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Certo, non aveva desiderato che Zerah rispondesse di sì, ma era sicura di aver scoperto che quella donna aveva già mentito. Una menzogna trovata, o così le era sembrato, dopo settimane di ricerca. Quanto ancora avrebbe dovuto continuare a cercare? E a guardarsi le spalle da quando si svegliava fino a quando andava a dormire? Le volte in cui riusciva a dormire, almeno.

Pevara puntò un dito d’accusa contro Zerah. «Hai detto in giro di essere venuta da nord.»

Zerah sgranò di nuovo gli occhi. «Ed è vero» disse lentamente. «Ho cavalcato lungo la riva dell’Erinin fino a Jualdhe. Ora liberatemi da questo giuramento!» Si leccò le labbra.

Seaine la guardò torva. «Sulla gualdrappa del tuo cavallo sono stati trovati semi di spina d’oro e lappola rossa, Zerah. Queste piante non crescono per centinaia di chilometri a sud di Tar Valon.»

Zerah balzò in piedi, e Pevara scattò: «Seduta!»

La donna ricadde sulla panca con un tonfo sonoro, ma non trasalì neppure. Stava tremando. Molto forte. Teneva la bocca chiusa, altrimenti Seaine era sicura che avrebbe battuto i denti. Per la Luce, quella faccenda di nord e sud la spaventava più dell’accusa di essere un’Amica delle Tenebre.

«Da dove eri partita,» chiese lentamente Seaine «e perché...» Aveva intenzione di chiederle perché avesse fatto un giro così largo — cosa che evidentemente aveva fatto — solo per nascondere la direzione dalla quale veniva, ma le risposte uscirono da sole dalla bocca di Zerah.

«Da Salidar» squittì la donna. Non c’era bisogno di dire altro. Con le mani ancora strette sul Bastone dei Giuramenti, la sorella Bianca tremava sulla sua panca. Le lacrime colavano dagli occhi, occhi sgranati al massimo e fissi su Pevara. Le parole ripresero a scorrere, anche se adesso i denti battevano davvero. «Sono v-venuta per a-assicurarmi che le sorelle qui sapessero tutto sulle R-Rosse e Logain, e potessero d-deporre Elaida per far tornare di nuovo integra la T-Torre.» Crollò con un gemito e, la bocca aperta in un urlo, continuò a fissare la Sorella Rossa.

«Bene» disse Pevara. Poi di nuovo, in tono più truce «Bene!» L’espressione del suo volto era serena e controllata, ma il luccichio negli occhi scuri era assai diverso dalla malizia che Seaine ricordava dai tempi in cui erano novizie e Ammesse. «E così sei tu la fonte di quella... diceria. Dovrai presentarti davanti al Consiglio e dichiarare che è una bugia! Ammetti che è una menzogna, ragazza!»

Se gli occhi di Zerah prima erano sgranati, adesso parvero voler uscire dalle orbite. Il Bastone dei Giuramenti le cadde di mano per rotolare sul ripiano del tavolo, e la donna si strinse la gola. Un suono strozzato usciva dalla sua bocca all’improvviso spalancata. Pevara la fissò sbalordita, ma a un tratto Seaine capì.

«Che la Luce abbia misericordia» sussurrò. «Non devi mentire, Zerah.»

Zerah agitò le gambe sotto il tavolo come se stesse cercando di alzarsi senza però riuscirci. «Diglielo, Pevara. Lei crede che sia vero! Quindi le hai ordinato di dire la verità e di mentire. Non guardarmi in quel modo! Lei crede che sia vero!» Le labbra di Zerah assunsero una sfumatura bluastra.

Le palpebre tremolarono. Seaine fece di tutto per restare calma. «Pevara, tu le hai dato l’ordine quindi evidentemente devi essere tu a richiamarlo, o morirà soffocata davanti ai nostri occhi.»

«È una ribelle. » Il mormorio di Pevara investi quella parola di tutto il disprezzo che poteva contenere. Ma poi la Rossa sospirò. «Non è ancora stata processata. Non devi... mentire... ragazza.» Zerah ricadde in avanti e rimase con una guancia premuta contro il ripiano del tavolo, prendendo grandi boccate d’aria tra un gemito e l’altro.

Seaine scosse il capo per lo stupore. Non avevano preso in considerazione la possibilità che più giuramenti entrassero in conflitto. E se l’Ajah Nera non si limitava a eliminare il Giuramento contro la menzogna, ma lo sostituiva con uno nuovo? E se sostituiva tutti i Tre Giuramenti? Lei e Pevara dovevano fare molta attenzione se trovavano una sorella Nera, o rischiavano di ucciderla prima che potessero capire qual era il conflitto tra i vari giuramenti. Dovevano forse imporre una rinuncia di tutti i giuramenti — non c’era modo di agire con più accortezza senza sapere quali erano quelli dell’Ajah Nera — per poi far prestare di nuovo i Tre delle Aes Sedai? Per la Luce, il dolore di essere liberati da tutto in una volta sola sarebbe stato di poco inferiore a quello di un interrogatorio con la tortura. Forse niente affatto inferiore. Ma di sicuro un’Amica delle Tenebre si meritava questo e anche di peggio. Se mai ne avessero trovata una.

Pevara guardò in cagnesco la donna ansimante senza nemmeno un’ombra di compassione sul viso. «Quando subirà il processo per la ribellione, ho intenzione di far parte della corte.»

«Quando sarà processata, Pevara» disse pensierosa Seaine. «Sarebbe un peccato perdere l’aiuto di una donna che sappiamo non essere un’Amica delle Tenebre. E visto che è una ribelle, non dovremo preoccuparci più di tanto se la useremo.» Erano nate molte discussioni tra loro due sul secondo motivo per il quale avrebbero lasciato attivo il nuovo giuramento nelle donne che interrogavano, e nessuna di quelle discussioni aveva portato a una qualche conclusione. Una sorella che giurava di obbedire poteva essere costretta — Seaine cambiò nervosamente posizione; sembrava fin troppo simile alla proibita e maligna Coercizione — poteva essere indotta ad aiutarle nella caccia, purché loro due fossero disposte a costringerla a correre dei rischi anche contro la sua volontà. «Non posso credere che ne abbiano mandata solo una» proseguì. «Zerah, quante di voi sono venute a diffondere questa storia?»

«Dieci» mormorò la donna ancora riversa sul tavolo, poi si drizzò di scatto, guardandole con aria di sfida. «Non tradirò le mie sorelle! Non...»

Si interruppe bruscamente, le labbra contorte in una smorfia amara, quando si rese conto di averle appena tradite.

«I nomi!» abbaiò Pevara. «Dammi i loro nomi, o mi prenderò la tua pelle in questo stesso istante!»

E i nomi si riversarono dalle riluttanti labbra di Zerah. In risposta al comando, sicuramente, più che alla minaccia. Guardando il truce volto di Pevara, tuttavia, Seaine fu sicura che la Rossa aveva bisogno di una minima provocazione per frustare Zerah come fosse una novizia sorpresa a rubare.

Stranamente, lei non provava quello stesso rancore. Si sentiva disgustata, sì, ma non con la stessa intensità. Quella donna era una ribelle che aveva contribuito a spezzare la Torre Bianca mentre una sorella doveva accettare di tutto pur di tenerla unita, eppure... Molto strano.

«Sei d’accordo, Pevara?» chiese quando l’elenco fu completo. Quella testarda di una Rossa le rispose solo con un feroce cenno del capo. «Molto bene. Zerah, questo pomeriggio porterai Bernaile nei miei appartamenti.»

C’erano due ribelli per ogni Ajah tranne l’Azzurra e la Rossa, a quanto pareva, ma era meglio cominciare con l’altra Bianca. «Le dirai solo che desidero parlare di una faccenda privata. Non le darai alcun avvertimento con parole, opere o omissioni. Poi te ne starai tranquilla e lascerai che io e Pevara facciamo ciò che è necessario. Adesso sei impegnata in una causa più meritoria della tua fuorviata ribellione, Zerah.» Certo che era fuorviata.

Non importava quanto Elaida fosse diventata pazza con il potere acquisito.

«Ci aiuterai a dare la caccia all’Ajah Nera.»

Zerah annuì con riluttanza a ogni ordine, con un’espressione sofferta, ma trasalì nel sentir parlare di una caccia all’Ajah Nera. Per la Luce, doveva davvero aver perso il cervello a causa delle recenti esperienze se non si era accorta di certe cose!

«E la smetterai di diffondere quelle... storie» aggiunse con durezza Pevara. «Da questo momento, non pronuncerai mai più le parole ‘Ajah Rossa’ e ‘falsi Draghi’ nella stessa frase. Hai capito?»

Sul volto si Zerah calò all’improvviso una maschera di torva ostinazione.