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«Ti vedo, Car’a’carn» disse uno dei Fratelli delle Aquile. Gli occhi grigi erano all’altezza di quelli di Rand, e una cicatrice bianca sulla pelle abbronzata gli passava lungo il naso. «Mi chiamo Corman, dei Goshien Mosaada. Che tu possa trovare l’ombra.»

Rand non ebbe occasione di rispondere seguendo il cerimoniale prima che l’ufficiale del Mayene si facesse largo a spallate. Be’, non proprio a spallate — era troppo magro per spostare un uomo più alto e grosso il doppio, specialmente un Aiel, anche se forse era abbastanza giovane da pensare di poterlo fare — ma si fece comunque largo fino a giungere davanti a Rand accanto a Corman, infilandosi sotto al braccio l’elmetto rosso con una sola piuma. «Mio lord Drago, mi chiamo Havien Nurelle, luogotenente delle Guardie Alate,» c’erano delle ali incise sui lati dell’elmetto «al servizio di Berelain Paendrag Patron, Prima di Mayene, e anche al tuo.» Corman lo guardò divertito.

«Ti vedo, Havien Nurelle» rispose serio Rand, e il ragazzino batté le palpebre. Ragazzino? A pensarci bene non poteva essere più giovane di Rand. Fu una sorpresa. «Se tu e Corman volete portarmi...» Si accorse d’improvviso che Aviendha era sparita. Si era quasi spezzato la schiena nel tentativo di evitarla e lei era sparita non appena aveva voltato il capo! «Portatemi da Berelain e Rhuarc» ordinò seccato. «Se non sono insieme, portatemi da quello più vicino e andate a cercare l’altro.» Di sicuro era andata a cercare le Sapienti per raccontare cosa aveva combinato Rand. L’avrebbe lasciata lì.

Ciò che vuoi è ciò che non puoi avere. Ciò che non puoi avere è ciò che vuoi. Lews Therin rise come un folle. Adesso non disturbava più Rand come prima. Avrebbe sopportato ciò che doveva.

Cercando di capire chi fosse il più vicino, Corman e Havien lasciarono i loro uomini indietro, ma era comunque una bella processione, con tutte le Fanciulle e gli Scudi Rossi che li seguivano nel corridoio tetro, che emanava una sensazione di pesantezza e oscurità malgrado le luci. C’era poco colore ovunque, nonostante gli arazzi, e i Cairhienesi cercavano di bilanciare l’aspetto disponendo tutto in perfetto ordine, che si trattasse di fiori o uccelli ricamati, daini e leopardi a caccia, o nobili in battaglia. Per quanto riguardava i servitori dei Cairhienesi che si facevano da parte, essere variopinti significava avere delle strisce colorate sui polsini e lo stemma della casata che servivano ricamato sul petto; a volte un colletto o le maniche nei colori della casata, ma quasi mai l’intera divisa Solo i maggiordomi avevano più colore sugli indumenti. I Cairhienesi apprezzavano il colore ma disapprovavano le cose sgargianti. In qualche nicchia erano in mostra delle ciotole d’oro o vasi del Popolo del Mare, ma severi e decorati con linee verticali, nel tentativo di nascondere le curve. Quando il corridoio si apriva su dei cortili, questi erano quadrati e circondati da colonne; se invece si affacciavano su un giardino, i vialetti disegnavano un reticolato preciso, ogni aiuola della stessa dimensione, i cespugli e gli alberelli ben potati ed equidistanti. Se il caldo e la siccità avessero consentito di seminare i fiori, era certo che li avrebbero disposti in linea retta.

Rand avrebbe tanto voluto che Dyelin vedesse quelle ciotole e i vasi. Gli Shaido avevano portato via tutto ciò che era trasportabile attraverso Cairhien e avevano incendiato tutto ciò che non potevano portare con sé, ma un simile comportamento violava ji’e’toh. Gli Aiel che seguivano Rand avevano risparmiato le città conquistate, ma secondo le loro ‘regole’ quando conquistavano una terra in battaglia si prendevano un quinto di quanto vi trovavano e niente di più. Bael aveva acconsentito, anche se con riluttanza, a non prendere nemmeno quello ad Andor, ma Rand pensava che nessuno che non avesse una lista dei suoi averi avrebbe creduto che non avevano preso nulla.

Malgrado tutte le discussioni, Corman e Havien non erano riusciti a minacciare Rhuarc o Berelain prima che Rand li trovasse da solo.

I due incontrarono Rand fra uno dei colonnati: erano da soli, senza alcun seguito, e la cosa diede a Rand l’impressione ancor più forte di essere alla testa di una parata. Rhuarc aveva addosso il cadin’sor. Con delle tracce di grigio fra i capelli rossi, torreggiava su Berelain, una giovane donna pallida con un abito blu e bianco dalla scollatura abbastanza profonda da spingere Rand a schiarirsi la gola quando gli rivolse la riverenza. Con lo shoufa avvolto morbidamente attorno al collo, Rhuarc non aveva armi a eccezione del pesante pugnale Aiel. La donna aveva addosso il diadema della Prima di Mayene, un falco d’oro in volo, fra capelli neri e lucidi che ricadevano in morbide onde sulle spalle.

Forse era un bene che Aviendha fosse andata via; a volte di fronte alle donne aveva delle reazioni violente, se pensava che stessero facendosi avanti con lui.

All’improvviso si accorse che Lews Therin stava canticchiando un motivo. C’era qualcosa di preoccupante che non riusciva a identificare... Canticchiare. Come un uomo che ammirasse una bella donna, inconsapevole della sua presenza.

Smettila! gridò Rand mentalmente. Smetti di guardare attraverso i miei occhi! Non sapeva se l’uomo avesse sentito — c’era qualcuno che poteva sentire? — ma la cantilena cessò.

Havien si inginocchiò, ma Berelain fece un cenno per farlo alzare. «Mi auguro che il mio lord Drago stia bene, come anche Andor.» Berelain aveva quel tipo di voce che spingeva un uomo ad ascoltare. «E i tuoi amici, Mat Cauthon e Perrin Aybara.»

«Tutto a posto» le rispose. Chiedeva sempre informazioni su Mat e Perrin, per quanto le avesse già detto che uno stava andando a Tear e l’altro non lo vedeva da prima che si recasse nel deserto. «Voi come state?»

Berelain lanciò un’occhiata a Rhuarc mentre si disponevano entrambi di fianco a Rand, uno da un lato e una dall’altro, avanzando nel corridoio. «Bene come ti puoi aspettare, lord Drago.»

«Tutto a posto, Rand al’Thor» intervenne Rhuarc. Non fu molto espressivo, ma in fondo non lo era quasi mai.

Rand pensava che entrambi capissero perché aveva messo Berelain al comando. Frutto di un freddo ragionamento. Era la prima governante che gli avesse offerto alleanza di sua spontanea volontà. Poteva fidarsi della donna perché aveva bisogno di lui, adesso più che mai dopo l’alleanza per tenere Tear lontana dalla gola di Mayene. I sommi signori avevano sempre cercato di trattare Mayene come una provincia. E poi, in quanto straniera e proveniente da una piccola nazione a centinaia di chilometri a sud, Berelain non aveva alcun motivo di favorire una fazione contro l’altra a Cairhien, né alcuna speranza di ottenere il potere, e sapeva come governare una nazione. Motivi seri. Per ciò che gli Aiel provavano nei confronti di Cairhien e dei Cairhienesi, mettere Rhuarc al comando avrebbe portato a uno spargimento di sangue e il regno ne aveva visti già troppi.

Quell’organizzazione pareva funzionare bene. Come con Semaradrid e Weiramon a Tear, i Cairhienesi avevano accettato una governante di Mayene perché non era Aiel e perché l’aveva scelta Rand. Berelain sapeva cosa stava facendo e almeno lei seguiva i consigli di Rhuarc, che parlava a nome dei capiclan rimasti a Cairhien. Senza dubbio avrebbe dovuto vedersela con le Sapienti — avrebbero smesso di immischiarsi in tutti gli affari, anche se loro non la vedevano allo stesso modo, il giorno dopo che lo avessero fatto le Aes Sedai — ma sino a ora non ne aveva parlato.

«Egwene?» chiese Rand. «Sta meglio?» aggiunse.

Berelain serrò leggermente le labbra. Non le piaceva Egwene. Ma in fondo il sentimento era reciproco. Nessun motivo apparente, non che lui sapesse, ma quelle due donne si detestavano.

Rhuarc allargò le braccia. «Da quanto mi dice Amys.» Oltre a essere Sapiente, Amys era sua moglie. Una delle mogli. Ne aveva due, una delle più strane usanze Aiel fra le molte che a Rand parevano insolite. «Dice che Egwene ha ancora bisogno di riposo, di un po’ di esercizio e molto cibo e aria fresca. Credo che faccia delle passeggiate la sera, quando rinfresca.» Berelain lo guardò in tralice; il leggero velo di sudore sul viso non toglieva nulla alla sua bellezza, ma Rhuarc non sudava affatto.