Forse gli Aiel non mostravano le loro espressioni in viso, ma Aviendha sgranò i suoi occhi verdi. Avevano già parlato degli angreal, mentre riflettevano sulla loro ricerca, ma con ogni probabilità lei non si era mai chiesta come sarebbe stato usarne uno. «Il doppio» mormorò. «Contenere tutto quel Potere. Quasi non riesco a immaginarlo. Questo è un dono davvero importante, Elayne.» Toccò una guancia dell’amica, premendo con la punta delle dita: per una Aiel, era come se l’avesse abbracciata e baciata.
Qualsiasi cosa Nynaeve avesse avuto da dire alle donne del Popolo del Mare, non ci aveva messo molto. Si allontanò da loro, torcendosi con furia la gonna. Arrivata da Elayne, guardò male sia Aviendha sia il bordo del dirupo. Di solito Nynaeve negava la propria paura per le grandi altezze, ma fece comunque in modo di tenere le altre due donne tra sé e la scarpata.
«Ti devo parlare» mormorò, allontanandosi con Elayne. E spostandosi da quel bordo. Non di molto, ma abbastanza perché nessun’altra potesse sentirle. Prese più volte il respiro prima di cominciare a parlare, e quando ci riuscì lo fece a voce bassa e senza guardare l’amica.
«Io... io mi sono comportata come un’idiota. È colpa di quell’uomo maledetto! Quando non è davanti a me non riesco a pensare ad altro, quando c’è non riesco a pensare e basta! Tu... tu mi devi richiamare quando... quando mi comporto da idiota. Mi affido a te, Elayne.» La voce rimase bassa, ma il tono divenne quasi lamentoso. «Non posso permettermi di perdere il buon senso, non adesso.»
Elayne era così stupita che per un attimo non riuscì neppure a parlare.
Nynaeve aveva appena ammesso di star facendo l’idiota? Quasi si girò a controllare se il sole non era diventato verde! «La colpa non è di Lan e tu lo sai, Nynaeve» le disse poi. Spinse via il ricordo dei recenti pensieri che aveva, fatto su Rand. Non era la stessa cosa. E poi quell’occasione era un dono della Luce. L’indomani, Nynaeve l’avrebbe di sicuro presa a schiaffi se lei l’avesse accusata di comportarsi da idiota. «Datti una regolata, Nynaeve. Smettila di comportarti come una ragazzina.» Nessun pensiero su Rand! E di sicuro lei non aveva perso la testa a quel modo! «Sei un’Aes Sedai, e dovresti guidare tutte noi. Guidare! Comincia a ragionare!»
Con le mani conserte, Nynaeve chinò addirittura il capo. «Ci proverò» rispose in un mormorio. «Lo farò davvero. Anche se non sai come ci si sente. Io... mi dispiace.»
Elayne quasi si ingoiò la lingua. Nynaeve che chiedeva scusa, oltre a tutto il resto? Nynaeve imbarazzata? Forse era malata.
Non durò a lungo, ovviamente. Guardando gli angreal con un improvviso cipiglio, Nynaeve si schiarì la voce. «Ne hai dato uno ad Aviendha, vero?» chiese bruscamente. «Be’, immagino sia giusto. È un peccato doverne lasciare usare uno al Popolo del Mare. Scommetto che proveranno a tenerselo. Be’, che ci provino! Qual è il mio?»
Con un sospiro, Elayne le passò il bracciale con i quattro anelli e Nynaeve andò via impettita, giocherellando col gioiello nella mano sinistra e chiedendo a gran voce che tutte prendessero i loro posti. A volte, era difficile capire se quella donna guidava o tiranneggiava. Anche se di recente non aveva fatto così spesso né l’una né l’altra cosa.
La Scodella dei Venti era al centro della cima della collina, poggiata sui teli che prima la avvolgevano. Un grosso disco concavo di cristallo dal diametro di una sessantina di centimetri, lavorato all’interno con rappresentazioni di dense nuvole turbinanti. Un oggetto decorato, ma comunque semplice rispetto a ciò che poteva fare. A ciò che speravano facesse.
Nynaeve andò al suo posto, e l’angreal scattò chiudendosi intorno al suo posto. Lei mosse la mano, e parve sorpresa quando si accorse che le catenelle non la intralciavano in alcun modo: era come se quell’oggetto fosse fatto apposta per la sua mano. Le tre donne della Famiglia erano già lì, Kirstian e Garenia addossate dietro Reanne e più spaventate di prima, se mai era possibile. Le Cercavento erano ancora schierate dietro Renaile, a una ventina di passi di distanza.
Alzando la gonna da cavallerizza per poter camminare meglio, Elayne raggiunse Aviendha vicino alla Scodella e guardò con sospetto le Atha’an Miere. E se avessero fatto storie? Era la sua paura sin da quando aveva sentito che alla fattoria potevano esserci donne abbastanza forti da potersi unire a quell’operazione. Il Popolo del Mare teneva alle questioni di rango anche più della Torre Bianca, e la presenza di Garenia implicava che Renaile din Calon Stella Azzurra, Cercavento della Maestra delle Navi degli Atha’an Miere, non avrebbe fatto parte del circolo. Non poteva.
E Renaile stava guardando accigliata le donne intorno alla Scodella.
Sembrava le soppesasse una per una, valutandone le potenzialità. «Talaan din Gelyn,» abbaiò all’improvviso «al tuo posto!» Fu come una frustata.
Anche Nynaeve sobbalzò.
Talaan fece un profondo inchino, toccandosi il petto, poi corse alla Scodella. Non appena lei si mosse, Renaile abbaiò di nuovo. «Metarra din Junalle, al tuo posto!» Metarra, rotonda ma dall’aspetto solido, partì alle calcagna di Talaan. Le due apprendiste erano troppo giovani e non si erano ancora guadagnate quello che il Popolo del Mare definiva ‘nome di sale’.
Una volta cominciato, Renaile continuò a snocciolare rapidamente gli altri nomi, mandando Rainyn e altre due Cercavento, che si mossero in fretta anche se non quanto le due apprendiste. Secondo il numero dei medaglioni, Naime e Rysael erano di rango più elevato di Rainyn, donne contegnose con un’aria di serena autorità, ma erano anche molto più deboli di lei nel Potere. Poi Renaile fece una pausa, solo un istante, che però in quell’elenco serrato si avvertì nettamente. «Tebreille din Gelyn Vento del Sud, al tuo posto. Caire din Gelyn Onda che Corre, al comando!»
Elayne provò un momentaneo sollievo perché Renaile aveva deciso di non prendere parte al circolo, ma durò quanto prima era durata la pausa della Cercavento. Tebreille e Caire si scambiarono un’occhiata, una con espressione truce l’altra altezzosa, prima di andare verso la Scodella. Gli otto orecchini e i tanti medaglioni sovrapposti le contrassegnavano entrambe come Cercavento di una Maestra delle Onde. Solo Renaile era di rango superiore a loro due e, tra le donne del Popolo del Mare presenti in cima quella collina, Dorile era l’unica loro pari. Vestita di seta braccata di giallo, Caire era un po’ più alta, mentre Tebreille, seta broccata di verde, aveva il volto per certi versi più duro, ma erano entrambe molto belle, e non c’era bisogno dei loro cognomi per capire che erano sorelle di sangue.
Avevano gli stessi occhi grandi e quasi neri, lo stesso naso dritto, lo stesso mento volitivo. Caire indicò silenziosamente un posto alla sua destra e Tebreille raggiunse la sorella, anche lei senza parlare e senza esitazioni, ma con il volto di pietra. Adesso intorno alla Scodella c’era un cerchio di tredici donne, quasi spalla a spalla. Gli occhi di Caire quasi brillavano, quelli di Tebreille erano cinerei. Elayne si ricordò un altro dei detti di Lini: nessun coltello è più tagliente dell’odio di una sorella.
Caire guardò le donne disposte intorno alla Scodella, un cerchio ma non ancora un circolo, come se volesse imprimersi nella memoria ogni viso. O come se volesse lasciare impresso il proprio cipiglio nelle loro menti. Tornata in sé, Elayne si affrettò a passare a Talaan l’ultimo angreal, la piccola tartaruga d’ambra, e le mostrò come usarlo. Era semplice, ma provarci senza spiegazioni poteva portare a ore e ore di tentativi inutili. Non le fu dato il tempo di pronunciare più di cinque parole.
«Silenzio!» ruggì Caire. Coi pugni tatuati poggiati sui fianchi e i piedi scalzi ben piantati, sembrava fosse sul ponte di una nave pronta a entrare in guerra. «Nessuna di quelle in postazione può parlare senza il mio permesso. Talaan, non appena tornerai sulla tua nave dovrai fare rapporto.»
Niente nel suo tono lasciava capire che stesse parlando con sua figlia. Talaan fece un profondo inchino, portandosi una mano al petto, e mormorò qualcosa a voce troppo bassa perché si sentisse. Caire sbuffò sprezzante — e rivolse a Elayne un’occhiataccia: era evidente che avrebbe voluto poter ordinare anche a lei di fare rapporto — prima di continuare a voce così alta che la si sarebbe sentita anche dalla base della collina. «Oggi, faremo qualcosa che nessuno ha più fatto sin dalla Frattura del Mondo, quando i nostri antenati combatterono con onde e vento impazziti. Loro riuscirono a sopravvivere, grazie alla Scodella dei Venti e alla pietà della Luce. Oggi, anche noi useremo la Scodella dei Venti, perduta per più di duemila anni e ora tornata a noi. Ho studiato le antiche tradizioni, ho studiato i documenti dei giorni in cui le nostre progenitrici cominciarono a conoscere il mare e la Tessitura dei Venti, quando il sale entrò nel nostro sangue. Tutto quello che si sa sulla Scodella dei Venti io l’ho appreso, meglio di chiunque altro.» Rivolse una rapida e compiaciuta occhiata a sua sorella, che però non mostrò alcuna reazione. Questo parve compiacerla anche di più. «Ciò che le Aes Sedai non possono fare, io lo farò oggi, se la Luce mi assiste. E mi aspetto che ognuna di voi resti al suo posto fino alla fine. Non accetterò nessun fallimento.»