«Allora… aspettiamo i gemelli e Measure?» chiese Scambiastorie.
Miller salì a cassetta. «Measure è già sul posto, a segare alberi per la treggia. E Wastenot e Wantnot restano qui a fare la spola da una casa all’altra». Sorrise. «Con tutto quello che si dice dei Rossi e delle loro cattive intenzioni, meglio non lasciar sole le donne, non vi pare?»
Scambiastorie ricambiò il sorriso. Gli faceva piacere sapere che, nonostante l’apparente indifferenza, Miller non trascurava le precauzioni.
Per arrivare alla cava c’era da fare un bel po’ di strada. A un certo punto oltrepassarono i resti di un carro sfasciato, in mezzo ai quali giacevano le due metà di una macina. «È stato il nostro primo tentativo» disse Miller. «Ma nel fare la discesa un mozzo ha cominciato a lavorare a secco e si è bloccato, e il carro non ha retto al peso della macina».
Giunti a un corso d’acqua d’una certa larghezza, Miller gli raccontò che per due volte avevano cercato di portare a valle la macina su una zattera, ma ambedue le volte la zattera era affondata. «Siamo stati sfortunati» disse Miller, ma dall’espressione del suo viso sembrava una questione personale, come se qualcuno o qualcosa si fosse messo contro di loro.
«Ecco perché stavolta usiamo treggia e rulli» disse Al Junior, chinandosi sulla spalliera del sedile. «Niente può cadere, niente può rompersi, e anche se qualcosa si rompesse sono soltanto tronchi, e non ci mancherebbero certo i pezzi di ricambio».
«Purché non piova» disse Miller. «O nevichi».
«Il cielo mi sembra pulito» osservò Scambiastorie.
«Il cielo è un gran bugiardo» ribatté Miller. «Ogni volta che voglio fare qualcosa, l’acqua mi mette regolarmente i bastoni fra le ruote».
Quando giunsero alla cava il sole era già alto, ma mancava ancora parecchio a mezzogiorno. Il viaggio di ritorno sarebbe stato molto più lungo, si capisce. Measure aveva già abbattuto sei alberi grossi e sani, e una ventina più piccoli. David e Calm si misero subito al lavoro, ripulendoli dai rami e levigandoli il più possibile. Con grande sorpresa di Scambiastorie, fu Al Junior a raccogliere la sacca con gli utensili da tagliapietre e a incamminarsi tra le rocce.
«Dove vai?» chiese Scambiastorie.
«Oh, devo cercare un buon posto per tagliare» spiegò Al Junior.
«Ha occhio, per la pietra» disse Miller. Ma chiaramente non gli stava dicendo tutto.
«E quando l’hai trovata, la pietra, che cosa fai?» chiese Scambiastorie.
«Be’, la taglio». Alvin si avviò a passo lento sul sentiero in salita con tutta l’arroganza di un ragazzo che sa di svolgere un lavoro da uomo.
«Ha anche una buona mano» aggiunse Miller.
«Ma ha solo dieci anni» disse Scambiastorie.
«Quando ha tagliato la prima macina, ne aveva sei» ribatté Miller.
«Volete dire che è un dono?»
«Non voglio dire nulla».
«Allora vediamo se rispondete a questa domanda, Al Miller. Ditemi, siete per caso un settimo figlio?»
«Perché me lo chiedete?»
«Coloro che sono addentro a queste cose affermano che il settimo figlio d’un settimo figlio nasce con la conoscenza di come le cose appaiono sotto la superficie. Ecco perché riescono così bene come rabdomanti».
«È così che dicono?»
Measure si avvicinò al padre, gli si fermò di fronte, si mise le mani sui fianchi e lo guardò fisso, con evidente esasperazione. «Papà, che male c’è a dirglielo? Da queste parti lo sanno anche i bambini».
«Forse mi sono fatto l’idea che il signor Scambiastorie sappia già più di quanto io non abbia voglia di dirgli».
«Questo mi sembra veramente ingiusto, papà, nei confronti d’un uomo che si è già dimostrato più che un amico».
«Se c’è qualcosa che non vuole farmi sapere, non è certo obbligato a dirmelo» interloquì Scambiastorie.
«E allora ve lo dirò io» disse Measure. «Certo. Papà è un settimo figlio».
«E anche Al Junior» disse Scambiastorie. «Vero? Non me ne avete mai parlato, ma quando un uomo dà il proprio nome a un figlio che non sia il suo primogenito, non ci vuole molto a capire che è il settimo».
«Vigor, nostro fratello maggiore, è morto nel fiume Hatrack solo pochi minuti dopo la nascita di Al Junior» spiegò Measure.
«Il fiume Hatrack» disse Scambiastorie.
«Conoscete quel posto?» chiese Measure.
«Conosco tutti i posti. Ma, per qualche motivo, quel nome mi fa pensare che avrei dovuto ricordarmene prima, e non riesco a capire perché. Il settimo figlio d’un settimo figlio. Allora le macine da mulino le estrae dalla roccia con qualche incantesimo?»
«Noi non ne parliamo in questi termini» lo corresse Measure.
«La roccia lui la taglia» disse Miller. «Esattamente come ogni altro tagliapietre».
«Be’, grande e grosso com’è, è pur sempre solo un ragazzo» disse Scambiastorie.
«Diciamo semplicemente» precisò Measure, «che quando lui taglia la pietra, questa è un po’ più morbida di quando la taglio io».
«Vi sarei grato» disse Miller, «se rimaneste qui con noi e ci aiutaste a ripulire i tronchi. Ci servono una treggia bella robusta, e una serie di rulli lisci e perfettamente rotondi». Ciò che non disse, ma per Scambiastorie suonò chiaro come il sole, fu: resta qui e non fare troppe domande a proposito di Al Junior.
Perciò Scambiastorie lavorò con David, Measure e Calm per tutta la mattina e buona parte del pomeriggio, e per tutto quel tempo udirono il tintinnio regolare del. ferro sul granito. Lavorando la pietra, Alvin Junior dava il tempo al lavoro degli altri, anche se nessuno vi accennò.
Scambiastorie tuttavia non era tipo da lavorare in silenzio. Visto che sulle prime gli altri si mostravano piuttosto taciturni, si mise a raccontare. E siccome gli altri non erano bambini ma uomini adulti, raccontò storie che non erano fatte soltanto di avventure, eroismo e tragiche morti.
La maggior parte del pomeriggio, a dire il vero, la dedicò alla saga di John Adams. Raccontò di come la sua abitazione fosse stata incendiata da una folla di bostoniani dopo ch’egli aveva ottenuto l’assoluzione di dieci donne accusate di stregoneria. Come Alex Hamilton l’avesse invitato sull’isola di Manhattan, dove avevano fondato uno studio legale. Come nel giro di dieci anni fossero riusciti a convincere il governo olandese a dare libero accesso all’immigrazione dei non olandesi, finché inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi non erano divenuti la maggioranza degli abitanti della Nuova Amsterdam e Nuovo Orange, e una forte minoranza in Nuova Olanda. Come fossero riusciti a ottenere che l’inglese diventasse seconda lingua ufficiale, nel 1780, appena in tempo perché le tre colonie olandesi figurassero tra i sette stati che per primi avevano firmato il Patto Americano.
«Scommetto che alla fine gli olandesi non li sopportavano più» disse David.
«Erano politici troppo abili per correre questo rischio» spiegò Scambiastorie. «Pensate che tutt’e due avevano imparato a parlare olandese meglio della maggior parte degli olandesi, e avevano mandato i loro figli in scuole olandesi perché crescessero parlando olandese. Erano diventati così dannatamente olandesi, ragazzi, che quando Alex Hamilton si presentò alle elezioni per il governatorato dello stato di Nuova Amsterdam, e John Adams si presentò alle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti, ambedue ottennero più voti nelle parti olandesi della Nuova Olanda che in quelle dove c’era una maggioranza scozzese o irlandese».
«Che ne dite, se mi presentassi candidato alla nomina di sindaco, riuscirei a farmi votare dagli svedesi e dagli olandesi che vivono giù a valle?» disse David.
«Io per te non voterei di sicuro» disse Calm.