Выбрать главу

Quando ebbe raggiunta la cima, Elyas Machera studiò Perrin con occhi dorati che rilucevano nell’ombra della tesa del cappello. I suoi occhi erano così da prima di quelli di Perrin; Elyas aveva presentato Perrin ai lupi.

All’epoca vestiva di pelli. «È bello rivederti, ragazzo» disse a bassa voce.

Il sudore riluceva sul suo viso, ma era poco più di quello visibile anche sul volto di Gaul. «Hai dato via quell’ascia, alla fine? Pensavo che non avresti mai smesso di odiarla.»

«E la odio ancora» rispose Perrin a voce altrettanto bassa. Tempo addietro, quell’uomo che in passato era stato un Custode gli aveva detto di tenere l’ascia finché non avesse smesso di odiarla. Per la Luce, ma lui la odiava ancora! E ora aveva anche nuovi motivi per odiarla. «Che ci fai in questa parte del mondo, Elyas? Dove ti ha trovato Gaul?»

«È stato lui a trovare me» disse l’Aiel. «Non mi sono accorto che era alle mie spalle finché non ha tossito.» Parlò a voce abbastanza alta perché lo sentissero anche le Fanciulle, e il loro improvviso irrigidirsi fu quasi tangibile.

Perrin si aspettava quanto meno una o due osservazioni taglienti — l’umorismo degli Aiel poteva portare quasi agli spargimenti di sangue, e le Fanciulle coglievano ogni occasione per punzecchiare l’uomo dagli occhi verdi — ma invece alcune di quelle donne presero gli scudi per strofinarli insieme in segno di approvazione. Gaul annuì.

Elyas fece un grugnito e si calcò in testa il cappello, eppure il suo odore era compiaciuto. Gli Aiel non approvavano quasi nulla di ciò che era da questo lato del Muro del Drago. «Mi piace tenermi in movimento,» spiegò Elyas a Perrin «e mi ero appena ritrovato nel Ghealdan quando certi nostri comuni amici mi hanno detto che viaggiavi con questo corteo.» Non fece il nome dei loro comuni amici; non era saggio parlare apertamente dei lupi.

«Mi hanno detto un sacco di cose. Mi hanno detto che sentono l’odore di un cambiamento imminente. Non sanno che tipo di cambiamento. Ma forse tu sì. Ho saputo che corri con il Drago Rinato.»

«Non lo so» disse lentamente Perrin. Un cambiamento? Non aveva mai pensato di chiedere ai lupi altro che informazioni sulla presenza di grandi gruppi di uomini, così da poterli aggirare. Anche lì nel Ghealdan, a volte sentiva che lo biasimavano per la morte dei lupi ai Pozzi di Dumai. Che tipo di cambiamento? «Rand di sicuro sta cambiando molte cose, ma non ho mai capito in che direzione. Per la Luce, tutto il mondo è sottosopra, al di là del suo operato.»

«Tutto cambia» disse Gaul come per congedare l’argomento. «Finché non ci svegliamo, il sogno vola sulle ali del vento.» Per un attimo rimase a studiare Elyas e Perrin, e questi fu sicuro che stava confrontando i loro occhi. Gaul non disse nulla al riguardo, però; gli Aiel sembravano ritenere gli occhi dorati solo un’altra delle stranezze così diffuse tra gli abitanti dei territori bagnati. «Vi lascerò a parlare da soli. Gli amici che non si vedono da tempo hanno bisogno di un po’ di intimità. Sulin, sai se Chiad e Bain sono da queste parti? Le ho viste a caccia ieri, e pensavo di insegnar loro come tendere l’arco prima che una delle due si tiri una freccia su un piede.»

«Sono sorpresa di vedere che sei tornato» rispose la donna dai capelli bianchi. «Chiad e Bain erano andate a piazzare trappole per conigli.» Una risata si diffuse tra le Fanciulle, e le dita scattarono rapide nel loro linguaggio di gesti.

Sospirando, Gaul roteò teatralmente gli occhi. «In tal caso, forse devo andare a liberarle.» Le Fanciulle risero anche a questa battuta, inclusa Sulin. «Che tu possa trovare ombra oggi» augurò l’Aiel a Perrin, un saluto normale tra amici, ma strinse formalmente gli avambracci di Elyas e gli disse: «Il mio onore è tuo, Elyas Machera.»

«Un uomo bizzarro» mormorò Elyas guardando Gaul che scendeva a lunghe falcate giù dalla collina. «Quando ho tossito si è girato ed era pronto a uccidermi, credo, poi si è semplicemente messo a ridere. Ti dispiace se andiamo da un’altra parte? Non conosco la sorella che sta cercando di uccidere quel tappeto, ma non mi piace correre rischi con le Aes Sedai.»

Strinse gli occhi. «Gaul dice che con te ce ne sono tre. Non hai mica in programma di incontrarne altre ancora, vero?»

«Spero di no» rispose Perrin. Masuri guardava verso di loro tra un colpo del battipanni e l’altro; presto avrebbe saputo degli occhi di Elyas e avrebbe cominciato a sforzarsi di capire cos’altro lo legava a Perrin. «Andiamo; è comunque giunto il momento che io torni all’accampamento. Temi di poter incontrare un’Aes Sedai che ti conosca?» I giorni di Elyas come Custode erano finiti quando si era scoperto che poteva parlare coi lupi. Alcune sorelle credevano che fosse un marchio del Tenebroso, ed Elyas aveva dovuto uccidere altri Custodi per poter fuggire.

Aspettò che fossero a una decina di passi dalle tende prima di rispondere e lo fece comunque a voce bassa, quasi sospettasse che qualcuno dietro di loro poteva avere un udito buono come il suo o quello di Perrin. «Sarebbe un guaio già se qualcuna conoscesse il mio nome. I Custodi non fuggono spesso, ragazzo. Quasi tutte le Aes Sedai sarebbero disposte a liberare dal legame un uomo che vuole andar via — quasi tutte — e a ogni modo potrebbero rintracciarlo in qualsiasi posto se decidessero di dargli la caccia. Ma se una sorella trova un rinnegato, passerà ogni istante del suo tempo libero a farlo pentire di essere nato.» Elyas rabbrividì leggermente. Nel suo odore non c’era paura, ma l’anticipazione del dolore. «Poi lo restituirebbe alla Aes Sedai alla quale apparteneva, affinché impari davvero la lezione. E quell’uomo non sarebbe mai più lo stesso.» Giunto alla fine della sommità della collina, si girò indietro. Sembrava che Masuri stesse davvero provando a uccidere quel tappeto, concentrava tutta la sua rabbia nel tentativo di aprirci un buco a colpi di battipanni. Elyas, però, rabbrividì di nuovo. «E se mi imbattessi in Rina sarebbe ancora peggio. Preferirei finire in un bosco in fiamme con tutte e due le gambe rotte.»

«Rina è la tua Aes Sedai? Ma non credo che potresti incontrarla per sbaglio. Il legame dovrebbe dirti dove si trova, giusto?» Questo parve solleticare un ricordo nella mente di Perrin, ma qualsiasi cosa fosse svanì alla risposta di Elyas.

«Alcune di loro possono offuscare il legame, per così dire. Forse ne sono capaci tutte. Così il Custode sa solo che lei è viva, e io questo lo so comunque, perché non sono ancora impazzito.» Elyas vide la sua espressione stupita e abbaiò una risata. «Per la Luce, amico, anche le sorelle sono fatte di carne e ossa. Quasi tutte. Pensaci. Ti piacerebbe avere qualcuno nella testa mentre stai ruzzolando con una bella figliola? Oh, scusa; dimenticavo che ora sei sposato. Non ti volevo offendere. Tuttavia, mi ha sorpreso sapere che hai preso in moglie una donna della Saldea.»

«Sorpreso?» Perrin non aveva mai visto sotto quella prospettiva il legame dei Custodi. Per la Luce! A dirla tutta, non aveva mai visto sotto quella prospettiva neppure le Aes Sedai. Era impossibile come... come un uomo che parla coi lupi. «Perché sorpreso?» Si avviarono tra gli alberi, senza fretta e facendo poco rumore. Perrin era sempre stato un buon cacciatore, abituato ai boschi, ed Elyas pareva a malapena muovere le foglie che calpestava nel suo agile incedere attraverso il sottobosco, senza mai spostare un ramo. A quel punto poteva anche mettersi l’arco sulla schiena, ma continuava a tenerlo in mano. Era sempre molto cauto, soprattutto quando c’erano esseri umani nei dintorni.