Le prime, deboli piogge erano state motivo di meraviglia, per quanto Egwene avesse già informato il Consiglio che la Scodella dei Venti era stata trovata e utilizzata. Non aveva potuto rischiare di raccontare altro di ciò che Elayne le aveva detto nel Tel’aran’rhiod; quello che era successo a Ebou Dar l’avrebbe fatta di sicuro finire a gambe per aria con le altre sorelle, e la sua posizione era già abbastanza precaria. E così quelle prime gocce erano state accolte da un’esplosione di gioia. La loro marcia si era fermata a mezzogiorno, e sotto la pioggia erano stati accesi fuochi da campo e si erano tentai banchetti, preghiere di ringraziamento tra le sorelle e danze tra servitori e soldati. A dirla tutta, anche alcune Aes Sedai avevano ballato.
Pochi giorni dopo, le deboli piogge erano diventate acquazzoni, poi tempeste ululanti. La temperatura era scesa sempre più precipitosamente, e le tempeste si erano trasformate in bufere di neve. Ora, la distanza che prima percorrevano in un giorno, con Egwene che digrignava i denti per la loro lentezza, richiedeva cinque giorni se in cielo c’erano solo nuvole, e se cadeva la neve non avanzavano affatto. Era abbastanza facile pensare alle tre conseguenze involontarie, almeno tre, e la neve poteva benissimo essere la meno sgradevole.
Quando si avvicinarono alla piccola tenda rattoppata chiamata lo Studio dell’Amyrlin, un’ombra si mosse tra gli alti carri, ed Egwene trattenne il respiro. L’ombra divenne una sagoma umana, che spostò il cappuccio quanto bastava per rivelare il volto di Leane e poi scivolò di nuovo nell’oscurità.
«Farà la guardia e ci avviserà se arriva qualcuno» disse piano Siuan.
«Bene» mormorò Egwene. Poteva dirglielo prima! Aveva quasi temuto che fosse Romanda o Lelaine!
Lo Studio dell’Amyrlin era buio, ma lord Bryne le stava pazientemente aspettando avvolto nel suo mantello un’ombra tra le ombre. Egwene abbracciò la Fonte e incanalò, non per accendere la lanterna appesa al sostegno centrale né una delle candele, ma per creare una piccola sfera di luce pallida che sospese in aria sopra il tavolino pieghevole che usava come scrivania. Una sfera molto piccola, e molto pallida; difficile da notare all’esterno, e rapida da spegnere come un pensiero. Non poteva permettersi di essere scoperta.
C’erano state Amyrlin che avevano regnato con la forza, Amyrlin che erano riuscite a raggiungere un equilibrio col Consiglio, e Amyrlin che avevano detenuto poco potere come lei, o meno in rare occasioni, ben nascoste nelle storie segrete della Torre Bianca. Molte avevano perso potere e influenza, precipitando dalla forza alla debolezza, ma in più di tremila anni erano pochi e preziosi gli esempi di donne che si erano mosse nella direzione opposta. Egwene avrebbe davvero voluto sapere come ci erano riuscite Myriam Copan e le poche altre. Se mai qualcuna di loro aveva pensato di lasciare degli scritti, le pagine erano andate perdute.
Bryne si inchinò rispettosamente, senza mostrare alcuna sorpresa per quella sua precauzione. Sapeva i rischi che lei correva incontrandolo in segreto. Per molti, molti versi Egwene si fidava di quell’uomo robusto dai capelli quasi tutti grigi e con un volto sincero e segnato dalle intemperie, e non solo perché era costretta a fidarsi. Il mantello di Bryne era di spessa lana rossa, foderato con pelliccia di martora e con la Fiamma di Tar Valon sul bordo, un dono del Consiglio; eppure lui aveva reso chiaro una decina di volte nelle ultime settimane che, qualsiasi fosse l’opinione del Consiglio — e Bryne non era tanto cieco da non averla capita — l’Amyrlin era Egwene, e lui seguiva l’Amyrlin. Certo, non l’aveva mai dichiarato così direttamente, ma con accenni cautamente pronunciati che non lasciavano alcun dubbio. Aspettarsi altro da lui avrebbe voluto dire pretendere troppo. Nell’accampamento c’erano tante correnti di pensiero, quasi una per ogni Aes Sedai, e alcune erano abbastanza forti da annegarlo. E molte erano abbastanza forti da impantanare Egwene ancor più di quanto non lo fosse già, se il Consiglio veniva a sapere di quell’incontro. Si fidava di Bryne più di chiunque altro a parte Siuan e Leane, o Elayne e Nynaeve, forse più di tutte le sorelle che le avevano giurato fedeltà in segreto, e avrebbe voluto essere abbastanza coraggiosa per fidarsi anche di più. La sfera di luce bianca proiettava ombre deboli e irregolari.
«Porti notizie, lord Bryne?» chiese, sopprimendo la speranza. Poteva pensare a una decina di possibili messaggi in grado di giustificare quella visita notturna, ognuno con la sua serie di trappole e insidie. Rand aveva deciso di aggiungere altre corone a quella di Illian, o i Seanchan avevano chissà come preso un’altra città ancora, o la Banda della Mano Rossa all’improvviso si muoveva autonomamente invece di seguire le Aes Sedai, o...
«C’è un esercito a nord di qui, Madre» replicò con calma Bryne. Le mani infilate nei guanti di cuoio erano poggiate con leggerezza sull’elsa della lunga spada. Un esercito a nord, un altro po’ di neve, come fossero la stessa cosa. «Andorani, soprattutto, ma con un buon numero di uomini del Murandy. I miei esploratori hanno portato la notizia meno di un’ora fa.
L’esercito è guidato da Pelivar, e Arathelle è con lui, gli alti seggi di due delle più forti casate dell’Andor, e hanno portato membri di almeno un’altra ventina di famiglie. A quanto pare marciano duramente verso sud. Se continuiamo ad avanzare, cosa che sconsiglierei, dovremmo incontrarli frontalmente tra un paio di giorni, tre al massimo.»
Egwene mantenne un’espressione neutrale, trattenendo il sollievo. Quello in cui sperava, quello che stava aspettando; il momento che aveva temuto potesse non arrivare mai. Stranamente, fu Siuan a trasalire per poi battersi sulla bocca una mano coperta dalla muffola, troppo tardi. Bryne la guardò inarcando un sopracciglio, ma lei si riprese in fretta, assumendo un’aria serena da Aes Sedai così convincente da far quasi dimenticare il volto così giovane.
«Hai problemi a combattere gli Andorani tuoi connazionali?» chiese.
«Rispondi, uomo. Qui non sono la tua lavandaia.» Be’, c’era una piccola crepa in quella serenità.
«Come tu comandi, Siuan Sedai.» Bryne parlò senza il minimo accenno di derisione, eppure Siuan cominciò a tendere le labbra, la sua calma esteriore stava rapidamente svaporando. Lui le rivolse un leggero inchino, senza tanti fronzoli ma comunque accettabile. «Combatterò chiunque la Madre desideri, ovviamente.» Nemmeno in quelle circostanze si mostrava più esplicito. Gli uomini imparavano a essere accorti con le Aes Sedai. E anche le donne. Egwene pensava che l’accortezza fosse diventata per lei una seconda pelle.
«E se non continuiamo ad avanzare?» chiese. Tutti quei piani, elaborati solo da lei, Siuan e qualche volta Leane, e ancora doveva misurare con cura ogni passo, come su quei sentieri gelati nell’accampamento. «Se ci fermiamo qui?»
Bryne non esitò. «Se hai modo di convincerli senza combattere va benissimo, ma domani loro raggiungeranno una posizione ottima da difendere, con un fianco protetto dal fiume Armahn e l’altro da una grande torbiera, e piccoli ruscelli sul davanti a spezzare le fila di un attacco. Pelivar si sistemerà lì e aspetterà: conosce il suo mestiere. Arathelle avrà il suo ruolo se si arriverà alle trattative, ma lascerà lance e spade a lui. Noi non possiamo arrivare lì prima di Pelivar, e in ogni caso quella zona sarebbe inutile con il nemico a nord. Se hai intenzione di combattere, ti suggerisco di andare verso il crinale che abbiamo attraversato due giorni fa. Se ci avviamo all’alba potremo raggiungerlo e schierarci prima del nemico, e Pelivar ci penserebbe su due volte prima di attaccarci lì anche se avesse il triplo degli uomini di cui dispone.»
Stropicciando nelle calze le dita quasi gelate, Egwene sospirò per il fastidio. C’era una differenza tra non lasciarsi toccare dal freddo e non sentirlo. Scegliendo le parole con cura, senza lasciarsi distrarre dai brividi, chiese: «Ma arriveranno alle trattative, se ne hanno l’opportunità?»
«Probabile, Madre. I Murandiani contano poco; sono lì solo per i vantaggi che potrebbero trarre dalla situazione, proprio come i loro conterranei nel mio esercito. Sono Pelivar e Arathelle che comandano. Se dovessi tirare a indovinare, direi che a loro importa solo tenerti lontana dall’Andor.»