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Proseguirono in quel tono, ma Bryne continuò a cavalcare, mormorando il suo sporadico ‘Come dite voi, Aes Sedai’ quando era costretto a dire qualcosa. Quel mattino Egwene l’aveva visto subire un trattamento anche peggiore e reagire sempre allo stesso modo. Alla fine fu Siuan a sbuffare, poi divenne paonazza quando le Adunanti la guardarono stupite. Egwene quasi scosse il capo. Siuan era decisamente innamorata. E lei aveva decisamente bisogno di parlarle! Bryne sorrise, ma forse solo perché non era più lui l’oggetto delle attenzioni delle Adunanti.

Gli alberi lasciarono il posto a un altro spazio aperto, più grande di molti di quelli visti fino a quel momento, e non ci fu più tempo per i pensieri frivoli.

A parte un’ampia fascia di alte canne marroni e mazzesorde che spuntavano dalla neve a tracciare la riva, niente faceva pensare a un lago. Poteva anche essere un grande prato, piatto e di forma vagamente ovale. A una certa distanza dalla linea degli alberi, sul lago ghiacciato, c’era un grande telo blu sorretto da alti pali, con una piccola folla di persone che si agitava nei dintorni e decine di cavalli tenuti dai servitori. La brezza scompigliò un variopinto boschetto di stendardi e bandiere, e trasportò urla ovattate che potevano solo essere ordini. La maggior parte dei servitori prese a sfrecciare in giro, indaffarati. Evidentemente non erano lì da abbastanza tempo e non avevano ancora terminato i preparativi.

A circa un chilometro e mezzo da lì ricominciava la foresta, e la debole luce del sole si rifletteva sul metallo. Un bel po’ di metallo, lungo tutta la riva opposta. A est, vicini quasi quanto il padiglione, i cento uomini della Banda non facevano alcuno sforzo per nascondersi, in piedi accanto ai loro cavalli poco distanti da dove sorgevano le prime mazzesorde. Alcuni di loro si girarono a indicare la bandiera di Tar Valon quando questa fu visibile.

Le persone presso il padiglione si fermarono per guardare.

Senza tentennamenti, Egwene portò il cavallo sul ghiaccio coperto di neve. Immaginò di essere un bocciolo di rosa che si apriva al sole, un vecchio esercizio da novizie. Non abbracciò saidar, ma la calma che la riempì fu ben accetta.

Siuan e Sheriam la seguirono, poi le Adunati coi loro Custodi e poi i servitori. Lord Bryne e il portabandiera furono gli unici soldati ad andare.

Le urla che si levarono alle sue spalle fecero capire a Egwene che Uno stava disponendo la sua cavalleria pesante lungo la sponda del lago. Gli altri uomini, quelli con l’armatura leggera, erano sistemati sui due lati, tranne quelli che si erano allontanati per stare in guardia contro eventuali tranelli.

Tra le altre cose, il lago era stato scelto come luogo per l’incontro anche perché la superficie ghiacciata era abbastanza spessa da reggere il peso di un buon numero di cavalli, ma non centinaia, e men che mai migliaia.

Questo riduceva le possibilità di imbrogli e sortite. Ovviamente, un padiglione fuori dalla portata di tiro degli archi non era immune dall’Unico Potere, finché era visibile. Ma anche il peggior uomo al mondo sapeva di essere al sicuro in quel senso se non minacciava una sorella. Egwene emise un brusco sospiro, e ricominciò da capo l’esercizio per trovare la calma.

Un’accoglienza dignitosa per l’Amyrlin Seat avrebbe previsto i servitori che correvano a portare bevande calde e mattoni caldi avvolti in un panno, coi lord e le lady che si occupavano personalmente di prendere le redini e offrivano un bacio per festeggiare Abram. E i servitori sarebbero accorsi anche per qualsiasi altro ospite di riguardo, ma nessuno si mosse dal padiglione. Bryne smontò di sella e andò a tenere le redini di Daishar, e lo stesso giovane che il giorno prima aveva sostituito i carboni nella tenda si precipitò a reggere la staffa di Egwene. Il naso ancora gli colava, ma con la sua giubba di velluto rosso appena un po’ larga e con il lucente mantello blu superava in splendore tutti i nobili che da sotto il telo osservavano la scena. Sembravano quasi tutti vestiti con lana robusta, pochi ricami e pochissime sete o merletti. Con ogni probabilità avevano dovuto faticare un po’ per trovare gli abiti adatti visto che erano già in marcia quando la neve aveva cominciato a cadere. La verità, però, era che quel giovane avrebbe superato in splendore anche un Calderaio.

Sul pavimento del tendone erano stati stesi i tappeti e i bracieri erano accesi, ma la brezza portava via il calore insieme al fumo. Le sedie per le delegazioni erano sistemate in due file opposte, otto per ognuna. Non si aspettavano tutte quelle sorelle. Alcuni dei nobili in attesa si scambiarono sguardi di costernazione, e diversi servitori si torcevano le mani, chiedendosi cosa dovessero fare. Non ce n’era bisogno.

Le sedie costituivano un insieme variegato, ma erano tutte delle stesse dimensioni, e nessuna era più malconcia o usata delle altre, nessuna mostrava più decorazioni o dorature. Il giovane allampanato e altri servitori venuti dall’accampamento entrarono rapidi nel padiglione e, sotto lo sguardo accigliato dei nobili e senza neanche chiedere il permesso, portarono fuori le sedie destinate alle Aes Sedai per poi correre ad aiutare quelli che stavano scaricando i cavalli da soma. Non si era sentita ancora neppure una parola.

In poco tempo furono sistemati abbastanza posti a sedere per l’intero Consiglio ed Egwene. Solo semplici panche, anche se lucidate fino a risplendere, ma poggiavano tutte su ampie casse coperte con un panno nei colori dell’Ajah dell’Adunante, una lunga fila larga quanto lo stesso padiglione. La cassa piazzata sul davanti, quella per la panca di Egwene, era a strisce come la sua stola. Nella notte precedente c’era stato un gran fervere di attività, a cominciare dalla ricerca della cera d’api per lucidare e di buoni tessuti del colore giusto.

Quando Egwene e le Adunanti presero posto, erano sedute una trentina di centimetri più in alto degli altri. Su questo Egwene aveva avuto i suoi dubbi, ma la mancanza di qualsiasi parola di benvenuto li aveva ormai sedati. Il più duro dei contadini avrebbe offerto un calice e un bacio a un vagabondo durante la Festa di Abram. Loro non erano andate lì come supplicanti dei nobili, né erano loro pari. Erano Aes Sedai.

I Custodi rimasero in piedi dietro le loro Aes Sedai, e Siuan e Sheriam si misero ai lati di Egwene. Le sorelle spinsero teatralmente indietro i mantelli e si tolsero i guanti per sottolineare che il freddo non le toccava, un netto contrasto coi nobili che si tenevano stretti addosso i loro mantelli.

All’esterno, la Fiamma di Tar Valon salì nella brezza che si andava rinforzando. Solo Halima, accanto alla sedia di Delana sul bordo della cassa coperta di grigio, rovinava la grandiosità dell’immagine, ma la rovinava poco, perché coi suoi grandi occhi verdi fissava Andorani e Murandiani con un’intensa aria di sfida.

Alcuni sgranarono gli occhi quando Egwene salì sul seggio sistemato davanti agli altri, ma furono in pochi. Nessuno sembrava davvero sorpreso.

Immagino abbiano tutti sentito parlare della giovane Amyrlin, pensò lei con amarezza. Be’, c’erano state regine ben più giovani, anche nell’Andor e nel Murandy. Con calma, fece un cenno del capo e Sheriam indicò la linea di sedie. Non importava chi era arrivato prima o chi aveva fornito il padiglione, non c’erano dubbi su chi aveva indetto quell’incontro, su chi era al comando.

Quel gesto non fu ben accolto, ovviamente. Ci fu un momento di silenziosa esitazione mentre i nobili si spremevano le meningi per trovare il modo di riguadagnare la loro posizione, e non poche smorfie quando si resero conto che non era possibile. Cupi in volto, otto di loro si misero a sedere, quattro uomini e quattro donne, con un grande e rabbioso aggiustare di mantelli e lisciare di gonne. I nobili di rango minore si posizionarono in piedi dietro le sedie, e fu chiaro che c’era poco amore tra Andorani e Murandiani. Quanto a ciò, i Murandiani, uomini e donne che fossero, mormoravano e si spintonavano per ottenere la precedenza, bisticciando tra loro con la stessa animosità con cui bisticciavano coi loro ‘alleati’ del Nord.