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L’ultimo nominato era stato proprio Chel Vanin, un Andorano che aveva vissuto a Maerone ma che adesso si spostava continuamente da una riva all’altra dell’Erinin. Vanin era capace di prendere le uova da un nido senza disturbare la gallina e non avrebbe mai fallito il colpo nel tentativo di rubare anche la gallina. Poteva rubare un cavallo da sotto la sella di un nobile senza che questi se ne accorgesse per almeno due giorni. Se non altro, era quanto i raccomandanti assicuravano, con tono di voce rispettoso. Con uno spazio lasciato da alcuni denti mancanti e un sorriso fin troppo innocente su quel volto rotondo, Vanin aveva protestato sostenendo di essere stato lo stalliere di un maniscalco, quando ancora aveva avuto un lavoro. Ma avrebbe accettato il posto per quattro volte la paga normale della Banda. Fino ad allora ne era davvero valsa la pena.

Fece fermare il castrone sulla collina di fronte a Mat. Vania pareva turbato. Era d’accordo nel non chiamare Mat ‘mio signore’, visto che non gli piaceva inginocchiarsi davanti a nessuno, ma gli rivolse un saluto simile a quello militare. «Penso di aver trovato qualcosa che devi vedere. Io non so cosa dedurre. Devi guardare con i tuoi occhi.»

«Aspettate qui» disse Mat agli altri e, rivolgendosi a Vanin, aggiunse: «Fammi strada.»

Non fu una lunga cavalcata, solo oltre la collina successiva, accanto a un ruscello con degli ampi argini di fango secco. L’odore annunciò ciò che Vanin voleva vedesse da solo, prima ancora che avvistassero gli avvoltoi. Alcuni uccelli saltellarono via per posarsi poco distante, facendo scattare le teste senza piume e sfidandoli. Quelli impegnati a mangiare senza distrarsi erano anche peggiori.

Un carro capovolto, simile a una piccola casa con le ruote, dipinto di un verde molto acceso, di giallo e di blu, faceva capire che si trattava di ambulanti; pochi si erano salvati dall’incendio. Ovunque erano visibili corpi con abiti sgargianti macchiati di sangue ormai secco, uomini, donne e bambini. Una parte di Mat analizzò con freddezza la situazione, il resto avrebbe voluto vomitare o fuggire, tutto ma non restare lì a guardare seduto in groppa a Pips. Il primo attacco era giunto da ovest. La maggior parte degli uomini anziani e dei ragazzi si trovavano in quel punto, assieme a quel che rimaneva di alcuni grossi cani, come se avessero tentato di formare una linea per tenere lontani gli assassini con i loro corpi, mentre le donne e i bambini fuggivano. Una fuga inutile. I corpi contorti mostravano il punto dove erano incappati nel secondo attacco. Adesso si muovevano solo gli avvoltoi.

Vanin sputò disgustato dall’apertura in mezzo ai denti. «Li fai andar via prima che rubino troppo — rubano i bambini se non stai in guardia, poi li crescono come se fossero loro —, forse aggiungi qualche calcio per farli muovere di corsa, ma non questo. Chi potrebbe averlo fatto?»

«Non lo so. Briganti.» I cavalli erano spariti. Ma i briganti rubavano, non uccidevano, e nessun Girovago avrebbe opposto resistenza, anche se lo avessero derubato fino all’ultimo centesimo, inclusi giubba e stivali. Mat si sforzò di allentare la presa sulle redini. Non c’era un punto dove non fosse visibile un cadavere, uomini, donne, bambini. Chiunque fosse l’autore, non aveva voluto alcun sopravvissuto. Cavalcò lentamente in circolo sul posto, cercando di ignorare gli avvoltoi che gracchiavano e agitavano le ali al suo passaggio — il terreno era troppo secco per le impronte, anche se gli pareva di vederne alcune di cavalli in diverse direzioni — quindi ritornò da Vanin. «Potevi dirmelo. Non ho bisogno di vedere.» Luce, non ne ho bisogno! pensò.

«Potevo dirti che non c’erano tracce» rispose Vanin facendo voltare il cavallo per guadare il fiume. «Ma forse devi vedere anche questo.»

Il fuoco aveva distrutto la maggior parte del carro capovolto su un fianco, ma il fondo appoggiato su ruote gialle con i raggi rossi era integro. Vi era adagiato contro un uomo con la giubba blu e gli occhi ancora leggermente socchiusi, le mani in una pozza di sangue. Ciò che aveva scritto in lettere tremanti era più scuro del legno della base del carro.

Riferitelo al Drago Rinato.

Riferirgli cosa? si chiese Mat. Che qualcuno aveva ucciso un’intera carovana di Calderai? O forse l’uomo era morto prima di concludere la frase? Non era la prima volta che i Calderai avevano informazioni importanti. Se fossero stati i personaggi di una storia, l’uomo sarebbe sopravvissuto abbastanza a lungo per scrivere la parte vitale del messaggio che avrebbe significato la vittoria. Be’, qualunque fosse stato il messaggio, nessuno ne avrebbe conosciuto più una parola, adesso.

«Avevi ragione, Vanin» esitò Mat. Dire cosa al Drago Rinato? Non c’era motivo di dare il via ad altre voci. «Assicurati che il resto di questo carro bruci prima che tu vada via. E se qualcuno facesse domande, rispondi che non c’era nulla se non un mucchio di cadaveri.» Con donne e bambini.

Vanin annuì. «Sporchi selvaggi» mormorò, sputando di nuovo fra la fessura in mezzo ai denti. «Potrebbe essere stato uno di loro.»

La banda degli Aiel li aveva raggiunti, tre o quattrocento uomini. Avevano disceso la collina e attraversato il ruscello a circa cinquanta passi dal carro. Un gruppo di Aiel sollevò la mano in segno di saluto, Mat non li riconobbe, ma molti Aiel sapevano che era amico di Rand al’Thor, proprio quello che portava il cappello e con il quale era più ragionevole non scommettere. Oltre il ruscello e sopra un’altra collina, tutti quei corpi avrebbero potuto non esistere affatto.

Maledetti Aiel! pensò Mat Sapeva che evitavano i Calderai, li ignoravano, ma se non era così, perché questa... «Non penso» rispose. «Accertati che bruci, Vanin.»

Talmanes e gli altri due si trovavano ancora dove li aveva lasciati. Quando Mat riferì cosa c’era davanti a loro, aggiungendo che doveva essere inviato un gruppo di uomini per seppellire i defunti, annuirono cupi. Daerid mormorò incredulo: «Calderai?»

«Ci accamperemo qui» concluse Mat.

Si aspettava dei commenti — c’era ancora luce per percorrere qualche altro chilometro e tutti erano presi da quanto avrebbe potuto marciare la Banda in un giorno, fino al punto di scommettervi — ma Nalesean rispose: «Invierò un uomo ai piedi della collina per avvisare i battelli prima che si allontanino troppo.»

Forse si sentivano come lui. A meno che non girassero attorno al fiume, non c’era modo di evitare la vista degli avvoltoi che volavano via cacciati dai becchini. Solo perché un uomo aveva già visto la morte non significava che si divertisse davanti allo spettacolo. Mat sapeva che se avesse guardato di nuovo gli uccelli avrebbe vomitato. Il giorno seguente ci sarebbero state solo tombe, lontano dagli occhi dei curiosi.

Il ricordo però non scomparve, nemmeno dopo che la sua tenda fu montata in cima alla collina, da dove avrebbe potuto godere di una lieve brezza dal fiume, se si fosse decisa ad alzarsi. Corpi macellati dagli assassini e devastati dagli avvoltoi. Peggio della battaglia attorno a Cairhien contro gli Shaido. Lì erano morte delle Fanciulle, ma non ne aveva vista nessuna e non c’erano stati bambini. Un Calderaio non avrebbe combattuto nemmeno per salvarsi la vita. Nessuno uccideva i Girovaghi. Giocò con il cibo, manzo e fagioli, e si ritirò nella sua tenda appena possibile. Nemmeno Nalesean aveva voglia di parlare e Talmanes pareva molto teso.

La voce della strage si era sparsa. L’accampamento era calmo come Mat non lo aveva mai sentito. Di solito l’oscurità era spezzata da qualche risata e a volte da canzoni stonate, fino a quando il portabandiera riusciva a convincere gli uomini, che non volevano ammetterlo, che erano ormai stanchi oltre ogni limite. Ma quella notte era come quando avevano trovato il villaggio con i corpi dei profughi che avevano cercato di proteggere la città dai briganti. Pochi avrebbero potuto ridere o cantare dopo un tale spettacolo, e quelli che ci riuscivano ancora venivano messi a tacere dagli altri.