«Il Pozzo del Destino ci aspetta a sud,» gli urlò dietro l’altro uomo «o il posto più simile al Pozzo che mai mi sarei aspettato di vedere al di là della Macchia.»
A Perrin parve di sentire di nuovo quel debole tuono a ovest. Quello sì che sarebbe stato un cambiamento gradito.
Nella tenda, Breane girava con un vassoio d’argento sul quale c’erano una ciotola d’acqua al profumo di rosa e panni per lavarsi mani e faccia, e faceva una rigida riverenza alle donne alle quali lo porgeva. Eseguendo riverenze ancor più rigide, Maighdin offriva un vassoio contenente coppe di vino fruttato — fatto con le ultime riserve di mirtilli essiccati, a giudicare dall’odore — mentre Lini si occupava di piegare i mantelli dei nuovi arrivati.
C’era qualcosa di strano nel modo in cui Faile e Berelain avevano preso posizione ai lati dell’ospite sconosciuta, con Annoura che incombeva da dietro. Erano tutte concentrate su quella donna, che pareva essere di mezza età, portava una reticella sopra i capelli neri che le scendevano fin quasi alla vita e sarebbe stata bella se avesse avuto il naso meno lungo. E se non lo avesse tenuto così alto. Più bassa di Faile o di Berelain, riuscì comunque a guardare Perrin dall’alto, esaminandolo con freddezza dalla punta dei capelli fino agli stivali. Non batté ciglio alla vista dei suoi occhi, cosa che invece facevano quasi tutti.
«Maestà,» cominciò Berelain in tono formale non appena entrò Perrin «mi permetta di presentarle lord Perrin Aybara dei Fiumi Gemelli, in Andor, amico personale ed emissario del Drago Rinato.» La donna nasuta annuì piano e con freddezza, e Berelain proseguì dopo una pausa appena accennata. «Lord Aybara, dai il benvenuto ad Alliandre Maritha Kigarin, Regina del Ghealdan, Benedetta dalla Luce, Protettrice delle Mura di Garen, che ha acconsentito a riceverti di persona.» Gallenne, in piedi accanto a una parete della tenda, si aggiustò la benda sull’occhio e levò la coppa di vino verso Perrin con un sorriso trionfante.
Per qualche motivo, Faile scoccò un’occhiataccia a Berelain. Perrin rimase quasi a bocca aperta. Alliandre in persona? Si chiese se doveva inginocchiarsi, poi si accontentò di un inchino dopo una pausa forse troppo lunga. Per la Luce! Non aveva idea di come doveva comportarsi con una regina. Soprattutto una arrivata all’improvviso e senza scorta, senza nessun gioiello visibile. La gonna verde da cavallerizza era di semplice lana, senza neanche un punto di ricamo.
«Dopo le ultime notizie,» disse Alliandre «ho pensato di dover venire da te, lord Aybara.» La sua voce era calma, il volto sereno, gli occhi altezzosi.
E acuti, o Perrin era un abitante di Taren Ferry. Era il caso di muoversi con cautela, finché non riusciva a capire su che sentiero stava camminando.
«Forse ancora non lo sai,» proseguì la regina «ma quattro giorni fa l’Illian è caduto nelle mani del Drago Rinato, sia il suo nome benedetto dalla Luce. Egli ha preso la Corona di Alloro, anche se mi è stato detto che ora si chiama Corona di Spade.»
Faile, prendendo una coppa dal vassoio di Maighdin, sussurrò: «E sette giorni fa, i Seanchan hanno preso Ebou Dar.» Neppure Maighdin se ne accorse.
Se Perrin non avesse già ripreso il controllo di sé stesso, avrebbe di sicuro spalancato la bocca. Perché Faile glielo aveva suggerito a quel modo invece di aspettare che ne parlasse direttamente la donna dalla quale l’aveva saputo? A voce abbastanza alta perché tutti lo sentissero, ripeté le parole mormorate da sua moglie. Usò un tono duro, ma era l’unico modo per non parlare con voce tremante. Anche Ebou Dar? Per la Luce! E sette giorni addietro? Quando Grady e gli altri avevano visto l’Unico Potere nel cielo. Una coincidenza, forse. Ma Perrin non avrebbe certo preferito attribuire quel prodigio all’opera dei Reietti.
Annoura si accigliò, il volto in parte nascosto dalla coppa di vino, e increspò le labbra prima ancora che lui finisse di parlare. Berelain gli rivolse uno sguardo pieno di sorpresa che però svanì subito. Le due donne sapevano che Perrin non era al corrente dei fatti di Ebou Dar quando loro si erano avviate per Bethal.
Alliandre si limitò ad annuire, in pieno controllo almeno quanto la sorella Grigia. «Sembri davvero ben informato» disse, andandogli più vicino.
«Dubito che le voci su quell’evento abbiano ancora raggiunto Jehannah col traffico fluviale. Io stessa ho ricevuto notizie appena qualche giorno fa.
Diversi mercanti mi tengono al passo coi tempi. Credo» aggiunse con un certo sarcasmo «lo facciano nella speranza che io possa intercedere per loro presso il Profeta del lord Drago, in caso di necessità.»
Alla fine Perrin riuscì a cogliere il suo odore, e cambiò opinione su quella donna; non in peggio. In apparenza, la regina era fredda e riservata, ma da lei esalavano incertezza e paura. Perrin non credeva che sarebbe riuscito a mostrare un volto così calmo in quelle condizioni.
«È sempre meglio sapere quanto più possibile» le disse, ma era distratto.
Che io sia folgorato, pensò, devo farlo sapere a Rand!
«Anche noi in Saldea troviamo che i mercanti siano utili quando si tratta di informazioni» disse Faile. Come a suggerire che era stato così che Perrin aveva saputo di Ebou Dar. «A quanto pare sanno ciò che succede a chilometri di distanza settimane prima che comincino a girare le prime dicerie.»
Non guardò Perrin, ma questi capì che Faile aveva parlato a lui oltre che ad Alliandre. Rand sa, ecco cosa gli stava dicendo. E in ogni caso, non c’era modo di fargli arrivare la notizia in segreto. Possibile che Faile volesse davvero che lui... No, era davvero impensabile. Battendo le palpebre, Perrin si rese conto di aver perso parte del discorso che stava facendo al regina. «Ti chiedo scusa, Alliandre» disse educatamente. «Stavo pensando a Rand — il Drago Rinato.» Ma certo che era impensabile!
Tutti lo fissavano adesso, anche Lini, Maighdin e Breane. Annoura aveva sgranato gli occhi, e Gallenne era rimasto a bocca aperta. Poi Perrin capì. Aveva appena parlato a una regina chiamandola per nome. Prese una coppa dal vassoio di Maighdin, e lei si raddrizzò dopo avergli fatto la riverenza muovendosi così rapidamente che quasi gli fece cadere il vino di mano. Facendole distrattamente cenno di andar via, Perrin si asciugò la mano umida sulla giubba. Doveva concentrarsi, non poteva lasciare che la mente vagasse in ogni direzione. Non importava cosa Elyas credeva di sapere, Faile non avrebbe mai... No! Concentrati!
Alliandre si riprese subito. In realtà, sembrava meno sorpresa di tutti gli altri, e nel suo odore non comparve traccia di esitazione. «Stavo dicendo che venire da te in segreto mi è parsa la scelta più saggia, lord Aybara» dichiarò con quella sua voce fredda. «Lord Telabin crede che io sia ancora da sola nei suoi giardini, che in realtà ho lasciato da un’entrata usata di rado. Uscendo dalla città, ho preso le spoglie della cameriera di Annoura Sedai.» Passando la punta delle dita su un lato della gonna divisa, si lasciò sfuggire un lieve sorriso. Anche quello però era freddo, e si abbinava davvero male con quello che Perrin percepiva tramite l’odorato. «Diversi miei soldati mi hanno vista, ma con il cappuccio tirato su nessuno mi ha riconosciuta.»
«Visti i tempi che corrono, probabilmente è stata davvero la scelta più saggia» rispose Perrin con cautela. «Ma prima o poi dovrai uscire allo scoperto. In un modo o nell’altro.» Educato ma deciso, ecco come doveva mostrarsi. Di sicuro la regina non voleva perder tempo con un chiacchierone.
E lui non voleva deludere Faile comportandosi di nuovo come uno zotico.
«Ma perché sei venuta fin qui? Non avevi che da mandarmi una lettera, o riferire a Berelain la tua risposta. Ti dichiarerai a favore di Rand o no? In entrambi i casi, non temere: tornerai a Bethal sana e salva.» Una buona aggiunta. La regina era spaventata, e di sicuro c’entrava qualcosa il fatto che fosse lì da sola.