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Adesso il vino pareva amaro. Un altro posto come Tarabon o l’Arad Doman, separato solo per aver sentito parlare di lui. Quanto si erano spinte lontano le increspature? C’erano guerre scaturite per colpa sua di cui non avrebbe mai sentito parlare?

La morte mi cavalca sulla schiena, mormorò Lews Therin. Cammina al mio passo. Io sono la morte.

Rabbrividendo, Rand appoggiò la coppa sul tavolo. Qual era il prezzo delle Profezie in tutti quei seducenti accenni e versi sontuosi? Doveva aggiungere Shara, o qualsiasi fosse il vero nome, a Cairhien e il resto? Tutto il mondo? Come, se non poteva nemmeno controllare totalmente Tear o Cairhien? Ci sarebbe voluta più di una vita. Andor. Se era destino che distruggesse tutte le altre terre, il mondo intero, avrebbe comunque tenuto al sicuro Andor per Elayne. In qualche modo.

«Shara, o qualunque sia il nome, è molto lontana da qui. Un passo per volta, e Sammael è il primo.»

«Sammael» concordò Rhuarc. Berelain rabbrividì e bevve.

Parlarono per un breve periodo degli Aiel che si muovevano ancora verso sud. Rand voleva creare il martello a Tear, abbastanza potente da spezzare ogni forza che Sammael gli avrebbe messo sul cammino. Rhuarc pareva contento, Berelain si lamentava, secondo lei le forze avrebbero dovuto rimanere a Cairhien. Fino a quando l’Aiel non la zittì. La donna mormorò qualcosa sulla testardaggine dell’uomo, ma proseguì parlando degli sforzi per ristabilire le terre dei contadini. Riteneva che il prossimo anno non avrebbero avuto bisogno del grano di Tear. Se fosse finita la siccità. In caso contrario, nemmeno Tear avrebbe prodotto grano, come tutti gli altri posti. Stavano cominciando a riapparire timidi accenni di commercio. Adesso giungevano mercanti da Andor, Tear e Murandy, anche dalle Marche di Confine. Una nave del Popolo del Mare aveva gettato le ancore nel fiume quella mattina, cosa che la donna riteneva insolita così lontano dal mare, ma erano comunque i benvenuti.

Il volto di Berelain adesso era teso e la voce severa mentre girava attorno al tavolo per prendere le sue carte, parlando di cosa avrebbe dovuto comperare Cairhien e cosa poteva permettersi di comperare, cosa andava venduto adesso e quanto fra sei mesi o un anno. Secondo il clima, naturalmente. Lo accennava come se non fosse importante, anche se al tempo stesso rivolgeva delle occhiate a Rand a significare che lui era il Drago Rinato e, se c’era modo di fermare il caldo, avrebbe dovuto trovarlo. Rand l’aveva conosciuta in veste di donna molto seducente, spaventata, provocatoria e arrogante, ma mai in questo modo. Pareva un’altra persona. Rhuarc, seduto su uno dei cuscini, fumava e appariva divertito mentre l’osservava.

«...Quella tua scuola potrebbe essere utile,» aggiunse la donna, guardando cupa il foglio scritto in bella calligrafia «se riuscissero a smettere di pensare a cose nuove abbastanza a lungo da realizzare ciò che hanno già elaborato.» Si toccò le labbra con un dito, guardando pensierosa nel vuoto. «Mi hai detto di dare loro il denaro che chiedevano, ma se mi permetti di trattenerlo a meno che non facciano davvero...»

Jalani infilò il volto paffuto oltre la soglia — pareva che gli Aiel non comprendessero il significato della parola bussare — e disse: «È arrivato Mangin per parlare con Rhuarc e con te, Rand al’Thor.»

«Digli che sarò felice di farlo più tardi...» fu quanto Rand riuscì a dire prima che Rhuarc intervenisse con calma.

«Dovresti parlare con lui adesso, Rand al’Thor.» Il capoclan aveva l’espressione seria; Berelain aveva appoggiato di nuovo il foglio sul tavolo e osservava il pavimento.

«Molto bene» rispose Rand.

La testa di Jalani scomparve e Mangin si fece avanti. Più alto di Rand, era fra coloro che avevano attraversato il Muro del Drago alla ricerca di Colui che viene con l’Alba, uno di quelli che avevano conquistato la Pietra di Tear. «Sei giorni fa ho ucciso un uomo,» iniziò a dire senza premesse «un assassino dell’albero, e adesso devo sapere se ho un toh nei tuoi confronti, Rand al’Thor.»

«Nei miei confronti?» chiese Rand. «Puoi difenderti, Mangin; Luce, lo sai che...» per un istante rimase in silenzio, incontrando occhi grigi e seri, ma non spaventati. Forse curiosi. Ti volto di Rhuarc non rivelava nulla e Berelain stava ancora a testa bassa. «Ti ha attaccato, vero?»

Mangin scosse leggermente il capo. «Ritenevo che meritasse di morire, quindi l’ho ucciso.» Rispose come se stessero avendo una conversazione ordinaria. Aveva notato che gli scarichi andavano puliti, quindi lo aveva fatto. «Ma tu hai detto che non potevamo uccidere gli spergiuri se non in battaglia, o in caso di attacco. Ho un toh nei tuoi confronti adesso?»

Rand si ricordò di quanto aveva detto... lo impiccherò. Adesso si sentiva vuoto. «Perché meritava di morire?»

«Aveva addosso qualcosa che non aveva il diritto di portare» rispose Mangin.

«Cosa aveva addosso, Mangin?»

Fu Rhuarc a rispondere, toccandogli il braccio sinistro. «Questo.» Si riferiva al drago marchiato attorno al braccio. I capiclan non li mostravano spesso, non ne parlavano nemmeno, quasi tutto ciò che riguardava quei marchi era avvolto nel mistero e i capi erano contenti di lasciare le cose come stavano. «Ovviamente era un tatuaggio.» Un tatuaggio.

«Faceva finta di essere un capoclan?» Rand si accorse di cercare una scusa... lo impiccherò. Mangin era stato uno dei primi a seguirlo.

«No» rispose Mangin. «Beveva, e metteva in mostra quanto non avrebbe dovuto. Vedo i tuoi occhi, Rand al’Thor.» Sorrise improvvisamente. «Ho avuto ragione a ucciderlo, ma adesso ho un toh con te.»

«No, hai avuto torto a ucciderlo e conosci la punizione per l’omicidio.»

«Una corda attorno al collo, come usano fare questi abitanti delle terre bagnate.» Mangin annuì pensieroso. «Dimmi quando e dove e io ci sarò. Che tu possa trovare acqua e ombra oggi, Rand al’Thor.»

«Che tu possa trovare acqua e ombra oggi, Mangin» rispose triste Rand.

«Suppongo» intervenne Berelain quando la porta si fu chiusa alle spalle di Mangin «che andrà davvero alla propria impiccagione di sua spontanea volontà. Oh, non guardarmi a quel modo, Rhuarc, non voglio imprigionarlo e rovinare l’onore Aiel.»

«Sei giorni» gridò Rand girandole attorno. «Sapevi perché era qui, tutti e due lo sapevate. Sei giorni fa, e lo avete lasciato a me. L’omicidio è omicidio, Berelain.»

La donna si drizzò regalmente, ma era sulla difensiva. «Non sono abituata a sentire uomini che vengono da me a dirmi che hanno appena ucciso qualcuno. Maledetto ji’e’toh. Maledetti gli Aiel e il loro maledetto onore.» Le imprecazioni parevano strane, provenendo dalla sua bocca.

«Non hai il diritto di essere arrabbiato con lei, Rand al’Thor» intervenne Rhuarc. «Il toh di Mangin è nei tuoi confronti, non nei suoi. O nei miei.»

«Il suo toh era nei confronti dell’uomo che ha ucciso» rispose con freddezza Rand. Rhuarc pareva colpito. «La prossima volta che qualcuno commette un omicidio, non aspettate il mio arrivo. Dovete far rispettare la legge!» In questo modo forse non avrebbe dovuto uccidere un’altra volta un uomo che conosceva e apprezzava. Ma lo avrebbe fatto, se avesse dovuto. Lo sapeva, e la cosa lo rattristava. Che cos’era diventato?

La Ruota della vita di un uomo, mormorò Lews Therin. Nessuna pietà. Nessuna pietà.