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Measure rispose alla domanda che immaginava Scambiastorie gli avesse rivolto. «Oh, papà è restato su. Di guardia».

Scambiastorie udì David e Calm tirare un sospiro di sollievo. La terza voce non aveva accennato al malocchio. Per adesso, Alvin Junior era al sicuro.

Adesso Scambiastorie era libero di chiedersi perché Miller aveva ritenuto opportuno restare di guardia alla cava. «Che cosa potrebbe succedere alla macina? Sarebbe una novità che i Rossi si mettessero a rubare pietre».

Measure gli strizzò l’occhio. «A volte succedono cose molto strane, specialmente quando si ha a che fare con le macine da mulino».

Stringendo i nodi, Alvin si era messo a scherzare con David e Calm. Evidentemente si sforzava di stringerli il più possibile, ma Scambiastorie vide che non era nel nodo che il suo dono si rivelava. Mentre Al Junior tirava i capi della corda, questa sembrava contorcersi e affondare nelle tacche praticate nel legno, rendendo ancora più solida la struttura della treggia. Era una cosa quasi impercettibile, e se Scambiastorie non fosse stato preavvertito non ci avrebbe fatto neanche caso. Ma era vero. Ciò che Al Junior legava, restava legato.

«Praticamente a tenuta stagna» disse Al Junior facendo un passo indietro per ammirare la propria opera. «Quasi quasi potremmo usarla come zattera».

«Be’, stavolta galleggerà sulla terraferma» disse Measure. «Papà dice che nell’acqua non ci vuole nemmeno più pisciare».

Poiché il sole era ormai basso a occidente, cominciarono a preparare il fuoco. Durante la giornata si erano scaldati lavorando, ma di notte avrebbero avuto bisogno di un bel fuoco per tener lontani gli animali e scacciare il freddo autunnale.

Miller non si fece vedere neanche per cena, e quando Calm si alzò per andare a portargli da mangiare, Scambiastorie si offrì d’accompagnarlo.

«Non so se è il caso» disse Calm. «Francamente non ce n’è bisogno».

«Ma sono io che te lo chiedo».

«Papà… preferisce non avere troppa gente su alla cava, in un momento come questo». Calm sembrava imbarazzato. «È un mugnaio, e quella che stiamo tagliando lassù è la sua macina».

«Io non mi definirei ‘troppa gente’» ribatté Scambiastorie. E poiché Calm non fece più obiezioni, Scambiastorie lo seguì in mezzo alle rocce.

Strada facendo oltrepassarono i punti dai quali in precedenza erano state tagliate altre due macine. In entrambi i casi le schegge di pietra erano state usate per costruire una rampa inclinata che andava dalla parete di roccia al livello del terreno. I buchi erano quasi perfettamente rotondi. Scambiastorie aveva visto molte cave di pietra prima d’allora, ma non aveva mai visto un taglio così… perfettamente rotondo, già nella parete di roccia. In genere si tagliava dalla parete un grande lastrone, che poi veniva adagiato sul terreno e arrotondato. C’erano diversi buoni motivi per agire così, ma quello principale era che senza prendere un intero lastrone non c’era modo di arrivare alla parte posteriore della macina. Calm non rallentò il passo, e Scambiastorie non ebbe la possibilità di guardare da vicino, ma per quanto aveva potuto vedere, non c’era modo in cui il tagliapietre, in quella cava, avesse potuto tagliare la faccia posteriore della macina.

Anche nel nuovo posto era esattamente lo stesso. Miller stava rastrellando le schegge di pietra in modo da creare una rampa orizzontale di fronte alla macina. Scambiastorie indietreggiò per studiare la parete rocciosa negli ultimi riflessi di luce diurna. In un pomeriggio, lavorando da solo, Al Junior aveva lisciate la parte anteriore della macina e, con lo scalpello, ne aveva tagliata l’intera circonferenza. La superficie della pietra, ancora attaccata alla parete rocciosa, era stata praticamente lucidata. Non solo, ma era stato già praticato il foro centrale in cui sarebbe stato inserito l’asse principale del meccanismo del mulino. Il foro giungeva fino in fondo. E nessuno al mondo avrebbe potuto infilarsi là dietro con lo scalpello per iniziare a tagliare la faccia posteriore.

«Ci sa fare con la pietra, il ragazzo» disse Scambiastorie.

Miller emise un grugnito di assenso.

«Ho sentito che pensate di trascorrere la notte quassù».

«Avete sentito bene».

«Vi spiace se resto a tenervi compagnia?» chiese Scambiastorie.

Calm roteò gli occhi.

Dopo un po’, Miller alzò le spalle. «Accomodatevi».

Calm guardò Scambiastorie sgranando gli occhi e inarcando le sopracciglia, come a dire: non si finisce mai di stupirsi.

Deposta su una roccia la cena di Miller, Calm se ne andò. Miller mise da parte il rastrello. «Avete già mangiato?»

«Vado a cercar legna per il fuoco» disse Scambiastorie. «Finché c’è ancora luce. Voi intanto mangiate».

«Attento ai serpenti» disse Miller. «La maggior parte si è già rintanata per l’inverno, ma non si sa mai».

Scambiastorie stette attento ai serpenti, ma non ne vide neanche uno. E ben presto aveva acceso un bel fuoco di rami, sul quale depose un grosso ceppo che avrebbe bruciato per tutta la notte.

Avvolti nelle coperte, si distesero alla luce del fuoco. Scambiastorie notò che allontanandosi dalla cava di qualche passo Miller avrebbe potuto trovare terreno più morbido, ma evidentemente per lui era più importante restare bene in vista della macina da mulino.

Scambiastorie cominciò a parlare. Tranquillamente, ma senza mai interrompersi, parlò di come doveva essere difficile per un padre veder crescere i propri figli, quei figli maschi nei quali aveva riposto tante speranze, senza però essere mai certo che la morte non venisse a rapirgliene qualcuno. Era l’argomento giusto per attaccare discorso, perché ben presto era Alvin Miller a parlare. Raccontò la storia di come il suo maggiore, Vigor, fosse annegato nel fiume Hatrack pochi minuti dopo la nascita di Alvin Junior. Dopo di che, parlò delle decine di occasioni in cui Al Junior era stato sul punto di morire. «Sempre l’acqua» disse Miller alla fine. «Nessuno vuole credermi, ma è così. Sempre l’acqua».

«Il punto è questo: l’acqua è malvagia, e per questo cerca di uccidere un bravo ragazzo?» disse Scambiastorie. «Oppure è buona, e cerca di distruggere un’entità malvagia?»

Era una domanda di fronte alla quale certuni si sarebbero infuriati, ma Scambiastorie aveva rinunciato a capire che cosa potesse suscitare la collera di Alvin Miller. Questa volta non s’infuriò. «Me lo sono chiesto anch’io» disse Miller. «L’ho osservato da vicino, Scambiastorie. Ovviamente ha il dono di farsi voler bene dagli altri. Perfino dalle sue sorelle. Le ha tormentate senza pietà fin da quando è diventato abbastanza alto da sputar loro nel piatto. Eppure non c’è una che non s’ingegni continuamente di fargli qualche cosa di speciale, e non solo per Natale. Sì, può capitare che gli cuciano insieme i calzini, o gli tingano di fuliggine l’asse del gabinetto, o gli riempiano di spilli la camicia da notte, ma non ce n’è una che non darebbe la vita per lui».

«Ho scoperto» disse Scambiastorie, «che certuni hanno il dono di farsi amare senza meritarselo».

«Anch’io ho temuto la stessa cosa» disse Miller. «Ma il ragazzo non sa di avere questo dono. Non ricorre a nessun espediente per indurre gli altri a fare ciò che vuole. Quando si comporta male mi permette di punirlo, anche se volendo potrebbe impedirmelo».

«E come?»

«Perché sa che qualche volta, quando lo guardo, scorgo in lui il mio Vigor, il mio primogenito, e allora non potrei toccarlo nemmeno con un dito, anche se fosse per il suo bene».

Scambiastorie pensò che probabilmente era vero. Ma sicuramente non era l’intera verità.