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Quando giunsero al mulino e venne il momento di far rotolare la macina oltre la soglia, dovettero farlo al lume della lanterna. «Già che ci siamo, meglio sistemarla stanotte» disse Miller. Scambiastorie immaginò le paure che si agitavano nella mente di Miller. Se avesse lasciato la macina in posizione verticale, la mattina dopo sarebbe sicuramente rotolata giù per la discesa schiacciando un certo bambino che in tutta innocenza stava riportando due secchi d’acqua verso casa. Visto che la pietra era miracolosamente scesa dalla montagna nel giro di una sola giornata, sarebbe stata follia lasciarla da qualsiasi altra parte se non nel luogo che le era destinato, ossia sulla base di pietrisco e di terra battuta all’interno dell’edificio.

Così portarono dentro una pariglia e l’attaccarono alla macina, come avevano fatto alla cava per calarla sulla treggia. La pariglia avrebbe tirato in modo da guidare la discesa della macina verso la base.

Per il momento, tuttavia, la macina riposava contro un terrapieno eretto di fianco alla base. Measure e Calm stavano infilando sotto il bordo esterno i pali con cui avrebbero fatto leva, per sollevarla e farla cadere al suo posto. Mentre lavoravano, la pietra dondolava leggermente. David tratteneva i cavalli; sarebbe stato un disastro se avessero tirato troppo presto facendo cadere la pietra dalla parte sbagliata, fuori dalla base e con la faccia scanalata in basso.

Scambiastorie si era fatto da parte e guardava Miller dirigere i figli con inutili grida di: «Attento laggiù!» e «Piano adesso!». Alvin era rimasto a fianco del vecchio sin da quando avevano portato la macina all’interno della costruzione. Uno dei cavalli diede segni di nervosismo. Miller reagì immediatamente. «Calm, va’ ad aiutare tuo fratello coi cavalli!» esclamò, avanzando d’un passo nella stessa direzione.

In quel preciso istante, Scambiastorie si rese conto che Alvin, dopotutto, non si trovava affatto al suo fianco. Con una scopa in mano, camminava speditamente verso la macina. Forse aveva visto del pietrisco sulla base: meglio spazzarlo via, no? I cavalli indietreggiarono; le funi si allentarono. Proprio mentre Alvin spariva dietro la macina, Scambiastorie si rese conto che con le corde così lente, se per caso la macina avesse deciso di cadere proprio in quel momento niente avrebbe potuto impedirle di piombare sulla base.

In un mondo ragionevole non sarebbe certamente caduta. Ma ormai Scambiastorie sapeva che quello non era affatto un mondo ragionevole. Alvin Junior aveva un nemico invisibile e potentissimo che non si sarebbe certamente lasciato sfuggire un’occasione del genere.

Scambiastorie balzò avanti. Non era ancora arrivato alla macina che avvertì un movimento improvviso nel terreno sotto i suoi piedi, un cedimento del pavimento in terra battuta. Non di molto, solo di qualche pollice, ma sufficiente a far abbassare il bordo interno della macina e a farne oscillare la parte superiore di più di due piedi, così bruscamente che arrestarla sarebbe stato impossibile. La macina sarebbe caduta di schianto sulla base, là dove si trovava Alvin Junior, stritolandolo come un pugnetto di grano.

Con un grido, Scambiastorie afferrò il braccio del ragazzo dandogli un violento strattone all’indietro, lontano dalla macina. Soltanto allora Alvin vide l’immensa mole che gli precipitava addosso. Lo strattone di Scambiastorie fu sufficiente a spostare il ragazzo di qualche passo, ma non bastava. Le gambe si trovavano ancora sotto la macina. Adesso questa cadeva in fretta, troppo in fretta perché Scambiastorie potesse reagire, fare qualsiasi cosa che non fosse guardarla schiacciare le gambe di Alvin. Scambiastorie sapeva che una ferita del genere avrebbe significato morire, tranne che ci avrebbe messo tempo. Aveva fallito.

Ma in quel preciso momento, mentre guardava la macina abbattersi su Alvin con violenza omicida, vide una crepa aprirsi nella pietra, e in meno d’un istante diventare una lunga fenditura che attraversava la macina da parte a parte. Le due metà si separarono di colpo, ciascuna con un movimento tale da andare a cadere accanto alla gamba di Alvin, senza toccarlo…

E nello stesso momento in cui Scambiastorie scorse la luce della lanterna brillare nella fenditura, udì la voce di Alvin gridare: «No!».

Chiunque altro avrebbe pensato che il ragazzo avesse gridato per la caduta della macina, di fronte alla propria morte imminente. Ma per Scambiastorie, disteso a terra accanto a lui, mentre la luce della lanterna lo abbagliava attraverso la fenditura nella macina, quel grido assunse un significato completamente diverso. Incurante del pericolo, come spesso accade ai bambini, Alvin gridava nel vedere la macina spaccarsi. Dopo averci tanto lavorato, e dopo tante fatiche per portarla a casa, non sopportava l’idea che potesse rompersi.

E siccome non riusciva a sopportarlo, non accadde. Le due metà della pietra si riunirono di colpo, quasi fossero calamitate, e la macina piombò a terra in un unico blocco.

L’ombra della pietra ne aveva ingigantite le reali dimensioni. Non schiacciò ambedue le gambe di Alvin. La gamba sinistra, anzi, piegata sotto il corpo com’era, non fu nemmeno toccata. La gamba destra però era messa in modo che la caviglia restava di tre o quattro dita sotto il bordo della macina. Poiché Alvin stava ancora tirando indietro le gambe, l’impatto con la pietra spinse la caviglia verso l’esterno. Il bordo della macina strappò la pelle e il muscolo fino all’osso, ma non prese in pieno la gamba. Addirittura questa avrebbe potuto non rompersi, se sotto non ci fosse stato il manico della scopa messo di traverso. La macina spinse la gamba di Alvin contro il manico di quel tanto che bastò a spezzare in due tibia e perone. I bordi taglienti dell’osso ruppero la pelle e si fermarono contro il manico della scopa, serrandolo come le ganasce di una morsa. Ma la gamba non era più sotto la macina, e la frattura era netta, l’osso non era andato in frantumi.

Poi nel locale si unirono lo schianto assordante della pietra sulla pietra, le urla disperate degli uomini annichiliti dall’orrore, e soprattutto lo straziante grido di dolore di un ragazzo che non era mai sembrato così piccolo e fragile come adesso.

Quando gli altri lo raggiunsero, Scambiastorie si era già accertato che le gambe di Alvin non fossero rimaste sotto la macina. Alvin cercò di tirarsi a sedere per guardarsi la gamba. Ma la vista o il dolore della frattura furono troppo per lui, e svenne. Suo padre gli giunse accanto proprio in quel momento; non era stato il più vicino, ma si era mosso più in fretta degli altri. Scambiastorie cercò di rassicurarlo; con i tronconi d’osso appoggiati sul manico di scopa, la gamba non sembrava rotta. Miller cercò di sollevarlo, ma la gamba non cedeva, e sebbene il ragazzo fosse già svenuto il dolore gli strappò un gemito. Fu Measure a farsi forza e a tirare la gamba fino a liberarla dal manico di scopa.

David aveva già una lanterna in mano, e mentre Miller camminava verso casa col figlio tra le braccia, David gli correva accanto per illuminargli la via. Measure e Calm avrebbero voluto seguirli, ma Scambiastorie li richiamò. «Lassù ci sono già le donne, e David, e vostro padre» disse. «E qualcuno deve pur occuparsi di tutto questo».

«Avete ragione» disse Calm. «Non credo che papà vorrà tornare qui tanto presto».

Facendo leva coi pali, i due giovani sollevarono la macina di quel tanto che permise a Scambiastorie di sfilare il manico di scopa e le corde alle quali erano ancora attaccati i cavalli. Insieme, portarono tutta l’attrezzatura fuori dall’edificio, quindi condussero i cavalli nella stalla e misero via attrezzi e provviste. Solo allora Scambiastorie fece ritorno a casa, dove scoprì che Alvin Junior era stato messo a dormire nel suo letto.

«Spero che non vi disturbi» si scusò Anne.

«Certo che no» disse Scambiastorie.