Выбрать главу

Quando notarono l’arrivo di Egwene e Sheriam, le sorelle sul retro sussurrarono qualcosa a quelle sul davanti, e un varco si aprì per lasciarle passare. Occhi inespressivi seguirono l’avanzare delle due donne, e non era possibile capire se quelle sorelle sapevano o anche solo sospettavano ciò che stava per succedere. Non era possibile capire cosa pensassero. Egwene sentì che le si stava annodando lo stomaco. Un bocciolo di rosa. Calma.

Arrivò agli strati di tappeti, decorati con fiori variopinti e una decina di disegni diversi, e si diresse verso il cerchio di bracieri sistemati lungo il bordo del telone, e Sheriam cominciò a intonare la sua formula. «Ecco che arriva, ecco che arriva...» Sembrava un po’ meno grandiosa del solito, con una punta di nervosismo, ma c’era da aspettarselo.

Le panche lucidate e le casse coperte coi panni colorati usate al lago erano di nuovo presenti. Creavano una scena molto più formale del solito guazzabuglio di sedie ed erano disposte in due file diagonali di nove panche ognuna, tre gruppi di tre panche per ogni fila; Verdi, Grigie e Gialle da una parte, Bianche, Marroni e Azzurre dall’altra. Di fronte a loro, in fondo al percorso intrapreso da Egwene, c’erano la casa coperta dal tessuto a strisce e la panca dell’Amyrlin Seat. Quando si fosse seduta lì, si sarebbe trovata con gli occhi di tutte le altre puntati addosso, fin troppo consapevole di essere da sola di fronte a diciotto sorelle. Era un bene che non si fosse cambiata d’abito: tutte le Adunanti indossavano ancora i vestiti eleganti che avevano al lago, con la sola aggiunta dello scialle. Un bocciolo di rosa.

Calma.

Una delle panche era vuota, ma lo rimase solo per un altro istante. Delana arrivò di corsa proprio mentre Sheriam stava concludendo la sua litania.

Senza fiato e agitata, l’Adunante Grigia si arrampicò al suo posto, tra Varilin e Kwamesa, mostrando ben poco della sua solita grazia. Sul volto aveva un pallido sorriso, e giocherellava nervosamente con le gocce di fuoco che portava intorno al collo. Si sarebbe quasi detto che era lei quella sotto processo. Calma. Nessuno era sotto processo. Non ancora.

Egwene si avviò tra le due file, con Sheriam da presso, e Kwamesa si alzò. La luce di saidar avvolse improvvisamente la donna slanciata, la più giovane delle Adunanti. Quella notte non ci sarebbe certo stata carenza di formalità. «Le questioni sottoposte al Consiglio della Torre sono destinate solo all’esame del Consiglio» annunciò Kwamesa. «Chiunque si intrometta senza invito, uomo o donna, iniziato o estraneo, che venga in pace o con rabbia, sarà da me fermato secondo la legge, e al giudizio della legge verrà sottoposto. Sappiate che quanto dico è vero; così deve essere e così sarà.»

Questa formula era più antica del giuramento contro le menzogne, risaliva a un’epoca in cui un’Amyrlin aveva quasi più probabilità di finire assassinata che di morire di morte naturale. Egwene continuò ad avanzare con passi misurati. Dovette sforzarsi per non toccare la stola in cerca di sicurezza. Cercò di concentrarsi sulla panca davanti a lei.

Kwamesa tornò a sedersi, ancora rilucente di Potere, e tra le Bianche si alzò Aledrin, anche lei avvolta dal bagliore di saidar. Con i capelli color biondo scuro e chiari occhi castani, era abbastanza graziosa quando sorrideva, ma in quel momento una pietra sarebbe stata più espressiva di lei.

«Ci sono persone a portata di udito che non fanno parte del Consiglio» disse con una voce fredda dal pesante accento tarabonese. «Ciò di cui discute il Consiglio della Torre è destinato solo alle orecchie del Consiglio, a meno che il Consiglio non decida altrimenti. Renderò privata la nostra assemblea. Le nostre parole saranno mute per le orecchie altrui.» Dopo aver intessuto una barriera che circondava l’intero padiglione, torno a sedersi. Ci fu un po’ di agitazione tra le sorelle all’esterno, che adesso vedevano il Consiglio muoversi nel più totale silenzio.

Era strano che tra le Adunanti l’età avesse un ruolo così fondamentale, visto che le distinzioni in base all’età erano quasi come un anatema tra le altre Aes Sedai. Possibile che Siuan avesse ragione nel dire che c’era uno schema nelle età delle Adunanti? No. Concentrazione. Calma e concentrazione.

Stringendo i bordi del mantello, Egwene salì sulla cassa coperta di strisce colorate e si girò. Lelaine era già in piedi, lo scialle dalla frangia azzurra agganciato intorno alle braccia, e Romanda si stava alzando, senza nemmeno aspettare che Egwene si sedesse. Non doveva permettere a nessuna delle due di afferrare il timone. «Sottopongo un’interpellanza al Consiglio» disse con voce alta e ferma. «Chi è d’accordo nel dichiarare guerra all’usurpatrice Elaida do Avriny a’Roihan?»

Solo allora Egwene si sedette, togliendosi il mantello e lasciandolo cadere sulla panca. In piedi accanto a lei sui tappeti, Sheriam sembrava abbastanza serena e controllata, ma si lasciò scappare un debole verso, quasi un gemito. Egwene pensava che nessun’altra l’avesse sentito. Lo sperava.

Ci fu un breve istante di stordimento, le Adunanti raggelate ai loro posti che la fissavano stupite. E forse quello stupore, oltre che all’argomento della domanda, era dovuto anche al fatto stesso che lei avesse posto una domanda. Nessuno presentava un’interpellanza al Consiglio senza prima aver sondato i pareri delle Adunanti; semplicemente non si faceva, tanto per motivi pratici quanto per tradizione.

Alla fine, Lelaine parlò. «Non dichiariamo guerra contro singoli individui» disse con voce asciutta. «Nemmeno contro una traditrice come Elaida. In ogni caso, chiedo di rinviare la tua interpellanza per affrontare problemi più imminenti.» Aveva avuto tempo per riprendersi, dopo la cavalcata dal lago: il suo volto adesso era solo duro, non più minaccioso. Lisciandosi le gonne screziate d’azzurro con un gesto che parve inteso a spazzar via Elaida — o forse Egwene — rivolse la sua attenzione alle altre Adunanti. «Quello che stanotte ci ha portate a riunirci è... Stavo per dire semplice, ma in realtà non è semplice. Aprire il registro delle novizie? Saremo piene di nonne che chiedono di essere esaminate. Restare qui un mese? Non credo ci sia bisogno di elencare i problemi, a cominciare dal fatto che spenderemo metà del nostro oro senza avvicinarci a Tar Valon neppure di un passo. E riguardo alla decisione di non attraversare l’Andor...»

«La mia sorella Lelaine, mossa dall’ansia, ha dimenticato chi ha diritto di parlare per prima» la interruppe con grazia Romanda. Il suo sorriso riuscì a far sembrare allegra Lelaine. Eppure se l’era presa comoda per sistemare alla perfezione lo scialle, quasi avesse tutto il tempo che voleva. «Io ho due interpellanze da sottoporre al Consiglio, e con la seconda toccherò le preoccupazioni di Lelaine. Purtroppo per lei, la prima riguarda proprio l’opportunità che Lelaine faccia ancora parte del Consiglio.» Il sorriso si allargò senza però acquisire neppure una briciola di calore. Lelaine si sedette lentamente, il volto palesemente torvo.

«Un’interpellanza sulla guerra non può essere rinviata» disse Egwene con voce sonora. «Bisogna esaminarla prima che se ne possano sottoporre altre. È la legge.»

Le Adunanti si scambiarono rapide occhiate di perplessità.

«Davvero?» chiese infine Janya. Strizzando pensosa gli occhi, si girò per rivolgersi alla donna sulla panca accanto alla sua. «Takima, tu ricordi tutto quello che leggi, e sono sicura che una volta mi hai detto di aver letto la Legge Marziale. È vero quello che ci ha detto la Madre?»

Bassa, con i capelli scuri lunghi fino alla vita e la pelle del colore dell’avorio antico, spesso Takima sembrava un uccello quando piegava la testa di lato per riflettere. Adesso pareva un uccello pronto a volar via; cambiò posizione sulla panca, si sistemò lo scialle, raddrizzò la cuffia di perle e zaffiri senza che ce ne fosse bisogno. «Sì, è vero» dichiarò infine, e chiuse di scatto la bocca.