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Eppure, Perrin esitava. Stava andando proprio come Rand aveva sperato, se non meglio, ma Perrin Aybara era solo un fabbro. Un fabbro e basta!

Avrebbe potuto continuare a ripeterselo se avesse accettato l’offerta? Alliandre lo fissava con aria supplichevole. I ta’veren hanno effetto anche su sé stessi?, si domandò lui. «In nome della Luce, io, Perrin Aybara, accetto la tua offerta...» Aveva la gola secca quando finì di pronunciare le parole che Faile gli aveva bisbigliato. Era troppo tardi ormai per fermarsi a riflettere.

Dopo un sospiro di sollievo, Alliandre gli baciò le mani. Perrin non si era mai sentito così imbarazzato in vita sua. Alzandosi in tutta fretta, fece alzare anche la regina. E si rese conto che non sapeva quale doveva essere la prossima mossa. Faile, che splendeva di orgoglio, non gli sussurrò alcun suggerimento. Anche Berelain sorrideva, e il sollievo era così evidente sul suo volto che sembrava l’avessero appena salvata da un incendio.

Perrin era sicuro che Annoura avrebbe detto qualcosa — le Aes Sedai avevano sempre molto da dire, soprattutto quando parlando avevano la possibilità di assumere il comando — ma la sorella Grigia stava tendendo il calice a Maighdin per farselo riempire. Guardava Perrin con un’espressione illeggibile e, quanto a ciò, lo stesso stava facendo Maighdin, tanto che tenne la brocca inclinata finché il vino non si riversò sul polso dell’Aes Sedai.

A quel punto Annoura sobbalzò, fissando la coppa che reggeva in mano come se si fosse dimenticata della sua esistenza. Faile si accigliò, Lini assunse un’aria ancor più trova, e Maighdin corse a prendere un panno per asciugare la mano della sorella e nel frattempo ricominciò a mormorare tra sé. A Faile sarebbe venuto un colpo se mai avesse sentito cosa stava borbottando.

Perrin sapeva di star facendo passare troppo tempo. Alliandre si leccò le labbra, nervosa; si aspettava qualcosa, ma cosa? «Ora che abbiamo finito qui, devo trovare il Profeta» disse Perrin, poi fece una smorfia. Troppo brusco. Non era portato a vedersela coi nobili, meno che mai con le regine.

«Immagino tu voglia tornare a Bethal prima che si rendano conto della tua assenza.»

«L’ultima volta che ne ho sentito parlare,» gli disse lei «il Profeta del lord Drago era ad Abila. Una città piuttosto grande, in Amadicia, a circa quaranta leghe a sud di qui.»

Malgrado tutto, Perrin corrugò la fronte, anche se si riprese subito. E così Balwer aveva ragione. Questo non significava che avesse ragione anche su tutto il resto, ma forse valeva la pena di sentire cosa quell’uomo aveva da dire sui Manti Bianchi. E sui Seanchan. Quanti Tarabonesi avevano con sé?

Faile gli si mise accanto con eleganza, gli poggiò una mano su un braccio e rivolse un caldo sorriso ad Alliandre. «Non puoi certo volere che vada via adesso, mio caro. È appena arrivata. Lasciaci qui a scambiare due parole lontano dal sole, prima che lei debba affrontare il viaggio di ritorno.

So che hai questioni importanti di cui occuparti.»

Con qualche sforzo, Perrin riuscì a non sgranare gli occhi. Cosa c’era di più importante della regina del Ghealdan? Poco ma sicuro, se mai c’era qualcosa non avrebbero comunque permesso a lui di metterci sopra le mani. Era evidente che Faile voleva parlare ad Alliandre senza di lui. Con un po’ di fortuna, in seguito gli avrebbe spiegato perché. Con un po’ di fortuna, gli avrebbe detto tutto. Elyas poteva anche credere di conoscere le Saldeane, ma Perrin aveva imparato a sue spese che solo un’idiota avrebbe provato a tirar fuori tutti i segreti da sua moglie. E solo un idiota le avrebbe fatto sapere di quelli che già aveva scoperto per conto proprio.

Congedarsi da Alliandre doveva senza dubbio richiedere meno cerimonie dell’incontro con lei, ma Perrin riuscì a esibirsi in un inchino credibile scusandosi del fatto che andava via, lei rispose con una profonda riverenza mormorando che Perrin le faceva troppo onore, e non ci fu altro. Tranne il rapido cenno del capo che lui rivolse a Gallenne perché lo seguisse. Visto che Faile l’aveva mandato via, Perrin dubitava che volesse far rimanere lì quell’uomo. Di cosa desiderava parlare a tu per tu con la regina?

All’esterno, l’uomo da un occhio solo diede a Perrin una pacca su una spalla che avrebbe fatto barcollare qualcuno meno robusto. «Che io sia folgorato, non avevo mai sentito cose del genere. Ora sì che posso dire di aver visto l’opera di un ta’veren. Perché mi hai fatto uscire con te?» E cosa doveva rispondergli adesso?

In quel momento, sentì qualcuno che urlava nell’accampamento dei Mayenesi, i rumori di una lite, così forti che gli uomini dei Fiumi Gemelli si alzarono per scrutare tra gli alberi, anche se il fianco della collina nascondeva tutto.

«Per prima cosa, vediamo cosa sono quelle urla» rispose Perrin. Questo gli avrebbe dato tempo per pensare. Per pensare a cosa dire a Gallenne e ad altri argomenti.

Faile aspettò qualche istante dopo che Perrin fu uscito, poi disse alle servitrici che lei e le altre avrebbero fatto da sole. Maighdin era così impegnata a fissare Alliandre che Lini dovette tirarla per una manica prima che si muovesse. Di quello, Faile se ne sarebbe occupata in seguito. Dopo aver messo giù la tazza, seguì le tre donne verso l’entrata della tenda come per esortarle a uscire in fretta, quindi esitò sulla soglia.

Perrin e Gallenne marciavano tra gli alberi diretti all’accampamento dei Mayenesi. Bene. Quasi tutti i membri della Cha Faile erano accovacciati poco lontano. Guardando Parelean, Faile fece un gesto tenendo la mano bassa davanti alla propria vita, in modo che nessun altro potesse vederla.

Un rapido movimento circolare, poi la mano si chiuse a pugno. Subito i Tarenesi e i Cairhienesi si separarono in gruppi di due o tre individui e si sparpagliarono. Molto meno elaborati del linguaggio segreto delle Fanciulle, i segnali della Cha Faile servivano al loro scopo. Dopo qualche istante, i suoi seguaci avevano circondato la tenda in una disposizione che sembrava casuale, chiacchieravano oziosamente o facevano quel gioco in cui si intrecciano gli elastici tesi tra le dita delle mani. Ma se qualcuno si fosse spinto a meno di venti passi dalla tenda, lei avrebbe ricevuto un avvertimento prima che l’eventuale visitatore raggiungesse la soglia.

Più che altro, Faile temeva il ritorno di Perrin. Si era aspettata qualcosa di straordinario non appena aveva visto che Alliandre era venuta di persona, anche se non aveva previsto quello che poi era successo, ma Perrin era stato stordito da quel giuramento. Se gli fosse balzato in mente di tornare, di insistere perché la regina fosse davvero sicura di quella sua decisione...

Oh, quell’uomo davvero pensava col cuore quando invece avrebbe dovuto usare il cervello. E col cervello quando avrebbe dovuto usare il cuore! Faile si sentì pizzicare dal senso di colpa per quelle considerazioni.

«Sono ben strani i servitori che hai trovato per strada» disse Berelain con ironica comprensione accanto a lei, e Faile sobbalzò. Non l’aveva sentita arrivare. Lini e le altre si erano avviate verso i carri, con Lini che agitava un dito contro Maighdin, e Berelain spostò lo sguardo da Faile a quelle donne. Tenne la voce bassa, ma quel tono di derisione era ancora presente. «La più anziana almeno pare sapere quali sono i suoi doveri, non come le altre che sembra ne abbiano solo sentito parlare, ma Annoura mi ha detto che la più giovane è una selvatica. Molto debole, a quanto pare, tanto da essere irrilevante, ma le selvatiche causano sempre problemi. Le altre avranno delle storie su di lei, se sono al corrente del suo segreto, e prima o poi la selvatica fuggirà. Fuggono sempre, ho sentito dire. Ecco cosa succede a prendere le cameriere come si fa coi cani randagi.»