Il passaggio si aprì, e due donne con abiti quasi identici di seta rossa e nera lo varcarono con prudenza. O meglio, Moghedien si mosse con cautela, gli occhi scuri che guizzavano in cerca di trappole mentre le mani lisciavano l’ampia gonna; il passaggio si chiuse dopo un istante, ma lei rimase collegata a saidar. Una precauzione sensata, ma d’altronde Moghedien era sempre stata tipo da prendere ogni precauzione. Neanche Graendal lasciò andare la Fonte. La compagna di Moghedien, una ragazza bassa con lunghi capelli d’argento e vividi occhi azzurri, si guardò intorno con freddezza, a malapena degnando Graendal di un’occhiata. Dal portamento sembrava una Prima Consigliera costretta a tollerare la compagnia di comuni lavoratori e ben intenzionata a ignorare la loro esistenza. Una stupida, visto come imitava il Ragno. Il nero e il rosso non si addicevano al suo colorito, e avrebbe potuto sfruttare meglio un seno così impressionante.
«Graendal, lei è Cyndane» disse Moghedien. «Noi stiamo... lavorando insieme.» Non sorrise quando presentò la giovane altezzosa, ma Graendal sì. Un bel nome per una ragazza più che bella, ma quale scherzo del destino aveva portato una madre di quel tempo a dare a sua figlia un nome che significava ‘ultima occasione’? Il volto di Cyndane rimase freddo e sereno ma i suoi occhi si infiammarono. Una bella bambola scolpita nel ghiaccio ma con un fuoco nascosto. Doveva conoscere il significato del suo nome, e non le piaceva.
«Cosa ti porta qui con la tua amica, Moghedien?» chiese Graendal. Il Ragno era davvero l’ultima persona che si aspettava di veder uscire dall’ombra. «Non aver timore di parlare davanti ai miei servitori.» Fece un gesto, e i due accanto alla porta caddero in ginocchio schiacciando il volto sul pavimento. Non sarebbero proprio morti a un suo ordine, ma ci sarebbero andati vicino.
«Che interesse possono avere se gli togli tutto ciò che potrebbe renderli interessanti?» chiese Cyndane attraversando la stanza con incedere arrogante. Si teneva dritta come un fuso, sforzandosi di guadagnare ogni centimetro di altezza. «Sai che Sammael è morto?»
Graendal rimase serena in volto, con un lieve sforzo. Aveva pensato che quella ragazza fosse una qualche Amica delle Tenebre alla quale Moghedien assegnava le sue commissioni, forse una nobile convinta che il suo titolo contasse ancora, ma adesso che era più vicina... La ragazza era anche più forte di lei nell’Unico Potere! Persino nella sua Epoca, una cosa del genere era stata insolita tra gli uomini e assai rara tra le donne. Subito, d’istinto, Graendal abbandonò l’intenzione di negare ogni contatto con Sammael.
«Lo sospettavo» rispose, rivolgendo un finto sorriso a Moghedien da sopra la testa della giovane. Quanto sapeva il Ragno? E dove aveva trovato una ragazza più forte di lei, e perché ci viaggiava insieme? Moghedien era sempre stata gelosa di chiunque avesse più forza di lei. Di chiunque avesse qualsiasi cosa più di lei. «Aveva l’abitudine di farmi visita, mi importunava per chiedermi aiuto in uno dei suoi folli piani. Non gliel’ho mai rifiutato direttamente; sai che Sammael è... era un uomo pericoloso. Si faceva vivo immancabilmente ogni due o tre giorni, e quando ha smesso ho immaginato che gli fosse successo qualcosa di grave. Chi è questa ragazza, Moghedien? Una scoperta davvero notevole.»
La giovane si avvicinò ancora, fissandola con occhi che erano fuoco azzurro. «Ti ha detto il mio nome. Non hai bisogno di sapere altro.» Sapeva di parlare a una dei Prescelti, eppure usava un tono glaciale. Anche considerando la sua forza, non poteva essere una semplice Amica delle Tenebre.
A meno che non fosse pazza. «Hai fatto caso al clima, Graendal?»
A un tratto Graendal si rese conto che Moghedien stava lasciando alla ragazza la guida della conversazione. Si teneva in disparte in attesa di scoprire qualche debolezza. E lei la stava assecondando! «Immagino che tu non sia venuta qui per annunciarmi la morte di Sammael, Moghedien» disse bruscamente. «O per parlarmi del tempo. Sai che esco di rado.» La natura era indisciplinata, disordinata. Non c’erano nemmeno le finestre in quella stanza, né in quasi tutte le altre che lei era solita usare. «Che vuoi?» La donna dai capelli scuri si stava spostando di lato lungo la parete, sempre circondata dal bagliore dell’Unico Potere. Muovendosi con disinvoltura, Graendal si posizionò in modo da tenerle entrambe sott’occhio.
«Stai commettendo un errore, Graendal.» Un sorriso spaventoso incurvò appena le labbra carnose di Cyndane; la ragazza si stava divertendo. «Sono io che comando. Moghedien è in cattive acque con Moridin a causa dei suoi recenti errori.»
Moghedien si strinse tra le proprie braccia e lanciò alla piccola donna dai capelli d’argento un’occhiata torva che era più eloquente di qualsiasi parola di conferma. All’improvviso, Cyndane sgranò ancor di più i grandi occhi e ansimò, in preda ai brividi.
Lo sguardo di Moghedien divenne maligno. «Comandi per il momento» la derise. «Ai suoi occhi non sei messa molto meglio di me.» E poi fu lei a sobbalzare e rabbrividire, mordendosi le labbra.
Graendal si chiese se non la stavano prendendo in giro. L’odio reciproco che quelle due avevano dipinto in volto non sembrava fasullo. In ogni caso, adesso avrebbe visto quanto piaceva a loro essere prese in giro. Strofinandosi inconsciamente le mani, strofinando l’angreal che portava al dito, andò verso una sedia senza perdere di vista le due donne. La dolcezza di saidar che fluiva in lei era un sollievo. Non che avesse bisogno di sentirsi sollevata, ma c’era qualcosa di strano in quella situazione. Lo schienale alto e dritto, pieno di incisioni e dorature, faceva sembrare quella sedia un trono, anche se non era diversa dalle altre nella stanza. Cose del genere avevano un effetto anche sulle persone più sofisticate, a livelli dei quali non erano neppure consapevoli.
Graendal si sedette poggiando la schiena e incrociando le gambe con un piede che scalciava oziosamente l’aria, l’immagine stessa di una donna a suo agio; con tono annoiato chiese: «Dal momento che sei tu al comando, bambina, dimmi un po’: quando quest’uomo che si fa chiamare Morte ti si presenta in forma fisica chi è? Cosa è?»
«Moridin è il Nae’blis.» La voce della ragazza era calma, fredda e arrogante. «Il Sommo Signore ha deciso che è tempo che anche tu serva il Nae’blis.»
Graendal si raddrizzò di scatto. «Questo è assurdo.» Non riuscì a trattenere la rabbia. «Un uomo di cui non ho mai sentito parlare è stato nominato Reggente del Sommo Signore sulla Terra?» Non le importava che gli altri provassero a manipolarla — trovava sempre il modo di rivoltargli contro i loro stessi complotti — ma Moghedien doveva averla scambiata per un’idiota! Graendal non aveva dubbi che fosse Moghedien a manovrare quell’odiosa ragazza, nonostante quello che le avevano detto, nonostante gli sguardi che si lanciavano come fossero pugnalate. «Io servo il Sommo Signore e me stessa, nessun altro! Credo che adesso dovreste andarvene a fare il vostro piccolo gioco da qualche altra parte. Forse Demandred ci cascherà. O magari Semirhage. Fate attenzione a come incanalate, però; ho piazzato un po’ di tele invertite, e non vi piacerebbe se ne innescaste una.»
Era una bugia, ma credibile, quindi fu sconvolgente vedere Moghedien che incanalava all’improvviso, spegnendo tutte le lampade della stanza e sprofondandola nel buio. Subito Graendal si lanciò via dalla sedia per non trovarsi nel posto in cui l’avevano vista e nel frattempo incanalò anche lei, intessendo una tela di luce che rimase sospesa da un lato, una sfera di puro bianco che proiettò livide ombre nella stanza. E illuminò chiaramente le altre due donne. Senza esitare, lei incanalò di nuovo, attingendo tutta la forza del piccolo anello. Non le serviva tutta, non gliene serviva neppure tanta in realtà, ma voleva prendere ogni vantaggio possibile. E così avevano osato attaccarla! Una rete di Coercizione si strinse su Moghedien e una su Cyndane prima ancora che le due potessero muovere un muscolo.