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Sette punte, e sul mare grigio e verde si scatenò la bufera. Otto punte e di nuovo il cielo. Nove e il mare, e all’improvviso Elayne sentì che era la Scodella stessa a trarre a sé saidar, un torrente in piena, molto più di quanto l’intero circolo poteva gestire.

I cambiamenti proseguirono senza sosta all’interno della Scodella, da mare a cielo, da onde a nuvole, ma da quel piatto disco di cristallo si alzò una ritorta colonna di saidar, i flussi erano intrecciati, Fuoco e Aria, Acqua e Terra e Spirito, una colonna dal disegno intricato larga quanto la Scodella che salì verso il cielo finché la sommità non fu più visibile. Caire continuò con la sua tessitura, il volto grondante di sudore; si fermava solo per sbattere le palpebre e togliersi le gocce salate dagli occhi mentre esaminava le immagini nella Scodella, poi cambiava la tessitura, e lo schema dell’intreccio nella spessa colonna si modificava a sua volta, quasi fosse l’eco dei flussi usati dalla Cercavento.

Elayne si rese conto che aveva fatto davvero un’ottima cosa decidendo di non essere lei a guidare il circolo: quello che stava facendo Caire richiedeva anni di studio. Molti anni. E poi, all’improvviso, capì anche un’altra cosa. Quell’intreccio di saidar sempre mutevole si avvolgeva intorno a qualcosa, qualcosa di non visto, che rendeva solida la colonna. La ragazza deglutì a fatica. La Scodella stava attingendo a saidin, oltre che a saidar.

La speranza di essere l’unica ad averlo capito morì non appena lanciò un’occhiata alle altre donne. Metà di queste fissavano la colonna ritorta con un’espressione di disgusto che avrebbe fatto pensare a un’apparizione del Tenebroso. Nelle emozioni che Elayne condivideva con loro, la paura cresceva sempre più. Alcune erano ormai arrivate ai livelli di Garenia e Kirstian, e c’era da stupirsi se queste due non erano ancora svenute. Nynaeve era a un passo dal dare di stomaco, nonostante il volto all’improvviso fin troppo sereno. Anche Aviendha era calma all’apparenza, ma la paura, che prima era così piccola, ora vibrava e pulsava nel tentativo di farsi più grande.

Da Caire giungeva solo determinazione, forte come il duro acciaio dell’espressione del suo volto. Niente avrebbe intralciato il cammino della Cercavento, men che mai la semplice presenza di saidin che mischiava alla sua tessitura la contaminazione dell’Ombra. Niente l’avrebbe fermata. Continuava a lavorare i flussi, e a un tratto dall’ormai invisibile vetta della colonna sbocciarono ragnatele di saidar, come i raggi irregolari di una ruota, un ventaglio quasi solido verso sud, più rado verso nord e nordest, mentre altri raggi, solitari e più fragili, si allungavano in altre direzioni. Cambiavano man mano che crescevano, sempre diversi nel loro stendersi nel cielo, lontano, finché anche le estremità di quel disegno non divennero invisibili.

E anche quello schema non era composto solo di saidar, Elayne ne era certa: in alcuni punti la ragnatela pareva impigliarsi e curvare intorno a qualcosa che lei non riusciva a vedere. Ma Caire continuava a intessere, e la colonna danzava obbedendo alla sua volontà, saidar e saidin insieme, e la ragnatela mutava e fluiva come un caleidoscopio sghembo lanciato in cielo che svaniva lontano, sempre più lontano.

Senza alcun avvertimento, Caire si raddrizzò, massaggiandosi la schiena con le nocche, e lasciò andare la Fonte. Colonna e ragnatela sparirono, e la Cercavento più che sedersi si accasciò col fiato grosso. La Scodella ridiventò trasparente, ma lungo i bordi ancora guizzavano e crepitavano chiazze di saidar. «È fatta, col volere della Luce» disse lei esausta.

Elayne l’aveva a malapena sentita. Quello non era modo di porre fine a un circolo. Quando Caire l’aveva lasciato andare, il Potere era svanito da tutte le donne contemporaneamente. Elayne aveva sgranato gli occhi. Per un attimo, era stato come trovarsi in cima alla più alta torre del mondo, che all’improvviso non esisteva più! Solo un attimo, ma tutt’altro che piacevole. Si sentiva stanca, ma sapeva che si sarebbe sentita assai peggio se la sua funzione non fosse stata quella di semplice condotto. La sensazione che avvertiva con maggiore intensità era di smarrimento. Lasciar andare saidar era di per sé una pena: vederlo semplicemente svanire andava al di là di ogni immaginazione.

Ma le altre avevano sofferto anche più di lei. Quando il bagliore che univa il circolo si era spento, Nynaeve era caduta a sedere all’improvviso, come se le si fossero liquefatte le gambe, aveva carezzato l’angreal che portava al polso, fissandolo mentre continuava ad ansimare. Il sudore le colava sul viso. «Mi sento come un setaccio da cucina dove hanno appena scaricato tutto un mulino» aveva mormorato. Dover contenere tutto quel Potere aveva i suoi costi, anche quando si usava un angreal.

Talaan ancora vacillava, una canna al vento, e lanciava sguardi furtivi a sua madre: aveva ancora paura di sedersi. Aviendha invece era ben dritta, ma la sua espressione diceva che si trattava soprattutto di forza di volontà.

Poi però rivolse a Elayne un leggero sorriso e un cenno nel linguaggio segreto delle Fanciulle — ‘ne valeva la pena’ — al quale ne aggiunse subito un altro — ‘anche di più’. Tutte le altre donne sembravano esauste, anche se non come quelle che avevano usato gli angreal. Alla fine la Scodella dei Venti divenne di nuovo immobile, tornò a essere solo una grande scodella di cristallo trasparente, ma adesso le decorazioni rappresentavano onde torreggianti. Saidar però era ancora presente, anche se non più intessuto da nessuna di loro, invisibile, eppure percettibile in deboli guizzi come quelli che fino a poco prima animavano i bordi della Scodella.

Nynaeve alzò il capo per guardare accigliata il cielo ancora terso, poi puntò su Caire gli occhi torvi. «Tutto questo per cosa? Abbiamo ottenuto un risultato o no?» Una leggera brezza si agitava in cima a quell’altura, calda come l’aria in una cucina.

La Cercavento si mise in piedi a fatica. «Credi che realizzare una Tessitura dei Venti sia come muovere il timone di una perca?» chiese sprezzante. «Ho appena girato la ruota del timone di una nave che ha per fasciame il mondo intero! Ci vorrà tempo perché questo vascello cambi rotta, perché capisca che gli è richiesto di farlo. Che deve cambiare rotta. Ma quando lo farà, nemmeno il Padre delle Tempeste in persona potrà arrestarlo. Ci sono riuscita, Aes Sedai, e ora la Scodella dei Venti è nostra!»

Renaile andò verso il cerchio di donne e si inginocchiò accanto alla Scodella. Con cura, cominciò ad avvolgervi intorno il telo di seta bianca. «La porterò alla Maestra delle Navi» disse a Nynaeve. «Abbiamo tenuto fede alla nostra parte dell’accordo. Ora tocca a voi Aes Sedai.» Merilille emise un suono gutturale, ma quando Elayne si girò a guardarla la Grigia era l’immagine stessa della compostezza.

«Forse avete fatto la vostra parte» disse Nynaeve, alzandosi su gambe malferme. «Forse. Lo sapremo quando questo... questo vostro vascello cambierà rotta. Se accadrà!» Renaile alzò lo sguardo dalla Scodella per fissarlo su di lei, ma Nynaeve la ignorò. «Strano» mormorò, strofinandosi una tempia. L’angreal le si impigliò nei capelli, e lei fece una smorfia.

«Riesco quasi a sentire un eco di saidar. Deve essere questo bracciale coi suoi anelli!»

«No» rispose lentamente Elayne. «Anche io lo sento.» Non solo il debole crepitare nell’aria, e non era un’eco, non proprio. Piuttosto l’ombra di un’eco, così sottile che era come avvertire qualcuno che usava saidar a... Si girò. A sud i fulmini si accesero all’orizzonte, dozzine di saette argentate contro il cielo del pomeriggio. Molto vicino a Ebou Dar.

«Un temporale?» chiese con ansia Sareitha. «Forse il clima sta già tornando normale.» Ma non c’erano nuvole nel cielo dal quale cadevano i fulmini biforcuti. Sareitha non era abbastanza forte per poter avvertire saidar che veniva usato a una tale distanza.