Ma la sua bocca rispose: «Ho capito, Adunante.» Poi la sorella Bianca parve pronta a ricominciare a piangere per la mera frustrazione.
«Allora scompari dalla mia vista» le disse Pevara, lasciando andare allo stesso momento schermo e saidar. «E ricomponiti! Lavati la faccia e pettina i capelli!» Quest’ultima frase la disse guardando la schiena della donna che era già sfrecciata via dal tavolo. Zerah dovette togliersi la mano dai capelli per aprire la porta. E quando la porta si richiuse con un cigolio, Pevara sbuffò. «Sarebbe stata perfettamente capace di andare da questa Bernaile conciata come una sciattona nella speranza di poterla mettere in allerta.»
«Buona idea» ammise Seaine. «Ma chi allerteremo noi se cominciamo a guardare in cagnesco quelle donne? Quanto meno attireremo l’attenzione.»
«Per come stanno le cose, Seaine, non attireremmo l’attenzione nemmeno prendendole a calci nei giardini della Torre.» Da come ne aveva parlato, Pevara doveva trovare allettante quell’idea. «Sono ribelli, e se una di loro fa anche solo il pensiero sbagliato la punirò così duramente da farla piangere!»
Continuarono a discutere su quell’argomento. Seaine insisté nel dire che era sufficiente dare gli ordini con cura, senza lasciare scappatoie. Pevara sottolineò che stavano permettendo a dieci ribelli — dieci! — di passeggiare impunite nei corridoi della Torre. Seaine dichiarò che prima o poi avrebbero affrontato la loro punizione, e Pevara ringhiò che prima o poi non era abbastanza presto. Seaine aveva sempre ammirato la forza di volontà dell’altra donna, ma a volte si trattava in realtà solo di cocciutaggine.
Il lieve cigolio di un cardine fu il solo avvertimento che Seaine ebbe prima di afferrare il Bastone dei Giuramenti e metterselo in grembo, nascondendolo tra le pieghe della gonna mentre la porta veniva spalancata.
Lei e Pevara abbracciarono la Fonte quasi all’unisono.
Saerin entrò con calma reggendo una lanterna, e si fece da parte per lasciar passare Talene, che fu seguita dalla piccola Yukiri con un’altra luce, e da Doesine, magra come un ragazzo e alta per una Cairhienese, che chiuse la porta con una certa fermezza e vi si poggiò con la schiena come per impedire che qualcuno andasse via. Quattro Adunanti, in rappresentanza delle altre restanti Ajah della Torre. Parvero ignorare il fatto che Seaine e Pevara avessero abbracciato saidar. All’improvviso Seaine ebbe l’impressione che la stanza fosse piuttosto affollata. Uno scherzo dell’immaginazione, una cosa irrazionale, ma...
«Strano vedervi insieme» disse Saerin. Poteva anche avere un’espressione serena, ma passava di continuo le dita sull’elsa di quel pugnale ricurvo che portava dietro la cintura. Sedeva sulla sua poltrona di Adunante da quarant’anni, più a lungo di ogni altra nel Consiglio, e tutte avevano imparato a fare attenzione al suo caratteraccio.
«Potremmo dire lo stesso di voi» rispose seccamente Pevara. Lei certo non si faceva mai intimorire dal carattere di Saerin. «O forse siete venute quaggiù per aiutare Doesine a ritrovare un po’ della sua dignità?» Un improvviso rossore fece sembrare il volto della Gialla ancor più simile a quello di un bel ragazzo malgrado il portamento elegante, e svelò a Seaine quale Adunante era andata troppo vicino ai quartieri delle Rosse con pessimi risultati. «Non avrei pensato che bastasse quello a mettervi insieme, però. Le Verdi sono contro le Gialle, le Marroni contro le Grigie. O magari le hai portate qui solo per un duello silenzioso, giusto Saerin?»
Seaine cercò freneticamente di capire quale motivo poteva davvero aver trascinato quelle quattro donne giù nelle fondamenta rocciose di Tar Valon. Cosa poteva tenerle insieme? Le loro Ajah — tutte le Ajah — erano una contro l’altra. Tutte e quattro avevano ricevuto penitenze da Elaida. A nessuna Adunante piacevano le Fatiche, soprattutto quando tutti sapevano esattamente perché la vedevano strofinare pentole o pavimenti, ma quello non era un vero legame. Che altro? Nessuna di loro era nobile. Saerin e Yukiri erano figlie di locandieri, Talene di contadini, mentre il padre di Doesine era stato un coltellinaio. Saerin era stata addestrata in un primo momento dalle Figlie del Silenzio, l’unica di quel gruppo che aveva poi ottenuto lo scialle. Una sciocchezza assolutamente inutile. All’improvviso, Seaine ebbe una sorta di rivelazione, e le si seccò la gola. Saerin, con quel suo caratteraccio spesso mal controllato. Doesine, che era fuggita via ben tre volte da novizia, anche se era riuscita ad arrivare appena ai ponti. Talene, che forse aveva ricevuto più punizioni di qualsiasi altra novizia nell’intera storia della Torre. Yukiri, sempre l’ultima delle Grigie a adeguarsi all’opinione delle sue sorelle quando era diversa dalla sua, l’ultima a adeguarsi alle decisioni del Consiglio, quanto a ciò. Tutte e quattro erano considerate ribelli, in un certo senso, ed Elaida le aveva umiliate tutte. Possibile che pensassero di aver commesso un errore decidendo di deporre Siuan e sostituirla con Elaida? Possibile che loro avessero già scoperto tutto su Zerah e le altre? E in tal caso, che avevano intenzione di fare?
Mentalmente, Seaine si preparò a intessere saidar, anche se non nutriva grandi speranze di poter fuggire. Pevara era forte quanto Saerin e Yukiri, ma lei era la più debole di tutte lì, dopo Doesine. Si preparò, e Talene fece un passo avanti e mandò in frantumi tutte le sue deduzioni logiche.
«Yukiri ha notato che voi due vi incontrate di nascosto, e noi vogliamo sapere perché.» Nella sua voce sorprendentemente profonda c’era del fuoco nonostante il ghiaccio di cui pareva fatto il viso. «Le comandanti delle vostre Ajah vi hanno assegnato una missione segreta? In pubblico, le donne alla guida delle Ajah mostrano di odiarsi più di quanto non odino tutte le altre sorelle, ma anche loro si incontrano e chiacchierano nell’ombra, a quanto pare. Qualsiasi cosa stiano tramando, il Consiglio ha diritto di saperlo.»
«Oh, dacci un taglio, Talene.» La voce di Yukiri era ancor più sorprendente di quella di Talene. Dall’aspetto sembrava una regina in miniatura, vestita con seta color argento scuro e merletti d’avorio, ma parlava come una donna di campagna. E sosteneva che il contrasto la aiutava nelle trattative. Sorrise a Seaine e Pevara, una monarca che forse non sapeva quanto dovesse mostrarsi graziosa. «Vi ho viste annusare in giro come due furetti vicino a un pollaio,» disse «ma ho tenuto la bocca chiusa — forse siete amanti, e quindi quegli incontri erano affari vostri e di nessun altro. L’ho tenuta chiusa finché Talene non ha cominciato a guaire sulle donne che si nascondono nell’ombra. Io stessa ne avevo viste un bel po’, e suppongo che alcune di queste donne possano anche essere a capo delle loro Ajah, così...
Sei più sei a volte è uguale a dodici, ma altre volte è uguale a un disastro.
Parlate adesso, se potete. Il Consiglio ha diritto di sapere.»
«Non ce ne andremo finché non ci avrete detto tutto» aggiunse Talene, ancor più infervorata di prima.
Pevara sbuffò e incrociò le braccia. «Se la comandante della mia Ajah mi avesse detto anche solo due parole, non vedrei motivo per riferirle a voi. Per come stanno le cose, quello di cui io e Seaine ci stiamo occupando non ha niente a che vedere con le Rosse o le Bianche. Andate a fare le ficcanaso da qualche altra parte.» Ma non rilasciò saidar. Né lo fece Seaine.
«Inutile, accidenti, e accidenti a me perché lo sapevo» mormorò Doesine ancora accanto alla porta. «Perché mi sono lasciata convincere da voi...
Dannazione, sarà meglio che nessuno lo venga a sapere, o finiremo con la faccia spalmata di linguapecora e daremo spettacolo davanti a tutta la maledetta Torre.» A volte parlava anche come un ragazzo, un ragazzo che avrebbe dovuto lavarsi la bocca col sapone.
Seaine si sarebbe alzata per andar via, se non avesse temuto che le cedessero le gambe. Pevara invece si alzò, e inarcò impaziente un sopracciglio guardando le donne tra lei e la porta.