Ce n’erano davvero state altre due che avevano abbastanza forza nel Potere — forse; la Famiglia non dava molto peso a questa caratteristica — ma se ne erano andate qualche giorno addietro. Nessun’altra di quelle rimaste alla fattoria si avvicinava anche solo vagamente al livello richiesto. Per questo Nynaeve era ancora disgustata. Per questo, e perché Garenia era stata una delle prime donne che avevano trovato, stesa nel cortile priva di sensi. Non solo, era svenuta di nuovo le prime due volte che l’avevano svegliata, non appena le era caduto lo sguardo su una delle sorelle. Ovviamente Nynaeve, data la sua natura, non avrebbe mai ammesso che invece di perdere tempo poteva semplicemente chiedere ad Alise chi era rimasto alla fattoria. O anche solo spiegarle cosa stavano cercando prima che fosse Alise a chiederglielo. Nynaeve era convinta che nessuno avesse abbastanza buonsenso da saper riconoscere il sopra dal sotto. Nessuno tranne lei.
«A quest’ora potevamo aver già finito» ringhiò. «E avremmo chiuso con...» Quasi tremava per lo sforzo di non guardare in cagnesco le donne del Popolo del Mare che si stavano raccogliendo all’estremità orientale di quel tavoliere di pietra. Renaile gesticolava con una certa enfasi, con ogni probabilità per dare istruzioni alle altre. Elayne avrebbe pagato un bel po’ per poterle sentire.
Le occhiatacce di Nynaeve non risparmiavano Merilille, Careane e Sareitha, che ancora stringeva a sé la Scodella avvolta nella seta. Adeleas e Vandene erano rimaste dabbasso, segregate con Ispan. Le tre sorelle sulla collina se ne stavano in disparte a parlare tra di loro, non facevano caso a Nynaeve a meno che lei non si rivolgesse direttamente a loro, ma Merilille ogni tanto guardava di sottecchi le Cercavento, poi distoglieva lo sguardo con uno scatto; la sua maschera di serenità si era lievemente incrinata, e lei si leccava le labbra con la punta delle lingua.
Aveva fatto qualche errore, prima, mentre curava le Atha’an Miere? Merilille aveva negoziato trattati e risolto dispute tra nazioni, poche nella Torre Bianca erano meglio di lei in questo. Ma Elayne una volta aveva sentito una storiella, una specie di barzelletta, su una mercante domanese, un Maestro del Carico del Popolo del Mare e un’Aes Sedai. Poche persone raccontavano barzellette sulle Aes Sedai, poteva non essere molto salutare. La mercante e il Maestro del Carico avevano trovato una normale roccia sulla spiaggia e continuavano a vendersela a vicenda, riuscendo in qualche modo a trarne ogni volta un profitto. Poi arriva l’Aes Sedai. La Domanese la convince a comprare quella semplice pietra per il doppio del prezzo da lei pagato nell’ultimo scambio. Dopo di che, l’Atha’an Miere convince l’Aes Sedai a comprare quello stesso sasso da lui e al doppio del prezzo fatto dalla Domanese. Solo una barzelletta, ma mostrava le opinioni della gente.
Forse le sorelle più anziane non se la sarebbero cavata molto meglio nell’accordo che lei e Nynaeve avevano stipulato col Popolo del Mare.
Aviendha andò direttamente verso il bordo del dirupo non appena ebbe raggiunto la cima della collina e rimase con lo sguardo fisso a nord, immobile come una statua. Dopo un istante, Elayne si rese conto che la sua amica non stava ammirando il panorama, ma aveva lo sguardo perso nel nulla. Raccogliendo le gonne in modo un po’ maldestro con i tre angreal ancora in mano, andò da lei.
Il dirupo scendeva verso gli oliveti in gradoni di una quindicina di metri, ripide fasce di pietra grigia, spoglie tranne che per qualche piccolo cespuglio morente. Non era molto impressionante, ma non era nemmeno come guardare a terra dalla cima di un albero. Cosa strana, affacciandosi da lassù Elayne ebbe un leggero attacco di vertigini. Aviendha pareva non essersi accorta che il bordo di quel burrone era proprio davanti alla punta dei suoi piedi.
«C’è qualcosa che ti turba?» le chiese Elayne a voce bassa.
La Aiel tenne lo sguardo fisso e distante. «Ho fallito nei tuoi confronti» rispose infine. La sua voce era piatta, vuota. «Non sono riuscita a formare il passaggio nel modo giusto, e tutti hanno visto come ti ho disonorata. Ho scambiato un servitore per una creatura dell’Ombra, e mi sono comportata peggio di un’idiota. Le Atha’an Miere mi ignorano e guardano male le Aes Sedai, come se fossi un cagnolino che abbaia ai loro comandi. Ho finto che avrei potuto far parlare quella Serva dell’Ombra, ma nessuna Far Dareis Mai può interrogare un prigioniero se non è sposata alla lancia da almeno trent’anni, e devono passarne minimo dieci prima che possa anche solo assistere a un interrogatorio. Sono debole, Elayne. Non posso sopportare l’idea di arrecarti altro disonore. Se fallirò di nuovo, morirò.»
Elayne si sentiva la bocca secca. Quell’ultima frase era troppo simile a una promessa. Stringendo con fermezza un braccio di Aviendha, la portò lontano dal bordo. Gli Aiel potevano essere abbastanza strani da giustificare l’idea che il Popolo del Mare aveva di loro. Elayne non credeva che Aviendha si potesse davvero buttare di sotto — proprio no — ma non aveva intenzione di correre il rischio. Almeno l’amica non oppose resistenza.
Tutti le altre donne sulla collina sembravano concentrate su sé stesse, o parlavano tra loro. Nynaeve aveva cominciato a discutere con le Atha’an Miere, si teneva le treccia con entrambe le mani ed era scura in volto, quasi come le Cercavento stesse, per lo sforzo di non urlare, mentre loro la ascoltavano con sprezzante arroganza. Merilille e Sareitha erano ancora a guardia della Scodella, ma Careane stava provando a parlare con le donne della Famiglia, con scarsi risultati. Reanne le rispondeva, anche se battendo nervosamente le palpebre e leccandosi le labbra, ma Kirstian restava in silenzio e tremava, mentre Garenia teneva gli occhi strizzati. Elayne parlò comunque a voce bassa: non riguardava nessuna di loro.
«Non hai fallito nei confronti di nessuno, meno che mai nei miei, Aviendha. Niente di quello che hai fatto mi ha mai arrecato disonore, e niente potrà mai arrecarmene.» La Aiel sbatté le palpebre, dubbiosa. «E se tu sei debole allora lo sono anche le pietre.» Era il complimento più bizzarro che mai Elayne avesse fatto a qualcuno, ma Aviendha parve gratificata. «E scommetto anche che le Cercavento hanno una paura matta di te.» Un altro complimento strano, e Aviendha sorrise, anche se debolmente. Elayne trasse un respiro. «Riguardo a Ispan...» Non le piaceva neppure pensarci.
«Anche io ero convinta di poter fare ciò che era necessario, ma se solo ci penso mi sudano le mani e mi si rivolta lo stomaco. Avrei vomitato, se solo ci avessi provato. Quindi in questo siamo uguali.»
Aviendha usò il linguaggio di gesti delle Fanciulle per dire ‘mi sorprendi’; aveva cominciato a insegnarlo a Elayne, anche se sosteneva che fosse proibito. Evidentemente, essere sorelle-prossime e provare a stabilire un legame ancora più stretto cambiava la situazione. Anche se, in realtà, non era così. Aviendha credeva che la sua spiegazione fosse stata più che chiara. «Non volevo dire che non ci sarei riuscita,» disse «solo che non sapevo come. Con ogni probabilità, l’avrei uccisa nel tentativo di farla parlare.» Le rivolse un sorriso, più ampio e caldo di prima, e le sfiorò una guancia.
«Abbiamo entrambe delle debolezze,» le sussurrò poi «ma non dobbiamo vergognarcene finché saremo le uniche a saperlo.»
«Sì» rispose debolmente Elayne. ‘Solo non sapevo come’! «Certo.»
Quella donna aveva più sorprese di un menestrello. «Tieni» le disse, spingendole in una mano la statuina della donna avvolta nei propri capelli. «Usa questa nel circolo.» Cederle l’angreal non fu così facile. Elayne aveva pensato di usarlo lei stessa ma, nonostante i sorrisi, la sua amica — la sua sorella prossima — aveva bisogno di essere rincuorata. Aviendha si rigirò la scultura di avorio tra le mani: era evidente che stava cercando un modo per rifiutarla. «Aviendha, hai presente come ti senti quando attingi saidar fino al tuo massimo? Ecco, pensa cosa vorrebbe dire usarne il doppio. Pensaci davvero. Voglio che usi quell’oggetto. Per favore.»