Per qualche motivo quella minaccia non ebbe altri effetti se non un’occhiata di Nynaeve, nemmeno un fremito. Forse erano tutte e due troppo stanche. «Dimmi quello che sai,» chiese Elayne a bassa voce «o la prossima volta che siamo da sole ti insegnerò a sederti come si deve, e per quanto mi riguarda potrai anche andare di corsa da Sheriam.» Siuan socchiuse gli occhi ed Elayne sobbalzò di colpo appoggiandosi una mano sul fianco.
Siuan ritirò la mano che l’aveva pizzicata senza tentare di nascondersi. «Non prendo bene le minacce, ragazza. Conosci quanto me il messaggio di Elaida; lo hai visto prima di chiunque altra.»
«‘Fate ritorno, tutto è perdonato’?» intervenne incredula Nynaeve.
«Più o meno. Con un mucchio di interiora di pesce sui bisogni della Torre che deve essere integra adesso più che mai, vischiosa come un’anguilla sul fatto che nessuno deve temere, a parte quelle che si sono impelagate con la ribellione. La Luce sola sapeva cosa significasse. Io non ho capito.»
«Perché lo tengono segreto?» chiese Elayne. «Non possono pensare che qualcuna tornerà indietro da Elaida. Tutto quello che devono fare è mostrare Logain.» Siuan non disse nulla, si limitò a guardare i Custodi in attesa.
«Ancora non capisco perché chiedono altro tempo» mormorò Nynaeve. «Sanno ciò che devono fare.» Siuan rimase in silenzio, ma Nynaeve sollevò le sopracciglia. «Non conoscevi la risposta.»
«Adesso sì.» Siuan parlò a scatti e disse qualcosa sottovoce del tipo ‘sciocche dalle ginocchia deboli’. Elayne concordò in silenzio.
La porta frontale della vecchia locanda si spalancò di colpo. Ne uscirono una mezza dozzina di Adunanti con gli scialli frangiati, una per ogni Ajala, seguite da Tarna. Se la gente in attesa si aspettava una cerimonia, fu profondamente delusa. Una volta in sella, Tarna fece scorrere lo sguardo sulle Adunanti e sulla folla con un’espressione illeggibile, quindi fece muovere il castrone al passo. La scorta di Custodi si mosse con lei. Un brusio preoccupato che ricordava il rumore delle api disturbate salì dalla folla di spettatori.
Il mormorio durò fino a quando Tarna fu fuori dalla visuale, fuori dal villaggio, e Romanda si arrampicò sul carro, sistemandosi lo scialle con le frange gialle. A quel punto scese un silenzio mortale. Per tradizione era la Sorella più anziana a dare gli annunci in nome del Consiglio. Romanda non si muoveva come una donna anziana e dal suo volto erano assenti i segni dell’età come da quelli di tutte le Aes Sedai, eppure il grigio fra i capelli denotava età avanzata anche fra le Sorelle, e l’acconciatura che aveva era grigio chiaro senza alcuna traccia di colore scuro. Elayne si domandò quanti anni avesse, ma chiedere l’età di un’Aes Sedai era una fra le domande più maleducate.
Romanda lavorò dei semplici flussi di Aria per rendere udibile la propria voce; Elayne la sentiva come se fosse a un passo da lei. «Molte di voi si sono preoccupate in questi ultimi giorni, ma non era necessario. Se Tarna Sedai non fosse venuta da noi, avremmo inviato lo stesso messaggio alla Torre Bianca. Dopotutto ormai non possiamo più dire che ci stiamo nascondendo.» Fece una pausa per dare tempo all’udienza di ridere, ma la folla si limitò a fissarla e la donna si aggiustò lo scialle. «Il nostro proposito in questo luogo non è cambiato. Siamo alla ricerca della verità, della giustizia, siamo qui per cercare di fare ciò che è giusto.»
«Giusto per chi?» mormorò Nynaeve.
«E non possiamo vacillare o fallire. Continuate a svolgere i vostri compiti, certe di essere al sicuro sotto la nostra protezione, adesso e dopo il nostro ritorno al posto che ci compete nella Torre Bianca. Che la Luce risplenda su tutti voi. Che la Luce risplenda su tutti noi.»
Il mormorio si diffuse di nuovo e la folla cominciò a sciogliersi, mentre Romanda scendeva dal carro. Il volto di Siuan pareva scolpito nella pietra, le labbra erano tese ed esangui. Elayne voleva fare domande, ma Nynaeve scese dal masso e incominciò a farsi strada verso il palazzo a tre piani. Elayne la seguì rapidamente. La scorsa notte la donna era parsa pronta a parlare di tutto ciò che avevano scoperto senza curarsene; ma dovevano presentare l’argomento con cautela se volevano che fosse utile con il Consiglio. Sicuramente non c’era motivo di vacillare nel loro proposito. L’annuncio di Romanda non aveva alcun significato, ma aveva innervosito Siuan.
Facendosi largo fra due grossi tizi che stavano fissando la schiena di Nynaeve — la donna aveva pestato i piedi di tutti per avanzare — Elayne si guardò alle spalle e vide che Siuan osservava lei e l’amica. Solo per un istante; non appena si accorse di essere stata vista, fece finta di localizzare qualcuno fra la folla e di andargli incontro. Elayne aggrottò le sopracciglia e proseguì. Siuan era turbata o no? Quanto della sua irritazione e della sua ignoranza era finzione? L’idea di Nynaeve di scappare a Caemlyn — Elayne non era certa che vi avesse ancora rinunciato — era più che sciocca, ma lei per prima era impaziente di andare a Ebou Dar per fare qualcosa che fosse davvero utile. Tutti questi segreti e sospetti erano qualcosa che non riusciva a capire. Se solo Nynaeve non vi avesse infilato il piede in mezzo.
La raggiunse proprio quando aveva appena trovato Sheriam, vicino al carro dov’era salita Romanda. C’erano anche Morvrin e Carlinya, e tutte e tre portavano lo scialle. Quella mattina tutte le Aes Sedai lo indossavano. I capelli corti di Carlinya, un tempo una distesa di ricci, erano il solo segno del disastro sfiorato nel tel’aran’rhiod.
«Dobbiamo parlarvi da sole» disse Nynaeve. «In privato.»
Elayne sospirò. Non era l’inizio migliore, ma nemmeno il peggiore.
Sheriam le osservò per un istante, quindi lanciò un’occhiata a Morvrin e Carlinya. «Molto bene, entriamo.»
Quando si voltarono, Romanda si trovava fra loro e la porta, una donna robusta, bella, con gli occhi scuri e lo scialle dalle frange gialle tutto ornato di fiori e viticci attorno alla Fiamma di Tar Valon, ricamata in alto in mezzo alle spalle. Ignorò Nynaeve, sorrise calorosa a Elayne, uno di quei sorrisi che adesso lei si aspettava e temeva da ogni Aes Sedai. Per Sheriam, Carlinya e Morvrin però fu molto diverso. Le guardò priva di espressione, a testa alta, fino a quando le altre fecero delle riverenze profonde e mormorarono: «Con il tuo permesso, Sorella.» Solo allora si fece da parte, tirando su con il naso.
La gente comune non vi prestò attenzione, ma Elayne aveva sentito diverse voci su Sheriam e il suo piccolo consiglio. Alcuni pensavano che si occupassero solo della routine quotidiana di Salidar, liberando così il Consiglio per faccende più importanti. Altre sapevano che avevano una certa influenza sul Consiglio, in misura differente a seconda di chi riferiva la storia. Romanda era una di quelle che credeva manipolassero il Consiglio fin troppo; cosa ancor più grave, visto che fra loro c’erano due Azzurre e nessuna Gialla. Elayne sentì che le seguiva con lo sguardo.
Sheriam fece loro strada in una delle stanze private, subito dopo quella che una volta era stata la sala comune, con dei pannelli di legno rovinati e un tavolo cosparso di carte appoggiato contro una parete. Sollevò un sopracciglio quando Nynaeve chiese di elevare una protezione contro le spie, ma lo fece senza alcun commento. Ricordandosi dell’avventura di Nynaeve, Elayne controllò che entrambe le finestre fossero ben chiuse.
«Non mi aspetto meno che notizie su Rand al’Thor in cammino per raggiungerci» disse asciutta Morvrin. Le altre due Aes Sedai si scambiarono un’occhiata. Elayne trattenne l’indignazione; pensavano davvero che lei e Nynaeve avessero dei segreti sul conto di Rand!
«Non quello,» rispose Nynaeve «ma qualcosa di altrettanto importante, anche se in modo diverso.» A quel punto raccontò la storia della loro escursione a Ebou Dar e del ritrovamento della scodella ter’angreal. Non nell’ordine giusto e senza parlare della Torre, ma espose tutti i punti essenziali.