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Miller ci meditò su a lungo. Tanto a lungo, anzi, che Scambiastorie si assopì, svegliandosi di soprassalto quando Miller ricominciò a parlare.

«… e la cosa non migliora, anzi peggiora. Vincere quegli impulsi gli diventa sempre più difficile. Non molto tempo fa, era in piedi su un soppalco nel… nel suo fienile, a inforcare il fieno. E lì, sotto di lui, c’era il suo ragazzo, e lui non avrebbe dovuto far altro che scagliare il forcone; sarebbe stata la cosa più facile al mondo, avrebbe potuto dire che il forcone gli era scivolato e nessuno l’avrebbe mai saputo. Scagliare il forcone, e infilzare il ragazzo da parte a parte. E stava per farlo. Mi capite? Respingere quell’impulso era difficile, molto più difficile di quanto gli fosse mai accaduto, e lui semplicemente si è dato per vinto. Ha deciso di cedere, di farla finita. Ma proprio in quel momento uno straniero è comparso sull’ingresso e ha gridato: ‘No!’, e io ho messo giù il forcone… è così che me l’ha raccontata: ‘Ho messo giù il forcone, ma tremavo in maniera tale che non riuscivo nemmeno a camminare, sapendo che quello straniero aveva letto nel mio cuore l’impulso di uccidere, sicuramente avrà pensato che sono l’uomo più crudele del mondo, per desiderare di uccidere il mio stesso figlio, non può neanche immaginare quanto io abbia lottato per tutti questi anni…’».

«Forse quello straniero sapeva qualcosa sulle forze che possono agitarsi nel cuore di un uomo» disse Scambiastorie.

«Dite davvero?»

«Oh, non posso esserne certo, ma forse quello straniero ha visto anche quanto il padre amasse quel ragazzo. Forse lo straniero è rimasto a lungo perplesso, ma alla fine ha cominciato a capire che il ragazzo era dotato di poteri straordinari, e che aveva nemici altrettanto potenti. E poi forse è arrivato a capire che per quanti nemici avesse il ragazzo, il padre non era uno di loro. Non era un nemico. E a quel padre avrebbe voluto dire qualcosa».

«Che cosa avrebbe voluto dirgli?» Miller si strofinò di nuovo la manica sugli occhi. «Secondo voi, che cosa avrebbe voluto dirgli, quello straniero?»

«Forse avrebbe voluto dirgli: ‘Hai fatto tutto ciò che era in tuo potere, e adesso le tue forze non ti bastano più. Adesso faresti meglio a mandare via il ragazzo. Da qualche parente rimasto all’est, magari, oppure come apprendista in una città’. Per il padre potrebbe essere una decisione molto difficile, perché grande è il suo amore per il ragazzo, ma lo farà, perché sa che vero amore è tenere il ragazzo lontano dai pericoli».

«Sì» disse Miller.

«Già che ne parliamo» disse Scambiastorie, «forse dovreste fare qualcosa del genere anche con vostro figlio Alvin».

«Può darsi» disse Miller.

«Non vi sembra che corra un po’ troppi rischi, con tutta l’acqua che c’è da queste parti? Qualcuno o qualcosa lo sta proteggendo. Ma forse se Alvin non vivesse più qui…».

«Almeno certi pericoli non li correrebbe più» disse Miller.

«Pensateci su» disse Scambiastorie.

«Mandare un figlio a vivere con degli estranei è una cosa terribile» disse Miller.

«Ma più terribile ancora è vederlo finire sotto terra».

«Sì» disse Miller. «È la cosa peggiore del mondo. Veder finire un figlio sotto terra».

Tacquero entrambi, e poco dopo si addormentarono.

Il mattino dopo faceva freddo e il terreno era ricoperto di brina. Miller non volle che Al Junior si avvicinasse alla roccia finché il sole non l’avesse fatta completamente evaporare. Trascorsero così la mattina a preparare il terreno dalla parete di roccia alla treggia, in modo da far rotolare la macina giù per la discesa.

Scambiastorie era ormai certo che per staccare la macina dalla parete rocciosa Al Junior avrebbe usato qualche potere occulto, del quale lui stesso non si rendeva conto. Scambiastorie era curioso. Voleva capire esattamente quale fosse la portata di quel potere, in modo da comprenderne più a fondo la natura. E siccome Al Junior non si rendeva conto di ciò che faceva, anche Scambiastorie avrebbe dovuto effettuare il proprio esperimento di nascosto. «E come volete rifinirla, la vostra macina?» s’informò Scambiastorie.

Miller alzò le spalle. «Fino a ora ho sempre usato macine Buhr. E hanno tutte una finitura a falcetto».

«Potreste farmela vedere?» chiese Scambiastorie.

Con il lato del rastrello, Miller tracciò un cerchio nella brina. Quindi disegnò una serie di archi che dal centro del cerchio giungevano alla circonferenza. In mezzo a ogni coppia di archi, tracciò un arco più breve, che partiva dalla circonferenza esterna ma non giungeva a più di due terzi della distanza dal centro. «Più o meno così» disse Miller.

«La maggior parte delle macine da mulino usate in Pennsylvania e Suskwahenny hanno una finitura ad angolo. Sapete com’è?»

«Fatemi vedere».

Così Scambiastorie tracciò un altro cerchio. Siccome la brina si stava sciogliendo, non si vedeva bene come prima, ma era sufficiente allo scopo. Dal centro alla circonferenza tracciò una serie di linee che invece di essere curve erano diritte, mentre le linee più corte si dipartivano perpendicolarmente dal centro di quelle più lunghe fino a toccare la circonferenza.

«Alcuni mugnai le preferiscono così, perché mantengono il filo più a lungo. Siccome le linee sono tutte diritte, quando si lavora la pietra è più facile tracciare un disegno regolare».

«Me ne rendo conto» disse Miller. «Ma non saprei. Ormai ho fatto l’occhio a quelle linee curve».

«Be’, fate come volete» disse Scambiastorie. «Non ho mai fatto il mugnaio, perciò non voglio mettere bocca. Io mi limito a raccontare quello che ho visto».

«Oh, non mi dispiace affatto» disse Miller. «Fa sempre piacere imparare qualcosa di nuovo».

Al Junior, in piedi accanto a loro, studiava i due disegni.

«Quando saremo a casa con la macina» disse Miller, «penso proprio che proverò questa finitura ad angolo. Mi rende l’idea che il grano venga macinato in modo più uniforme».

Finalmente il terreno era asciutto, e Al Junior poté avvicinarsi alla parete rocciosa. I suoi fratelli erano tutti più in basso a smontare il campo o a condurre i cavalli verso la cava. Solo Miller e Scambiastorie erano presenti quando finalmente Al Junior si accostò col mazzuolo alla parete. Gli restava da tagliare ancora un piccolo tratto di circonferenza, in modo che la scanalatura giungesse ovunque alla stessa profondità.

Con grande sorpresa di Scambiastorie, quando Al Junior appoggiò lo scalpello e lo colpì col mazzuolo, un’intera fetta di roccia lunga una ventina di centimetri si staccò dalla parete per sbriciolarsi a terra.

«Ehi, ma quella pietra è morbida come il carbone» disse Scambiastorie. «Che razza di macina se ne potrà ricavare, se è così debole?»

Miller sorrise scuotendo la testa.

Al Junior fece un passo indietro dalla parete. «Mano, Scambiastorie, come pietra è dura, a meno che non si sappia esattamente dove tagliare. Provateci voi, e ve ne accorgerete».

Così dicendo, gli offrì mazzuolo e scalpello. Scambiastorie prese gli attrezzi e si avvicinò a sua volta alla roccia. Facendo molta attenzione, appoggiò lo scalpello alla pietra, leggermente inclinato rispetto alla perpendicolare. Quindi, dopo alcuni colpetti d’assaggio, abbassò con forza il mazzuolo.

Lo scalpello praticamente gli balzò via dalla sinistra, e il contraccolpo fu tale che il mazzuolo gli sfuggì dalle dita. «Mi dispiace» disse. «L’ho già fatto altre volte, ma devo avere un po’ perso la mano…».

«Oh, è semplicemente la pietra» disse Al Junior. «È un po’ bizzosa. Le piace cedere solo in certe direzioni».

Scambiastorie ispezionò il punto che aveva cercato di incidere, ma non riuscì a trovare il segno dello scalpello. Quel colpo sferrato con tutta la sua forza non aveva lasciato la minima traccia.

Al Junior raccolse gli attrezzi e appoggiò lo scalpello alla parete. A Scambiastorie parve che l’avesse collocato nello stesso identico punto. Ma Al si comportò come se l’avesse collocato in maniera completamente diversa. «Vedete, è tutta questione di trovare la giusta angolazione. Così».