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Quando i suoi ululati si spensero e la testa le ricadde in avanti, Belinde e le Fanciulle si alzarono in piedi, e con loro c’era anche Sevanna. Galina provò a porre fine ai singhiozzi al cospetto della donna dai capelli d’oro, ma era come tentare di raccogliere il sole dal cielo con le dita.

«Sentila come frigna e starnazza» la insultò Sevanna, avvicinandosi per darle un’occhiata. Galina provò a restituirle uno sguardo altrettanto colmo di disprezzo. Sevanna indossava gioielli per dieci donne! Portava la blusa slacciata quasi fino a denudare il seno, se non fosse stato per quelle collane scompagnate, e respirava a fondo quando gli uomini la guardavano. Galina si sforzò, ma era difficile assumere un’espressione sprezzante con le lacrime che le colavano sulle guance insieme al sudore. Fu scossa da un singhiozzo e fece oscillare il sacco.

«Questa da’tsang è dura come una vecchia pecora,» ridacchiò Belinde «ma io ho sempre pensato che anche la più dura delle pecore vecchie potesse diventare tenera se cucinata lentamente e con le erbe giuste. Quando ero una Fanciulla, ammorbidivo anche i Cani di Pietra se potevo cucinarli abbastanza a lungo.» Galina chiuse gli occhi. Oceani di sangue, per pagare quel...

Il sacco sobbalzò e lei riaprì di scatto gli occhi quando si fermò di nuovo. Le Fanciulle avevano slegato la corda intorno al ramo, e due di loro la stavano calando lentamente. Galina riprese ad agitarsi freneticamente, cercando di guardare verso il basso, e quasi pianse di nuovo, ma per il sollievo, quando vide che il braciere era stato spostato. Con tutti quei discorsi di Belinde sul cucinare... Galina decise che quello sarebbe stato il destino di Belinde. Legata a uno spiedo e messa a rosolare sul fuoco per farle colar via il grasso! E sarebbe stato solo l’inizio!

Con un tonfo sordo che le strappò un grugnito, il sacco di pelle colpì il terreno e si capovolse. Distrattamente, come se stessero maneggiando un sacco di patate, le Fanciulle rovesciarono Galina. sull’erba verde, tagliarono le corde che le tenevano pollici e alluci e le sfilarono il bavaglio dai denti. Il terriccio e le foglie morte di appiccicarono al sudore che la ricopriva.

Galina avrebbe davvero voluto alzarsi, per guardarle tutte negli occhi e ricambiare i loro sguardi truci. Invece riuscì solo a mettersi carponi, e affondò le dita delle mani nel pacciame sul terreno della foresta, scavando anche con quelle dei piedi. Se si fosse raddrizzata del tutto non avrebbe potuto impedire che le mani volassero a tentare di lenire la pelle arrossata e infiammata. Il sudore sembrava il succo del pepe dei ghiacci. Galina poté solo rimanere lì a tremare, mentre cercava di inumidirsi la bocca e sognava a occhi aperti ciò che avrebbe fatto a quei selvaggi.

«Ti credevo più forte,» le disse dall’alto Sevanna con voce pensosa «ma forse Belinde ha ragione. Forse adesso sei abbastanza tenera. Se giuri di obbedirmi potrai smettere di essere una da’tsang. Forse non dovrai neppure diventare una gai’shain. Giurerai di obbedire a ogni mio comando?»

«Sì!» Quella parola volò roca dalla lingua di Galina senza la minima esitazione, anche se dovette deglutire prima di poter aggiungere altro. «Ti obbedirò! Lo giuro!» E l’avrebbe fatto davvero. Finché non le avessero fornito l’apertura di cui aveva bisogno. Possibile che fosse sufficiente solo quello? Un giuramento che lei avrebbe fatto sin dal primo giorno? Sevanna avrebbe imparato come ci si sentiva a stare appese sui carboni ardenti. Oh, sì, avrebbe...

«Allora non avrai obiezioni a prestare il tuo giuramento su questo» disse Sevanna, lanciandole qualcosa davanti.

Galina si sentì aggricciare lo scalpo quando guardò quell’oggetto. Un bastone bianco come avorio levigato, lungo una trentina di centimetri e non più spesso del suo polso. Poi vide i segni fluenti incisi all’estremità rivolta verso di lei, numeri in uso nell’Epoca Leggendaria. Centoundici. Aveva pensato che fosse il Bastone dei Giuramenti, sottratto chissà come alla Torre Bianca. Anche quello era segnato, ma dal numero tre, che secondo alcune rappresentava appunto i Tre Giuramenti. Forse l’oggetto lì per terra non era ciò che sembrava. Forse. Eppure, neanche una vipera incappucciata delle Terre Sommerse arrotolata lì davanti avrebbe potuto paralizzarla più di così.

«Un bel giuramento, Sevanna. Quando avevi intenzione di mettere al corrente anche noialtre?»

Galina alzò di scatto la testa quando sentì quella voce. Una voce che le avrebbe fatto distogliere lo sguardo anche da una vipera incappucciata.

Therava comparve tra gli alberi alla guida di una decina di Sapienti dal volto gelido, che si fermarono dietro di lei, girate verso Sevanna. Tranne le Fanciulle, tutte quelle donne erano presenti anche quando Galina era stata condannata a indossare la tunica nera. Una parola di Therava, un rapido cenno del capo di Sevanna, e le Fanciulle subito si allontanarono. Galina continuava a grondare sudore, ma all’improvviso l’aria le sembrava fredda.

Sevanna guardò Belinde, che evitò i suoi occhi. Sevanna allora incurvò le labbra, per metà un sorriso di derisione e per metà un ringhio, e si piantò i pugni sui fianchi. Galina non capiva dove quella donna del tutto incapace di incanalare trovasse tanto coraggio. Alcune delle altre avevano una forza nel Potere non indifferente. No, non poteva permettersi di considerarle solo delle selvatiche se voleva fuggire e ottenere la sua vendetta. Therava e Someryn erano più forti di qualsiasi donna presente alla Torre, e anche le altre avrebbero potuto facilmente diventare Aes Sedai.

Ma Sevanna le affrontò con aria di sfida. «A quanto pare siete veloci ad amministrare la giustizia» disse con voce secca come sabbia.

«La questione era semplice» replicò con calma Tion. «I Mera’din hanno ricevuto la giustizia che meritavano.»

«E gli è stato detto che l’hanno ricevuta nonostante il tuo tentativo di depistarci» aggiunse Rhiale con un certo fervore. E a quel punto Sevanna ringhiò davvero.

Therava però non si lasciò distogliere dal suo intento. Con un solo, rapido passo raggiunse Galina, afferrò una manciata dei suoi capelli e la issò in ginocchio, la testa piegata all’indietro. Therava non era affatto la più alta di quelle donne, eppure torreggiava più della maggior parte degli uomini, e abbassò su Galina il suo sguardo da falco, strappando via ogni pensiero di sfida o vendetta. Le striature bianche negli scuri capelli rossi non facevano che rendere il suo volto ancor più imperioso. Galina strinse le mani a pugno sulle cosce, affondando le unghie nei palmi. Anche il bruciore della pelle parve sbiadire sotto quello sguardo. Aveva sognato a occhi aperti di spezzare tutte quelle donne fino all’ultima, di spingerle a implorare la morte e di ridere nel negare quella loro richiesta. Lo aveva sognato per tutte, tranne Therava. Di notte, Therava entrava in tutti i suoi sogni e Galina non poteva fare altro che fuggire; l’unica via di fuga era svegliarsi urlando. Galina aveva spezzato uomini e donne molto forti, ma quando alzò lo sguardo su Therava sgranò gli occhi e pianse.

«Questa non ha nessun onore da perdere.» Therava parve sputare quelle parole. «Se la vuoi spezzare, Sevanna, lasciala a me. Quando avrò finito obbedirà senza bisogno del giocattolo del tuo amico Caddar.»

Sevanna reagì con fervore, negando ogni amicizia con questo Caddar, chiunque egli fosse, e Rhiale latrò che Sevanna l’aveva presentato alle altre, e queste cominciarono a discutere per decidere se il legatore’ poteva funzionare meglio della ‘scatola per viaggiare’.

Una piccola parte della mente di Galina si aggrappò a quel nome, scatola per viaggiare. Ne aveva già sentito parlare, e aveva desiderato metterci sopra le mani anche solo per un istante. Con un ter’angreal che le permettesse di Viaggiare, per quanto imperfetto fosse il suo funzionamento, sarebbe riuscita a... Nemmeno le speranze di fuga potevano resistere contro il pensiero di ciò che le avrebbe fatto Therava se le altre avessero deciso di acconsentire alla sua richiesta. Quando la Sapiente dagli occhi di falco le lasciò andare i capelli per prendere parte alla discussione, Galina si lanciò verso il bastone, stendendosi ventre a terra. Qualsiasi cosa, anche essere costretta a obbedire a Sevanna, era meglio che finire nelle mani di Therava. Se non fosse stata schermata, Galina avrebbe incanalato per attivare lei stessa il bastone.