Выбрать главу

Divenne vagamente consapevole di grida ululanti. A nord, tra gli alberi, comparvero dei cavalieri che galopparono lungo la cresta, alcuni con le lance in resta, altri tirando frecce dai piccoli archi quanto più velocemente possibile. Cavalieri con armature blu e gialle fatte di piastre sovrapposte ed elmi simili a teste di grandi insetti. Seanchan, diverse centinaia. Da nord.

Alla faccia della mosca di Weiramon.

Rand si sforzò di toccare la Fonte. Era troppo tardi per preoccuparsi di vomitare o cadere a terra. In un’altra occasione, il pensiero l’avrebbe fatto ridere. Si sforzò... Era come cercare uno spillo a tentoni nel buio e con dita insensibili.

È tempo di morire, gli sussurrò Lews Therin. Rand aveva sempre saputo che Lews Therin sarebbe stato presente al momento della fine.

A meno di cinquanta passi da lui, Tarenesi e Cairhienesi si tuffarono urlando contro i Seanchan.

«Combattete, cani!» strillò Anaiyella, balzando giù dalla sella accanto a Rand. «Combattete!» La lady flessuosa con le sue sete e i merletti tirò fuori una sfilza di imprecazioni che avrebbero fatto seccare la bocca a un carrettiere.

Era ferma in piedi e reggeva le redini del suo cavallo, e spostava lo sguardo torvo dal mulinare di uomini e acciaio a Rand. Fu Ailil a girarlo sulla schiena. In ginocchio, lo fissò con un’espressione illeggibile nei grandi occhi scuri. Lui non riusciva a muoversi. Si sentiva prosciugato. Non era sicuro nemmeno di poter sbattere le palpebre. Le urla e il clangore dell’acciaio gli risuonavano nelle orecchie.

«Se muore tra le nostre mani, Bashere ci farà impiccare entrambe!» Anaiyella sicuramente non era leziosa, adesso. «Se quei mostri con la giubba nera ci prendono...» Rabbrividì, e si piegò vicino ad Ailil, gesticolando con un pugnale che prima Rand non le aveva visto in mano. Un rubino rosso sangue scintillava sull’elsa. «Il tuo capitano della Lancia potrebbe radunare abbastanza uomini per portarci via da qui. Saremo a chilometri di distanza quando lo troveranno, e potremo tornare nei nostri palazzi prima che...»

«Credo che ci possa sentire» la interruppe con calma Ailil. Le mani infilate nei guanti rossi andarono verso la cintura. Stava rinfoderando un pugnale? O ne voleva estrarre uno? «Se muore qui...» Si fermò anche lei bruscamente, e mosse di scatto la testa per guardarsi intorno.

Rand sentì gli zoccoli dei cavalli tuonare da entrambi i lati in numerose ondate. Galoppavano verso nord, verso i Seanchan. Spada alla mano, Bashere si gettò dalla sella ancor prima di aver fermato del tutto il cavallo.

Gregorin Panar scese più lentamente, ma agitò la spada rivolto agli uomini che continuavano a passare veloci. «Colpite in nome del re e dell’Illian!» gridò. «Colpite! In nome del Signore del Mattino!» Il clangore dell’acciaio divenne ancor più sonoro. E anche le urla si fecero più forti.

«Sapevo che sarebbe successo, alla fine» ringhiò Bashere, omaggiando le due donne con sguardi pieni di sospetto. Sprecò solo un istante, però, e subito alzò la voce per farsi sentire nel clamore della battaglia. «Morr! Che la tua pellaccia di Asha’man sia folgorata! Vieni qui, subito!» Grazie alla Luce, non urlò che il Drago Rinato era stato abbattuto.

Con uno sforzo, Rand girò la testa forse di un palmo. Abbastanza per vedere Illianesi e Saldeani che continuavano a galoppare verso nord. I Seanchan dovevano essersi dati alla fuga.

«Morr!» Il nome ruggì tra i baffi di Bashere, e Morr si lasciò cadere da un cavallo lanciato al galoppo finendo quasi addosso ad Anaiyella. La lady parve seccata per quella mancanza di buone maniere, mentre Morr si inginocchiava accanto a Rand spostandosi dal viso i capelli scuri. Anaiyella, però, si mosse piuttosto in fretta quando capì che quell’uomo aveva intenzione di incanalare, e praticamente balzò via. Ailil fu molto più elegante nel suo alzarsi, ma non meno veloce nell’allontanarsi. E ripose nel fodero che portava in vita un pugnale dal manico d’argento.

La Guarigione fu semplice, anche se non esattamente piacevole. Alla freccia fu staccata l’impennatura, poi l’asta fu fatta passare per tutta la sua lunghezza attraverso il braccio con un brusco strattone che portò un sussulto alle labbra di Rand, ma era necessario liberare la ferita. Terreno e piccoli frammenti di legno sarebbero caduti via quando la carne si fosse rinsaldata, ma solo Flinn e pochi altri erano capaci di usare il Potere per togliere una freccia conficcata a fondo. Morr poggiò due dita sul torace di Rand, poi si prese la lingua tra i denti, assunse un’espressione tenace e intessé i flussi della Guarigione. Eseguiva sempre gli stessi gesti, altrimenti non era capace di curare niente. Le sue tessiture non erano complesse come quelle di Flinn. In pochi le sapevano ricreare, e nessuno con la stessa abilità del vecchio. Per il momento. Quella di Morr era più semplice. Più rozza. Rand si sentì percorrere da ondate di calore, abbastanza forti da farlo grugnire e sudare da ogni poro. Tremò violentemente dalla testa ai piedi. Un arrosto nel forno doveva sentirsi più o meno come lui.

L’improvvisa marea di calore scemò lentamente, e Rand rimase steso ad ansimare. Nella sua testa, anche Lews Therin ansimava. Uccidilo! Uccidilo! Di continuo.

Riducendo quella voce a un lieve ronzio, Rand ringraziò Morr — il ragazzo sbatté le palpebre come se fosse sorpreso — poi prese lo Scettro del Drago da terra e si costrinse ad alzarsi. Una volta in piedi, vacillò leggermente.

Bashere fece per porgergli il braccio, poi indietreggiò a un suo cenno.

Rand poteva restare dritto senza aiuti. Più o meno. Quanto a incanalare, però, aveva più probabilità di mettersi a volare agitando le braccia. Quando si toccò il fianco vide che la camicia era scivolosa per il sangue, ma la vecchia cicatrice rotonda e quella più recente che la attraversava sembravano giusto un po’ morbide. Guarite solo per metà, ma era così sin da quando le aveva.

Per un momento, Rand studiò le due donne. Anaiyella mormorò un’indistinta frase di felicitazione e gli offrì un sorriso tale che Rand si chiese se la donna non aveva intenzione di fargli anche un lieve rimbrotto. Ailil se ne stava dritta, fredda, come se non fosse successo niente. Avevano davvero pensato di lasciarlo morire? O di ucciderlo? Ma allora perché avevano mandato i loro armigeri all’attacco ed erano corse verso di lui? D’altra parte, Ailil aveva davvero estratto il pugnale quando avevano cominciato a parlare della sua morte.

Quasi tutti i Saldeani e gli Illianesi erano al galoppo verso nord o scendevano il pendio della cresta, all’inseguimento degli ultimi Seanchan. E in quel momento da nord comparve Weiramon in sella a un alto cavallo dal lucente manto nero che avanzava al piccolo galoppo e, quando vide Rand, aumentò l’andatura. I suoi armigeri cavalcavano in doppia fila dietro di lui.

«Mio lord Drago» intonò il Sommo Signore mentre smontava di sella.

Sembrava ancora pulito come quando erano nell’Illian. Bashere era solo un po’ malconcio e sporco qua e là, ma l’elegante uniforme di Gregorin era decisamente sudicia di terreno, nonché strappata sulle maniche. Weiramon si esibì in un inchino che avrebbe fatto invidia alla corte di un re. «Perdonami, mio lord Drago. Mi era parso di vedere dei Seanchan che avanzavano davanti alla cresta e gli sono andato contro. Non sospettavo che potesse esserci un’altra compagnia. Non sai quanto soffrirei se sapessi che sei stato ferito.»

«Penso di saperlo» rispose Rand in tono asciutto, e Weiramon sbatté le palpebre. Dei Seanchan che avanzavano? Forse. Weiramon avrebbe colto qualsiasi occasione per conquistare la gloria con una delle sue cariche.

«Cosa intendevi quando hai detto ‘alla fine’, Bashere?»

«Si stanno ritirando» rispose il Saldeano. Nella vallata, il fuoco e i fulmini esplosero come per smentirlo, ma erano molto lontani.

«I tuoi... esploratori dicono che stanno tutti arretrando» aggiunse Gregorin grattandosi la barba, poi rivolse a Morr un’occhiata furtiva e nervosa.