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Egwene aveva voglia di digrignare i denti per la frustrazione. Cosa pensavano gli uomini del loro accordo? Se così poteva chiamarlo, visto il modo in cui lo aveva imposto. Arathelle e Aemlyn avevano più potere e influenza di gran parte dei lord, ma erano Pelivar, Culhan e gli atri che cavalcavano coi soldati; potevano ancora farle esplodere in faccia tutti i suoi piani come un barile di olio per lampade.

«Trova Sheriam,» ruggì Egwene «e dille di far salire tutte in sella adesso, non mi importa come!» Non poteva concedere alle Adunanti una notte di tempo per pensare a quello che era successo, per pianificare e complottare. Dovevano assolutamente tornare al campo prima del tramonto.

19

La legge

Far salire le Adunanti a cavallo si rivelò facile e immediato: erano tutte ansiose di partire quanto Egwene, soprattutto Romanda e Lelaine, entrambe gelide come il vento e con occhi che erano nuvole di temporale. Le altre erano la rappresentazione perfetta della fredda serenità delle Aes Sedai, emanavano compostezza come un pesante profumo, eppure andarono verso i cavalli così rapidamente che i nobili rimasero a guardarle imbambolati e i servitori si affaticarono a caricare gli animali da soma per tenere il passo come meglio potevano.

Egwene e Daishar costrinsero gli altri a una marcia serrata attraverso la neve, e dopo appena uno sguardo e un cenno del capo da parte dell’Amyrlin, lord Bryne fece in modo che la scorta armata si muovesse altrettanto veloce. Siuan su Bela e Sheriam su Ala corsero per raggiungere Egwene.

Per lunghi tratti rimestarono lo spesso manto di neve che copriva il terreno, coi cavalli che avanzavano quasi al trotto tenendo alte le zampe e la Fiamma di Tar Valon che ondeggiava nella gelida brezza; anche quando era necessario rallentare, quando i cavalli affondavano fino alle ginocchia nella neve, tenevano comunque un passo sostenuto.

Le Adunanti non potevano che seguire, e la velocità ridusse le possibilità di parlare lungo il cammino. A quell’andatura sfiancate, una disattenzione poteva causare una zampa spezzata al cavallo e il collo rotto al cavaliere.

Ciò nonostante, sia Romanda sia Lelaine riuscirono a raccogliere intorno a sé i rispettivi seguiti, e i due gruppi avanzarono a fatica nella neve avvolti da barriere contro orecchie indiscrete. Entrambe le sorelle sembravano lanciate in una lunga sfuriata. Egwene poteva immaginare l’argomento.

Quanto a questo, anche altre Adunanti riuscirono a cavalcare in gruppo per un po’, scambiandosi poche e sussurrate parole e lanciando fredde occhiate a Egwene e ogni tanto alle sorelle avvolte nel bagliore di saidar. Solo Delana non prese parte a quelle brevi conversazioni. Rimase vicino a Halima, che si era finalmente arresa al freddo. Col volto teso, la donna di campagna si teneva il mantello stretto addosso, ma ancora cercava di consolare Delana, sussurrandole quasi di continuo. Delana pareva non aver alcun bisogno di consolazione; teneva le sopracciglia aggrottate, e così le era spuntata una ruga sulla fronte che la faceva sembrare più vecchia.

Non era l’unica a essere preoccupata. Le altre mascheravano rigidamente le loro emozioni, irradiando la calma più assoluta, ma i Custodi cavalcavano come se si aspettassero di veder balzare il nemico dalla neve a ogni passo, si guardavano intorno senza sosta, con gli inquietanti mantelli lasciati ad agitarsi nel vento per tenere libere le mani. Quando un’Aes Sedai era preoccupata il suo Custode lo era altrettanto, e le Adunanti erano troppo assorte in sé stesse per prendersi la briga di calmare gli uomini. Egwene fu lieta di vederlo. Se le Adunanti erano turbate, allora non avevano ancora preso una decisione.

Quando Bryne si allontanò per parlare con Uno, lei colse l’occasione per chiedere alle due donne che cavalcavano al suo fianco cosa avevano appreso sulle Aes Sedai e la Guardia della Torre in Andor.

«Non molto» rispose Siuan con voce tesa. L’irsuta Bela non pareva avere difficoltà a tenere l’andatura, ma Siuan sì, a giudicare da come stringeva le redini con una mano e il pomello della sella con l’altra. «Per quello che ho potuto capire ci sono cinquanta dicerie e nessun fatto. C’era da aspettarsi che una storia del genere spuntasse fuori, ma potrebbe comunque essere vera.» Bela sbandò quando gli zoccoli anteriori affondarono nella neve alta, e Siuan ansimò: «Che la Luce folgori tutti i cavalli!»

Sheriam non aveva scoperto nulla di più. Scosse il capo, e sospiro con irritazione. «Credo si tratti solo di stupidaggini di poco contò, Madre. Ci sono sempre voci su Aes Sedai che si aggirano furtive. Imparerai mai a stare a cavallo, Siuan?» aggiunse, con la voce all’improvviso intrisa di derisione. «Entro stanotte sarai troppo indolenzita per camminare!» Doveva essere anche lei molto nervosa, per esplodere così apertamente. A giudicare da come continuava a spostarsi sulla sella, era già nelle condizioni che aveva previsto per Siuan.

Quest’ultima indurì il viso e aprì la bocca già con un mezzo ruggito, noncurante di chi poteva stare a guardare da dietro lo stendardo.

«Zitte, tutte e due!» scattò Egwene. Anche lei era un bel po’ nervosa.

Quale che fosse il parere di Arathelle, se Elaida avesse inviato una forza per ostacolare lei e le altre sorelle sarebbe stata troppo numerosa per muoversi con furtività. Quindi rimaneva solo la Torre Nera come possibile mandante, un vero disastro. È meglio spennare la gallina che hai davanti, piuttosto che provare con una su un albero. Soprattutto quando l’albero era in un altro paese, e forse sopra non c’era neppure un’altra gallina.

Eppure, Egwene parlò rudemente quando diede a Sheriam le istruzioni per quando avessero raggiunto l’accampamento. Lei era l’Amyrlin Seat, e questo significava che era responsabile di tutte le Aes Sedai, anche quelle che seguivano Elaida. La sua voce fu dura come roccia, però. Era troppo tardi per spaventarsi una volta che avevi preso il lupo per le orecchie.

Gli occhi oblunghi di Sheriam si sgranarono per gli ordini ricevuti.

«Madre, se posso chiederlo, perché...» Si arrestò sotto lo sguardo fisso di Egwene, e deglutì. «Sarà come desideri, Madre» disse lentamente. «Strano. Ricordo ancora il giorno in cui tu e Nynaeve arrivaste alla Torre, due ragazze che non riuscivano a decidere se essere emozionate o spaventate.

Da allora tanto è cambiato. Tutto.»

«Niente resta sempre uguale» le rispose Egwene. Rivolse a Siuan uno sguardo significativo, ma lei si rifiutò di vederlo. Sembrava imbronciata. E

Sheriam nauseata.

In quel momento tornò lord Bryne, e dovette percepire qualcosa dell’atmosfera tra le tre donne. Dopo aver annunciato che stavano tenendo un buon passo, tenne la bocca chiusa. Un uomo saggio.

Buon passo o meno, il sole aveva quasi raggiunto le cime degli alberi quando finalmente cavalcarono attraverso l’ampio accampamento dell’esercito. Carri e tende proiettavano lunghe ombre sulla neve, e molti uomini stavano lavorando duramente per costruire altri ripari usando i cespugli. Le tende non erano sufficienti nemmeno per i soldati, e nel campo c’era un numero quasi altrettanto grande di sellai, lavandaie, costruttori di frecce e così via, tutte le persone che erano inevitabilmente al seguito di ogni esercito. Il risuonare delle incudini faceva capire che carradori, armaioli e fabbri erano ancora al lavoro. I fuochi per cucinare erano accesi in ogni dove, e i cavalieri in cerca di calore e cibo cotto si spogliarono dell’armatura non appena i loro esausti animali vennero portati via. Cosa sorprendente, Bryne continuò a cavalcare accanto a Egwene anche dopo che lei l’ebbe congedato.

«Se permetti, Madre,» disse «pensavo che potrei accompagnarti un altro po’.» Sheriam addirittura si girò sulla sella per fissarlo stupita. Anche Siuan fissava, ma davanti a sé, come se non osasse girare verso il generale i suoi occhi improvvisamente sgranati.

Cosa credeva di poter fare lord Bryne? Voleva essere la sua guardia del corpo? Contro le sorelle? Il tizio col naso colante avrebbe ottenuto gli stessi risultati. O voleva solo rivelare a tutti fino a che punto era dalla sua parte? Ma l’indomani sarebbe stato un momento migliore, se tutto andava bene quella notte; adesso quella rivelazione poteva facilmente spingere il Consiglio in direzioni che Egwene quasi aveva paura di immaginare.