18
Un assaggio di solitudine
«Ci sono altri problemi che volete esamini?» Il tono di voce di Rand rendeva chiaro che si riferiva a questioni che avrebbero già dovuto risolvere. Rhuarc scosse leggermente il capo; anche Berelain arrossì. «Bene. Stabilite una data per l’impiccagione di Mangin...» Se ti fa troppo male, rise Lews Therin rauco, riversalo su qualcun altro. Una sua responsabilità. Un suo dovere. «Impiccatelo domani. Ditegli che sono i miei ordini.» Fece una pausa guardandosi attorno furioso, quindi si accorse di aspettare un commento di Lews Therin. Aspettava di sentire la voce di un uomo morto, sì, un uomo morto. «Vado alla scuola.»
Rhuarc gli disse che probabilmente le Sapienti stavano arrivando da lui, e Berelain aggiunse che i nobili Tarenesi e Cairhienesi sicuramente stavano chiedendosi se lei tenesse nascosto Rand, ma lui rispose di dire loro la verità. E di non seguirlo. Sarebbe tornato quando ne aveva voglia. I due avevano la faccia di qualcuno che avesse inghiottito delle prugne intere, ma Rand afferrò lo scettro del Drago e andò via.
Nel corridoio, Jalani e lo Scudo Rosso biondo più grande di lei camminavano a passi leggeri, lanciandosi attorno sguardi veloci: per il resto il passaggio era vuoto se non per la presenza di alcuni camerieri. Uno per ogni gruppo, anche se Rand si chiedeva se Urien avesse dovuto lottare con Sulin per permetterlo.
Facendo loro cenno di seguirlo si recò alla stalla più vicina, rivestita dello stesso marmo verde delle colonne che sostenevano il soffitto. Il capo stalliere, un uomo nodoso dalle grandi orecchie con il sole nascente inciso sul corto grembiule di cuoio, fu talmente colpito dalla comparsa di Rand con solo due Aiel come scorta che continuò a fissare le porte della stalla in attesa di altri, inchinandosi talmente spesso fra uno sguardo e l’altro che Rand si chiese se avrebbe mai preso un cavallo. A un certo punto l’uomo gridò: «Un cavallo per il lord Drago!» Sei stallieri scattarono per preparare un alto castrone baio dagli occhi focosi con la briglia coperta di frange d’oro e la sella decorata dello stesso colore sulla gualdrappa color azzurro cielo, anche quella con le frange e il sole nascente dorati.
Per come si muoveva rapidamente, lo stalliere quasi scomparve nel momento in cui Rand salì in sella. Forse a cercare il seguito del Drago Rinato. O a riferire a qualcuno che Rand stava lasciando il palazzo praticamente da solo. I Cairhienesi erano fatti in questo modo. Il cavallo voleva scalciare, ma mentre ancora stava calmandosi, Rand lo fece uscire al trotto, sotto gli occhi stupiti dei soldati Cairhienesi. Rand non era preoccupato di incontrare assassini che potessero tendergli un’imboscata dopo l’avviso dell’uomo dalle grandi orecchie. Chiunque lo avesse attaccato si sarebbe accorto di essere andato a una tosatura senza forbici. Ma se avesse tardato si sarebbe ritrovato un codazzo di nobili attorno, talmente vicini che non avrebbe potuto andare via senza di loro. Una volta tanto, era bello essere da solo.
Lanciò un’occhiata a Jalani e al giovane Aiel che correvano al suo fianco. Gli pareva di ricordare che si chiamasse Dedric, un Codarra della Spaccatura di Jaern. Quasi solo. Poteva ancora percepire Alanna, e Lews Therin si lamentava in lontananza per la scomparsa di Ilyena. Non poteva mai essere davvero solo. Forse mai più. Ma la riservatezza che aveva ottenuto era piacevole, dopo così tanto tempo.
Cairhien era una grande città, le strade principali erano abbastanza larghe da far sembrare minuscole le persone che le affollavano. Ogni via era dritta come una freccia e attraversava le colline terrazzate, tanto da farle sembrare create dall’uomo, incrociando le altre strade ad angolo retto. Nella città sorgevano alte torri circondate da strutture di legno che nascondevano quasi i contrafforti elaborati, torri che parevano toccare il cielo, e con l’intenzione di proseguire ancor più su. Erano passati vent’anni da quando le favolose torri senza cima di Cairhien, una meraviglia del mondo, erano state incendiate come torce durante la Guerra Aiel. Ancora non avevano finito di ricostruirle.
Procedere non fu facile. Il trotto non durò a lungo. Rand si era abituato alle folle che si aprivano davanti alla scorta, ma con centinaia di Aiel con addosso il cadin’sor che procedevano fra la folla era tutta un’altra cosa, mentre ora la sua scorta era di soli due Aiel. Alcuni lo avevano riconosciuto, ma lo ignorarono, non volevano provocare situazioni imbarazzanti richiamando l’attenzione quando il Car’a’carn portava la spada e cavalcava. Per gli Aiel la vergogna e l’imbarazzo erano peggiori del dolore, anche se ji’e’toh aveva delle implicazioni complesse, a livelli che Rand comprendeva solo in parte. Aviendha avrebbe potuto spiegarli; pareva desiderasse che Rand diventasse un Aiel.
Anche altri affollavano le strade. Cairhienesi con i soliti abiti monotoni e altri che vestivano i colori sgargianti di chi aveva vissuto nel Passaggio Anteriore prima che venisse incendiato. I Tarenesi, più slanciati, spiccavano fra la folla, anche se non erano alti come gli Aiel. I carri trainati dai buoi e i cavalli arrancavano fra la massa, lasciando passare le portantine e le carrozze laccate, a volte con la bandiera di una casata. Gli ambulanti pubblicizzavano le loro merci; musicisti, giocolieri e acrobati si esibivano agli angoli delle strade. Erano cambiamenti notevoli. Una volta Cairhien era stata una città tranquilla, calma, a parte il Passaggio Anteriore. Parte di quella sobrietà era tuttora visibile. I negozi ancora avevano piccole insegne e non mettevano i beni in mostra per la strada. Mentre gli ex abitanti del Passaggio Anteriore erano più rumorosi che mai, ridendo a squarciagola e gridando o discutendo per la strada, gli altri Cairhienesi li guardavano con compassato disgusto.
Solo gli Aiel riconoscevano il cavaliere che aveva addosso la giubba blu con i ricami d’argento, anche se occasionalmente qualcuno lanciava una seconda occhiata alla gualdrappa. Lo scettro del Drago non era ancora noto. Nessuno gli cedeva il passo. Rand era combattuto fra l’impazienza e il piacere di non essere al centro dell’attenzione.
La scuola occupava un edificio a un chilometro dal palazzo del Sole una volta proprietà di lord Barthanes, adesso morto e non compianto; era un ammasso di pietre squadrate con delle torri dagli angoli netti e balconi semplici. I cancelli alti che si aprivano nel cortile principale erano spalancati, e quando Rand entrò, trovò un comitato di benvenuto.
Idrien Tarsiti, a capo della scuola, si trovava in piedi sull’ampia scalinata, una donna robusta che aveva addosso un semplice abito grigio e manteneva la schiena talmente rigida da sembrare più alta di quanto non fosse. Non era sola. A dozzine affollavano le scale, uomini e donne che indossavano la lana anziché la seta, spesso consumata e quasi mai ricamata. Prevalentemente anziani. Idrien non era la sola con più grigio che nero fra i capelli, o solo grigio, anche se di tanto in tanto era visibile un volto giovane che osservava Rand con impazienza, avendo comunque di dieci o quindici anni più di lui.
Erano gli insegnanti, in un certo senso, anche se quella non era proprio una scuola. I ragazzi venivano per imparare — maschi e femmine erano affacciati a bocca aperta da tutte le finestre che si aprivano sul cortile — ma lo scopo di Rand era stato riunire la conoscenza di molti in un solo posto. Spesso aveva sentito raccontare di quanto era andato perduto durante la Guerra dei Cento anni e le Guerre Trolloc. Quanto altro era svanito con la Frattura del Mondo? Se lui doveva provocarne un’altra, voleva creare dei sepolcri nei quali sarebbe stata conservata la conoscenza. A Tear era già stata avviata un’altra scuola e Rand aveva iniziato a cercare un posto a Caemlyn.
Niente va mai come ti aspetti, mormorò Lews Therin. Non aspettarti nulla e non resterai sorpreso. Non aspettarti nulla. Non sperare in nulla. Nulla.
Dopo aver represso quella voce, Rand smontò da cavallo.
Idrien gli andò incontro rivolgendogli un inchino. Ogni volta che si tirava su, per Rand era una sorpresa vedere che gli raggiungeva solo il petto. «Benvenuto alla scuola di Cairhien, mio lord Drago.» La voce della donna era sorprendentemente giovanile e dolce, un contrasto stupefacente con la serietà del viso. Ma con gli studenti l’aveva sentita usare un tono più duro, e anche con gli insegnanti Idrien aveva una presa ferrea sulla scuola.