Si interruppe scuotendo il capo.
Quel nome era fonte di preoccupazioni. Tremila anni prima all’incirca — c’era stata una città di nome Al’cair’rahienallen, costruita dagli Ogier. Adesso si chiamava Cairhien, e il boschetto che i costruttori avevano piantato per ricordarsi degli stedding faceva parte di una residenza appartenuta a Barthanes, il palazzo ora occupato dalla scuola di Rand. Nessuno se non gli Ogier e qualche Aes Sedai si ricordavano di Al’cair’rahienallen. Nemmeno i Cairhienesi.
Qualsiasi cosa credesse Haman, in tremila anni molto poteva cambiare molte cose. Le grandiose città costruite dagli Ogier non esistevano più, alcune non si erano lasciate alle spalle nemmeno il nome. Erano sorte nuove grandi città dove gli Ogier non avevano messo mano. Amador, iniziata dopo le Guerre Trolloc, era una di quelle, o almeno così gli aveva raccontato Moiraine, e Chachin a Kandor, Shol Arbela nell’Arafel o Fal Moran nello Shienar. Nell’Arad Doman, Bandar Eban era stata costruita sulle rovine di una città distrutta durante la Guerra dei Cento Anni, per la quale Moiraine conosceva tre nomi, ciascuno sospetto, e che a sua volta era stata costruita sulle rovine di una città senza nome scomparsa durante le Guerre Trolloc. Rand era al corrente di una Porta delle Vie nello Shienar, in campagna, vicino a un tranquillo paesino che aveva mantenuto parte del nome della grande città rasa al suolo dai Trolloc, e di un’altra dentro la Macchia, nel Malkier sterminato dall’Ombra. In altri posti c’erano stati semplici cambiamenti, o sviluppi, come aveva osservato Haman stesso. Le Porte delle Vie a Caemlyn adesso si trovavano in una cantina, ben controllata. Rand sapeva che c’era una Porta a Tear, nei grandi pascoli dove i sommi signori accudivano le loro famose mandrie di cavalli. Doveva essercene una da qualche parte sulle montagne della Nebbia, dove un tempo sorgeva Manetheren, ovunque fosse. Per quanto riguardava gli stedding, Rand conosceva stedding Tsofu. Moiraine non li aveva considerati una parte vitale della sua istruzione.
«Non sai dove sono gli stedding?» chiese Haman incredulo quando Rand ebbe finito di spiegare. «Si tratta di umorismo aiel? Non l’ho mai capito.»
«Per gli Ogier» rispose gentilmente Rand «è trascorso molto tempo dalla creazione delle Porte delle Vie. Per gli umani ne è passato molto, molto di più.»
«Ma non ti ricordi nemmeno di Mafal Dadaranell, Ancohima, Londaren o Cor o...»
Covril appoggiò una mano sulla spalla di Haman, ma la pietà che aveva negli occhi era diretta a Rand. «Non ricorda» disse sottovoce. «Le loro memorie sono scomparse.» La fece sembrare una grande perdita, la più grande che potesse essere immaginata. Erith si portò le mani davanti alla bocca e pareva pronta a piangere.
Nel frattempo Sulin fece ritorno, deliberatamente senza correre, seguita da un nugolo di gai’shain con le braccia piene di mappe arrotolate di tutte le dimensioni, qualcuna abbastanza lunga da toccare il pavimento lastricato del cortile. Un uomo vestito di bianco trasportava una scatola da scrittura d’avorio cesellato. «Ho mandato i gai’shain alla ricerca delle altre,» spiegò Sulin acida «insieme ad alcuni degli abitanti delle terre bagnate.»
«Grazie» le rispose Rand. La donna perse un po’ di sarcasmo.
Lui si accovacciò e cominciò ad aprire le mappe proprio sul pavimento, dividendole. Qualcuna era della città e forse di parti di Andor. Ne trovò subito una che mostrava tutta la frontiera con le Marche di Confine, e solo la Luce sapeva cosa ci facesse a Caemlyn. Altre erano vecchie e macchiate, mostravano confini che non esistevano più e citavano nazioni svanite da centinaia di anni.
Confini e nomi erano sufficienti per disporre le mappe in ordine di anzianità. Sulle più vecchie, Hardan confinava a nord con Cairhien, ma Hardan era scomparsa e i confini di Cairhien si erano spostati quasi fino allo Shienar, prima di ritirarsi di nuovo quando era divenuto chiaro che il trono del Sole non poteva controllare tutta quella terra. Maredo si trovava fra Tear e Man, poi era scomparsa e i confini di Tear e Illian si erano incrociati sulla piana di Maredo, ritirandosi lentamente per le stesse ragioni di Cairhien. Caralain era svanita, come Almoth, Mosara, Irenvelle e altre, a volte assorbite da altre nazioni, più spesso diventate terre di nessuno o zone selvatiche. Quelle mappe raccontavano storie di decadenza fin dai tempi della caduta dell’impero di Artur Hawkwing, un’umanità in lenta ritirata. Una seconda mappa delle Marche di Confine mostrava solo la Saldea e parte dell’Arafel, però su quella i confini della Macchia si trovavano cinquanta chilometri più a nord. L’umanità si era ritirata e l’Ombra era avanzata.
Un uomo calvo e magro con addosso una livrea della taglia sbagliata arrivò di corsa nel cortile con un altro carico di mappe. Rand sospirò e andò avanti, selezionando e scartando.
Haman esaminò serio la scatola con l’inchiostro e la penna che un gai’shain gli stava porgendo, quindi ne produsse una quasi altrettanto larga anche se semplice, estraendola da una grande tasca. La penna che prese era di legno levigato, più spessa del pollice di Rand e abbastanza lunga da sembrare sottile. Era perfetta per le mani dalle dita grosse come salsicce dell’Ogier. L’anziano si mise carponi muovendosi fra le mappe mentre Rand le selezionava, intingendo occasionalmente la penna nella boccetta d’inchiostro del gai’shain e scrivendo appunti in una calligrafia che pareva troppo larga, fino a quando non ci si accorgeva che per l’Ogier era molto piccola. Covril lo seguiva, osservando il lavoro di Haman quando l’uomo chiedeva consiglio per sapere se stesse sbagliando.
Per Rand fu istruttivo: iniziò con lo scoprire i sette stedding sparsi nelle Marche di Confine. E se i Trolloc avevano paura di entrare in uno stedding, anche i Myrddraal dovevano avere missioni molto importanti per avventurarcisi. Sulla Dorsale del Mondo, il Muro del Drago, ce n’erano tredici, incluso uno sul pugnale del Kinslayer, da stedding Shangtai a sud fino allo stedding Quichen e Sanshen a nord, distanti solo pochi chilometri.
«La terra è davvero cambiata dopo la Frattura del Mondo» osservò Haman quando Rand fece un commento. Continuò a prendere appunti, rapidamente per un Ogier. «La terraferma si è trasformata in mare e i mari in terraferma, ma la terra si è anche piegata. Alcune delle zone una volta distanti si sono unite e quelle vicine si sono allontanate. Ma naturalmente nessuno può dire se Quichen e Sanshen siano mai state lontane.»
«Hai dimenticato Cantoine» osservò Covril, facendo depositare a un nuovo inserviente un altro carico di mappe.
Haman la guardò e scrisse il nome proprio al di sopra del fiume Iralell, non molto a nord di Haddon Mirk. Nella fascia a ovest del Muro del Drago. Dal confine meridionale dello Shienar fino al mare delle Tempeste ce n’erano solo quattro, tutti scoperti da poco dal punto di vista dell’Ogier, secondo il quale il più recente, Tsofu, era un sito ogier da soli seicento anni e gli altri da più di mille. Alcuni degli stedding furono una sorpresa, come quelli nelle Marche di Confine o sulle montagne della Nebbia, che ne ospitavano sei, o il litorale dell’Ombra. Le colline Nere vi erano incluse, e nelle foreste sopra il fiume Ivo e le montagne al di sopra del fiume Dhagon, proprio a nord dell’Arad Doman.
La lista degli stedding abbandonati era triste: erano stati lasciati perché il numero di Ogier si era ridotto drammaticamente. Quelli sulla Dorsale del Mondo e le montagne della Nebbia facevano parte della lista, come gli stedding nella piana di Almoth, vicino alla grande foresta chiamata Paerish Swar e uno nelle basse montagne a nord di capo Toman, di fronte all’Oceano Aryth. Forse il più triste di tutti era quello segnato al margine della Macchia nell’Arafel; i Myrddraal erano riluttanti a entrare negli stedding, ma l’avanzare di anno in anno della Macchia verso sud spazzava via tutto.