«Me ne vado» sussurrò Alvin.
«Non è vero. Sei il settimo figlio, e non ti lasceranno mai andare».
«Me ne vado».
«Sicuro, per come faccio il conto io, sono io il numero sette. David, Calm, Measure, Wastenot, Wantnot, Alvin Junior che saresti tu, e poi io, che fanno sette».
«Vigor».
«È morto. È morto da un sacco di tempo. Bisognerebbe che qualcuno lo dicesse anche a papà e mamma».
Alvin giacque immobile, quasi allo stremo delle forze per quelle poche cose che aveva detto. Cally praticamente non aggiunse altro. Si limitò a restarsene lì seduto. E a stringere forte la mano di Alvin. Poco dopo Alvin cominciò ad assopirsi, per cui non poté essere del tutto sicuro se Cally l’avesse detto veramente, o piuttosto non fosse stato un sogno. Ma lo udì dire: «Non potrei mai volere la tua morte, Alvin». E poi gli sembrò che avesse detto: «Vorrei solo essere te». Comunque fosse, Alvin scivolò nel sonno, e quando si svegliò era solo e la casa era immobile tranne per i consueti rumori notturni, il vento che scuoteva le imposte, le travi che scricchiolavano contraendosi per il freddo, il ceppo che scoppiettava nel camino.
Ancora una volta entrò nel proprio corpo dirigendosi lentamente verso la ferita. Ma stavolta non lavorò sulla pelle e sui muscoli. Lavorò sulle ossa. Restò sorpreso nell’accorgersi che non erano solide e compatte come la macina di pietra, ma una specie di merletto, piene di minuscole cavità. Ma ben presto capì com’erano fatte, e dopo un po’ riuscì facilmente a saldarle di nuovo in un unico pezzo.
Però in quell’osso c’era qualcosa che non andava. Nella gamba malata c’era qualcosa che non voleva tornare esattamente come in quella buona. Ma era qualcosa di così piccolo che Alvin non riusciva a distinguerlo chiaramente. Sentiva soltanto che, qualunque cosa fosse, faceva sì che l’osso restasse malato dentro; era solo una minuscola macchia malata, ma lui non riusciva a guarirla. Era come cercare di raccogliere da terra i fiocchi di neve; ogni volta che gli sembrava di aver raccolto qualcosa, in mano non gli restava nulla, o forse era soltanto troppo piccolo per vederlo.
Pensò che forse se ne sarebbe andato da solo. Che forse, se fosse migliorato tutto il resto, anche quel punto malato del suo osso sarebbe migliorato da sé.
Eleanor era andata a trovare i suoi, ed era tornata molto tardi. Armor non aveva niente da ridire sul fatto che una moglie mantenesse solidi legami con la propria famiglia d’origine, ma tornare a casa dopo il tramonto era troppo rischioso.
«Sembra che da queste parti si aggirino pellerossa selvaggi provenienti dal sud» disse Corazza-di-Dio. «E tu giri da sola di notte».
«Ho fatto prima che potevo» ribatté lei. «La strada la so trovare anche al buio».
«Non è questione di trovare la strada» la rimproverò Armor. «Per gli scalpi dei bianchi, i francesi adesso offrono fucili. Non sarà una tentazione per i seguaci del Profeta, ma a qualche Chok-Taw potrebbe anche essere venuto in mente di andare in visita a Fort Detroit raccogliendo scalpi lungo il cammino».
«Alvin non morirà» disse Eleanor.
Di solito Armor non tollerava che lei cambiasse argomento in quel modo. Ma la notizia era così sorprendente che sarebbe stato un po’ difficile non domandarle chiarimenti. «Allora hanno deciso di amputargli la gamba?»
«L’ho vista, la gamba. Sta migliorando. E nel tardo pomeriggio Alvin Junior era sveglio e ho potuto chiacchierare un po’ con lui».
«Sono contento che fosse sveglio, Elly, sono veramente contento, ma non penserai davvero che quella gamba possa migliorare! Una ferita di quel genere può anche dare segni di miglioramento, ma ben presto si può star sicuri che arriva la cancrena».
«Stavolta non penso proprio che vada così» disse lei. «Vuoi cenare?»
«Debbo essermi sbocconcellato almeno due filoni di pane mentre andavo avanti e indietro e mi chiedevo se saresti mai tornata a casa».
«Non mi piacciono gli uomini con la pancia».
«Be’, io ce l’ho già, e ti assicuro che chiede cibo come quella di chiunque altro».
«Mia madre mi ha regalato una forma di formaggio». Eleanor la depose sul tavolo.
Armor aveva i suoi dubbi. Per come la vedeva lui, se i formaggi di Faith Miller venivano così buoni ciò era dovuto almeno per metà al fatto che combinava qualcosa di strano col latte. Era impossibile trovare formaggio migliore nell’intera regione tra il Wobbish e il Tippy-Canoe.
Quando scopriva di essere in qualche modo venuto a compromessi con la stregoneria, Armor s’infuriava con se stesso. E quando era infuriato con se stesso non era assolutamente disposto a lasciar cadere la cosa, anche se sapeva benissimo che Elly non aveva nessuna intenzione di parlarne. «Perché pensi che la gamba non andrà in cancrena?»
«Sta migliorando così in fretta» disse Eleanor.
«Migliorando come?»
«Oh, in pratica è quasi guarita».
«Quasi quanto?»
Lei si voltò di scatto, roteò gli occhi, quindi gli diede nuovamente le spalle e cominciò a fare a spicchi una mela da mangiare col formaggio.
«Ti ho chiesto quasi quanto, Elly. Quanto gli manca a guarire?»
«È già guarito».
«Due giorni dopo che una macina da mulino gli ha portato via un pezzo di gamba, è già guarito?»
«Solo due giorni? Avrei detto che era passata una settimana».
«Il calendario dice che sono due giorni» ribatté Armor. «Il che significa che c’è di mezzo qualche stregoneria».
«A quanto dicono i Vangeli, Colui che guariva gli ammalati non praticava certo la stregoneria».
«Chi è stato, allora? Non venirmi a dire che tuo padre o tua madre sono riusciti a escogitare un rimedio di questa potenza da un giorno all’altro. Hanno forse evocato il demonio?»
Eleanor si voltò di scatto, il coltello ancora sospeso in aria per tagliare. Nei suoi occhi passò un lampo. «Può darsi che papà non sia esattamente un uomo di chiesa, ma in casa nostra il diavolo non ha mai messo piede».
Non era ciò che il reverendo Thrower gli aveva detto, ma Armor ebbe il buon senso di non introdurre anche lui nella conversazione. «Allora è stato quel mendicante».
«Si guadagna il vitto e l’alloggio lavorando duro come chiunque altro».
«Dicono che ha conosciuto personalmente quel vecchio mago di Ben Franklin. E Tom Jefferson, l’ateo degli Appalachi».
«Sa raccontare delle belle storie. E comunque non è stato lui a guarire il ragazzo».
«Be’, qualcuno sarà pur stato».
«Forse è semplicemente guarito da solo. A ogni modo la gamba è ancora rotta. Perciò non è un miracolo o roba del genere. È uno che fa in fretta a guarire, tutto qui».
«Be’, forse è uno che fa in fretta a guarire perché il diavolo si prende cura della sua genìa».
Dalla luce che le scorse negli occhi quando Eleanor si voltò, Armor fu a un pelo dal pentirsi di ciò che aveva detto. Ma poi pensò che non ce n’era motivo. Il reverendo Thrower aveva detto che quel ragazzo era perfino peggio della Bestia dell’Apocalisse.
Bestia o ragazzo che fosse, tuttavia, era pur sempre il fratello di Elly, e sebbene di solito sua moglie fosse la persona più buona e cara del mondo, quando le saltava la mosca al naso poteva diventare un’autentica furia.
«Ritira quello che hai detto» disse Eleanor.
«Suvvia, questa è la cosa più stupida che abbia mai sentito. Come faccio a ritirare quello che ho detto?»
«Dicendo che sai che non è vero».
«Ma io non posso sapere se è vero o non è vero. Ho detto ‘forse’, e se uno non può più dire ‘forse’ a sua moglie quanto gli pare e piace, allora sarebbe meglio che fosse morto e sotterrato».
«Sono d’accordo. E se non ritiri quello che hai detto, non dubitare che preferiresti essere morto e sotterrato!» E si mosse verso di lui stringendo una mela in ciascuna mano.