Egwene riprese silenziosamente a respirare.
«A quanto pare» disse Romanda smozzicando le parole «Siuan Sanche ti ha istruita a dovere, Madre. Quali sono le tue motivazioni in favore della dichiarazione di guerra? Contro una donna...» Era chiaro che per lei quella era una faccenda sgradevole, e si mise a sedere in attesa che fosse conclusa.
Ma Egwene annuì comunque con grazia e si alzò. Guardò le Adunanti negli occhi una per una, con fermezza, senza esitazioni. Takima evitò il suo sguardo. Per la Luce, aveva capito tutto! Ma non aveva ancora detto niente. Sarebbe rimasta zitta abbastanza a lungo? Era troppo tardi per cambiare i piani.
«Oggi ci siamo dovute confrontate con un esercito guidato da persone che dubitavano di noi. Altrimenti quell’esercito non sarebbe stato lì.» Egwene avrebbe voluto parlare con passione, con ardore, ma Siuan le aveva consigliato la serenità più totale, e alla fine lei aveva accettato. Le Adunanti dovevano vedere una donna in pieno controllo di sé, non una ragazzina dominata dal cuore. Era dal cuore, però, che le venivano le parole. «Avete sentito quando Arathelle ha detto di non voler finire immischiata negli affari delle Aes Sedai. Eppure lei e gli altri sono stati disposti a portare un esercito nel Murandy e bloccarci la strada. Perché non sono sicuri di sapere chi siamo, o cosa abbiamo in mente. Qualcuna di voi ha avuto l’impressione che vi reputassero davvero delle Adunanti?» Malind, viso rotondo e occhi ardenti, cambiò posizione sulla sua panca tra le Verdi, e lo steso fece Salita, dando uno strattone allo scialle dalla frangia gialla, anche se riuscì a non mostrare alcuna espressione sul suo viso dalla pelle scura. Berana, un’altra Adunante scelta a Salidar, si accigliò pensierosa. Egwene non parlò delle reazioni dei nobili alla sua carica di Amyrlin Seat; se il pensiero non era già nelle menti delle sorelle, non aveva certo intenzione di farcelo entrare lei.
«Abbiamo elencato i crimini di Elaida a un’infinità di nobili» proseguì.
«Abbiamo dichiarato che vogliamo deporla. Ma i nobili dubitano. Credono che forse — forse — siamo sincere. O forse ci sono tranelli nelle nostre parole. Forse siamo solo la mano di Elaida, che intesse qualche trama elaborata. E nel dubbio la gente si sente in difficoltà. Il dubbio ha dato a Pelivar e ad Arathelle la forza di opporsi a delle Aes Sedai e dire ‘Non potete passare.’ Chi altri oserebbe mettersi sulla nostra strada o interferire con noi? Lo hanno fatto perché non sono sicuri, e l’insicurezza li ha portati ad agire confusamente. Ci resta solo un modo per disperdere la nube di questa loro confusione. Abbiamo già tentato ogni altra possibilità. Una volta che ci saremo dichiarate in guerra con Elaida non ci potranno più essere dubbi. Non dico che Arathelle, Pelivar e Aemlyn marceranno via non appena l’avremo fatto, ma loro e chiunque altro sapranno chi siamo. Nessuno oserà più mostrarsi così apertamente incerto quando dichiarate di essere il Consiglio della Torre. Nessuno oserà più mettersi sulla nostra strada, nessuno si immischierà negli affari della Torre per insicurezza e ignoranza. Siamo arrivate alla porta e abbiamo messo le mani sul chiavistello. Se avete paura di varcare la soglia, allora sarà come chiedere al mondo di vedervi solo come le marionette di Elaida.»
Si mise a sedere, sorpresa della sua stessa calma. Oltre le due file di Adunanti, le sorelle all’esterno del padiglione si erano raggruppate e si stavano agitando. Egwene poteva quasi sentire i nervosi mormorii tagliati fuori dalla barriera di Aledrin. Adesso dipendeva tutto dal fatto che Takima tenesse ancora la bocca chiusa.
Romanda grugnì impaziente, e si alzò solo il tempo necessario per dire:
«Chi è a favore della dichiarazione di guerra contro Elaida?» Poi il suo sguardo tornò su Lelaine, e sul viso apparì di nuovo quel sogghigno compiaciuto. Era evidente cosa secondo lei sarebbe stato davvero importante, una volta liquidata quella sciocchezza.
Janya si alzò all’istante, con la lunga frangia marrone dello scialle che dondolava. «Tanto vale farlo» disse. Non avrebbe dovuto parlare, ma la mascella in fuori e lo sguardo tagliente sconsigliavano qualsiasi rimbrotto.
Di solito Janya non era così decisa, ma come sempre le sue parole quasi si accavallarono. «Far sapere al mondo qual è la verità non sarà certo più difficile per questa dichiarazione di guerra. Allora? Allora? Non vedo che senso avrebbe aspettare ancora.» Dall’altro lato di Takima, Escaralde annuì e si alzò.
Moria quasi balzò in piedi, guardando accigliata Lyrelle, che raccolse le gonne come per alzarsi, poi esitò e si girò verso Lelaine con una domanda dipinta in volto. Lelaine non se ne accorse neppure: era troppo impegnata a fissare in cagnesco Romanda.
Tra le Verdi, Samalin e Malind si alzarono insieme, e Faiselle sollevò di scatto il capo per guardarle. Grossa, volto squadrato e pelle ramata, la domanese Faiselle non si stupiva facilmente, ma in quel momento sembrava sbalordita, e gli occhi sgranati facevano avanti e indietro tra Samalin e Malind.
Salita si alzò, sistemando con cura la frangia gialla del suo scialle ed evitando con altrettanta cura l’improvvisa occhiataccia di Romanda. Anche Kwamesa si alzò, seguita poi da Aledrin, che tirò su Berana tenendola per una manica. Ancora seduta, Delana ruotò su sé stessa per guardare le sorelle fuori dal padiglione. Anche nel silenzio, l’emozione di quelle spettatrici era evidente nel loro continuo agitarsi, nelle teste che si avvicinavano per parlare, negli sguardi che saettavano verso le Adunanti.
Delana si alzò lentamente e, con entrambe le mani premute sul ventre, sembrava stesse per vomitare. Takima fece una smorfia e si guardò le mani che teneva sulle ginocchia. Saroiya osservò le altre due Adunanti Bianche, tirandosi un orecchio come faceva quando era profondamente immersa nei suoi pensieri. Ma nessun’altra accennò a muoversi.
Egwene sentì il sapore della bile salirle in gola. Dieci. Solo dieci. Era stata così sicura. Siuan era stata sicura. La storia di Logain da sola avrebbe dovuto essere sufficiente, dando per scontato che le altre Adunanti ignorassero le conseguenze della Legge Marziale. E l’esercito di Pelivar e il rifiuto di Arathelle di riconoscerle come Adunanti erano perfetti per spingerle in azione.
«Per l’amore della Luce!» sbottò Moria. Si girò verso Lyrelle e Lelaine e si piantò i pugni sui fianchi. Se parlando Janya era andata contro le usanze, con questo scatto lei le stava appallottolando come carta straccia. Le dimostrazioni di rabbia erano strettamente proibite all’interno del Consiglio, ma gli occhi di Moria erano in fiamme, e nella sua voce risuonava forte l’accento illianese. «Che state aspettando? Elaida ha davvero rubato la stola e il bastone! Ha davvero trasformato in un Falso Drago Logain e la Luce sa quanti altri uomini! In tutta la storia della Torre, mai nessuna donna si è meritata più di lei una dichiarazione di guerra! Alzatevi, o non osate mai più parlare della vostra risolutezza nel volerla deporre!»
Lelaine non sgranò del tutto gli occhi, ma aveva l’espressione di chi si ritrova attaccato da un passero. «La questione è a malapena degna di una votazione, Moria» disse con voce tesa. «Più tardi io e te faremo due chiacchiere sul decoro. Tuttavia, se hai bisogno di una dimostrazione di risolutezza...» Tirando forte su col naso si alzò, e con uno scatto del capo trascinò in piedi anche Lyrelle quasi fosse legata con delle corde. Lelaine parve sorpresa quando non si alzarono anche Faiselle e Takima.
Lungi dall’alzarsi, Takima grugnì come se l’avessero colpita. Il volto una maschera di incredulità, passò lo sguardo sulle donne in piedi, ovviamente per contarle. E poi lo rifece. Takima, che si ricordava tutto quello che leggeva.
Egwene emise un sospiro di sollievo. Era fatta. Quasi non ci credeva.
Dopo un attimo, si schiarì la voce, e Sheriam trasalì davvero.