, per quanto condividesse l’odio degli ufficiali della Flotta per i raggi della morte, Stone capiva la necessità di farne uso in quel momento. La Raffaele rappresentava un incredibile investimento di fondi della Pax: la madre capitano si proponeva prima di tutto di impedire all’equipaggio di rubare la nave, ma voleva evitare di danneggiarla lei stessa; il guaio era che l’uccisione dell’equipaggio mediante i raggi della morte probabilmente non avrebbe impedito alla nave di traslare, a seconda di quanta accelerazione era già stata programmata. Era tradizione che il capitano eseguisse manualmente la manovra di traslazione (o che almeno fosse pronto a sostituire temporaneamente con un interruttore automatico le funzioni guidate dal computer della nave) ma Stone non aveva nessuna garanzia che de Soya avrebbe seguito la tradizione.
«Per favore, fammi parlare con il comandante Liebler» disse a de Soya.
Il padre capitano sorrise. «Il mio comandante in seconda esegue i suoi compiti» replicò. E pensò: "Così Hoag è la spia. Ecco la conferma che ci occorreva".
Ormai la Gabriele non poteva raggiungerli nemmeno se avesse accelerato anch’essa a 600 g. La Raffaele avrebbe avuto i requisiti di traslazione prima che l’altra Arcangelo giungesse a portata di rimorchio. Se voleva fermarli, Stone doveva uccidere l’equipaggio e poi danneggiare la nave, usando le ultime scorte del proprio arsenale per sovraccaricare i campi di contenimento esterni della Raffaele. Se avesse fatto un errore di giudizio, se de Soya eseguiva davvero ordini dell’ultimo minuto, quasi sicuramente avrebbe affrontato la corte marziale e sarebbe stata cacciata dalla Flotta della Pax. Se non fosse intervenuta, e se de Soya avesse rubato una Arcangelo della Pax, avrebbe affrontato la corte marziale, sarebbe stata rimossa, scomunicata e quasi certamente giustiziata.
«Federico» disse con calma «per favore, riduci la spinta, così uguagliamo le velocità. Puoi sempre eseguire gli ordini e traslare nelle coordinate segrete. Ti chiedo solo di salire sulla Raffaele e di avere la conferma che tutto è a posto, prima che tu effettui la traslazione.»
De Soya esitò. Non poteva fingere che i suoi ordini giustificassero la precipitosa partenza con accelerazione di 600 g. In qualsiasi punto la Raffaele fosse traslata, l’equipaggio avrebbe comunque perduto due giorni per la risurrezione, prima di continuare la missione. Osservò gli occhi di Stone e intanto controllò la minuscola immagine della Gabriele in cima alla colonna di fuoco bianco provocata dalla velocità di 300 g. Forse, pensò, Stone avrebbe tentato di sovraccaricare i campi di contenimento della Raffaele, con una salva delle armi convenzionali che le restavano. Non aveva voglia di replicare con missili e armi al plasma, non poteva accettare che la Gabriele fosse vaporizzata. Ormai era un traditore della Chiesa e dello stato, ma non intendeva causare anche la vera morte.
Perciò non aveva scelta: doveva usare i raggi.
«D’accordo, Halen» disse con disinvoltura. «Dirò a Hoag di scendere a 200 g per il tempo sufficiente ad affiancarci.» Girò la testa, come per concentrarsi a inviare ordini sul canale a conduzione ossea.
Di sicuro la sua mano si contrasse. Anche quella di Stone si contrasse e l’invisibile pistola si alzò un poco, mentre lei irrigidiva il dito sul grilletto.
Nella frazione di secondo che precedette la distruzione, il padre capitano de Soya vide sul simulatore tattico le otto scintille che si staccavano dalla Gabriele: la madre capitano Stone non correva rischi, preferiva vaporizzare la Raffaele, pur di non farla allontanare.
L’immagine virtuale della madre capitano volò all’indietro ed evaporò, mentre i raggi della morte penetravano nella sua nave e, con la morte degli esseri umani a bordo, recidevano ogni collegamento con le altre Arcangelo.
Meno di un secondo più tardi, il padre capitano de Soya si sentì strappare dallo spazio simulato, mentre i neuroni del suo cervello letteralmente friggevano. Il sangue gli sgorgò dagli occhi, dalla bocca, dalle orecchie; ma il prete capitano era già morto, come era morta ogni entità cosciente a bordo della Raffaele, il sergente Gregorius e le sue due guardie svizzere sul ponte dell’equipaggio, l’ingegnere Meier e gli ufficiali Argyle, Denish e Shan sul ponte di comando.
Sedici secondi più tardi, gli otto missili a propulsione Hawking balenarono nello spazio reale ed esplosero colpendo in pieno la silenziosa Arcangelo Raffaele.
Gige guardò in tempo reale Raul Endymion dire addio alla famiglia in vesti rosse e vogare sul kayak verso l’arcata del teleporter. Sul pianeta c’era una duplice eclisse lunare. Fuochi d’artificio esplodevano sopra il fiume-canale e nella città lineare scaturivano bizzarri ululati da migliaia di gole. Gige si alzò e si preparò a scendere in acqua e a prelevare l’uomo sul kayak. Erano d’accordo di prendere vivo Raul Endymion, se da solo, per interrogarlo nella nave che aspettava in orbita (lo scopo principale della missione era scoprire dove si trovasse Aenea) ma nessuno aveva vietato di rendergli più difficile la lotta o la fuga. Mentre era ancora in tempo rapido, Gige progettò di sgarrettare Endymion e di recidergli anche i tendini delle braccia. Poteva farlo in un attimo, chirurgicamente, così non c’era pericolo che l’uomo sanguinasse a morte prima di essere depositato nel medibox della nave e lasciato in attesa dell’interrogatorio.