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«Dove?»

«Lontano. Dove non lo vedo più». Alvin si tirò in ginocchio, quindi ricadde su un fianco, esausto. Si era messo a sedere sull’erba bagnata con i calzoni della domenica, ma neanche se ne accorse. «Quando avete parlato di come le parole vanno sempre più lontano… è stato allora che l’ho visto di nuovo».

«Un sogno che torna a presentarsi cerca di dirti la verità» commentò Scambiastorie.

Il vecchio era evidentemente così interessato che Alvin si chiese se si rendesse davvero conto dell’orrore della cosa. «Questa non è una delle vostre storie, Scambiastorie».

«Lo diventerà» assicurò Scambiastorie, «appena l’avrò capita».

Si mise a sedere accanto ad Alvin e meditò in silenzio per un tempo lunghissimo.

Alvin si limitò a restarsene seduto, piegando i fili d’erba fra le dita. Dopo un po’ cominciò a sentirsi impaziente. «Forse capire tutto è impossibile» disse. «Forse è soltanto una mia pazzia. Forse ogni tanto mi dà di balta il cervello».

«Ecco» disse Scambiastorie, senza nemmeno accorgersi che Alvin gli aveva detto qualcosa. «Ho pensato a un possibile significato. Ora te lo dico, e vediamo se possiamo crederci».

Ad Alvin non piaceva essere ignorato. «O forse è a voi che ogni tanto dà di balta il cervello; ci avete mai pensato, Scambiastorie?»

Scambiastorie ignorò il dubbio di Alvin. «L’intero universo non è altro che un sogno nella mente di Dio, e finché Egli è addormentato ci crede e le cose restano reali. Quello che vedi è Dio che si sveglia, che gradualmente si sveglia, e questo suo svegliarsi si diffonde nel sogno e disfa l’universo, finché finalmente Egli non si tirerà a sedere, si strofinerà gli occhi e dirà: ‘Santo cielo che sogno, vorrei potermelo ricordare’, e in quell’istante scompariremo tutti». Guardò Alvin con espressione ansiosa. «Che ne dici?»

«Se ci credete, Scambiastorie, allora siete proprio un idiota patentato, come dice sempre Corazza-di-Dio».

«Allora è così che la pensa, eh?». All’improvviso la mano di Scambiastorie guizzò in avanti afferrando Alvin per il polso. Alvin ne fu così sorpreso da lasciar cadere ciò che teneva in mano. «No! Raccoglilo! Guarda che cosa stavi facendo!»

«Stavo solo giocando, accidenti!»

Scambiastorie allungò la mano per raccogliere ciò che Alvin aveva lasciato cadere. Era un cestino minuscolo, non più largo di un pollice, fatto d’erba autunnale. «L’hai intrecciato tu, mentre parlavamo».

«Penso di sì» disse Alvin.

«E perché l’hai fatto?»

«L’ho fatto e basta».

«Senza nemmeno pensarci?»

«Come cestino non è un granché, sapete. Li facevo sempre per Cally. Da piccolo li chiamava ‘cestini da formiche’. Si disfano quasi subito».

«Hai avuto una visione del nulla, e hai subito dovuto costruire qualcosa».

Alvin guardò il cestino. «Penso di sì».

«E lo fai sempre?»

Alvin ripensò a tutte le volte che aveva visto l’aria tremolante. «Costruisco cose in continuazione» disse. «Non mi sembra così importante».

«Ma non ti senti a posto finché non hai costruito qualcosa. Dopo avere avuto la visione del nulla, non ti senti tranquillo finché non hai messo qualcosa insieme».

«Forse è soltanto per scaricarmi».

«Non è solo per scaricarti, eh, ragazzo? Spaccar legna non ti servirebbe a nulla. Raccogliere le uova, attingere l’acqua dal pozzo, falciare l’erba, non ti darebbe alcun sollievo».

Adesso anche Alvin cominciava a intravedere il senso di quanto Scambiastorie aveva scoperto. I suoi stessi ricordi glielo confermavano. Si svegliava di notte dopo uno di quei sogni, e l’inquietudine non gli passava finché non aveva intrecciato qualcosa, o innalzato un mucchio di fieno, o costruito una bambola di pannocchie di granturco per una delle nipotine. Lo stesso gli succedeva quando la visione gli veniva di giorno… non riusciva più a combinare nulla finché non aveva costruito qualcosa che prima non c’era, sia pure un semplice mucchio di sassi o un pezzo di muro a secco.

«È vero, allora? Lo fai tutte le volte, no?»

«Mi pare di sì».

«Allora lascia che ti dica che cos’è il tuo nulla. È il Distruttore».

«Non ne ho mai sentito parlare» disse Alvin.

«Nemmeno io, finora. Questo perché fa di tutto per restare nascosto. È il nemico di tutto ciò che esiste. La sua maggiore aspirazione è quella di fare a pezzi tutto, e poi fare a pezzi anche i pezzi, finché non ne resta più nulla».

«Se fai a pezzi qualcosa, e poi fai a pezzi anche i pezzi, non è vero che non resta nulla» lo contraddisse Alvin «Restano semplicemente tanti pezzi piccolissimi».

«Sta’ zitto e ascolta il resto della storia» disse Scambiastorie.

Non era la prima volta che Alvin glielo sentiva dire. Anzi, Alvin Junior era quello a cui Scambiastorie doveva dirlo più spesso, più ancora che ai nipotini.

«Non sto parlando di bene e di male» disse Scambiastorie. «Nemmeno il diavolo può permettersi di distruggere tutto, non è vero? O smetterebbe di esistere, esattamente come tutto il resto. Nemmeno le creature più malvagie possono desiderare la distruzione di tutto… desiderano soltanto sfruttare ogni cosa a proprio vantaggio».

Alvin non aveva mai udito la parola sfruttare prima d’allora, ma dal suono giudicò che doveva essere una brutta cosa.

«Perciò nella grande guerra fra il Distruttore e tutto il resto, Dio e il diavolo dovrebbero trovarsi dalla stessa parte. Ma il diavolo non lo sa, e di conseguenza il più delle volte si mette al servizio del Distruttore».

«Volete dire che il diavolo lavora per la propria sconfitta?»

«Questa storia non parla del diavolo» disse Scambiastorie. Una volta che aveva cominciato a raccontare, non c’era verso di smuoverlo. «Nella grande guerra contro il Distruttore, quello della tua visione, tutti gli uomini e le donne del mondo dovrebbero essere uniti. Ma il grande nemico resta invisibile, in modo che nessuno possa rendersi conto che sta involontariamente combattendo al suo fianco. Nessuno si rende conto che la guerra è la migliore alleata del Distruttore, perché manda in rovina tutto ciò che tocca. Nessuno si rende conto che il fuoco, le stragi, la violenza, la cupidigia e la concupiscenza spezzano i fragili legami che trasformano gli esseri umani in nazioni, città, famiglie, amici e anime».

«Dovete proprio essere un profeta» borbottò Alvin Junior, «perché non capisco una sola parola di quel che dite».

«Un profeta, sì» mormorò Scambiastorie, «ma sono stati i tuoi occhi a vedere. Ora conosco la sofferenza di Aronne: pronunciare parole di verità, ma non accedere mai direttamente alla visione».

«Ne state tirando fuori di cose, dai miei incubi».

Scambiastorie restò in silenzio, seduto per terra, i gomiti sulle ginocchia, il mento mestamente appoggiato sulle mani. Alvin cercò di cogliere il senso di ciò che il vecchio gli aveva appena detto. Certamente ciò che aveva visto nei suoi brutti sogni non era una cosa di nessun genere, e quindi parlare del Distruttore come se fosse stato una persona era solo un’invenzione poetica. Ma forse era vero, forse il Distruttore non era semplicemente frutto della sua immaginazione, forse era qualcosa di reale e Al Junior era l’unico a poterlo vedere. Forse il mondo intero correva un terribile pericolo, e Alvin era chiamato a combatterlo, a respingerlo, a tenerlo a bada. Sicuramente, quando faceva quel sogno Alvin non riusciva a sopportarlo, e cercava di mandarlo via. Ma non era mai riuscito a capire come fare.

«Supponiamo che io vi creda» disse infine. «Supponiamo che il Distruttore esista davvero. Io però non posso farci un accidente di niente».