«Sono tutti pianeti non cristiani.»
Isozaki si rese conto di avere espresso a voce il pensiero. Era la più grave mancanza di autocontrollo che avesse mai sperimentato. Tutti, nella cappella, girarono la testa nella sua direzione.
«Tutti pianeti non cristiani» ripeté Isozaki, omettendo addirittura i titoli onorifici nel rivolgersi agli altri. «Oppure mondi cristiani con grandi popolazioni non cristiane, come Marte, Fuji, Nevermore. Il Cor Unum e l’Opus Dei stanno sterminando i non cristiani. Ma perché ne trasportano i corpi? Perché non si limitano a lasciarli marcire sul loro pianeta natale e poi sostituirli con i coloni della Pax?»
Sua Santità alzò la mano. Isozaki rimase in silenzio. Il papa rivolse un cenno al cardinale Lourdusamy.
«Cardinale Du Noyer» disse il segretario di Stato, come se Isozaki non avesse aperto bocca «qual è la destinazione di quelle navi?»
«Non so, eccellenza.»
Lourdusamy annuì. «E chi ha autorizzato il progetto, cardinale Du Noyer?»
«La Commissione per la giustizia e la pace, eccellenza.»
Isozaki girò di scatto la testa. Il cardinale Du Noyer aveva appena posto la colpa di quella atrocità, di quel massacro di massa senza precedenti, ai piedi di un uomo. La Commissione per la giustizia e la pace aveva un solo e unico prefetto: papa Urbano XVI, ex papa Giulio XIV. Isozaki abbassò lo sguardo sulle scarpe del Pescatore e contemplò la possibilità di scagliarsi contro quel demonio, di stringere le dita sulla magra gola del papa. Sapeva che le silenziose guardie nell’angolo l’avrebbero tagliato in due sul posto. Fu ancora tentato a provarci.
«E lei sa, cardinale Du Noyer» continuò il cardinale Lourdusamy, come se niente di terribile fosse stato rivelato, come se niente di indicibile fosse stato detto «in quale modo queste persone… questi non cristiani… sono resi… senza vita?»
"Resi senza vita!" pensò Isozaki, che odiava da sempre gli eufemismi. "Assassinati, maledetto figlio di puttana!"
«No» rispose il cardinale Du Noyer. «Il mio incarico come prefetto del Cor Unum è semplicemente quello di fornire all’Opus Dei i mezzi di trasporto necessari a eseguire il suo compito. La destinazione delle navi e ciò che accade prima che siano utilizzate non è cosa che mi riguardi… che mi abbia mai riguardato.»
Isozaki si inginocchiò sul pavimento di pietra, non per pregare, ma solo perché non riusciva più a stare in piedi. "Da quanti secoli, o divinità dei miei antenati, i complici di omicidio di massa hanno risposto in questo modo?" pensò. "Fin dai tempi di Horace Glennon-Height. Fin dai tempi del leggendario Hitler. Fin… da sempre."
«Grazie, cardinale Du Noyer» disse il cardinale Lourdusamy.
L’anziano prelato tornò al suo posto.
Incredibilmente, fu il papa ad alzarsi, ad avanzare: le sue bianche calzature non fecero rumore sul pavimento di pietra. Sua Santità camminò fra gli attoniti presenti, passò davanti al cardinale Mustafa e a padre Farrell, al cardinale Lourdusamy e a monsignor Oddi, al cardinale Du Noyer e all’imprecisato monsignore dietro di lei, davanti ai cuscini vuoti dove si erano inginocchiati gli ufficiali della Flotta della Pax, davanti al PFE Aron e al PFE Hay-Modhino e al PFE Anna Pelli Cognani… e si fermò davanti a Isozaki, che era sempre inginocchiato, in preda alla nausea, con la vista offuscata da un turbine di puntini neri.
Sua Santità posò la mano sulla testa dell’uomo che in quello stesso momento meditava di ucciderlo.
«Si alzi, figliolo» disse il massacratore di miliardi di persone. «Si alzi e ascolti. Siamo noi a ordinarlo.»
Isozaki si alzò, a gambe scostate, vacillando. Sentiva un formicolio nelle braccia e nelle mani, come se qualcuno l’avesse colpito con uno storditore neurale, ma sapeva che era il suo stesso corpo a tradirlo. Non sarebbe riuscito a serrare le dita intorno alla gola di nessuno, in quel momento. Trovava già difficile reggersi in piedi da solo.
Papa Urbano XVI girò la testa e inclinò in avanti la mitra.
Il consigliere Albedo avanzò fino al bordo della bassa pedana e prese la parola.
«Santità, eccellenze, onorevoli primi funzionari esecutivi» esordì l’uomo in grigio. Aveva voce liscia come i capelli, liscia come lo sguardo degli occhi grigi, liscia come la seta della cappa grigia.
Kenzo Isozaki tremò al suono di quella voce. Ricordò la sofferenza e l’imbarazzo patiti quando Albedo gli aveva mutato il crucimorfo in un crogiolo di dolore.
«Si presenti, prego» tuonò il cardinale Lourdusamy, nel suo tono più amabile.
"Il consigliere personale di Sua Santità papa Urbano XVI" era la risposta che Kenzo Isozaki si aspettava. Da decenni e decenni Albedo era stato scorto di sfuggita negli ambienti vaticani ed era stato l’oggetto di innumerevoli voci. Era sempre stato definito "il consigliere personale di Sua Santità" e nient’altro.
«Sono una creatura artificiale, un cìbrido, creato da elementi del TecnoNucleo delle IA» disse il consigliere Albedo. «Sono qui come rappresentante di quegli elementi del Nucleo.»
Tutti nella sala, tranne Sua Santità e il cardinale Lourdusamy, arretrarono di un passo. Nessuno aprì bocca, nessuno ansimò né si lasciò sfuggire un’esclamazione, ma nella piccola cappella il puzzo animalesco del terrore e della ripugnanza non sarebbe stato più intenso nemmeno se tra loro si fosse materializzato all’improvviso lo Shrike. Kenzo Isozaki sentì le dita del papa ancora strette sulla sua spalla. Si domandò se Sua Santità potesse accorgersi, dal contatto con la carne e le ossa, che il cuore gli batteva all’impazzata.
«Gli esseri umani prelevati dai pianeti elencati dal cardinale Du Noyer» continuò Albedo «sono stati… resi senza vita… dalla tecnologia del Nucleo, che si avvale di veicoli spaziali automatici, e vengono immagazzinati mediante tecniche del Nucleo. Come ha riferito il cardinale Du Noyer, negli ultimi sette anni circa sette miliardi di non cristiani sono stati sottoposti a questo procedimento. Altri quaranta, cinquanta miliardi dovranno subire identico trattamento nel prossimo decennio. È tempo di spiegare il motivo di questo progetto e ottenere il vostro aiuto diretto per realizzarlo.»
Kenzo Isozaki pensava: "È possibile inserire nella struttura ossea umana un potente esplosivo a base proteinica tanto sofisticato che neppure i rivelatori delle guardie svizzere lo scoprirebbero. Perché gli dei non hanno voluto che facessi così, prima di venire qui?".
Il papa lasciò la spalla di Isozaki e tornò lentamente sulla piattaforma, sfiorando, mentre passava, la manica della veste di Albedo. Si accomodò nel trono papale. Sul viso magro aveva un’espressione pacifica. «Vogliamo che ascoltiate tutti con la massima attenzione» disse. «Il consigliere Albedo parla con il nostro consenso e con la nostra approvazione. La prego di continuare, consigliere Albedo.»
Albedo chinò leggermente la testa e si rivolse di nuovo agli attoniti dignitari. Perfino le guardie di sicurezza del papa erano arretrate contro la parete.
«Vi è stato detto, in gran parte attraverso miti e leggende, ma anche attraverso la storia della Chiesa» riprese Albedo «che il TecnoNucleo era stato distrutto nella Caduta dei teleporter. Non è vero.
«Vi è stato detto, principalmente attraverso i Canti di Hyperion posti all’indice, che il Nucleo consisteva di Tre Elementi: gli Stabili, che volevano mantenere lo status quo fra specie umana e Nucleo; i Volatili, che ritenevano una minaccia la specie umana e progettavano di eliminarla, in primo luogo distruggendo la Terra stessa mediante il Grande Errore del ’38; e i Finali, che pensavano solo a creare una Intelligenza Finale basata sull’IA, una sorta di Dio siliceo che potesse predire e governare l’universo… o almeno questa galassia.
«Tutte queste verità sono menzogne.»
Isozaki si rese conto che Anna Pelli Cognani gli aveva afferrato il polso: aveva dita fredde e stringeva con grande forza.
«Il TecnoNucleo non è mai stato suddiviso in tre elementi in forte contrasto fra loro» disse Albedo, andando su e giù davanti all’altare e alla piattaforma. «Fin dalla sua evoluzione nella consapevolezza, mille anni fa, il Nucleo fu sempre formato da migliaia di elementi distinti e di fazioni… spesso in contrasto, più spesso in accordo, ma sempre tesi a ottenere una sintesi di accordo sulla direzione in cui si sarebbe dovuta evolvere l’intelligenza autonoma e la vita artificiale. Questo accordo non si è mai cristallizzato.