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Semaradrid scosse il capo. «Niente picche» mormorò. «Ho visto dei fanti ben guidati mantenere la loro posizione grazie alle picche, ma senza...»

Fece un verso di disgusto, un suono gutturale.

Gregorin Panar, il terzo degli uomini schierati a cavallo accanto a Rand a osservare i nuovi arrivati, non disse nulla. Forse non aveva pregiudizi contro la fanteria — e Rand conosceva davvero pochi nobili che non ne avessero — ma si stava impegnando duramente per non accigliarsi, e quasi ci riuscì. Tutti ormai sapevano che gli uomini con il Drago sul petto erano armati perché avevano scelto di seguire Rand, di seguire il Drago Rinato, e l’avevano scelto solo e unicamente perché volevano farlo. Gli Illianesi di sicuro si stavano chiedendo dove erano diretti, visto che Rand aveva voluto con sé la Legione e non si era fidato del Consiglio dei Nove abbastanza da farglielo sapere. Quanto a questo, anche Semaradrid guardava Rand di sottecchi. Solo Weiramon era troppo stupido per quel tipo di considerazioni.

Rand fece girare Tai’daishar. Il pacco portato da Narishma era stato di nuovo avvolto ma in un fagotto meno ingombrante, ed era legato sotto la cinghia di cuoio della sua staffa sinistra. «Smontate il campo; siamo in partenza» disse Rand ai tre nobili.

Questa volta, lasciò a Dashiva il compito di intessere il passaggio che li avrebbe portati tutti via. L’uomo dal volto semplice lo guardò accigliato e mormorò tra sé — chissà perché, ma sembrava addirittura offeso — e Gedwyn e Rochaid, a cavallo uno accanto all’altro, osservarono con sorrisi sardonici mentre l’argenteo squarcio verticale, ruotando, si trasformò in un’apertura nel nulla. Osservarono Rand più che Dashiva. Be’, che lo osservassero. Quanto spesso poteva afferrare saidin senza rischiare che le vertigini lo facessero crollare a terra? Non doveva assolutamente succedere davanti ai loro occhi.

Questa volta, il passaggio li portò a un’ampia strada intagliata tra le basse colline cespugliose ai piedi di una catena montuosa a ovest. I Monti Nemarellin. Non erano come le Montagne di Nebbia e non si potevano neppure paragonare alla Dorsale del Mondo, ma si innalzavano scuri e solenni contro il cielo, picchi taglienti che seguivano la costa occidentale dell’Illian. Al di là di quelle vette c’era la Fossa di Kabal e poi...

Gli uomini cominciarono quasi subito a riconoscere le montagne. Gregorin Panar si guardò intorno una sola volta, poi annuì soddisfatto. Gli altri tre del Consiglio e Marcolin si fermarono a parlare con lui mentre i cavalieri ancora si riversavano dal passaggio. Semaradrid e Triera ci misero appena un po’ più di tempo per capire dove si trovavano, poi anche loro parvero comprendere il perché.

La Strada d’Argento partiva dalla città di Lugard e serviva tutto il commercio dell’entroterra con l’ovest. C’era anche una Strada d’Oro, che portava a Far Madding. Strade e nomi risalivano a un tempo antecedente la nascita dell’Illian. Secoli di ruote di carro, zoccoli e stivali le avevano ben compresse, e il cemaros poteva solo schizzarle di fango. Erano tra le poche vie dell’Illian sulle quali potessero spostarsi grandi gruppi di uomini anche in inverno. Tutti ormai sapevano dei Seanchan a Ebou Dar, anche se alcune delle storie che Rand aveva sentito girare tra i soldati li facevano sembrare una versione ancor più ferina dei Trolloc. Se i Seanchan avevano intenzione di attaccare l’Illian, la Strada d’Argento era un buon posto dove organizzare le difese.

Semaradrid e gli altri pensavano di aver capito i piani di Rand: il lord Drago doveva aver saputo che i Seanchan stavano per arrivare, e gli Asha’man erano lì per distruggerli. Viste le storie sui Seanchan, nessuno sembrava troppo dispiaciuto che per gli altri non ci fosse molto da fare.

Ovviamente, Weiramon ebbe bisogno che tutto gli venisse spiegato, da Tihera, e poi si dispiacque eccome, anche se cercò di nasconderlo con un pomposo discorso sulla saggezza del lord Drago e sul genio militare del Signore del Mattino, aggiungendo che lui avrebbe personalmente guidato la prima carica contro quei Seanchan. Davvero un borioso idiota. Con un po’ di fortuna, chiunque altro avesse saputo di quel gruppo radunatosi sulla Strada d’Argento non sarebbe stato troppo più perspicace di Semaradrid o Gregorin. Con un po’ di fortuna, nessuno di quelli che contavano l’avrebbe saputo prima che fosse troppo tardi.

Rand si preparò ad aspettare, convinto che fosse questione di un giorno o due, ma quando le giornate presero a ripetersi, lui cominciò a chiedersi se non era un idiota al pari di Weiramon.

Quasi tutti gli Asha’man erano sparsi in Illian, a Tear e nella Piana di Maredo per cercare gli altri che Rand voleva con sé. Per cercarli attraverso i cemaros. Potevano aprire passaggi e Viaggiare, certo, ma anche un Asha’man ci metteva del tempo per trovare una persona se la pioggia impediva di vedere a più di cinquanta passi di distanza e i pantani arrestavano il diffondersi delle notizie. Poteva passare a meno di un chilometro dalla sua preda senza saperlo, solo per tornare indietro e apprendere che l’uomo in questione era andato via. E per alcuni il compito era anche più difficile, visto che cercavano persone non necessariamente ansiose di farsi trovare.

Trascorsero diversi giorni, poi tornò il primo Asha’man.

Weiramon fu raggiunto dal Sommo Signore Sunamon, un uomo grasso con maniere untuose — almeno nei riguardi di Rand. Elegante nella sua giubba di ottima seta, sempre sorridente, era assai loquace nelle sue dichiarazioni di fedeltà, ma aveva complottato contro Rand così a lungo che probabilmente lo faceva anche nel sonno. Poi venne il Sommo Signore Torean, con il suo volto bitorzoluto da contadino e la sua grande ricchezza, farfugliando sull’onore di cavalcare ancora una volta al fianco del lord Drago.

A Torean interessava l’oro più di ogni altra cosa, tranne forse i privilegi che Rand aveva sottratto ai nobili di Tear. Parve particolarmente sconvolto quando apprese che non c’erano cameriere nel campo, e nemmeno un paesino nei paraggi dove trovare qualche contadina compiacente. Torean aveva tramato contro Rand almeno quanto Sunamon. E forse persino più di Gueyam, Maraconn o Aracome.

Ne arrivarono altri. Arrivò Bertome Saighan, un uomo basso e dalla bellezza selvaggia, con la parte anteriore della testa rasata. In teoria non piangeva con eccessivo dolore la morte di sua cugina Colavaere, sia perché l’evento aveva fatto di lui il nuovo Alto Seggio della casata Saighan e sia perché girava voce che Rand stesso l’aveva giustiziata. O assassinata. Bertome si inchinò e sorrise, un sorriso che non coinvolgeva anche lo sguardo. Alcuni dicevano che aveva nutrito un profondo affetto per sua cugina. Arrivò Ailil Riatin, una donna magra e contegnosa con grandi occhi scuri, non giovane ma comunque graziosa, e dichiarò che aveva un capitano della Lancia per guidare in battaglia i suoi soldati e che lei non desiderava affatto prendere parte ai combattimenti. Dichiarò la sua fedeltà al lord Drago, anche. Ma suo fratello Toram aveva reclamato il trono che Rand voleva assegnare a Elayne, e si sussurrava che lei fosse disposta a tutto per Toram, assolutamente a tutto. Anche a unirsi ai suoi nemici; per spiarli o intralciare i loro piani, ovviamente. Arrivarono Dalthanes Annallin, Amondrid Osiellin e Doressin Chuliandred, lord che avevano appoggiato la presa del trono del sole da parte di Colavaere credendo che Rand non sarebbe mai più tornato a Cairhien.

Cairhienesi e Tarenesi, furono portati uno per volta, con cinquanta individui al loro seguito, o al massimo cento. Erano uomini e donne dei quali Rand si fidava ancor meno che di Gregorin o Semaradrid. Gli uomini erano più numerosi, ma non perché lui ritenesse le donne una minaccia minore — non era così idiota; una donna era capace di uccidere due volte più in fretta di un uomo, e di solito per motivi gravi meno della metà! — ma perché non se la sentiva di portare che le donne più pericolose nel posto dove stava per andare. Ailil era capace di sorridere con calore mentre calcolava il punto esatto tra le costole in cui infilare il pugnale. Anaiyella, una Somma Signora leziosa e slanciata che dava di sé l’immagine della bella oca, era tornata a Tear da Cairhien e aveva cominciato a proporre apertamente sé stessa per l’ancora inesistente trono di Tear. Forse era davvero stupida, ma era riuscita a ottenere un grande supporto, sia tra gli altri nobili che dalla gente comune.