Ripensò a quando da ragazzo sentiva gli uomini scherzare e ridere dicendo che se pioveva quando in cielo c’era il sole era perché il Tenebroso stava picchiando Semirhage. Alcune di quelle risate, però, erano nervose, e il vecchio e ossuto Cenn Buie aggiungeva sempre che, dopo le botte prese, Semirhage era indolenzita e furente e andava a caccia dei ragazzini che stavano tra i piedi degli adulti. Quando Rand era piccolo, questo bastava a farlo scappare via. Adesso invece quasi sperava che Semirhage gli desse la caccia e lo trovasse in quello stesso istante. L’avrebbe fatta piangere anche lui.
Non è possibile far piangere Semirhage, mormorò Lews Therin. Lei fa piangere gli altri, ma non ha mai lacrime sul viso.
Rand rise piano. Se Semirhage fosse arrivata in quel momento, l’avrebbe fatta piangere eccome. Lei e tutti gli altri Reietti insieme. Di sicuro stava per far piangere i Seanchan.
Non tutti erano contenti degli ordini che aveva dato. Il sorriso untuoso di Sunamon svaniva quando l’uomo pensava che Rand non lo stesse guardando. Torean aveva una fiaschetta nelle bisacce da sella, senza dubbio piena di acquavite, o forse ne aveva più d’una visto che beveva di continuo ma non pareva mai esaurire le sue sorte. Semaradrid, Marcolin e Tihera si presentarono a turno al cospetto di Rand per contestare con volti cupi il numero di soldati da lui scelto. Pochi anni addietro, seimila uomini sarebbero stati un esercito sufficiente per qualsiasi guerra, ma ormai si erano viste armate di decine di migliaia di soldati, centinaia di migliaia, come ai tempi di Artur Hawkwing, e per andare contro i Seanchan quei nobili volevano una forza più numerosa. Rand li mandò via in malo modo. Non capivano che i circa cinquanta Asha’man erano un martello abbastanza grande per schiacciare qualsiasi resistenza. Rand si chiese cosa Semaradrid e gli altri avrebbero pensato se avesse detto loro che lui da solo poteva essere sufficiente per quella guerra. E aveva anche preso in considerazione di affrontarla da solo. E non era escluso che si ritrovasse costretto a farlo.
Arrivò Weiramon; non gli piaceva dover prendere ordini da Bashere, né dover andare tra le montagne — dove era molto difficile fare una carica di cavalleria degna di tale nome — e non gli piacevano diverse altre cose — Rand era sicuro che ce ne fossero tante — che però lui non gli permise di esprimere.
«A quanto pare i Saldeani credono che dovrei cavalcare sul fianco destro» mormorò sprezzante Weiramon. Scrollò le spalle come se, chissà per quale motivo, il fianco destro fosse un grave insulto. «E la fanteria, mio lord Drago: davvero credo che...»
« Io credo che tu dovresti schierare i tuoi uomini» gli disse freddamente Rand. Parte di quel gelo era dovuta al fatto che fluttuava in un nulla privo di emozioni. «O non sarai su nessun fianco.» Voleva dire che l’avrebbe lasciato indietro se non si fosse fatto trovare pronto al momento della partenza. Di sicuro quell’idiota non poteva causare molti problemi in quella terra remota con appena una manciata di armigeri. Rand sarebbe stato di ritorno prima ancora che lui potesse arrivare a un centro abitato più grande di un villaggio.
Ma Weiramon divenne cinereo. «Come il mio lord Drago comanda» disse, stranamente poco loquace, e prima ancora di aver chiuso la frase fece girare il cavallo. Quel giorno montava un alto baio dal grosso torace.
La pallida lady Ailil fermò il suo cavallo davanti a Rand, accompagnata dalla Somma Signora Anaiyella, una strana coppia, e non solo perché le loro nazioni si odiavano. Ailil era alta solo rispetto alle altre Cairhienesi, ed era tutta contegno e precisione, dall’arco delle sopracciglia alla piega del polso coperto dai guanti rossi fino al modo in cui il suo mantello da pioggia col colletto di perle si allargava sulla groppa della giumenta color grigio fumo. A differenza di Semaradrid, Marcolin, Weiramon o Tihera, lei non batté ciglio alla vista delle gocce di pioggia che scivolavano sul nulla intorno a Rand. Anaiyella invece sgranò gli occhi. E sussultò. E ridacchiò nervosamente coprendosi la bocca con una mano. Era flessuosa e bella in un modo oscuro, il suo mantello da pioggia aveva rubini intorno al colletto ed era anche ricamato d’oro, ma questa sontuosità era l’unica cosa che aveva in comune con Ailil. Anaiyella era tutta eleganza leziosa e sorrisi ammiccanti. Quando si inchinò, il suo castrone bianco fece lo stresso, piegando le zampe anteriori. Quel baldanzoso animale era molto appariscente, ma Rand sospettava che non avesse sostanza. Come la sua padrona.
«Mio lord Drago,» disse Ailil «devo ancora una volta protestare per la mia inclusione in questa... spedizione.» La sua voce era fredda e neutrale, anche se non proprio ostile. «Manderò i miei uomini dove vuoi e quando vuoi, ma non ho alcun desiderio di ritrovarmi nel mezzo di una battaglia.»
«Oh, no» aggiunse Anaiyella, scrollando delicatamente le spalle. Persino il suo tono era ammiccante! «Brutta cosa le battaglie. Così dice il mio Maestro dei Cavalli. Ma di sicuro tu non vuoi davvero far venire anche noi, mio lord Drago, vero? Abbiamo sentito che ti prendi particolarmente cura delle donne. Non è così, Ailil?»
Rand fu così sbalordito che il Vuoto si sgretolò e saidin scomparve. Le gocce di pioggia cominciarono a scendergli tra i capelli e a filtrare sotto la giubba, ma per un attimo lui fu troppo stupito per rendersene conto. Teneva le mani strette sul pomello della sella per tenersi dritto, e davanti a sé vedeva quattro donne invece di due. Quanto sapevano? Chi gliel’aveva detto? Quante persone lo sapevano? Ma com’era possibile che qualcuno lo sapesse? Per la Luce, secondo le storie che giravano lui aveva ucciso Morgase, Elayne, Colavaere e un centinaio di altre donne, e in modi uno più cruento dell’altro! Deglutì per combattere i conati di vomito. Conati dovuti solo in parte a saidin. Che io sia folgorato, si disse in un ruggito, quante sono le spie che mi osservano?
I morti osservano sempre, sussurrò Lews Therin. I morti non chiudono mai gli occhi. Rand rabbrividì.
«Io provo a prendermi cura delle donne, è vero» disse quando riuscì di nuovo a parlare. Più in fretta di un uomo, e per motivi meno gravi. «Per questo voglio potervi tenere d’occhio nei prossimi giorni. Ma se l’idea proprio non vi piace, posso sempre affidarvi a uno degli Asha’man. Alla Torre Nera sarete al sicuro.» Anaiyella lanciò uno strillo vezzoso, ma il suo volto divenne grigio.
«No, grazie» rispose Ailil dopo un istante e con la massima calma.
«Immagino di dovermi consultare con il mio capitano della Lancia per sapere cosa mi aspetta.» Fece girare la giumenta, ma prima di avviarsi si fermò per guardare Rand di sbieco. «Mio fratello Toram è... impetuoso, mio lord Drago. Avventato, persino. Io no.»
Anaiyella gli sorrise con troppa dolcezza, e parve tremare un po’ prima di avviarsi a sua volta, ma quando non fu più girata verso di lui spronò il cavallo e usò il frustino dal manico tempestato di gioielli, superando rapidamente l’altra donna. Quel castrone bianco dimostrò una sorprendente velocità.
Alla fine tutto fu pronto, le colonne presero forma, un serpente la cui coda si perdeva tra le basse colline.
«Iniziate» disse Rand a Gedwyn, che fece girare il cavallo e cominciò ad abbaiare ordini ai suoi uomini. Gli otto Dedicati cavalcarono avanti e scesero di sella nei punti che avevano memorizzato, rivolti verso le montagne.
Uno di loro sembrava familiare, un uomo brizzolato la cui barba appuntita alla tarenese stonava col volto rugoso da campagnolo. Otto linee verticali di brillante luce azzurra ruotarono e divennero aperture che mostravano visuali leggermente diverse di una lunga vallata di montagna, poco alberata e che poco più in là si inerpicava ripida. Nell’Altara. Tra i Monti Venir.
Uccidili, piagnucolò Lews Therin con voce supplicante. Sono troppo pericolosi per vivere! Senza pensarci, Rand soppresse la sua voce. Lews Therin reagiva sempre così in presenza di un altro uomo che incanalava o che semplicemente era capace di farlo. Ormai lui non se ne chiedeva più il motivo.