A Nynaeve bruciavano gli occhi per il sudore, ma rifiutava di battere le palpebre. Forse Tarna pensava di riuscire a corromperla? «Non ho mai trascorso molto tempo con lui. Vivevo nel villaggio, vedi, e lui in una fattoria nel Bosco Occidentale. Mi ricordo di un ragazzino testardo. Doveva essere spinto a fare le cose, o trascinato. Ma questo quando era un ragazzino. Forse adesso è cambiato, per quanto ne so. Molti uomini sono solo dei bambini cresciuti, ma forse lui è cambiato.»
Tarna la guardò a lungo. Molto a lungo, con occhi gelidi. «Be’» disse alla fine, alzandosi così rapidamente che Nynaeve fece quasi un passo indietro, anche se nella piccola stanza non c’era spazio per arretrare. Quel sorriso inquietante rimase al suo posto. «Qui è riunito davvero uno strano gruppo. Non ho visto nessuna delle due, ma mi sembra di aver capito che Siuan Sanche e Leane Sharif siano a Salidar. Non il tipo di persone che una donna saggia frequenterebbe. Forse ospitate altre stranezze? Staresti molto meglio con me. Me ne vado domani mattina. Fammi sapere stanotte se mi devo aspettare di incontrarti strada facendo.»
«Temo di non...»
«Pensaci, bambina. Potrebbe essere la decisione più importante della tua vita. Pensaci bene.» La maschera amabile svanì e Tarna lasciò la stanza.
Le ginocchia di Nynaeve cedettero, facendola cadere sul letto. Quella donna le aveva scatenato una tale gamma di emozioni che non sapeva cosa fare. Disagio e rabbia ribollivano assieme con l’allegria. Sperava che l’Ajah Rossa avesse modo di comunicare con le Aes Sedai alla Torre Bianca che cercavano Rand. Oh, quanto le sarebbe piaciuto essere una mosca appoggiata sul muro mentre cercavano di usare quanto aveva appena detto su di lui. Tentare di corromperla. Cercare di spaventarla. Facendo peraltro un buon lavoro. Tarna era sicura che le Aes Sedai di Salidar si sarebbero inginocchiate a Elaida. Era una conclusione scontata, l’unico dubbio era quando. Che avessero anche accennato a Logain? Nynaeve sospettava che Tarna ne sapesse di più su Salidar di quanto il Consiglio o Sheriam sospettassero. Forse Elaida aveva delle alleate fra loro.
Nynaeve aspettò che Elayne tornasse, poi, trascorsa mezz’ora, andò a cercarla. Prima avanti e indietro per strada, poi cominciò ad arrampicarsi sui carri o i calessi per guardare dall’alto, o sui barili chiusi o su un masso, per vedere sopra le teste della folla. Il sole era quasi tramontato prima che Nynaeve facesse ritorno alla loro stanza, borbottando e trovandovi Elayne, che era chiaramente appena arrivata.
«Dove sei stata? Pensavo che Tarna ti avesse legata da qualche, parte!»
«Stavo riprendendo questi da Siuan.» Elayne aprì la mano. Aveva due degli anelli di pietra ritorta.
«Uno dei due è quello vero? Hai avuto una buona idea a riprenderli, ma avresti dovuto provare a recuperare quello vero.»
«Non ho cambiato idea, Nynaeve. Penso ancora che dovremmo restare.»
«Tarna...»
«Mi ha solo convinta. Se andiamo via, Sheriam e il Consiglio sceglieranno la Torre unita anziché Rand. Lo so.» Appoggiò le mani sulle spalle di Nynaeve, che si sedette sul letto. Elayne si accomodò su quello di fronte e si protese in avanti. «Ti ricordi cosa mi hai detto quando parlavi di usare il bisogno per trovare qualcosa nel tel’aran’rhiod? Quello di cui abbiamo bisogno è il sistema di convincere il Consiglio a non andare da Elaida.»
«Come? Cosa? Se Logain non è abbastanza...»
«Lo sapremo quando lo scopriremo» rispose Elayne con fermezza.
Nynaeve giocava con la treccia con fare assente. «Acconsentiresti ad andare via se non scoprissimo nulla? Non mi piace molto l’idea di starmene qui fino a quando decideranno di metterci sotto controllo.»
«Lo farò se tu acconsenti a rimanere nel caso scoprissimo qualcosa di utile. Nynaeve, per quanto desideri vederlo, siamo più utili qui.»
Nynaeve esitò prima di mormorare: «D’accordo.» Non pareva una scelta particolarmente arrischiata. Senza alcuna idea di cosa cercare non riusciva a immaginare che avrebbero trovato qualcosa.
Se le era sembrato che la giornata trascorresse lentamente, adesso strisciava. Si misero in fila davanti a una delle cucine per avere un piatto di prosciutto, rape e piselli. Il sole rimase al livello degli alberi per ore. Molte a Salidar andavano a letto al tramonto, ma dietro le finestre apparivano delle luci, specialmente negli edifici grandi. Il Consiglio offriva un banchetto per Tarna. Dalla vecchia locanda provenivano dei suoni di arpa; le Aes Sedai avevano trovato un suonatore fra i soldati, lo avevano fatto rasare e gli avevano messo addosso una livrea. La gente che oltrepassava la locanda lanciava delle occhiate prima di proseguire in fretta; alcuni la ignoravano con tale impegno che tremavano quasi per lo sforzo. Ancora una volta Gareth Bryne era l’eccezione. Stava cenando seduto su una scatola di legno in mezzo alla strada; qualunque componente del Consiglio che si fosse affacciata lo avrebbe visto. Lentamente, molto lentamente, il sole scese dietro le colline. Il buio giunse all’improvviso, senza crepuscolo, e le strade si svuotarono. La melodia dell’arpista riprese. Gareth Bryne era ancora seduto sulla cassa, al margine di una pozza di luce che proveniva dal banchetto del Consiglio. Nynaeve scosse il capo; non sapeva se l’uomo fosse ammirevole o sciocco. Sospettava fossero vere entrambe le cose.
Solo quando fu nel suo letto con il ter’angreal punteggiato infilato nel cordoncino che portava al collo assieme all’anello di Lan e la candela spenta, ricordò le istruzioni di Theodrin. Be’, era troppo tardi. Theodrin non avrebbe mai scoperto se aveva dormito meno. E dove si era cacciato Lan?
Il ritmo del respiro di Elayne rallentò, Nynaeve sprimacciò il cuscino e...
...si ritrovò in piedi davanti al letto vuoto, mentre osservava una Elayne nebulosa nella notte non molto chiara del tel’aran’rhiod. Lì non c’era nessuna che le avrebbe viste. Sheriam o una del suo gruppo forse erano in giro, o Siuan e Leane. Era vero che le due avevano il diritto di visitare il Mondo dei Sogni, ma in quella serata nessuna di loro aveva voglia di rispondere alle domande. Elayne la vedeva come una caccia. Consapevole o meno, si era vestita come Birgitte, con la giubba verde e le brache bianche. Nynaeve batté le palpebre nel vedere l’arco d’argento, che svanì assieme alla faretra.
A quel punto, controllò i propri vestiti e sospirò. Un abito da ballo di seta blu, ricamato con dei fiori dorati attorno alla scollatura profonda e viticci in fondo alla gonna. Sapeva di indossare delle scarpine da ballo di velluto. Non importava molto cosa s’indossasse nel tel’aran’rhiod, era una scelta casuale, legata a ciò che si pensava. Ma cosa aveva in mente per fare una scelta simile? «Sei consapevole che questo tentativo potrebbe non funzionare?» disse, indossando un abito di robusta lana dei Fiumi Gemelli e scarpe resistenti. Elayne non aveva alcun diritto di sorridere a quel modo. Un arco d’argento. Ah! «Dovremmo avere almeno un’idea di cosa cercare.»
«Deve funzionare, Nynaeve. Da come mi hai spiegato, le Sapienti ti hanno detto che la chiave è il bisogno, ed è meglio che sia forte, e noi sicuramente abbiamo bisogno di qualcosa, o la promessa di fornire aiuto a Rand sarà vana, eccetto per ciò che Elaida vuole concedergli. Non lascerò che accada, Nynaeve. Non lo permetterò.»
«Abbassa il mento. Nemmeno io lo voglio, se c’è qualcosa che possiamo fare. Tanto vale che procediamo.» Nynaeve prese per mano Elayne e chiuse gli occhi. Sperava che una parte di lei avesse idea di cosa avessero bisogno. Forse non sarebbe accaduto nulla. Bisogno. Di colpo tutto sembrò vorticarle attorno. Sembrava che il tel’aran’rhiod ruotasse e precipitasse.
Aprì subito gli occhi. Ogni passo fatto usando il bisogno era alla cieca, dettato dalla pura necessità, e mentre ciascuno di essi portava più vicini alla meta, allo stesso tempo poteva fare atterrare le persone su un nido di vipere, o disturbare un leone a caccia che avrebbe potuto staccarti una gamba.