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«Cadsuane» mormorò Rand, e Min rabbrividì. Non le era sembrato spaventato, non esattamente, ma di sicuro più che a disagio. «Min, tu cosa credi che dovrei fare con Caraline e Darlin?»

Min, che si stava accomodando a due poltrone di distanza da lui, trasalì per quell’improvvisa domanda. Guardò mestamente il vino che stava inzuppando la sua miglior blusa di seta color crema, nonché le brache. «Caraline sosterrà Elayne per il Trono del Sole» disse cupa. Per essere vino riscaldato, sembrava molto freddo, ma temeva che quella macchia sulla blusa non sarebbe mai più venuta via. «Non ho avuto una visione, ma le credo.» Non aveva guardato Dobraine, ma lui annuì saggiamente. Tutti ormai sapevano delle sue visioni. E l’unico risultato era stato un flusso di nobildonne che volevano conoscere il loro futuro e se ne andavano imbronciate quando lei diceva di non poterlo rivelare. Quasi nessuna sarebbe stata contenta di quel poco che lei aveva visto; niente di tragico, ma nemmeno le abbaglianti meraviglie tipiche degli indovini che si incontravano alle fiere.

«Quanto a Darlin, a parte il fatto che sposerà Caraline dopo che lei lo avrà ben strizzato e steso ad asciugare, posso dire solo che un giorno sarà un re.

Ho visto la corona sulla sua testa, un oggetto con una spada sul davanti, ma non so a quale paese appartiene. E, oh, sì. Morirà nel suo letto, e lei gli sopravviverà.»

Dobraine si strozzò col vino, sputacchiando e asciugandosi le labbra con un semplice fazzoletto di lino. Molti di quelli che sapevano non ci credevano. Piuttosto contenta di sé, Min bevve quel poco di vino che restava nel suo calice. E fu lei a strozzarsi e annaspare, prendendo con foga il fazzoletto dalla manica per pulirsi la bocca. Per la Luce, si era versata i sedimenti del vino!

Rand si limitò ad annuire, scrutando nel proprio calice. «E così vivranno abbastanza da crearmi problemi» mormorò. Un suono molto soffice per parole di pietra. Era diventato duro come una lama, il suo pastore. «E che devo fare con...»

A un tratto si girò sulla poltrona, verso le porte. Una si stava aprendo.

Aveva davvero un ottimo udito. Min non aveva sentito niente.

Nessuna delle due Aes Sedai che entrarono era Cadsuane, e Min sentì la tensione che le abbandonava la schiena mentre infilava di nuovo il fazzoletto nella manica. Mentre Rafela chiudeva la porta, Merana rivolse una profonda riverenza a Rand, ma gli occhi color nocciola della sorella Grigia videro anche Min e Dobraine e ne archiviarono la presenza. Poi anche Rafela, una donna dal viso rotondo, allargò le gonne blu in una riverenza.

Nessuna si alzò finché Rand non diede il permesso con un cenno. Andarono verso di lui, vestite di calma e serenità oltre che dei loro abiti. Anche se la paffuta sorella Azzurra sfiorò per un attimo lo scialle come per ricordarsi chi era. Min aveva già visto quel gesto, fatto da altre sorelle che avevano giurato fedeltà a Rand. Non doveva essere facile per quelle donne. Solo la Torre Bianca comandava le Aes Sedai, ma Rand piegava un dito e loro andavano verso di lui, lo stendeva e loro si muovevano nella direzione indicata. Le Aes Sedai parlavano con re e regine come se fossero loro pari, se non leggermente superiori, eppure le Sapienti le chiamavano allieve e si aspettavano che obbedissero a loro ancor più in fretta di quanto non facevano con Rand.

Ma niente di tutto questo traspariva dal volto di Merana. «Mio lord Drago» disse con rispetto. «Abbiamo appena appreso del tuo ritorno, e pensavano che potessi essere ansioso di sapere come è andata con gli Atha’an Miere.» Lanciò a Dobraine appena un’occhiata, ma il lord si alzò immediatamente. I Cairhienesi erano abituati a vedere gente che voleva parlare in privato.

«Dobraine può restare» disse bruscamente Rand. Aveva esitato? Era rimasto seduto. Gli occhi simili a ghiaccio azzurro, impersonava il Drago Rinato come meglio gli riusciva. Min gli aveva detto che quelle donne gli erano davvero leali, che tutte e cinque quelle che lo avevano accompagnato alle navi del Popolo del Mare erano assolutamente fedeli al giuramento prestato e quindi obbedivano alla sua volontà, eppure lui sembrava avere difficoltà a fidarsi di un’Aes Sedai. Min lo capiva, ma Rand doveva imparare a fidarsi di quelle donne.

«Come desideri» rispose Merana, chinando per un attimo il capo. «Io e Rafela abbiamo fatto un accordo con il Popolo del Mare. L’Accordo, così lo chiamano loro.» L’iniziale maiuscola fu chiaramente percepibile nella sua voce. Le mani ancora poggiate sulle gonne verdi screziate di grigio, la donna trasse un profondo respiro. Ne aveva bisogno. «Harine din Togara Due Venti, Maestra delle Onde del Clan Shodein, parlando a nome di Nesta din Reas Due Lune, Maestra delle Navi degli Atha’an Miere alla cui autorità è soggetto tutto il Popolo del Mare, ha promesso tutte le navi di cui il Drago Rinato ha bisogno, navi che partiranno quando e da dove egli desidera, per qualsiasi scopo voglia perseguire.» Merana aveva una certa tendenza a pontificare, quando non c’erano Sapienti nei paraggi; le Sapienti non glielo permettevano. «In cambio, io e Rafela, parlando a tuo nome, abbiamo promesso che il Drago Rinato non cambierà nessuna legge degli Atha’an Miere, come invece ha fatto tra i...» Per un attimo si interruppe, incerta. «Perdonami. Sono abituata a riferire gli accordi negli stessi termini in cui vengono fatti. La parola che hanno usato loro era ‘terricoli’, ma si riferivano a quello che hai fatto a Tear e a Cairhien.» Una domanda apparve nel suo sguardo, ma subito sparì. Forse l’Aes Sedai si chiedeva se Rand aveva fatto lo stesso in Illian. Non aveva mai nascosto il suo sollievo per il fatto che non avesse fatto niente nella sua patria, l’Andor.

«Immagino di poterlo accettare» mormorò Rand.

«Come secondo punto,» intervenne Rafela, intrecciandosi in vita le mani paffute «devi concedere agli Atha’an Miere un miglio quadrato di terra sulle coste di ogni città che si affaccia su acque navigabili ed è o sarà sotto il tuo controllo.» Era sembrata meno pomposa della sua compagna, ma di poco. E non doveva essere molto soddisfatta di ciò che stava dicendo. Era Tarenese, dopo tutto, e pochi porti esercitavano sul loro commercio un controllo più stretto del porto di Tear. «All’interno di quelle aree, le leggi degli Atha’an Miere devono venire prima di tutte le altre. Questo accordo deve essere accettato anche da chiunque abbia autorità su quei porti affinché...» Adesso fu lei a interrompersi, e le sue guance scure persero un po’ di colorito.

«Affinché l’accordo sia valido anche dopo la mia morte?» chiese Rand in tono asciutto. Abbaiò una risata. «Posso accettare anche questo.»

«In ogni città sull’acqua?» esclamò Dobraine. «Cioè anche qui?» Balzò in piedi e cominciò a camminare avanti e indietro, versando più vino di Min. Ma non sembrò notarlo. «Un miglio quadrato? E sotto le loro leggi, che solo la Luce sa quanto sono bizzarre? Io ho viaggiato su una nave del Popolo del Mare, e già quelle sono strane! Senza contare che se ne stanno scalzi! E che ne sarà dei dazi doganali, delle tariffe portuali e...» All’improvviso si girò verso Rand. Guardò accigliato le due Aes Sedai, che lo ignorarono, ma fu a Rand che parlò, in un tono che era quasi rude. «Rovineranno Cairhien entro un anno, mio Lord Drago. Rovineranno tutti i porti dove permetterai che siano loro a comandare.»

Min era d’accordo, anche se non lo disse, ma Rand si limitò ad agitare una mano e rise di nuovo. «Forse le loro intenzioni sono queste, Dobraine, ma ho notato una cosa. Non è specificato chi sceglie la terra da concedere, quindi non dovrà essere per forza sull’acqua. Dovranno comprare cibo da voi, e sottostare alle vostre leggi al di fuori di quel miglio quadrato, quindi non potranno essere troppo arroganti. Nel peggiore dei casi potrai riscuotere i tuoi dazi doganali quando le merci escono dalla loro... riserva. Quanto al resto... se lo posso accettare io, lo puoi accettare anche tu.» Non rideva più, e Dobraine chinò il capo.