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Niella assomigliava talmente ad Aviendha da stupirla, a prima vista, nascosta sotto quel cappuccio bianco. Fino a quando non ci si rendeva conto di dover aggiungere sei o sette anni a un volto forse non altrettanto abbronzato e forse anche leggermente più paffuto. La sorella di Aviendha non era mai stata una Fanciulla della Lancia. Era una tessitrice e aveva appena superato sei mesi del suo anno e un giorno di servizio.

Egwene non la salutò: avrebbe solo imbarazzato Niella.

«Pensi che Rand tornerà presto?» chiese.

«Il Car’a’carn arriverà quando arriverà» rispose Niella, con gli occhi miti abbassati. Era una scena davvero insolita. Un volto simile a quello di Aviendha, anche se paffuto, non andava d’accordo con la remissività. «Siamo noi che dobbiamo essere pronte.»

«Niella, hai idea del perché Aviendha abbia bisogno di parlare da sola con Amys, Bair e Melaine?» Non aveva sicuramente a che fare con il camminare nei sogni. Sorilea aveva le stesse capacità di Aviendha, in quell’arte.

«È qui? No, non ne ho idea.» Ma Niella socchiuse gli occhi verdi mentre parlava.

«Sai qualcosa» insisté Egwene. Tanto valeva che approfittasse dell’obbedienza dei gai’shain. «Dimmi di cosa si tratta, Niella.»

«So che Aviendha mi spellerà fino al punto di non farmi più sedere se il Car’a’carn mi trova qui in piedi con le lenzuola sporche» rispose seria la ragazza. Egwene non sapeva se fosse coinvolto il ji’e’toh, ma quando erano insieme, Aviendha era doppiamente severa con la sorella rispetto a ogni altro gai’shain. Niella stava dirigendosi rapidamente verso la porta, ma Egwene l’afferrò per una manica. «Quando il termine del tuo servizio scadrà, ti toglierai il bianco di dosso?»

Non era una domanda appropriata e la remissività scomparve dal volto dell’altra donna, tramutandosi in un orgoglio degno di qualsiasi Fanciulla. «Fare qualcosa di diverso sarebbe una presa in giro del ji’e’toh» rispose rigida Niella. Di colpo sul viso le apparve un sorrisetto. «E poi mio marito mi verrebbe a cercare e non ne sarebbe contento.» Quindi assunse di nuovo la maschera servile e gli occhi bassi. «Posso andare adesso? Se Aviendha si trova qui, preferirei non incontrarla, e lei verrà in queste stanze.»

Egwene la lasciò andare. Non aveva comunque alcun diritto di fare domande. Parlare della vita di un gai’shain prima o dopo il bianco era una vergogna. Anche lei si sentiva vagamente imbarazzata, benché non seguisse il ji’e’toh. Solo abbastanza da essere educata.

Una volta sola, si accomodò su una sedia intagliata e dorata ma dalla linea severa, trovandola insolitamente scomoda dopo aver trascorso tanto tempo seduta in terra su un cuscino, a gambe incrociate. Assumendo la stessa posizione, si chiese di cosa stesse discutendo Aviendha con Amys e le altre due. Sicuramente parlavano di Rand. Dava sempre da pensare alle Sapienti. A loro non importava delle Profezie del Drago degli abitanti delle terre bagnate, ma conoscevano le Profezie del Rhuidean in tutti i loro segreti. Una volta che avesse distrutto gli Aiel, come era scritto nelle Profezie, i superstiti dei superstiti sarebbero stati salvati e le Sapienti stavano facendo in modo che fossero quanti più possibile.

Era il motivo per cui gli avevano messo addosso Aviendha. Troppo addosso, per un comportamento decente. Se fosse entrata nella camera da letto era sicura che avrebbe visto il pagliericcio di Aviendha sul pavimento. Ma gli Aiel vedevano le cose in maniera diversa. Volevano che la ragazza gli insegnasse le usanze aiel, per ricordargli che aveva sangue aiel anche se non era stato cresciuto fra loro. Le Sapienti pensavano di avere bisogno di ogni ora di veglia e, considerando cosa stavano affrontando, non poteva incolparle del tutto. Ma non era comunque decente far dormire una donna nella stessa stanza di un uomo.

Ora non poteva fare nulla per aiutare Aviendha con il suo problema, specialmente considerando che la donna non sembrava vederlo. Appoggiandosi su un gomito Egwene cercò di pensare a come avrebbe affrontato Rand. Quando lui arrivò, ancora pensava senza aver deciso nulla. Rand mormorò qualcosa a due Aiel nel corridoio prima di chiudere la porta.

Egwene scattò in piedi. «Rand, devi aiutarmi con le Sapienti, ti ascolteranno» esordì prima di riuscire a fermarsi. Ma non era quanto voleva dirgli.

«È bello vederti di nuovo» le rispose lui sorridendo. Dall’ultima volta che l’aveva incontrato aveva in mano il pezzo di lancia seanchan, con dei Draghi intagliati. Avrebbe tanto voluto sapere dove aveva trovato quell’oggetto; ogni manufatto di fabbricazione Seanchan le faceva accapponare la pelle. «Sto bene, grazie, grazie Egwene. E tu? Sembri di nuovo te stessa, piena di energia come sempre.» Rand pareva molto stanco. E duro, talmente duro da far sembrare strano il suo sorriso. Le pareva sempre più duro ogni volta che lo vedeva.

«Non credere di essere divertente» disse guardandolo in cagnesco. Era meglio che proseguisse, una volta iniziato a parlare. Meglio che farsi indietro per pensare e dargli altre opportunità di ridere. «Mi aiuterai?»

«Come?» Mettendosi a suo agio — be’, in fondo era la sua camera — lanciò lo scettro su un tavolino con le zampe scolpite a foggia di leopardo e si tolse il cinturone con la spada e la giubba. Adesso Rand non sudava più, proprio come gli Aiel. «Le Sapienti mi ascoltano, ma sentono solo ciò che vogliono. Adesso comincio a riconoscere le occhiate che mi lanciano quando decidono che dico cose insensate e, invece di mettermi in imbarazzo facendomelo notare, mi ignorano.» Prese una delle sedie dorate per sederle di fronte e vi si sistemò, allungando le gambe davanti a sé. Anche in quello aveva l’espressione arrogante. Troppa gente si inginocchiava al suo cospetto.

«A volte dici davvero delle cose insensate» mormorò lei. Per qualche motivo, non avere tempo per pensare l’aiutava a concentrarsi. Sistemandosi lo scialle con attenzione, si piazzò davanti a lui. «So che vorresti parlare di nuovo con Elayne.» Perché adesso era diventato triste e allo stesso tempo freddo come l’inverno? Forse proprio perché era da tanto che non aveva notizie di Elayne. «Dubito che Sheriam abbia riferito alle Sapienti la maggior parte dei messaggi di Elayne per te.» Per quanto ne sapeva, nessuno fino ad allora, ma era anche vero che Rand si era recato raramente a Cairhien per ricevere i messaggi. «Io sono quella di cui Elayne si fida per quel tipo di comunicazioni. Posso riferirtele, se convinci Amys che sono abbastanza forte da... ritornare ai miei studi.»

Avrebbe preferito non esitare: Rand ne sapeva già troppo del camminare nei sogni, anche se non lo chiamava tel’aran’rhiod. Quasi tatto riguardo al Mondo dei Sogni, nome a parte, era un segreto fra le Sapienti che potevano visitarlo. Lei non aveva il diritto di rivelare i loro segreti.

«Mi dirai dove si trova Elayne?» Pareva stesse chiedendo una tazza di tè.

Egwene esitò, ma l’accordo che c’era fra lei, Nynaeve ed Elayne — Luce, da quanto tempo lo avevano stretto? — valeva ancora. Adesso non era più il ragazzo con il quale era cresciuta. Era un uomo borioso e, qualunque fosse il tono di voce, quegli occhi sicuri sul suo viso richiedevano una risposta. Se fra le Aes Sedai e le Sapienti scaturivano scintille, fra le Aes Sedai e lui ci sarebbe stata un’esplosione. Doveva esserci qualcuno che facesse da tampone e il solo disponibile erano loro tre. Doveva essere fatto, ma Egwene sperava che non venissero colte in castagna. «Non posso dirtelo, Rand. Non ne ho alcun diritto. Non è un mio segreto.» Anche quella era la verità. Per quanto riguardava quell’argomento, non poteva dirgli dove si trovasse Salidar, oltre Altara, da qualche parte lungo il fiume Eldar.

Rand si protese in avanti con attenzione. «So che si trova con le Aes Sedai. Mi hai detto che quelle Aes Sedai sono dalla mia parte, o che potrebbero esserlo. Hanno paura di me? Se hanno paura giurerò di stare lontano da loro. Egwene, voglio consegnare il trono del Leone e quello del Sole a Elayne. Ha diritto a entrambi; Cairhien l’accetterà rapidamente come Andor. Ho bisogno di lei.»