Elayne arrossì. Non aveva quell’aspetto. E sicuramente non aveva parlato in quel modo. «Be’, forse abbiamo entrambe fatto il passo troppo lungo, ma...» si interruppe nel sentire un rumore di passi.
«Bene. Così le cocche delle Aes Sedai hanno deciso di fare una pausa, vero?» Il sorriso di Faolain era ben lungi dall’essere amichevole. «Non sono qui per mio divertimento, sapete. Oggi volevo lavorare su qualcosa di mio, qualcosa di non inferiore a quanto voi due cocche avete fatto. Invece devo fare la guardia a due Ammesse che strofinano le pentole per punizione. Per non darvi modo di scappare come le novizie che dovreste essere. Adesso al lavoro. Non posso andare via fino a quando non avrete finito e non voglio passare tutta la mattinata qui.»
La donna con i ricci scuri era come Theodrin, qualcosa più di un’Ammessa e meno di un’Aes Sedai. Proprio ciò che sarebbero state Elayne e Nynaeve, se quest’ultima non si fosse comportata come una gatta alla quale avevano pestato la coda. Nynaeve e io stessa, riconobbe con riluttanza Elayne. Sheriam glielo aveva detto mentre spiegava per quanto tempo avrebbero dovuto lavorare nelle cucine durante il tempo libero, facendo i lavori peggiori che le cuoche riuscissero a escogitare. Ma niente Ebou Dar; anche quello era stato chiarito. La lettera sarebbe stata in viaggio verso Merilille nel pomeriggio, se non prima.
«Mi... dispiace» rispose Nynaeve ed Elayne batté le palpebre. Le scuse da Nynaeve erano come la neve durante l’estate.
«Anche a me dispiace, Nynaeve.»
«Certo che siete dispiaciute» disse Faolain a tutte e due. «Più di quanto abbia mai visto. Adesso al lavoro! Prima che trovi un motivo per spedirvi da Tiana una volta finito qui.»
Elayne lanciò un’occhiata addolorata a Nynaeve e si infilò nella pentola, attaccando la zuppa bruciata con la pomice come se si trattasse di Faolain. Ne uscirono pezzi di pomice e verdure bruciate. No, non Faolain. Le Aes Sedai, sedute quando invece avrebbero dovuto agire. Sarebbe andata a Ebou Dar, avrebbe trovato il ter’angreal e lo avrebbe usato per legare Sheriam e tutte le altre a Rand. In ginocchio! Lo starnuto le fece quasi volare via le scarpe.
Sheriam si voltò dal suo punto d’osservazione, un’apertura nello steccato, e iniziò a risalire lo stretto vicolo coperto di chiazze di erba e stoppie. «Mi dispiace.» Ripensando alle parole di Nynaeve e al tono di voce usato — e quello di Elayne, ragazzina viziata! — aggiunse «Un po’.»
Carlinya sogghignò. «Vuoi rivelare a delle Ammesse quanto poche sono le Aes Sedai a sapere?» Chiuse la bocca di scatto davanti all’espressione dura di Sheriam.
«Ci sono orecchie dove meno te l’aspetti» rispose Sheriam a bassa voce.
«Quelle ragazze hanno ragione su una cosa» aggiunse Morvrin. «Al’Thor mi trasforma le budella in acqua. Che cosa possiamo fare con lui?»
Sheriam non era certa che avessero ancora delle scelte disponibili. Se ne andarono in silenzio.
16
I racconti della Ruota
Rand oziava sul trono del Drago, con lo scettro del Drago in grembo. O almeno, faceva finta. I troni non erano fatti per rilassarsi, quello meno di tutti, era evidente, ma era solo una parte della difficoltà. Percepire Alanna era un’altra; era sempre vicina. Se lo avesse detto alle Fanciulle loro avrebbero potuto... No. Come poteva solo pensarci? L’aveva spaventata abbastanza da tenerla alla larga. La donna non aveva fatto alcuno sforzo di entrare nella città interna. Lo avrebbe saputo, se avesse tentato. No, per il momento Alanna non era un problema più di quanto lo fosse un cuscino scomodo.
Malgrado indossasse una giubba blu ricamata in argento abbottonata fin sotto al mento, il caldo non lo toccava — stava davvero imparando il trucco di Taim — ma se la causa del sudore fosse stata pura impazienza, avrebbe grondato come se fosse uscito da un fiume. Restare fresco non rappresentava un problema. Restare calmo sì. Voleva consegnare a Elayne un’Andor intera e illesa, e quello di stamattina sarebbe stato il primo vero passo. Se i convocati fossero venuti.
«...e in aggiunta,» l’alto uomo ossuto in piedi davanti al trono declamava con voce monotona «millequattrocentoventitré profughi dal Murandy, cinquecentosessantasette da Altara e centonove da Illian. È il computo fino a oggi.» I pochi ciuffi di capelli grigi che rimanevano in testa ad Halwin Norry stavano dritti, come penne d’oca infilate dietro le orecchie, paragone appropriato, visto che era stato il capo cancelliere di Morgase. «Ho assunto altri ventitré funzionari, ma il numero è ancora chiaramente insufficiente per...»
Rand smise di ascoltare. Per quanto fosse grato che l’uomo non avesse abbandonato la città come avevano fatto tanti altri, non era certo che qualcosa fosse vero per Norry, se non le cifre del suo libro mastro. Recitava il numero dei morti durante la settimana e il prezzo delle rape importate dalla campagna con lo stesso tono polveroso, organizzava le sepolture quotidiane dei nullatenenti, profughi senza amici con lo stesso tono neutro di quando mostrava il conto dei muratori che avevano riparato le mura della città. Per lui Illian era solo un’altra terra, non la dimora di Sammael, e Rand solo un altro governante.
Dove sono? si chiese furioso. Perché Alanna non ha almeno provato ad avvicinarsi furtivamente a me? Moiraine non si sarebbe mai lasciata spaventare tanto facilmente.
Dove sono tutti i morti? sussurrò Lews Therin. Perché non vogliono tacere?
Rand rise torvo. Doveva essere una battuta.
Sulin era seduta in terra su un lato del trono, e il rosso Urien sull’altro. Oggi venti Aethan Dor, Scudi Rossi, attendevano fra le colonne della grande sala assieme alle Fanciulle, alcuni con la banda rossa attorno al capo. Stavano in piedi, accovacciati o seduti, alcuni conversavano, ma in genere parevano pronti a scattare in un istante, compresa la Fanciulla e i due Scudi Rossi che giocavano a dadi. Un paio d’occhi pareva essere sempre puntato su Norry; pochi Aiel si fidavano nel vedere un abitante delle terre bagnate così vicino a Rand.
Bashere apparve di colpo sotto la grande porta della sala. Quando annuì, Rand si sedette. Finalmente. Maledizione. I tasselli verdi e bianchi oscillarono quando mosse il pezzo di lancia Seanchan. «Hai fatto un buon lavoro, mastro Norry. Il tuo rapporto non ha trascurato nulla. Farò in modo che ti venga consegnato l’oro di cui hai bisogno. Ma adesso devo occuparmi di altre faccende, se vuoi scusarmi.»
L’uomo non diede segno di curiosità o offesa nell’essere interrotto in quel modo. Si fermò a metà frase e si inchinò dicendo: «Come vuole il lord Drago» atono come sempre, e fece tre passi indietro prima di voltarsi e andare via. Non rivolse nemmeno un’occhiata a Bashere. Il suo unico interesse era il libro mastro.
Spazientito, Rand rivolse un cenno del capo a Bashere e si sedette meglio sul trono. Gli Aiel si zittirono. Adesso parevano doppiamente pronti a scattare.
Quando entrò, l’uomo della Saldea non era solo. Lo seguivano due uomini e due donne, non giovani, vestiti di seta e broccato. Fecero finta che Bashere non esistesse e ci riuscirono quasi, ma con gli attenti Aiel fra le colonne era tutta un’altra storia. Dyelin dai capelli biondi perse un passo, ma Abelle e Luan, entrambi con i capelli grigi e i volti duri, guardarono torvi gli Aiel con il cadin’sor e istintivamente cercarono le spade che quel giorno non indossavano, mentre Ellorien, una donna paffuta che aveva i capelli scuri e sarebbe anche stata carina se non avesse avuto un volto di pietra, si fermò di colpo e li guardò cupa prima di riprendersi, raggiungendo gli altri a passi rapidi. Quando videro bene Rand, furono presi tutti alla sprovvista. Si scambiarono occhiate interrogative. Forse pensavano che fosse più vecchio.