«Questa notte sarà dedicata agli affari delle Aes Sedai» gli disse fermamente. Ma, per quanto quella proposta fosse stata folle, l’uomo si era mostrato pronto a correre dei rischi per lei. Non c’era modo di capire i suoi motivi — chi mai poteva comprendere le azioni di un uomo? — ma Egwene era in debito col generale per quello. Tra le altre cose. «A meno che non ti mandi a chiamare da Siuan, lord Bryne, dovrai andar via prima del mattino. Se gli eventi di oggi ricadranno come colpa su di me, le conseguenze potrebbero riflettersi anche su di te. Rimanere potrebbe essere pericoloso.
Persino mortale. Credo che a loro servirebbe solo un pretesto.» Non c’era motivo di specificare chi erano ‘loro’.
«Ho dato la mia parola» rispose lui a bassa voce, dando una pacca sul collo di Viaggiatore. «Fino a Tar Valon.» Fece una pausa e guardò verso Siuan. Fu più un momento di riflessione che di esitazione. «Quali che siano gli affari di stanotte,» disse infine «ricorda che trentamila uomini e Gareth Bryne sono con te. Questo dovrebbe contare qualcosa, anche tra le Aes Sedai. A domani, Madre.» Dopo aver fatto girare il suo baio dal grosso muso, si voltò per gridare: «Mi aspetto di vedere anche te domattina, Siuan. Niente può cambiare questa realtà.» Siuan lo fissò mentre lui andava via. E c’era angoscia nei suoi occhi.
Anche Egwene non poté fare a meno di fissarlo. Non era mai stato così diretto in passato. Perché proprio adesso, tra tutti i momenti possibili?
Mentre attraversavano la cinquantina di passi che divideva l’accampamento dell’esercito da quello delle Aes Sedai, Egwene rivolse un cenno del capo a Sheriam, che si fermò alle prime tende. Lei e Siuan continuarono a cavalcare. Alle loro spalle si alzò la voce di Sheriam, sorprendentemente chiara e ferma. «L’Amyrlin Seat richiede una seduta formale del Consiglio in questo stesso giorno. Che i preparativi siano effettuati con la massima rapidità.» Egwene non si girò a guardare.
Alla sua tenda, un’ossuta stalliera arrivò di corsa scalciando gli strati di lana della gonna e prese Daishar e Bela. Aveva il volto segnato dal freddo, e chinò appena il capo prima di correre via con i cavalli, veloce come quando era arrivata. Il tepore dei bracieri accesi nella tenda fu come una mano che si richiudeva su Egwene. Solo in quel momento si rese conto di quanto aveva patito il freddo all’esterno. Di quanto aveva freddo.
Chesa le prese il mantello, e quando le sentì le mani esclamò: «Accidenti, sei gelata fin nelle ossa, Madre.» Continuando a chiacchierare, si affaccendò nella tenda piegando il mantello di Egwene e quello di Siuan, lisciando le coperte ben ripiegate sul letto di Egwene, toccando un vassoio poggiato su uno dei bauli tirato giù dagli altri impilati. «Io mi infilerei subito a letto, con dei mattoni caldi tutto intorno, se fossi così gelida. Subito dopo aver mangiato, in ogni caso. Il calore all’esterno serve a ben poco senza quello all’interno. Mentre ceni vado a prenderti qualche altro mattone caldo da infilarti sotto i piedi. E ne prenderò qualcuno anche per Siuan Sedai, ovviamente. Oh, e se fossi affamata quanto lo devi essere tu, avrei la tentazione di mangiare in fretta e furia, ma quando faccio così mi viene sempre il mal di pancia.» Si fermò accanto al vassoio, lanciò un’occhiata a Egwene e annuì con soddisfazione quando fu sicura che non avrebbe mangiato troppo in fretta.
Rispondere con sobrietà non era facile. Chesa era sempre rinfrancante, ma dopo le difficoltà di quel giorno Egwene quasi scoppiò a ridere per la gioia. Non c’erano mai complicazioni con Chesa. Il vassoio conteneva due ciotole bianche con zuppa di lenticchie, un’alta brocca di vino speziato, due coppe d’argento e due grandi panini. Chissà come, la donna aveva saputo che Siuan avrebbe mangiato insieme a lei. Il vapore ancora si levava da ciotole e brocca. Quante volte Chesa doveva aver cambiato il vassoio per essere sicura che Egwene fosse accolta da una cena calda? Semplice e senza complicazioni. E premurosa come una madre. O un’amica.
«Per ora dovrò rinunciare al letto, Chesa. Stanotte ho ancora del lavoro da fare. Ti dispiacerebbe lasciarci sole?»
Siuan scosse il capo quando la tenda si richiuse alle spalle della rotonda cameriera. «Sei sicura che non è al tuo servizio da quando eri una bambina?» mormorò.
Prendendo una delle ciotole, un panino e un cucchiaio, Egwene si accomodò nella sua poltrona con un sospiro. Abbracciò anche la Fonte e schermò la tenda contro eventuali orecchie indiscrete. Purtroppo saidar la rese ancor più consapevole di avere mani e piedi quasi ghiacciati. E tutto il resto del corpo non era messo meglio. La ciotola sembrava quasi troppo calda per poterla reggere, e anche i panini. Oh, quanto le sarebbe piaciuto avere quei mattoni bollenti.
«C’è altro che possiamo fare?» chiese, e subito ingollò una cucchiaiata di stufato. Era famelica, e non c’era da stupirsi visto che non aveva mangiato nulla dalla colazione, che tra l’altro aveva consumato alle prime luci. Lenticchie e carote legnose erano gustose come il miglior manicaretto di sua madre. «A me non viene in mente nulla, ma a te?»
«Abbiamo fatto quello che potevamo. Non c’è null’altro, a meno che non ci metta mano il Creatore.» Siuan prese l’altra ciotola e si lasciò cadere sul basso sgabello, dove rimase seduta a fissare la zuppa mentre la rimestava col cucchiaio. «Non glielo diresti sul serio, vero?» chiese infine. «Non sopporterei che lo venisse a sapere.»
«E perché mai?»
«Se ne approfitterebbe» rispose cupamente Siuan. «Oh, non in quel senso. Non stavo pensando a quello. » Era piuttosto vereconda su certi argomenti. «Ma quell’uomo trasformerebbe la mia vita nel Pozzo del Destino!»
E lavare la sua biancheria e pulirgli sella e stivali tutti i giorni non lo era già?
Egwene sospirò. Com’era possibile che una donna così sensata, intelligente e capace si trasformasse in una smidollata per quell’unica persona?
Come una vipera sibilante, un’immagine si fece strada nella sua mente. Lei stessa, seduta sulle ginocchia di Gawyn, mentre scherzavano e si sbaciucchiavano. In una taverna! Egwene spinse via quell’immagine, con forza.
«Siuan, ho bisogno della tua esperienza. Ho bisogno del tuo cervello. Non mi posso permettere di averti mezza rimbambita per colpa di lord Bryne.
Se non riesci a controllarti gli pagherò io ciò che gli devi e ti impedirò di vederlo. E sai che lo farò.»
«Ho giurato che l’avrei ripagato lavorando per lui» disse Siuan con testardaggine. «E ho tanto onore quanto ne ha il maledetto lord Gareth Bryne! Se non di più! Lui mantiene la sua parola, e io mantengo la mia!
Inoltre Min mi ha raccomandato di stargli vicino altrimenti moriremo entrambi. O qualcosa del genere.» Il rossore sulle guance rovinò l’effetto di quel discorso. Nonostante il suo onore e le visioni di Min, era semplicemente disposta ad accettare di tutto pur di poter stare vicino a quell’uomo!
«Molto bene. Sei innamorata, e se ti chiedo di stare lontana da lui o disubbidirai o metterai il broncio e te ne starai ancor più con la testa tra le nuvole. Che hai intenzione di fare con quest’uomo?»
Accigliandosi con indignazione, Siuan andò avanti per un po’ ringhiando quello che avrebbe voluto fare col maledetto Gareth Bryne. Cose che a lui non sarebbero piaciute affatto. E ad alcune delle quali non sarebbe nemmeno sopravvissuto.
«Siuan» disse Egwene con una certa severità. «Nega ancora una volta ciò che è ovvio e io gli dirò tutto e gli darò quei soldi.»
Siuan si imbronciò. Come una ragazzina! Siuan! «Non ho tempo per essere innamorata. Ho appena tempo per pensare, tra il lavoro che devo fare per te e quello per lui. E anche se tutto andrà bene stanotte, avrò il doppio di cose da fare. Inoltre...» La maschera cadde, e lei si accasciò sullo sgabello. «Che faccio se lui non... se lui non ricambia i miei sentimenti?» mormorò. «Non ha mai provato neppure a baciarmi. Gli importa solo che le sue camicie siano pulite.»