«Le avete fatto male?» chiese lui. Una domanda strana, forse, visto quanto era successo nella valle e trattandosi di una nemica. Di una sul’dam.
Ma gli era venuta comunque.
«Non noi, lord Drago» rispose il capo pattuglia dal volto arcigno.
«Quando l’abbiamo trovata era già in queste condizioni.» Si grattò il mento sotto la nera barba fluente e guardò Bashere come in cerca d’aiuto. «Sostiene che abbiamo ucciso la sua Gille. Doveva essere la sua cagnolina, o una gatta o qualcosa del genere, da come ne parla. Lei si chiama Nerith.
Questo siamo riusciti a farcelo dire.» La donna si girò e gli ruggì contro.
Rand sospirò. Non una cagnolina. No! Quel nome non aveva diritto di entrare nella lista! Ma poteva sentire la litania che si recitava da sola nella sua mente, e c’era anche ‘Gille la damane’. Lews Therin pianse per la sua Ilyena. E anche il suo nome era nell’elenco. Rand pensava che in quel caso fosse giusto.
«Questa è una Aes Sedai dei Seanchan?» chiese all’improvviso Anaiyella, sporgendosi oltre il pomello della sella per guardare duramente Nerith.
Nerith sputò anche a lei, gli occhi sgranati per l’offesa. Rand spiegò il poco che sapeva sulle sul’dam, che servendosi di un guinzaglio e un collare che erano in realtà un ter’angreal controllavano le donne in grado di incanalare ma non potevano incanalare a loro volta, e con sua sorpresa la leziosa, delicata Somma Signora disse freddamente: «Se il mio lord Drago non se la sente, posso impiccarla io per lui.» Nerith le sputò di nuovo! Questa volta con disprezzo. Di sicuro non le mancava il coraggio.
«No!» ruggì Rand. Per la Luce, cosa era disposta a fare la gente per entrare nelle sue grazie! O forse Anaiyella aveva avuto col suo Maestro dei Cavalli un legame più intimo di quanto sarebbe stato opportuno.
Quell’uomo era stato tarchiato e quasi calvo — e soprattutto non era un nobile, cosa che per i Tarenesi contava moltissimo — ma le donne avevano sempre strani gusti. Questo lui lo sapeva per esperienza.
«Non appena saremo pronti a metterci di nuovo in viaggio,» disse a Bashere «liberate quegli uomini laggiù.» Portarsi appresso dei prigionieri mentre lanciava il prossimo attacco era fuori discussione, e lasciare che quel centinaio di uomini — cento per adesso, poi sarebbero stati sicuramente di più — seguisse i carri con le provviste significava rischiare cinquanta tipi di sabotaggi. Se li lasciava lì non avrebbero potuto causare alcun problema. Nemmeno i nemici che erano riusciti a fuggire a cavallo potevano portare messaggi più veloce di quanto lui poteva Viaggiare.
Bashere si strinse appena nelle spalle; forse la pensava come lui, ma c’era sempre la possibilità che accadesse qualcosa di imprevedibile. Le cose strane succedevano anche senza un ta’veren nei dintorni.
Weiramon e Anaiyella aprirono bocca quasi insieme, pronti a protestare, ma Rand insisté: «Ho deciso, e così sarà fatto! Ma terremo con noi la donna. E tutte le altre che cattureremo.»
«Che la mia anima sia folgorata» esclamò Weiramon. «Perché?» Sembrava sconcertato, e quanto a ciò anche Bashere girò di scatto la testa per la sorpresa. Anaiyella piegò la bocca in una smorfia di disprezzo che però trasformò subito in un sorriso ammiccante per il lord Drago. Era evidente che lo riteneva troppo debole per mandar via una donna con gli altri. Avrebbero dovuto marciare duramente su quel terreno, per non parlare delle esigue razioni di cibo. E il clima non era adatto a una donna.
«Ho già abbastanza Aes Sedai contro di me, non c’è bisogno che rispedisca anche una sul’dam a riprendere la sua attività» spiegò Rand. E la Luce sapeva che era vero! Annuirono tutti, anche se Weiramon fu più lento; Bashere parve sollevato, Anaiyella delusa. Ma cosa doveva farne lui di quella donna e delle altre che avrebbe catturato? Non aveva intenzione di trasformare la Torre Nera in una prigione. Le Aiel potevano tenerle in custodia. Solo che forse le Sapienti avrebbero tagliato loro la gola nel momento stesso in cui lui si fosse girato di spalle. E le sorelle che Mat stava portando a Caemlyn con Elayne? «Quando qui avremo finito, la consegnerò ad alcune Aes Sedai di mia scelta.» Forse l’avrebbero visto come un gesto di buona volontà, un po’ di miele per addolcire il fatto che erano costrette ad accettare la sua protezione.
Non appena Rand ebbe finito di pronunciare quelle parole, il volto di Nerith divenne cadaverico e la donna urlò a squarciagola. Ululando senza sosta, si lanciò giù per il pendio, inciampando sugli alberi caduti, cadendo e rialzandosi ogni volta.
«Maledetta... Prendetela!» scattò Rand, e la pattuglia saldeana si lanciò dietro la donna, facendo saltare i cavalli lungo il pendio pieno di tronchi senza pensare a zampe spezzate o colli rotti. Continuando a gridare, lei scartò e corse tra i cavalli con ancor meno timore.
All’imbocco dell’ultimo valico a oriente, un passaggio si aprì in un lampo di luce argentina. Un Soldato dalla giubba nera lo attraversò tirandosi dietro il cavallo, saltò in sella mentre il passaggio svaniva e lanciò l’animale al galoppo, verso la cima della collina dove lo aspettavano Gedwyn e Rochaid. Rand osservò la scena con espressione impassibile. Nella sua testa, Lews Therin ruggiva di uccidere, uccidere tutti gli Asha’man prima che fosse troppo tardi.
Quando i tre si avviarono sul pendio verso Rand, quattro Saldeani avevano inchiodato Nerith a terra e la tenevano per mani e piedi. Ce ne erano voluti quattro per quanto lei si agitava e cercava di mordere, e un divertito Bashere accettava scommesse sull’eventualità che potesse ancora sopraffarli. Anaiyella mormorò qualcosa circa la testa di quella donna. Voleva davvero che gliela spaccassero? Rand la guardò accigliato.
Il Soldato tra Gedwyn e Rochaid guardò a disagio Nerith quando le passarono accanto. Rand ricordava vagamente di averlo già visto alla Torre Nera, il giorno in cui aveva distribuito le prime spille con la spada d’argento e aveva conferito a Taim la primissima spilla col drago. Era giovane, si chiamava Varil Nensen, e portava ancora un velo per coprire i folti baffi.
Ma non aveva esitato quando aveva dovuto affrontare i suoi connazionali.
La fedeltà era dovuta alla Torre Nera e al Drago Rinato, come diceva sempre Taim. E la seconda parte sembrava sempre aggiunta dopo un ripensamento, come fosse meno importante.
«Puoi avere l’onore di fare rapporto al Drago Rinato, Soldato Nensen» disse Gedwyn. In tono beffardo.
Nensen si drizzò in sella. «Mio lord Drago!» latrò, battendosi un pugno sul petto. «Ce ne sono altri a circa cinquanta chilometri a ovest, mio lord Drago.» Quella era la massima distanza che, per ordine di Rand, gli esploratori potevano coprire prima di tornare a fare rapporto. A cosa sarebbe servito se un Soldato trovava i Seanchan mentre gli altri continuavano ad avanzare verso ovest? «E...» I suoi occhi scuri guizzarono di nuovo verso Nerith. La donna era legata, adesso, e i Saldeani si stavano sforzando di metterla su un cavallo. «E non ho visto segni di donne, mio lord Drago.»
Bashere strizzò gli occhi per guardare il cielo. Le nuvole nere erano come una coperta stesa dalla cima di una montagna all’altra, ma il sole doveva ancora essere alto. «È tempo di far mangiare gli uomini prima che tornino gli altri» disse il maresciallo generale, annuendo soddisfatto. Nerith era riuscita ad affondare i denti nel polso di un Saldeano, e vi rimaneva aggrappata come un tasso.
«Che mangino in fretta» disse Rand irritato. Tutte le sul’dam sarebbero state così difficili da gestire? Molto probabile. Per la Luce, e se prendevano una damane? «Non voglio passare tutto l’inverno tra queste montagne.»
Gille la damane. Non poteva più cancellare un nome, una volta che entrava a far parte dell’elenco.