Ma con le Sapienti che lo avevano confermato, sapere che l’amava con tale forza da sopraffare tutto il resto, be’, lei...
No. Avrebbe dovuto pensarci in un altro momento. Non aveva nemmeno idea di dove si trovasse Gawyn. La cosa importante, era che adesso conosceva il pericolo. La prossima volta avrebbe riconosciuto il sogno di Gawyn e lo avrebbe evitato. Se davvero lo vuoi, le disse una vocina interiore. Sperava che le Sapienti scambiassero il rossore sulle guance come segno di buona salute. Avrebbe tanto voluto sapere il significato dei suoi sogni. Se significavano qualcosa.
Elayne salì su un masso, da dove poteva vedere le teste della folla. Oggi non c’erano soldati a Salidar, ma la gente riempiva le strade e si affacciava alle finestre pregustando la scena, gli sguardi fissi sulla Piccola Torre. Il rumore dei passi e i colpi di tosse occasionali causati dalla polvere che saliva dalla strada erano i soli suoni udibili. Malgrado il caldo, la gente si limitava ad agitare leggermente un ventaglio o un cappello in cerca di sollievo.
Leane stava in piedi nello spazio fra due case dal tetto di paglia, a braccetto con un uomo alto e dal volto duro che Elayne non aveva mai visto prima. Sarebbe stato più indicato dire che se ne stava avvinghiata al braccio dell’uomo. Senza dubbio uno degli agenti di Leane. La maggior parte degli occhi e delle orecchie delle Aes Sedai erano donne, ma quelli di Leane pareva fossero tutti uomini. Li teneva nascosti, ma Elayne aveva notato la donna dare dei colpetti sulle guance di persone sconosciute o sorridere a un paio di occhi estranei. Non sapeva come Leane vi riuscisse. Elayne era certa che se avesse provato lei a usare quei trucchi delle Domanesi, il tizio avrebbe creduto che stesse promettendo ben altro da ciò che intendeva, ma quegli uomini prendevano un buffetto e un sorriso da Leane e se ne andavano felici come se avesse dato loro una cesta piena d’oro.
Elayne vide Birgitte in mezzo alla folla che si teneva saggiamente lontano da lei. Per una volta quell’orribile Areina non era in zona. La notte era stata più che caotica ed Elayne non era andata a letto fino a quando il cielo aveva cominciato a schiarirsi. Non ci sarebbe andata affatto se Birgitte non avesse detto ad Ashmanaille che Elayne pareva instabile, e non riferendosi all’aspetto; il legame con la Custode funzionava in entrambe le direzioni. Vero. Era un po’ stanca. E allora? Avevano avuto molto da fare e poteva ancora incanalare con maggior forza di metà delle Aes Sedai a Salidar.
Quel legame le diceva che Birgitte non aveva ancora dormito, lei no! Elayne spedita a letto come una novizia, mentre Birgitte aveva trasportato i feriti e rimosso i rottami tutta la notte!
Un’occhiata le mostrò Leane, adesso da sola, che si infilava fra la folla per trovare un buon punto d’osservazione. Non c’era traccia di quell’uomo alto.
Nynaeve, assonnata, salì sul masso insieme a Elayne, guardando torva un taglialegna con il grembiule di cuoio che era arrivato prima di lei. Il tizio borbottò e rientrò nella calca. Elayne avrebbe tanto voluto che Nynaeve non si comportasse in quel modo. Lo sbadiglio, non l’occhiataccia. Anche lei sbadigliò imitandola prima di riuscire a fermarsi. Per Birgitte c’erano delle scuse — almeno in parte —, ma non per Nynaeve. Theodrin non poteva aspettarsi che rimanesse sveglia dopo la notte precedente ed Elayne aveva sentito Anaiya ordinarle di andare a letto, eppure l’aveva trovata lì, in bilico sullo sgabello, con una zampa rotta, la testa che ciondolava ogni due minuti, borbottando che gliela avrebbe fatta vedere a Theodrin, a tutti.
Il bracciale dell’a’dam convogliava paura verso Elayne, ma anche qualcosa che somigliava al divertimento. Moghedien aveva trascorso la notte infilata sotto al letto, intonsa perché era rimasta ben nascosta, senza raccogliere un solo coccio. Aveva anche dormito bene, una volta che si era calmata la confusione iniziale. Pareva che quel vecchio detto sulla fortuna del Tenebroso fosse vero.
Nynaeve iniziò un altro sbadiglio ed Elayne voltò il capo dall’altra parte. Anche così, dovette coprirsi la bocca con la mano nel tentativo non molto efficace di non imitarla di nuovo. Il mormorio delle voci e il rumore di passi divennero impazienti.
Le Adunanti erano ancora dentro la Piccola Torre con Tarna, ma il castrone della Rossa era già in strada davanti alla vecchia locanda, e una dozzina di Custodi tenevano i cavalli per le briglie; i mantelli dal colore cangiante non erano gradevoli da guardare. Una scorta d’onore per il primo chilometro del viaggio di ritorno di Tarna a Tar Valon. La folla aspettava ben altro che la partenza della scorta, anche se molti parevano stanchi proprio come Elayne.
«Viene quasi da pensare che fosse... fosse...» Nynaeve spalancò la bocca dietro la mano.
«Oh, sangue e ceneri» mormorò Elayne, o almeno ci provò. Tutto ciò che seguì la sua esclamazione fu come un gracidio strangolato dal pugno davanti alla bocca coperta. Lini diceva sempre che esclamazioni come quella erano segno di una mente lenta e uno spirito ottuso — subito prima di lavare con il sapone la bocca della vittima — ma a volte nient’altro era tanto efficace per riassumere in poche parole i propri sentimenti. Avrebbe aggiunto dell’altro, ma non ne ebbe la possibilità.
«Perché non le fanno la processione?» ruggì Nynaeve. «Non capisco perché debbano darsi questo gran da fare per quella donna.» Quindi sbadigliò di nuovo!
«Perché è Aes Sedai, testa assonnata» le rispose Siuan, unendosi a loro. «Due teste addormentate» aggiunse, lanciando un’occhiata a Elayne. «Prenderai qualche pesce se continui a spalancare la bocca a quel modo.» Elayne chiuse la bocca di scatto e lanciò un’occhiata freddissima alla donna, che come sempre le scivolò addosso come la pioggia su un tetto smaltato. «Tarna è un’Aes Sedai, ragazze mie» proseguì Siuan, guardando i cavalli che aspettavano. O forse era stato il carro trainato davanti all’edificio di pietra ad attirare l’attenzione della donna. «Un’Aes Sedai è un’Aes Sedai, e nulla cambia i fatti.» Nynaeve le lanciò un’occhiata che Siuan non vide.
Elayne era contenta che l’amica tenesse la lingua a freno; la risposta più ovvia avrebbe avuto conseguenze dolorose. «Qual è stato il prezzo la notte scorsa?»
Siuan rispose senza distogliere lo sguardo dal punto dove sarebbe apparsa Tarna. «Sette morti nel villaggio. Quasi cento nell’accampamento dei soldati. Tutte quelle spade e asce in giro e nessuno per incanalare e fermarle. Adesso ci sono delle Sorelle che praticano la guarigione nell’accampamento.»
«Lord Gareth?» chiese Elayne, vagamente ansiosa. Forse adesso era freddo con lei, ma una volta aveva sempre avuto un sorriso caldo e la tasca piena di caramelle per una bambina.
Siuan sbuffò talmente forte che la gente si voltò a guardarla. «Quello» mormorò. «Un pesce leone si spezzerebbe i denti su quell’uomo.»
«Sembri di buon umore stamattina» osservò Nynaeve. «Hai finalmente scoperto quale sia il messaggio della Torre? Gareth Bryne ti ha chiesto di sposarlo? Qualcuno è morto e ti ha lasciato...»
Elayne cercò di non guardare Nynaeve; bastava il rumore di uno sbadiglio a farle spalancare la bocca.
Siuan guardò Nynaeve senza espressione, ma per una volta anche Nynaeve rimase impassibile, anche se con l’occhio vagamente assonnato.
«Se hai scoperto qualcosa,» intervenne Elayne prima che le due iniziassero un duello di sguardi «diccelo.»
«Una donna che sostiene di essere Aes Sedai quando non lo è,» mormorò Siuan, come se stesse dando voce a un pensiero ozioso «è immersa fino al collo in una pentola d’acqua bollente, e se ha dichiarato un’Ajah in particolare, quell’Ajah ha i primi diritti su di lei. Myrelle non ti ha mai raccontato di quella donna che aveva scoperto a Chachin, che dichiarava di appartenere all’Ajah Verde? Una novizia che aveva fallito le prove da Ammessa. Chiediglielo, quando avrà un’ora o due da dedicarti. È il tempo che le servirà per raccontartelo. Quella sciocca ragazza probabilmente ha capito a sue spese che sarebbe stata preferibile la quietatura e anche essere decapitata prima che Myrelle avesse finito con lei.»