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«Senz’altro» dissi.

"La maggiore preoccupazione diagnostica riguarda la febbre, signor Endymion."

«È una conseguenza della frattura, no?»

"No" disse la nave. "Pare che lei abbia un’infezione renale piuttosto virulenta. Se non curata, l’avrebbe uccisa prima degli effetti collaterali del femore rotto."

«Che allegro pensiero!»

"Allegro, signore?"

«Lascia perdere. Hai detto che sei completamente riparata?»

"Completamente, signor Endymion. Funziono meglio di prima, se mi perdona una piccola vanteria. Vede, per la perdita di alcuni materiali temevo di dover sintetizzare stampi carbonio-carbonio dai substrati rocciosi del fiume, in verità piuttosto poveri, ma ho scoperto presto che riciclando alcuni componenti non usati degli smorzatori di compressione resi superflui dalle migliorie Ouster, potevo evincere un aumento del 32 per cento nell’efficienza autoriparante, se…"

«Lascia perdere, Nave» la interruppi. L’assenza di dolore mi rendeva quasi stordito. «Quanto ci hai messo a terminare le riparazioni?»

"Cinque mesi standard. Otto mesi locali e mezzo. Questo pianeta ha un insolito ciclo lunare con due lune molto irregolari che ho postulato siano asteroidi catturati, a causa del…"

«Cinque mesi» ripetei. «E per tre anni e mezzo ti sei limitata ad aspettare?»

"Sì, secondo gli ordini. Mi auguro che tutto sia a posto, con A. Bettik e la signorina Aenea."

«Me lo auguro anch’io, Nave. Ma lo scopriremo presto. Sei pronta a lasciare questo posto?»

"Tutti i sistemi della nave sono funzionanti, signor Endymion. In attesa del suo ordine."

«Ordine dato. Partiamo.»

La nave trasmise via cavo l’ologramma che mostrava noi che salivamo sopra il fiume. Fuori era buio, ma le lenti a visione notturna mostrarono il fiume ingrossato e l’arcata del teleporter, poche centinaia di metri a monte. Nella nebbia, non l’avevo vista. Ci alzammo sopra il fiume, sopra la turbinante nuvolaglia.

«Dall’ultima volta il fiume si è alzato» commentai.

"Sì" disse la nave, mentre compariva la curvatura del pianeta e il sole si alzava di nuovo sopra le nuvole lanose. "Straripa per un periodo di circa tre mesi standard ogni ciclo orbitale locale, equivalente a circa a undici mesi standard."

«Allora adesso sai che pianeta è questo? Quando ce ne andammo, non eri tanto sicura.»

"Sono abbastanza sicura che questo pianeta non sia fra i 2867 pianeti elencati nel Catalogo Generale Galattico" disse la nave. "Le mie osservazioni astronomiche hanno mostrato che non si trova nello spazio della Pax né il quello dell’ex Rete dei Mondi né nella Periferia."

«Non è nella Rete dei Mondi né nella Periferia?» ripetei. «Dove si trova, allora?»

"Circa duecentottanta anni luce a nordovest galattico del sistema solare della Periferia noto come NNCG 4645 Delta" disse la nave.

Un po’ intontito per gli analgesici, dissi: «Un nuovo pianeta. Al di là della Periferia. Allora perché aveva i teleporter? Perché faceva parte del Teti?»

"Non lo so, signor Endymion. Ma dovrei dire a questo punto che il pianeta possiede una moltitudine di interessanti forme di vita che ho osservato da lontano mentre riposavo sul fondo del fiume. Oltre alla creatura simile a una manta fluviale che lei ha visto a valle, ci sono più di trecento specie di fauna avicola e almeno due specie di fauna umanoide."

«Due specie di fauna umanoide? Vuoi dire esseri umani?»

"No, signore. Esseri umanoidi. Decisamente non umani della Vecchia Terra. Una varietà è piuttosto piccola, poco più di un metro d’altezza, con simmetria bilaterale ma struttura scheletrica del tutto diversa e una colorazione decisamente rossastra."

Ricordai il monolito di pietra rossa che Aenea e io avevamo scoperto durante il viaggio d’esplorazione sul tappeto Hawking ormai perduto, nella nostra breve permanenza su quel pianeta. Piccoli gradini scavati nella roccia liscia. Scossi la testa per schiarirmi i pensieri.

«Interessante, Nave» dissi. «Ma stabiliamo la nostra destinazione.» La curvatura del pianeta era adesso più pronunciata e le stelle brillavano. La nave continuò a salire. Oltrepassammo una luna a forma di patata e ci allontanammo ancora dall’orbita. Il pianeta senza nome divenne una sfera abbagliante di nubi illuminate dal sole. «Conosci il pianeta T’ien Shan, detto anche "Montagne del cielo"?»

"T’ien Shan" ripeté la nave. "Sì. Se ben ricordo, non ci sono mai stata, ma ho le coordinate relative. Un piccolo pianeta nella Periferia, colonizzato da profughi della terza guerra civile cinese, nella tarda Egira."

«Avresti difficoltà a raggiungerlo?»

"Non ne prevedo. Un semplice balzo a propulsione Hawking. Però le consiglio di usare il robochirurgo come cuccetta di crio-fuga durante il balzo."

Scossi la testa. «Resterò sveglio, Nave. Almeno dopo che il doc mi avrà sistemato la gamba.»

"Non glielo consiglierei, signor Endymion."

Mi accigliai. «Perché? Aenea e io siamo rimasti svegli, durante gli altri balzi.»

"Sì, ma quelli erano viaggi relativamente brevi nell’ambito della vecchia Rete dei Mondi, quello che ora si chiama spazio della Pax. Questo viaggio sarà un po’ più lungo."

«Quanto lungo?» All’improvviso sentii un brivido. Il nostro balzo più lungo, fino al sistema di Vettore Rinascimento, aveva richiesto dieci giorni di tempo nave e cinque mesi di debito temporale rispetto alla Flotta della Pax che ci aspettava. «Quanto lungo?» ripetei.

"Tre mesi, diciotto giorni, sei ore e alcuni minuti, tempo standard" rispose la nave.

«Non è poi un brutto debito temporale» notai. Avevo lasciato Aenea poco dopo il suo sedicesimo compleanno. Avrebbe guadagnato qualche mese nei miei confronti. Forse le sarebbero cresciuti i capelli. «Abbiamo avuto un debito temporale più alto, quando siamo balzati nel sistema di Vettore Rinascimento.»

"Non mi riferivo al debito temporale, signor Endymion" disse la nave. "Parlavo di tempo nave."

Altro che brivido, stavolta! Mi parve di avere la lingua impastata. «Tre mesi di tempo nave… quanto, di debito temporale?»

"Per una persona che sia in attesa su T’ien Shan?" domandò la nave, mentre il pianeta giungla diventava un puntino alle nostre spalle perché avevamo iniziato ad accelerare verso il punto di traslazione. "Cinque anni, due mesi e un giorno. Come sa, l’algoritmo del debito temporale non è una funzione lineare della durata C-più, ma comprende fattori come…"

«Oh, Cristo!» dissi, dandomi una manata sulla fronte appiccicosa di sudore, nella bara del robochirurgo. «Oh, maledizione!»

"Soffre molto, signor Endymion? Dall’algesimetro non si direbbe, ma le sue pulsazioni sono divenute irregolari. Possiamo aumentare il livello di analgesico…"

«No!» la interruppi, brusco. «No, sto bene. Solo… cinque anni… maledizione.»

"Aenea lo sapeva?" mi domandai. "Sapeva che la nostra separazione sarebbe durata anni della sua vita?"

Forse avrei dovuto attraversare con la nave il teleporter a valle del fiume. No, Aenea aveva detto di prendere la nave e di portarla su T’ien Shan. L’ultima volta il teleporter ci aveva portati su Mare Infinitum; chissà dove ci avrebbe portati stavolta.

«Cinque anni» borbottai. «Ah, maledizione. Aenea sarà ormai… maledizione, Nave… Aenea avrà ventun anni. Sarà una donna adulta. Mi perderò… non vedrò… Aenea non ricorderà…»

"È sicuro di non soffrire, signor Endymion? I suoi dati vitali sono turbolenti."

«Non badare a quelli, Nave.»

"Devo preparare il robochirurgo per la crio-fuga?"

«Non ancora, Nave. Digli di mettermi in crio mentre mi fa guarire la gamba stanotte e mi cura la febbre. Voglio almeno dieci ore di sonno. Quanto manca al punto di traslazione?»

"Solo diciassette ore. Si trova dentro questo sistema solare."

«Bene. Svegliami fra dieci ore. E preparami una buona colazione. Come quelle che facevo durante il viaggio quando era "domenica".»