Amys tirò su con il naso. «Sarebbero scomparse se le avesse pensate altrove. Quella donna non impara nulla. Le Aes Sedai che servivamo durante l’epoca leggendaria non potevano essere tanto sciocche.» Adesso pareva si fosse calmata.
Melaine rideva apertamente e Egwene si accorse che stava facendo lo stesso. A volte l’umorismo Aiel era inspiegabile per lei, ma non in quell’occasione. Aveva incontrato Carlinya solo tre volte, ma l’immagine di quella donna rigida, fredda e superba che saltellava cercando di strappare i serpenti dal vestito... tutto ciò che poté fare fu tentare di non ridere ancora più forte.
«Almeno il tuo senso dell’umorismo è in buona salute» osservò Melaine. «I mal di testa non sono tornati?»
«La testa è a posto» mentì Egwene e Bair annuì.
«Bene. Avevamo paura che non sarebbero andati via. Se eviterai di accedere al Mondo dei Sogni per un altro po’, dovrebbero sparire. Non temere che abbiano delle brutte conseguenze; il corpo usa il dolore per dirci di riposare.»
La frase la fece quasi ridere di nuovo, anche se non per il divertimento. Le Aiel ignoravano le ferite e le ossa rotte perché non potevano esserne disturbate proprio in quel momento. «Per quanto tempo devo restare fuori?» chiese. Odiava mentire a quelle donne, ma odiava ancor di più non fare nulla. I primi dieci giorni dopo che Lanfear l’aveva colpita — ancora non sapeva che arma avesse usato — erano stati brutti; allora non poteva nemmeno pensare senza che un mal di testa le spaccasse il cranio. Una volta che si era ripresa, ciò che la madre chiamava ‘il prurito delle mani che viene con l’indolenza’ l’aveva fatta tornare nel tel’aran’rhiod di nascosto dalle Sapienti. Riposando non imparavi nulla. «Il prossimo incontro, avete detto?»
«Forse» rispose Melaine sollevando le spalle. «Vedremo. Ma devi mangiare. Se non ne hai voglia, c’è qualcosa che non va e che non abbiamo notato.»
«Oh, posso mangiare.» La farinata d’avena che stavano cucinando fuori aveva un buon odore. «Suppongo di essere solo pigra.» Alzarsi senza vacillare fu uno sforzo; la sua testa non gradiva ancora nessuno spostamento. «La scorsa notte mi sono venute in mente altre domande.»
Melaine alzò gli occhi al cielo, divertita. «Da quando sei ferita ci hai rivolto cinque domande per ognuna che facevi prima.»
Perché stava cercando di scoprire qualcosa da sola ma non poteva dirlo! Egwene prese una sottoveste pulita da una piccola cesta vicino alla tenda e si tolse quella sudata.
«Le domande vanno bene» osservò Bair. «Chiedi.»
Egwene scelse le parole con cautela, continuando a vestirsi disinvolta, la stessa blusa di algode e l’ingombrante gonna di lana che indossavano le Sapienti. «È possibile essere attirate nel sogno di qualcun altro contro la propria volontà?»
«Certo che no» rispose Amys. «A meno che il tuo tocco non sia sporco.»
Ma proprio mentre la donna parlava, Bair aggiunse: «No, a meno che non siano coinvolte forti emozioni. Se tenti di osservare il sogno di qualcuno che ti ama o ti odia, potresti esserne attirata dentro. O se tu ami o odi quella persona. L’ultimo esempio è il motivo per cui non osiamo osservare i sogni di Sevanna, o di parlare con le Sapienti Shaido nei loro sogni.» Egwene era sorpresa che quelle donne e le altre Sapienti ancora parlassero con le Sapienti Shaido. Le Sapienti erano al di sopra degli antagonismi di sangue e le battaglie, ma pensava che opporsi al Car’a’carn giurando di ucciderlo avesse esonerato le Shaido da quell’impegno. «Lasciare i sogni di qualcuno che ti ama o ti odia» concluse Bair «è come tentare di arrampicarsi su una parete liscia.»
«Vero.» Amys adesso pareva di buon umore e rivolse a Melaine una lunga occhiata. «Questo è il motivo per cui una camminatrice dei sogni non commette mai l’errore di osservare i sogni del marito.» Melaine guardava dritto davanti a sé, con il volto scuro. «E in ogni caso non lo fa mai due volte» aggiunse Amys.
Bair sorrise senza guardare Melaine e le rughe sul suo viso aumentarono. «Può essere spiacevole, specialmente se è arrabbiato con te. Se, per fare un esempio a caso, ji’e’toh te lo porta via e tu, come una bambina sciocca, sei stata tanto stupida da dirgli che se ti amava non avrebbe dovuto lasciarti.»
«Vi state allontanando troppo dalla domanda» intervenne Melaine, rossa in viso e rigida. Bair rise a crepapelle.
Egwene si raddrizzò incuriosita, e divertita, ma parlò veloce. «E se non provi a spiare?» Melaine la guardò con gratitudine ed Egwene si sentì in colpa. Non abbastanza per non chiedere di sentire tutta la storia più tardi. Qualsiasi cosa facesse arrossire Melaine in quel modo, doveva essere divertente.
«Ne ho sentito parlare,» rispose Bair «quando ero giovane e stavo iniziando a imparare. Mora, la Sapiente della fortezza di Colrada, mi addestrava e mi aveva spiegato che se il sentimento era davvero molto forte, amore o odio talmente grandi da non lasciare spazio ad altro, potevi esservi attirata anche solo essendo consapevole dell’esistenza di quel sogno.»
«Non ho mai sentito nulla di simile» intervenne Melaine. Amys pareva dubbiosa.
«Nemmeno io, se non da Mora,» rispose Bair «ma era una donna notevole. Si dice che fosse prossima ai trecento anni quando morì a seguito del morso di un serpente, ma pareva giovane come una di voi. Io ero solo una ragazza, ma la ricordo bene. Sapeva molte cose e poteva incanalare con molta forza. Molte Sapienti venivano da altri clan per imparare da lei. Credo che un grande amore o un grande odio siano rari, ma lei mi raccontò che le era capitato due volte, una con il primo uomo che aveva sposato e la seconda con un rivale del terzo marito.»
«Trecento?» Egwene si lasciò sfuggire un’esclamazione mentre si allacciava uno stivale. Sicuramente nemmeno le Aes Sedai vivevano tanto a lungo.
«Ho detto che così si raccontava» rispose Bair, sorridendo. «Alcune donne invecchiano più lentamente di altre, come Amys, e quando si tratta di una donna come Mora, le favole nascono facilmente. Ti racconterò la storia di quando Mora spostò una montagna.»
«Un altro giorno?» aggiunse Melaine, un po’ troppo educata. Ovviamente era ancora risentita per quanto era accaduto nel sogno di Bael e per il fatto che le altre sapessero. «Ho sentito tutte le favole su Mora quando ero bambina, le so a memoria. Se Egwene finirà mai di vestirsi, dovremmo accertarci che mangi.» Un bagliore in quegli occhi verdi fece capire che aveva intenzione di vedere ogni boccone masticato e deglutito, chiaramente sospettosa che Egwene non si fosse ancora ben ripresa. «E risponderemo al resto delle domande.»
Egwene rivolse subito loro la seconda. Di solito ne aveva molte, ma quanto era accaduto quella notte l’aveva lasciata con quell’unico interrogativo. Se fosse rimasta su quella posizione forse avrebbero iniziato a chiedersi se le domande le fossero venute in mente per aver spiato i sogni di qualcuno. Un’altra domanda. Non sui suoi strani sogni. Alcuni forse significavano qualcosa, se fosse riuscita a ragionarci sopra. Anaiya sosteneva che Egwene fosse una sognatrice, in grado di prevedere gli eventi futuri, e quelle tre donne pensavano potesse essere vero, ma sostenevano anche che doveva imparare da sola a capirne il significato. E poi non era certa di voler discutere quei sogni con qualcuno. Quelle donne ne sapevano già più di quanto voleva su quanto accadeva nella sua testa. «Ah... e cosa mi dite delle camminatrici dei sogni che non sono Sapienti? Voglio dire, vedete mai altre donne nel tel’aran’rhiod?»
«A volte,» rispose Amys «ma non spesso. Senza qualcuno che l’addestra una donna potrebbe non rendersi conto che sta facendo ben altro che dei sogni particolarmente vividi.»
«E, naturalmente,» aggiunse Bair «essendo ignorante potrebbe rimanere uccisa dal sogno prima di imparare...»
Al sicuro dall’argomento pericoloso, Egwene si rilassò. Aveva ricevuto più risposte di quanto sperava. Sapeva già di amare Gawyn — Ne sei certa? si chiese. Eri pronta ad ammetterlo anche prima? — e i sogni del ragazzo indicavano che anche lui l’amava. Certo, se gli uomini da svegli riuscivano a dire cose che non sentivano davvero, probabilmente potevano anche sognarle.