«Diamine, perché tu sei un tipo tranquillo, e credevo che avresti sposato una tipa altrettanto tranquilla. Be’, ormai saprai che le Saldeane non sono tranquille. Se non con gli estranei. Sono capaci di dar fuoco al sole e di dimenticare tutto un istante dopo. Fanno sembrare flemmatiche quelle dell’Arafel e noiose le Domanesi.» Elyas ghignò all’improvviso. «Ho vissuto un anno con una Saldeana; tempo fa, e Merya mi urlava addosso tanto da farmi diventare sordo cinque giorni a settimana, e mi pare che mi tirasse anche i piatti. Ogni volta che pensavo di lasciarla, però, lei voleva fare pace, e non sono mai riuscito ad arrivare alla porta. Alla fine mi ha lasciato lei. Diceva che ero troppo pacato per i suoi gusti.» Rise nel suo modo secco e pareva perso nei ricordi, mentre si grattava la cicatrice sbiadita dagli anni che aveva sulla mascella. Sembrava causata da un coltello.
«Faile non è così.» A sentire Elyas, sembrava che si fosse sposato con Nynaeve! Nynaeve col mal di denti! «Non vuol dire che lei non si arrabbi di tanto in tanto,» ammise Perrin con riluttanza «ma non urla né tira le cose.» Be’, non urlava molto spesso, e invece di divampare all’improvviso e poi sparire la sua rabbia era un fuoco che nasceva caldo e restava tale finché non si consumava.
Elyas lo guardò di sottecchi. «Se mai ho sentito l’odore di un uomo che cerca di schivare i colpi... Finora le hai detto sempre parole dolci, vero?
Leggero come acqua di rose e senza mai mostrare i denti. Non hai mai alzato la voce con lei?»
«Certo che no!» protestò Perrin. «La amo! Perché dovrei urlare?»
Elyas cominciò a mormorare tra sé, ma ovviamente Perrin sentì ogni parola. «Che io sia folgorato, se uno si vuole sedere su una vipera rossa non sono affari miei. Non sono affari miei se sta a scaldarsi le mani mentre il tetto di casa è in fiamme. È la sua vita. Mi ringrazierà? No, accidenti, certo che no!»
«Di che vai blaterando?» chiese Perrin. Prese Elyas per un braccio e lo tirò per farlo fermare accanto a un albero di agrifoglio ancora quasi tutto verde. Poche altre piante lo erano, a eccezione di alcuni stentati rampicanti. Erano ancora a metà strada dal fondo della collina. «Faile non è una vipera rossa né un tetto in fiamme! Aspetta di incontrarla prima di parlare come se già la conoscessi.»
Irritato, Elyas si passò le dita nella lunga barba. «Conosco le donne della Saldea, ragazzo. Quell’anno non è stato il solo che ho trascorso lì. E ho incontrato in tutto cinque Saldeane che definirei umili, o almeno pacate. No, la tua sposa non è una vipera; scommetto che è un leopardo. Non hai niente da ringhiare a quel modo, che tu sia folgorato! Scommetto gli stivali che lei stessa riderebbe se me lo sentisse dire!»
Perrin aprì bocca, furente, poi la richiuse. Non si era reso conto di aver cominciato a ringhiare dal fondo della gola. Faile avrebbe davvero sorriso sentendosi paragonata a un leopardo. «Non mi starai mica dicendo che lei desidera che io le urli contro, Elyas?»
«Proprio così. E molto probabilmente ho ragione. A meno che lei non sia la sesta. Ma stammi a sentire: con la maggior parte delle donne, se alzi la voce loro sgranano gli occhi o diventano di ghiaccio, e un attimo dopo ti ritrovi a litigare per il fatto stesso di esserti arrabbiato, dimenticando del tutto il tizzone che aveva acceso quel fuoco. Ma tieni a freno la lingua con una della Saldea e lei crederà che non la reputi abbastanza forte da potersi confrontare con te. Insultala così, e sarai fortunato se non ti serve le tue stesse interiora per colazione. Non è una donzella di Far Madding, una di quelle che si aspettano che un uomo si sieda dove indicano e scatti in piedi quando loro schioccano le dita. Ma è un leopardo, e si aspetta che lo sia anche suo marito. Per la Luce! Ma che sto facendo? Dare a un uomo consigli su sua moglie è un buon modo per farsi sventrare.»
Adesso era Elyas che stava ringhiando. Si raddrizzò il cappello senza che ce ne fosse bisogno, e si guardò intorno accigliato, quasi stesse valutando l’ipotesi di svanire nella boscaglia, poi puntò un dito su Perrin. «Ascoltami, ora. Ho sempre saputo che sei più di un semplice randagio, e mettendo insieme quello che mi hanno detto i lupi col fatto che, a quanto pare, sei diretto verso questo Profeta ho pensato che forse poteva servirti un amico che ti guardasse le spalle. Ovviamente i lupi non mi avevano accennato che sei alla guida di quei graziosi lancieri mayenesi. Né me ne ha parlato Gaul, finché non li abbiamo visti. Se vuoi che resti, lo farò. In caso contrario, ci sono ancora un sacco di posti che non ho visitato.»
«Un altro amico non può che farmi piacere, Elyas.» Possibile che Faile voleva davvero che lui urlasse? Perrin aveva sempre saputo che poteva far del male alla gente se non stava attento, e aveva sempre tenuto ben salde le redini del suo carattere. Le parole potevano far male quanto i pugni, le parole sbagliate, parole nelle quali uno non crede ma che tira fuori in preda alla rabbia. No, non era possibile. Nessuna donna avrebbe sopportato o desiderato le urla, né da suo marito né da nessun altro uomo.
Il richiamo di un fringuello azzurro gli fece rizzare il capo e tendere le orecchie. Era a malapena udibile anche per lui, ma un attimo dopo il trillo si ripeté più vicino; poi suonò di nuovo, più vicino ancora. Elyas si girò verso di lui inarcando un sopracciglio: di sicuro aveva riconosciuto il verso di un uccello delle Marche di Confine. Perrin lo aveva imparato da alcuni Shienaresi, tra i quali all’epoca c’era anche Masema, e lo aveva insegnato agli uomini dei Fiumi Gemelli.
«Abbiamo visite» spiegò a Elyas.
Viaggiavano veloce, quattro cavalieri al galoppo, e arrivarono prima ancora che Perrin ed Elyas raggiungessero la base della collina. Berelain guidava il gruppo, e guadò il torrente con Annoura e Gallenne che la seguivano da presso e affiancata da una donna con un mantello chiaro e il cappuccio rialzato. Attraversarono l’accampamento dei Mayenesi senza neanche guardarsi intorno, e tirarono le redini solo quando furono davanti alla tenda a strisce bianche e rosse. Alcuni servitori cairhienesi accorsero a prendere le briglie e reggere le staffe, e Berelain e i suoi compagni si infilarono nella tenda prima ancora che si depositasse tutta la polvere sollevata dai loro cavalli.
Quell’arrivo creò una certa agitazione. Tra gli uomini dei Fiumi Gemelli Perrin sentì levarsi un ronzio d’attesa. L’inevitabile accozzaglia di giovani idioti seguaci di Faile si grattavano la testa e fissavano la tenda, chiacchierando con trasporto. Grady e Neald, sempre tra gli alberi, osservavano anche loro la tenda, sporgendosi di tanto in tanto uno verso l’altro per dirsi qualcosa nonostante nessuno fosse abbastanza vicino da poter origliare.
«A quanto pare i tuoi ospiti sono tutt’altro che ordinari» osservò Elyas a voce bassa. «Stai attento a Gallenne: potrebbe causarti qualche problema.»
«Lo conosci, Elyas? Mi piacerebbe che tu restassi, ma se credi che quell’uomo possa dire chi sei alle sorelle...» Perrin si strinse nelle spalle, rassegnato. «Forse potrei fermare Seonid e Masuri,» credeva di poterci riuscire «ma penso che Annoura farà ciò che vuole.» E, a proposito, cosa voleva fare Annoura con Masema?
«Oh, Bertain Gallenne non conosce quelli come Elyas Machera» rispose Elyas con un ghigno beffardo. «Ma ‘Jak l’idiota non conosce tutti gli idioti che conoscono Jak l’idiota’. E io conosco Gallenne. Non ti si rivolterà contro né ti tradirà, ma è Berelain quella col cervello tra loro due. Ha tenuto Tear lontana dal Mayene mettendo i Tarenesi contro l’Illian sin da quando aveva sedici anni. Berelain conosce ogni tipo di manovra, Gallenne non sa fare altro che attaccare. Lo fa bene, ma fa solo quello, e a volte non si ferma neppure per ragionare.»
«Avevo già scoperto la loro natura» mormorò Perrin. Almeno Berelain aveva portato una messaggera per conto di Alliandre. Non avrebbe corso a quel modo se si fosse trattato solo di una nuova cameriera. Restava solo da capire perché Alliandre aveva reputato necessario affidare la sua risposta a una messaggera. «Sarà meglio che vada subito a vedere se le notizie sono buone, Elyas. Più tardi parleremo di ciò che ci aspetta a sud. E potrai conoscere Faile» aggiunse, prima di girarsi e andar via.