Haman si fermò un istante e disse: «Sherandu è stato inghiottito dalla Grande Macchia milleottocentoquarantatré anni fa e Chandar novecentosessantotto.»
«Che la loro memoria possa prosperare nella Luce» dissero Covril ed Erith insieme.
«Ne conosco uno che non avete segnato» osservò Rand. Perrin gli aveva detto che una volta vi si era nascosto. Prese una mappa di Andor e, a est del fiume Asinelle, toccò un punto sopra la strada da Caemlyn a Ponte Bianco. Era abbastanza vicino.
Haman fece un ghigno che era quasi un ringhio. «Dove avrebbe dovuto sorgere la città di Hawkwing. Non è mai stato risanato. Alcuni stedding furono trovati e mai risanati. Abbiamo cercato di rimanere il più possibile lontani dalle terre degli uomini.» Tutti i punti segnati erano su montagne inaccessibili, in posti dove gli uomini avevano difficoltà a entrare o, in alcuni casi, semplicemente lontani dalle comunità umane. Stedding Tsofu era più vicino di qualunque altro a un’area popolata, e anche Rand sapeva che era a una giornata di cammino dal villaggio più vicino.
«In un altro momento sarebbe stata una discussione interessante» intervenne Covril, rivolgendosi a Rand ma pronunciando queste parole per Haman, come indicavano anche le occhiate in tralice. «Ma vorrei fare il possibile prima che scenda la notte.» L’Anziano sospirò afflitto.
«Sicuramente resterete qui per un po’» protestò Rand. «Dovete essere esausti, visto che siete venuti a piedi da Cairhien.»
«Le donne non sono mai esauste,» rispose Haman «si limitano a esasperare gli altri. È un nostro vecchio detto.» Covril ed Erith tirarono su con il naso all’unisono. Borbottando, Haman proseguì con l’elenco delle Porte; adesso era passato alle città di costruzione Ogier, dove c’erano stati i boschetti: in ciascuno di essi era nascosta una Porta delle Vie, per consentire agli Ogier di viaggiare dallo stedding senza dover attraversare le terre, spesso difficili, degli umani.
Caemlyn era stata segnata, come anche Tar Valon, Tear e Illian, Cairhien, Maradon e Ebou Dar. Quella era la fine delle città, per come erano state concepite fino ad allora, e trascrisse Ebou Dar col nome di Barashta. Forse quest’ultima apparteneva all’altro gruppo, con i punti segnati in luoghi dove le mappe non mostravano nulla o solo un villaggio. Mafal Dadaranell, Ancohima, Londaren Cor e Manetheren. Aren Mador, Aridhol, Shaemal, Deranbar, Braem, Condaris, Hai Ecorimon, Iman... Mentre la lista aumentava Rand incominciò a vedere delle macchie di umidità su ogni mappa completata da Haman. Ci mise un istante per capire che l’Ogier stava piangendo in silenzio, facendo cadere le lacrime sulle carte mentre segnava le città morte e dimenticate. Forse piangeva per la gente, forse per i ricordi. La sola cosa di cui Rand poteva essere certo era che non si trattava delle città, o del lavoro perduto dei costruttori ogier. Per gli Ogier lavorare la pietra era solo qualcosa che avevano imparato a fare durante l’Esilio: quale lavoro in pietra avrebbe potuto essere paragonato alla maestà degli alberi?
Uno di questi nomi diceva molto a Rand, come anche la collocazione, a est di Baerlon, alcuni giorni oltre Ponte Bianco, sull’Arinelle. «C’era un boschetto qui?» chiese indicando un punto.
«Ad Aridhol?» ripeté Haman. «Sì. Sì, c’era. Una faccenda molto triste, quella.»
Rand non alzò il capo. «A Shadar Logoth» lo corresse. «Una storia davvero molto triste. Potresti — vorresti — mostrarmi la Porta delle Vie se vi portassi sul posto?»
21
A Shadar Logoth
«Se ci porti sul posto?» fece eco Covril, aggrottando le sopracciglia nel guardare la mappa fra le mani di Rand. «È davvero fuori strada, se ricordo bene dove si trovano i Fiumi Gemelli. Non voglio sprecare un altro giorno per ritrovare Loial.» Erith annuì con fermezza.
Haman, le guance ancora umide di lacrime, scosse il capo in segno di disapprovazione per la fretta dimostrata dalle donne, ma disse: «Non posso permetterlo. Aridhol — ora Shadar Logoth, come l’hai giustamente chiamata — non è un luogo adatto a una ragazza giovane come Erith. In verità, non è il posto giusto per nessuno.»
Rand lasciò cadere la mappa e si alzò. Conosceva Shadar Logoth meglio di quanto volesse. «Non perderete tempo. Anzi, al contrario, lo guadagnerete. Vi porterò lì con l’arte di viaggiare, usando i passaggi; alla fine della giornata sarete a buon punto nel vostro cammino verso i Fiumi Gemelli. Non ci metteremo molto. So che potete guidarmi direttamente alla Porta delle Vie.» Gli Ogier captavano le Porte, se non erano troppo lontane.
La richiesta diede il via a un altro incontro dietro la fontana, al quale anche Erith chiese di prendere parte. Rand sentiva solo dei piccoli brani, ma era chiaro che Haman, che scuoteva la grossa testa caparbiamente, si opponesse al piano, mentre Covril, con le orecchie talmente rigide da sembrare che volesse aumentare la propria statura, insisteva nel seguirlo. All’inizio guardava torva Erith quanto Haman — qualunque fosse la relazione fra suocera e nuora fra gli Ogier, chiaramente riteneva che la giovane non avesse parte nella decisione — ma non ci mise molto a cambiare idea. Le donne ogier attaccarono Haman senza tregua.
«...troppo pericoloso. Fin troppo pericoloso.» La voce dell’Anziano ricordava il rombo di un tuono lontano.
«...quasi lì oggi...» un tuono meno imponente da Covril.
«...è stato fuori per troppo tempo...» quasi uno scampanellio da Erith.
«...la fretta porta allo spreco...»
«...mio Loial...»
«...Mashadar proprio sotto i piedi...»
«...mio Loial...»
«...mio Loial...»
«...come Anziano...»
«...mio Loial...»
«...mio Loial...»
Haman ritornò da Rand tirandosi la giubba come se gli fosse stata strappata di dosso, seguito dalle donne. Covril aveva un’espressione meno agitata di Erith, che lottava per reprimere un sorriso, ma le orecchie pelose erano inclinate allo stesso angolo e in qualche modo trasmettevano un senso di soddisfazione.
«Abbiamo deciso» annunciò serio Haman «di accettare la tua offerta. Vediamo di porre rapidamente fine a questo ridicolo bighellonare affinché possa fare ritorno alle mie classi. E al Comizio. Hmmm. C’è molto da dire a tuo riguardo davanti al Comizio.»
A Rand non importava se Haman avesse raccontato al Comizio che era un prepotente. Gli Ogier si tenevano lontani dagli uomini salvo quando andavano a effettuare qualche riparazione ai propri lavori da costruttori, ed era improbabile che potesse influenzare gli umani in un modo o nell’altro a suo riguardo. «Bene» rispose. «Manderò qualcuno a prendere le vostre cose dalla locanda dove alloggiate.»
«Abbiamo tutto con noi.» Covril si diresse dietro la fontana, si piegò e si risollevò con due fagotti che avevano riposto dietro la vasca. Per un uomo sarebbero stati un carico pesante. Passò una sacca a Erith e si infilò la tracolla dell’altra, che le scese davanti al petto, sostenendo il fagotto dietro la schiena.
«Se Loial fosse stato qui,» spiegò Erith mentre sistemava il suo carico «ci saremmo incamminati senza indugi verso lo stedding Tsofu. In caso contrario saremmo stati pronti a proseguire. Senza ritardi.»
«Per la verità, è colpa dei letti» confidò Haman, indicando con le mani la misura di un letto da bambini. «Una volta in ogni locanda del mondo Esterno c’erano due o tre stanze per gli Ogier, ma adesso sembra complicato trovarle. È difficile da capire.» Lanciò un’occhiata ai punti segnati sulle mappe e sospirò. «È stato difficile da capire.»
Rand aspettò solo che Haman prendesse il suo fagotto, quindi afferrò saidin e aprì il passaggio proprio accanto alla fontana, un buco nell’aria che mostrò una strada in rovina, piena di erbacce e edifici diroccati.
«Rand al’Thor.» Sulin si mosse flemmatica nel cortile, passando proprio davanti a un gruppo di inservienti e gai’shain con le braccia piene di mappe. Liah e Cassin erano con lei e facevano finta che fosse una coincidenza. «Hai chiesto altre mappe.» Sulin guardò torva il passaggio, con fare quasi accusatorio.