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«Credo che qui abbiamo finito» proseguì, prendendo Siuan a braccetto.

«O quasi. Vieni.»

Le pareti della tenda erano sembrate una misera protezione contro il freddo, ma uscire all’esterno le espose al rinnovato assalto delle zanne dell’inverno. La luce della luna che si rifletteva sulla neve era quasi abbastanza chiara da poter leggere, ma quel bagliore sembrava freddo. Bryne era sparito, come se non fosse mai stato lì. Leane, la sua magrezza ingoiata da strati e strati di lana, apparve per dire che non aveva visto nessuno, poi andò via di corsa nella notte, guardandosi intorno. Nessuno sapeva che ci fosse un legame tra Leane ed Egwene, e tutti credevano che Leane e Siuan fossero ai ferri corti.

Stringendosi addosso il mantello come meglio poteva con una mano sola, Egwene si concentrò per ignorare il freddo glaciale mentre con Siuan camminava nella direzione opposta a quella presa da Leane. Per ignorare il freddo e per tenere gli occhi aperti nel caso ci fosse qualcuno lì fuori. In realtà, se qualcuno si trovava davvero fuori dalla tenda in quel momento difficilmente poteva essere per caso.

«Lord Bryne aveva ragione,» disse Egwene a Siuan «è davvero meglio se Pelivar e Arathelle credono a quelle storie. O che almeno siano insicuri.

Troppo insicuri per combattere o per fare qualsiasi cosa che non sia parlare. Credi che accetterebbero di buon grado la visita di qualche Aes Sedai?

Siuan, mi stai ascoltando?»

Siuan trasalì, e si fermò con lo sguardo fisso davanti a loro. Aveva avanzato senza mancare un passo, ma in quel momento scivolò e quasi cadde a sedere sul sentiero ghiacciato, ritrovando l’equilibrio appena in tempo per non tirare giù anche Egwene. «Sì, Madre. Certo che ti sto ascoltando. Forse non le accoglieranno proprio con gioia, ma dubito che manderebbero via delle sorelle.»

«Allora voglio che vai a svegliare Beonin, Anaiya e Myrelle. Tra un’ora devono essere a cavallo, dirette a nord. Se lord Bryne aspetta una risposta entro domani sera, abbiamo poco tempo.» Era un peccato che non avesse scoperto dove esattamente si trovava questo esercito, ma chiedendolo a Bryne avrebbe rischiato di farlo insospettire. Dei Custodi non avrebbero dovuto avere grandi difficoltà a trovarlo, e quelle tre sorelle ne avevano cinque in tutto.

Siuan ascoltò in silenzio le sue istruzioni. Non solo quelle tre dovevano essere strappate al sonno. Entro l’alba, Sheriam e Carlinya, Morvrin e Nisao avrebbero saputo di cosa parlare a colazione. Bisognava piantare i semi, semi che non avevano potuto piantare prima per timore che germogliassero troppo presto, ma che adesso avevano davvero poco tempo per crescere.

«Sarà un piacere tirarle giù dal letto» disse Siuan quando Egwene ebbe concluso. «Se me ne devo andare in giro con questo...» Lasciò il braccio di Egwene e fece per girarsi, poi si fermò, il volto solenne, se non addirittura cupo. «So che vuoi essere la nuova Gerra Kishar — forse la prossima Sereille Bagand. E hai quello che serve per eguagliarle entrambe. Ma stai attenta a non trasformarti in un’altra Shein Chunla. Buona notte, Madre. Dormi bene.»

Egwene rimase a guardarla andar via, una figura avvolta in un mantello che ogni tanto scivolava sul sentiero e mormorava con rabbia quasi abbastanza forte da poter distinguere le parole. Gerra e Sereille erano annoverate tra le Amyrlin più potenti. Entrambe avevano innalzato l’influenza e il prestigio della Torre Bianca a livelli raramente raggiunti sin da prima dell’epoca di Artur Hawkwing. Ed entrambe avevano controllato la Torre, Gerra mettendo abilmente le fazioni del Consiglio una contro l’altra, Sereille con la mera forza della sua volontà. Shein Chunla era un’altra storia.

Aveva sperperato il potere dell’Amyrlin Seat, inimicandosi quasi tutte le sorelle della Torre. Il mondo credeva che Shein fosse morta nello svolgere il suo incarico, circa quattrocento anni addietro, ma la verità profondamente nascosta era che era stata deposta e mandata in esilio. Persino le storie segrete trattavano in modo vago certi argomenti, ma era piuttosto chiaro che, quando fu sventato il quarto tentativo di riportarla sul seggio dell’Amyrlin, le sorelle che facevano la guardia a Shein la soppressero nel sonno con un cuscino.

Egwene rabbrividì, e si disse che era per via del freddo.

Si girò e si avviò lentamente verso la sua tenda, da sola. Dormire bene?

La luna piena pendeva bassa nel cielo, e mancava ancora qualche ora al sorgere del sole, ma non sapeva se sarebbe riuscita a addormentarsi.

16

Assenze impreviste

Prima che il sole si affacciasse all’orizzonte al sorgere del mattino seguente, Egwene convocò il Consiglio della Torre. A Tar Valon la cosa avrebbe richiesto una complessa cerimonia, che almeno in parte era stata conservata anche dopo aver lasciato Salidar, nonostante le difficoltà del viaggio. Questa volta, invece, Sheriam si limitò ad andare alle varie tende delle Adunanti per annunciare che l’Amyrlin Seat aveva indetto una seduta del Consiglio. In realtà, non si sedettero affatto. Nella luce grigia che precede l’alba vera e propria, diciotto donne si disposero in semicerchio sulla neve per ascoltare Egwene, tutte infagottate contro il freddo che trasformava i loro respiri in nuvole di vapore.

Altre sorelle cominciarono ad apparire dietro di loro per osservare la riunione, solo poche all’inizio, ma quando nessuno le mandò via il gruppo si infittì e diede vita a un basso ronzio di parole. Un ronzio molto soffuso.

Poche sorelle avevano l’ardire di importunare anche solo una singola Adunante, e lì c’era il Consiglio al completo. Le Ammesse con l’abito e il mantello a strisce che erano comparse dietro le sorelle erano ancora più silenziose, ovviamente, e ancor di più lo era il nugolo di novizie che non avevano compiti da svolgere, pur essendo molto più numerose. Il numero di novizie nell’accampamento era una volta e mezzo quello delle sorelle, ce n’erano così tante che in poche possedevano un vero mantello bianco e per la maggior parte dovevano arrangiarsi con una camicia bianca al posto del tradizionale abito da novizia. Alcune sorelle erano ancora convinte che si dovesse tornare alle vecchie usanze e lasciare che fossero le ragazze a cercare loro, ma quasi tutte si rammaricavano per gli anni perduti in cui il numero di Aes Sedai si era ridotto. Egwene stessa quasi rabbrividiva quando pensava alla sorte che sarebbe potuta toccare alla Torre. Questo era un cambiamento contro il quale nemmeno Siuan poteva avere da ridire.

Nel bel mezzo dell’assemblea, Carlinya uscì da dietro una tenda e si fermò di scatto alla vista di Egwene e le Adunanti. La sorella Bianca, che di solito era la personificazione della compostezza, trasalì e le guance chiare le si colorarono di rosso prima che andasse via in tutta fretta, girandosi indietro a guardare. Egwene trattenne una smorfia. Le altre erano tutte occupate a chiedersi cosa lei avesse in mente quel mattino e non avevano prestato attenzione a quella scena, ma prima o poi qualcuna se ne sarebbe ricordata e avrebbe cominciato a farsi domande.

Spingendo indietro il mantello finemente decorato per mostrare la stretta stola azzurra della Custode, Sheriam rivolse a Egwene la riverenza più formale che poté eseguire con addosso quei pesanti indumenti, poi prese posto al suo fianco. La donna dai capelli di fiamma, avvolta in strati di seta e lana di buona qualità, era l’immagine stessa della serenità. A un cenno del capo di Egwene, fece un passo avanti e intonò l’antica formula con voce alta e chiara.

«Ecco che arriva, ecco che arriva! La Custode dei Sigilli, la Fiamma di Tar Valon, l’Amyrlin Seat. Prestate attenzione, perché ecco che arriva!»

Sembrava un po’ fuori luogo in quell’ambiente, e inoltre Egwene era già lì, non stava arrivando. Le Adunanti rimasero in silenziosa attesa. Alcune si accigliarono impazienti, o giocherellarono irrequiete con il mantello o la gonna.