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Il reverendo Thrower sorrise socchiudendo gli occhi. «In altre parole, fratello Armor, voi qui siete il governo».

«Per adesso, diciamo che se dovesse arrivare il giorno in cui un governo possa tornar comodo, io sarò pronto a prendere servizio» disse Armor. «E nel giro di due o tre anni, quando arriverà altra gente, e anche altri cominceranno a produrre mattoni, pentole, stoviglie, armadietti e botti, birra e formaggio e foraggio, be’, dove credete che verranno a vendere e comprare? Alla bottega che ha fatto loro credito quando le loro mogli morivano dalla voglia di un po’ di stoffa per farsi un vestito, o quando avevano bisogno di una pentola di ferro o di una stufa per tener fuori di casa il gelo dell’inverno».

Philadelphia Thrower aveva un po’ meno fiducia nella possibilità che per pura gratitudine quella gente si mantenesse fedele a Corazza-di-Dio Weaver, ma preferì non insistere. D’altra parte, pensò, potrei anche sbagliarmi. Il Salvatore non ha forse detto che dobbiamo gettare il nostro pane sulle acque? E anche se Thrower non riuscirà a realizzare il suo sogno, avrà pur sempre compiuto un’opera meritoria, contribuendo ad aprire queste terre alla civiltà.

La cena era pronta. Eleanor mise in tavola la carne in umido. Quando gli venne posta davanti un’elegante scodella bianca, Thrower fu quasi costretto a sorridere. «Dovete essere veramente orgogliosa di vostro marito e di tutto quello che sta facendo».

Invece di sorridere modestamente come Thrower si era aspettato, Eleanor quasi scoppiò a ridere. Corazza-di-Dio non si sognò nemmeno di mostrare altrettanta delicatezza. Sghignazzò proprio. «Reverendo Thrower, siete proprio una sagoma» disse. «Quando ho le braccia fino ai gomiti nel sego da candele, Eleanor ha le sue nel sapone. Quando scrivo una lettera per conto di qualcun altro e trovo il modo di farla recapitare, Eleanor disegna mappe e annota nomi per il nostro piccolo censimento. Non c’è cosa che io faccia senza che Eleanor sia al mio fianco, e non c’è cosa che lei faccia senza che io sia al suo fianco. Tranne forse il suo orticello di erbe odorose e medicinali, che interessa soprattutto lei. E la lettura della Bibbia, che interessa soprattutto me».

«È un bene che la moglie sia la più fedele collaboratrice del marito» sentenziò il reverendo Thrower.

«Noi collaboriamo a vicenda» ribatté Corazza-di-Dio. «Non dimenticatevene».

Lo disse con un sorriso che il reverendo Thrower restituì; ma il pastore restò un po’ deluso dal fatto che Armor fosse così sottomesso alla moglie da dover ammettere apertamente di non avere l’ultima parola non solo nella bottega, ma addirittura in casa. Che cosa ci si poteva aspettare, del resto, sapendo che Eleanor era cresciuta in quella strana famiglia Miller? Dalla figlia maggiore di Alvin e Faith Miller non ci si poteva certo aspettare che si piegasse ai voleri del marito come il Signore aveva stabilito.

La selvaggina in umido, comunque, era la migliore che Thrower avesse mai assaggiato. «Non sa assolutamente di selvatico» disse. «Non avrei mai creduto che il cervo potesse avere questo sapore».

«Eleanor toglie tutto il grasso» spiegò Armor, «e ci mette un po’ di pollo».

«Adesso che me lo dite» disse Thrower, «lo sento anch’io, nel sugo».

«Del grasso di cervo facciamo sapone» disse Armor. «Non gettiamo mai via nulla, se riusciamo a trovare il modo di utilizzarlo».

«Proprio secondo la volontà del Signore» disse Thrower. Poi si dedicò al cibo. Aveva già attaccato la seconda scodella di umido e la terza fetta di pane, quando fece un commento che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere scherzoso. «Signora Weaver, i piatti che cucinate sono così prelibati da farmi quasi credere nella stregoneria».

Thrower si aspettava al massimo una risatina. Eleanor invece abbassò sul tavolo uno sguardo talmente vergognoso da far pensare che l’avesse accusata di adulterio. E Corazza-di-Dio s’irrigidì sulla sedia. «Vi ringrazierei se non voleste toccare questo argomento in casa nostra» disse.

Il reverendo Thrower cercò di scusarsi. «Non parlavo seriamente» disse. «Forse che tra cristiani dotati di raziocinio cose simili sono da prendersi sul serio? Sappiamo bene che si tratta solo di un cumulo di superstizioni, e io…».

Eleanor si alzò di scatto e uscì dalla stanza.

«Che cosa ho detto?» chiese Thrower.

Armor sospirò. «Oh, non potevate certo saperlo» disse. «È una discussione che va avanti da prima che ci sposassimo, da quando arrivai da queste parti. La conobbi quando venne coi suoi fratelli ad aiutarmi a costruire la mia prima capanna… quello che ora è il casotto dove facciamo il sapone. Lei cominciò a spargere sul pavimento delle foglie di menta selvatica e a recitare una specie di filastrocca, e io le urlai di piantarla e uscire immediatamente da casa mia. Le citai la Bibbia, dove è scritto: ‘Non permetterai a una strega di vivere’. Vi lascio immaginare se quello che seguì non fu un brutto quarto d’ora».

«Le avete dato della strega, e lei vi ha sposato?»

«Nell’intervallo tra le due cose abbiamo avuto qualche spiegazione».

«Così ora non crede più a quel genere di cose, no?»

Armor aggrottò le sopracciglia. «Non è questione di credere, reverendo, ma di fare. E lei non lo fa più. Né qui né altrove. E quando voi in qualche maniera l’avete accusata di farlo ancora, be’, l’avete sconvolta. Perché me l’ha promesso, capite».

«Ma quando le ho chiesto scusa, perché…».

«Be’, il punto è proprio questo. Voi avete il vostro modo di pensare, ma non potete dirle che fatture, erbe e incantesimi non servono a nulla, perché lei ha visto coi suoi stessi occhi cose che non si lasciano spiegare tanto facilmente».

«Ma certamente un uomo come voi, con la vostra conoscenza delle Scritture e la vostra esperienza del mondo, potrà certamente convincere la propria moglie a rinunciare alle superstizioni dell’infanzia».

Armor posò gentilmente la mano sul polso del reverendo Thrower. «Reverendo, mi costringete a dirvi qualcosa che non avrei mai creduto di dover dire a un adulto. Un buon cristiano si rifiuta di lasciar posto nella propria vita a questo genere di cose non perché non funzionino, ma perché l’unico modo giusto per accedere alle potenze occulte è attraverso la preghiera e la grazia del Signore Gesù».

«Ma certo che non funzionano» disse Thrower. «Le potenze celesti sono qualcosa di reale, come le visioni e le visite degli angeli, e tutti i miracoli attestati dalle Scritture. Ma le potenze celesti non hanno niente a che vedere con l’innamoramento, o con il mal di gola, o con le galline che non depongono le uova, o con tutte le altre sciocchezze che la gente comune nella sua ignoranza cerca di ottenere con le cosiddette ‘arti segrete’. Non c’è niente di tutto quello che si può ottenere con la rabdomanzia, con le fatture o simili, che non possa essere spiegato da una semplice indagine scientifica».

Per un lunghissimo intervallo, Armor tacque. Il silenzio cominciò a mettere Thrower a disagio, ma il pastore non aveva la minima idea di che cosa aggiungere. Prima d’allora non gli era mai capitato di pensare che Armor potesse davvero credere a quel genere di cose. Era una prospettiva sconcertante. Una cosa era stare alla larga dalla stregoneria perché era un’assurdità; tutt’altra cosa era crederci e astenersene perché era peccato. A Thrower venne da pensare che in realtà la seconda posizione era ben più nobile della prima: per lui disprezzare la stregoneria era una questione di puro e semplice buon senso; per Armor ed Eleanor, invece, era un duro sacrificio.