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Le sorelle e Cally stavano sparecchiando. Nella camera che fino a quel momento era stata di Scambiastorie, Faith e Miller, ambedue pallidissimi e tirati in viso, sedevano ai lati del letto in cui Alvin giaceva con la gamba steccata e fasciata.

David era in piedi accanto alla porta. «Era una frattura netta» sussurrò a Scambiastorie. «Ma la ferita… abbiamo paura che gli venga un’infezione. Non ha più pelle, sul davanti della caviglia. Non so nemmeno se con l’osso messo a nudo in quel modo sia possibile guarire».

«Avete rimesso a posto la pelle?» chiese Scambiastorie.

«Quella rimasta l’abbiamo tirata sull’osso, e mamma ce l’ha cucita sopra».

«Ben fatto» disse Scambiastorie.

Faith sollevò la testa. «V’intendete anche di medicina, Scambiastorie?»

«Quella che un uomo può avere imparato dopo anni trascorsi a cercare di fare ciò che poteva in mezzo a gente che ne sapeva quanto lui».

«Com’è potuto accadere?» disse Miller. «Perché proprio adesso, dopo tante volte in cui se l’è cavata senza un graffio?» Alzò lo sguardo verso Scambiastorie. «Avevo finito col convincermi che il ragazzo avesse un protettore».

«Ce l’ha, infatti».

«Allora questo protettore stavolta ha fallito».

«Non ha fallito» lo contraddisse Scambiastorie. «Per un istante, mentre la macina veniva giù, l’ho vista spaccarsi in due, e le due metà sarebbero sicuramente cadute in modo da non fargli alcun male».

«Come la trave» mormorò Faith.

«Anche a me per un attimo è parso così, papà» disse David. «Ma quando è caduta tutta in un pezzo ho pensato di aver visto ciò che desideravo accadesse, e non ciò che stava veramente accadendo».

«Ma nella pietra non si vede traccia di rottura» disse Miller.

«No» disse Scambiastorie. «Perché Alvin Junior si è rifiutato di lasciarla spaccare».

«Volete dire che ha rimesso insieme i due pezzi? In modo che gli schiacciasse la gamba, sfracellandogliela?»

«Voglio dire che in quel momento non ha minimamente pensato alla gamba» disse Scambiastorie. «Solo alla macina».

«Oh, bambino mio, povero bambino mio tanto generoso» mormorò sua madre, carezzando dolcemente il braccio del ragazzo. Quando arrivò alle dita, queste si distesero; quando gliele lasciò andare, tornarono di scatto nella posizione primitiva.

«È possibile?» chiese David. «Che la macina si sia spaccata e subito dopo sia tornata intera?»

«Dev’essere possibile per forza» disse Scambiastorie, «visto che è successo».

Faith sfiorò di nuovo le dita del figlio. Stavolta queste non ripresero la posizione primitiva, ma si estesero ancora, quindi si strinsero a pugno, poi si aprirono di nuovo.

«È sveglio» disse suo padre.

«Vado a prendergli un po’ di rum» disse David. «Per alleviare il dolore. Armor ne avrà certamente, nel suo magazzino».

«No» mormorò Alvin.

«Il ragazzo dice di no» disse Scambiastorie.

«Cosa volete che capisca, col dolore che deve provare?»

«Deve mantenersi lucido, se può» disse Scambiastorie. S’inginocchiò accanto al letto, alla destra di Faith, così da avvicinarsi il più possibile al viso del ragazzo. «Alvin, mi senti?»

Alvin emise un gemito che probabilmente voleva dire ‘sì’.

«Allora ascoltami. Ti sei fatto molto male alla gamba. Le ossa sono rotte, ma sono state rimesse a posto e dovrebbero saldarsi senza difficoltà. Ma la pelle si è lacerata, e anche se tua madre l’ha ricucita è possibile che muoia e venga attaccata dalla cancrena, uccidendoti. La maggior parte dei chirurghi, per salvarti la vita, ti amputerebbe la gamba».

Alvin scosse violentemente la testa, nell’evidente tentativo di urlare. Ne venne fuori solo un lamento: «No, no, no».

«Lo fate soffrire ancora di più!» disse Faith irosamente.

Scambiastorie guardò il padre, come a chiedere il suo permesso per continuare.

«Non dovete tormentarlo» disse Miller.

«C’è un proverbio» disse Scambiastorie. «Il melo non chiede consiglio al faggio per crescere, né il leone al cavallo per catturare la sua preda».

«E che cosa significa?» chiese Faith.

«Significa che non spetta a me insegnare a lui come usare poteri della cui natura non so assolutamente nulla. Ma poiché nemmeno lui sa come fare, debbo almeno provarci, non vi sembra?»

Miller meditò per un momento. «Continuate, Scambiastorie. Che riesca o meno a guarire se stesso, è meglio che sappia come stanno le cose».

Scambiastorie prese con delicatezza la mano del ragazzo. «Alvin, tu vuoi che la tua gamba si salvi, vero? Allora devi pensare alla gamba nello stesso modo in cui hai pensato alla pietra. Devi pensare alla pelle della gamba che ricresce, attaccandosi all’osso. Devi studiarla a fondo. Di tempo ne hai in abbondanza, disteso a letto come sei. Non pensare al dolore, pensa alla gamba come dovrebbe essere, integra e forte come prima».

Alvin restò immobile nel letto, serrando le palpebre per il dolore.

«Lo stai facendo, Alvin? Puoi provarci, almeno?»

«No» disse Alvin.

«Devi combattere contro il dolore, in modo da poter usare il tuo talento neh” aggiustare le cose».

«Non lo farò mai».

«E perché no?» esclamò Faith.

«L’Uomo Luminoso» disse Alvin. «Gliel’ho promesso».

Scambiastorie ricordò il giuramento che Alvin aveva fatto all’Uomo Luminoso, e si sentì invadere dallo scoramento.

«Chi sarebbe quest’Uomo Luminoso?» chiese Miller.

«Una… un’apparizione che ha avuto quand’era piccolo» spiegò Scambiastorie.

«E come mai non ne abbiamo mai sentito parlare?»

«È successo la notte dopo l’incidente della trave» disse Scambiastorie. «Alvin ha promesso all’Uomo Luminoso che non avrebbe mai usato i suoi poteri a proprio vantaggio».

«Ma Alvin» disse Faith. «Stavolta non sarebbe per diventare ricco o cose del genere, stavolta sarebbe per salvarti la vita».

Il ragazzo si limitò a scuotere la testa con una smorfia di dolore.

«Potrei restare solo con lui?» chiese Scambiastorie. «Solo per qualche minuto, in modo da potergli parlare?»

Scambiastorie non aveva ancora finito di dirlo che Miller stava spingendo Faith fuori dalla porta.

«Alvin» disse Scambiastorie. «Devi ascoltarmi attentamente. Sai che non ti direi mai una bugia. Un giuramento è una cosa terribile, e non consiglierei mai a nessuno di infrangere la parola data, nemmeno per salvarsi la vita. Perciò non ti chiederò di usare i tuoi poteri per te stesso. Mi senti?»

Alvin annuì.

«Allora pensa a questo. Pensa al Distruttore che se ne va in giro per il mondo. Nessuno lo vede compiere la sua opera, nessuno lo vede demolire e distruggere. Nessuno, tranne un ragazzo, uno solo. E chi è quel ragazzo, Alvin?»

Le labbra di Alvin formarono la parola, anche se non ne uscì alcun suono. Io.

«E quel ragazzo ha ricevuto un potere della cui natura non ha ancora la benché minima idea. Il potere di costruire, mentre il nemico demolisce. E ancora più importante, Alvin, il desiderio di costruire. Un ragazzo che reagisce a ogni fuggevole comparsa del Distruttore costruendo qualche piccola cosa. E adesso dimmi, Alvin, coloro che aiutano il Distruttore sono amici o nemici dell’umanità?»

Nemici, dissero le labbra di Alvin.

«Se perciò aiuti il Distruttore a distruggere il suo nemico più temibile, anche tu diventi nemico dell’umanità, non è vero?»

L’angoscia costrinse il ragazzo a parlare. «State distorcendo la verità» balbettò.

«La sto raddrizzando» lo corresse Scambiastorie. «Hai giurato di non usare mai il tuo potere per te stesso. Ma se muori, sarà solo il Distruttore a trarne vantaggio, e se vivi, se quella gamba guarisce, sarà per il bene di tutta l’umanità. No, Alvin, è per il bene del mondo e di tutto ciò che esso contiene».