Non c’erano leoni, ma ciò che videro fu comunque inquietante. Era pieno giorno, ma questo non la disturbava: il tempo lì scorreva in modo diverso. Lei ed Elayne si tenevano per mano su una strada coperta di ciottoli, circondate da edifici di pietra e mattoni. Finestre elaborate e fregi bellissimi adornavano case e negozi. I tetti erano coperti da cupole, e ponti di pietra o legno passavano sopra le strade, a volte raggiungendo in altezza edifici di tre o quattro piani. Monti di spazzatura, abiti vecchi e mobili rotti erano accatastati agli angoli delle strade e i ratti correvano liberi in gran numero, a volte fermandosi per squittire impavidi contro di loro. Le persone che si sognavano nel tel’aran’rhiod scomparivano alla vista. Un uomo cadde gridando da uno dei ponti e svanì prima di toccare il lastricato. Una donna che gemeva con addosso un abito lacerato corse verso di loro prima di scomparire. Grida e urla troncate echeggiavano per le strade, accompagnato a volte da risate rauche che somigliavano a quelle di un maniaco.
«Non mi piace tutto questo» osservò Elayne preoccupata.
In lontananza si vedeva una grande colonna bianca sopra la città, che superava in altezza le torri, molte delle quali erano unite da ponti che facevano sembrare bassi tutti gli altri. Si trovavano a Tar Valon, nella parte dove Nynaeve aveva visto Leane l’ultima volta. Quest’ultima non era stata molto aperta nello spiegare cosa stesse facendo; aumentare la grandezza e la leggenda delle misteriose Aes Sedai, le aveva risposto.
«Non importa» disse Nynaeve. «Nessuna a Tar Valon conosce il Mondo dei Sogni. Non incontreremo nessuna.» Le venne il voltastomaco nel vedere un uomo con il volto insanguinato che apparve all’improvviso barcollando verso di loro. Non aveva le mani, ma solo dei monconi.
«Non era ciò che intendevo» mormorò Elayne.
«Andiamo.» Nynaeve chiuse gli occhi. Bisogno.
Cambio.
Adesso erano nella Torre, in uno dei corridoi tappezzati di arazzi. Una novizia paffuta apparve a meno di dieci passi di distanza e sgranò gli occhi quando le vide.
«Vi prego,» le implorò «vi prego» e scomparve.
Elayne gridò di colpo. «Egwene!»
Nynaeve si voltò, ma il corridoio era vuoto.
«L’ho vista» insisté Elayne. «Ne sono sicura.»
«Immagino che possa sfiorare il tel’aran’rhiod anche da un sogno ordinario, come chiunque altro» rispose Nynaeve. «Andiamo avanti con la nostra missione.» Adesso cominciava a sentirsi a disagio.
Si presero di nuovo per mano. Bisogno.
Cambio.
Adesso si trovavano in un magazzino speciale. Gli scaffali allineati lungo le pareti creavano due corte file con delle scatole disposte in bell’ordine, di diverse forme e dimensioni. Qualcuna di legno, altre scolpite o laccate, contenenti oggetti avvolti nel panno, statue e sagome varie dalle forme insolite, che parevano di metallo o vetro, cristallo o pietra o a volte porcellana. Nynaeve non aveva bisogno d’altro per sapere che erano oggetti creati con l’Unico Potere, forse dei ter’angreal, degli angreal e sa’angreal. Quell’insolita collezione, ben conservata, non poteva essere altro che nella Torre.
«Non credo abbia senso proseguire» disse Elayne scoraggiata. «Non so nemmeno come potremmo portare via qualcosa da qui.»
Nynaeve si tirò la treccia. Se davvero c’era qualcosa che potevano usare — doveva esserci, a meno che le Sapienti le avessero mentito — allora doveva anche esserci modo di raggiungerla nel mondo reale. Angreal e simili di solito non erano ben protetti. Quando era ancora nella Torre aveva visto solo una novizia e un lucchetto. La porta che vedeva era di solide assi, ma la pensò aperta e spinse.
La porta si aprì nella sala delle guardie. Dei lettini disposti uno sopra altro erano allineati lungo la parete con le alabarde di fronte. Oltre a un pesante tavolo circondato da sgabelli c’era un’altra porta con una piccola grata.
Mentre si voltava verso Elayne, Nynaeve vide che la porta era di nuovo chiusa. «Se non riusciamo ad arrivare qui a ciò di cui abbiamo bisogno, forse possiamo farlo altrove. Voglio dire che forse ci serve qualcos’altro. Se non altro, adesso abbiamo un’idea. Credo che questi siano ter’angreal che nessuno sa come usare. È l’unico motivo per controllarli in questo modo. Potrebbe essere pericoloso anche solo incanalare nei loro pressi.»
Elayne la guardò. «Ma se proviamo di nuovo, non finiremo ancora in quella sala? A meno che... a meno che le Sapienti ti abbiano insegnato come escludere una particolare area dalle ricerche.»
Non lo avevano fatto — non avevano voglia di svelare niente a nessuno — ma in un posto dove aprivi un lucchetto solo pensandolo tutto era possibile. «È esattamente ciò che faremo. Ci concentreremo e penseremo che quanto ci serve non si trova a Tar Valon.» Guardando corrucciata gli scaffali, aggiunse: «E scommetto che si tratta di un ter’angreal che nessuno sa usare.» Come avrebbe convinto il Consiglio a sostenere Rand, non riusciva a immaginarlo.
«Abbiamo bisogno di un ter’angreal che non si trova a Tar Valon» ripeté Elayne come per convincersi. «Molto bene, proseguiamo.»
Protese le mani e dopo un istante Nynaeve le prese. Non era certa di come avesse fatto a diventare lei quella che insisteva nella ricerca. Voleva andare via da Salidar, non trovare un motivo per rimanere. Ma se fosse riuscita ad assicurarsi che le Aes Sedai di Salidar avrebbero aiutato Rand...
Bisogno. Un ter’angreal. Non a Tar Valon. Bisogno.
Cambio.
Ovunque si trovassero, la città scura non era sicuramente Tar Valon. A nemmeno venti passi di distanza l’ampia strada lastricata si trasformava in un ponte bianco di pietra che si inarcava sopra un canale, con statue da entrambi i lati. A cinquanta passi di distanza ne videro un altro. Dei balconi delicati circondavano le torri che erano ovunque, disseminate come lance infilate nel terreno. Ogni edificio era bianco, le porte e le finestre erano ad arco acuto, a volte gli archi erano doppi o tripli. Sugli edifici più maestosi erano visibili lunghi balconi con le ringhiere dipinte di bianco, finestre con i battenti lavorati per nascondere gli occupanti si affacciavano sulle strade e i canali, le cupole bianche con fasce rosse o color oro erano appuntite.
Bisogno. Cambio.
Adesso pareva una città diversa. La strada era stretta e non pavimentata, fiancheggiata su entrambi i lati da edifici di cinque o sei piani, l’intonaco bianco era crepato e i mattoni erano a vista. Qui non c’erano balconi. Le mosche volavano ovunque ed era difficile dire se fosse l’alba per via delle ombre proiettate a terra.
Le due donne si scambiarono un’occhiata. Sembrava improbabile che avrebbero trovato un ter’angreal qui, ma si erano spinte troppo avanti per fermarsi. Bisogno.
Cambio.
Nynaeve starnutì prima di aprire gli occhi e anche dopo che lo ebbe fatto. Ogni passo sollevava nuvole di polvere. Il magazzino non era affatto come quello nella Torre. Ceste e barili affollavano la piccola stanza, ammucchiati ovunque uno sopra l’altro, con un piccolo spazio a dividerli, il tutto coperto dalla polvere. Nynaeve starnutì talmente forte che credeva le sarebbero volate via le scarpe e... la polvere svanì. Tutta. Elayne sorrideva. Nynaeve non disse nulla, si limitò a memorizzare la stanza senza polvere. Avrebbe dovuto pensarci prima.
Guardò il mucchio di ceste e barili e sospirò. La stanza non era più grande di quella a Salidar dove giacevano i loro corpi addormentati, ma cercare fra tanto ciarpame... «Ci vorranno settimane.» «Possiamo provare ancora. Forse ci dirà in quale cesta guardare.». La voce di Elayne pareva dubbiosa quanto si sentiva Nynaeve.
Era comunque un suggerimento valido come un altro. Nynaeve chiuse gli occhi e il cambio avvenne ancora. Quando li aprì si trovò in piedi in fondo al corridoio lontano dalla porta, di fronte a una cassa quadrata che superava l’altezza della sua vita. Le bande di metallo che la circondavano parevano arrugginite e sembrava che la cassa avesse trascorso gli ultimi vent’anni sotto i colpi di un martello. Un nascondiglio più improbabile di quello, in particolar modo per un ter’angreal, non riusciva a immaginarlo. Elayne le stava accanto e fissava la cassa.