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«Sì» rispose una Fanciulla; non si riusciva a capire chi fosse, da dietro al velo. «Quelli che abbiamo ucciso indossavano tutti questo.» Prese un mantello che era appeso alle mani legate dell’uomo insanguinato. Un mantello bianco e consumato, intriso di grasso, con un sole dorato ricamato sul petto. Anche gli altri tre li avevano.

«Questi erano di vedetta,» aggiunse un grosso Danzatore delle Montagne «per fare rapporto qualora l’attacco fosse andato male.» Rise brevemente. «Chiunque li abbia inviati, non aveva idea di quanto sarebbe andata male per gli altri.»

«Nessuno di questi uomini ha usato la balestra?» chiese Rand. Fuoco malefico. No, gridò Lews Therin in lontananza. Gli Aiel si scambiarono alcune occhiate, quindi scossero i capi avvolti negli shoufa. «Impiccateli» rispose Rand. L’uomo con il volto insanguinato quasi svenne. Rand lo sostenne con un flusso d’Aria, sollevandolo in piedi. Fu la prima volta in cui si accorse di avere afferrato di nuovo saidin. Diede il benvenuto alla lotta per la sopravvivenza. Anche la contaminazione fu benvenuta, mentre gli escoriava le ossa come fosse una melma acida. Lo rendeva meno consapevole di cose che non voleva ricordare, emozioni che non voleva provare. «Come ti chiami?»

«F... Farai, m... mio signore. D... Dimir Faral.» Con gli occhi quasi fuori dalle orbite fissava Rand da dietro una maschera di sangue. «Ti p... prego, non i... impiccarmi, m... mio signore. Ca... cammino nella Luce, lo g... giuro!»

«Sei molto fortunato, Dimir Faral.» A Rand la propria voce sembrava distante come le grida di Lews Therin. «Assisterai all’impiccagione dei tuoi amici.» Farai singhiozzava. «Poi ti daremo un cavallo e andrai a riferire a Pedron Niall che un giorno impiccherò anche lui per quanto è accaduto qui.» Quando rilasciò i flussi d’aria, Farai ricadde in un mucchio pietoso, mugolando che avrebbe galoppato fino ad Amador senza fermarsi. I tre destinati a morire lo guardarono con disprezzo. Uno di loro gli sputò addosso.

Rand se li tolse di mente. Doveva ricordarsi solo di Niall e c’era qualcos’altro che doveva fare. Spinse via saidin, affrontò la lotta per sfuggire senza essere annientato e la fatica di costringersi a rilasciare il Potere. Per ciò che doveva fare non voleva nulla tra sé e le proprie emozioni.

Una Fanciulla stava componendo il corpo di Desora e le aveva rimesso il velo. La donna bloccò Rand quando vide che stava toccando il pezzo di algode nero, quindi esitò dopo averlo guardato in viso, tornando ad accovacciarsi.

Dopo aver sollevato il velo, Rand memorizzò il volto di Desora. Adesso sembrava addormentata. Desora, della setta Musara degli Aiel Reyn. Così tanti nomi. Liah, dei Chareen Cosaida, Dailin della setta Montagne di Ferro dei Taardad. Lamelle, Acque Fumanti dei Miagoma e... così tanti. A volte ripassava tutta la lista nome per nome. Ma ne comparve anche uno che non vi aveva aggiunto lui. Ilyena Therin Morelle. Non sapeva come avesse fatto Lews Therin a inserirlo, ma non l’avrebbe rimosso nemmeno se avesse saputo come farlo.

Fu sia uno sforzo che un sollievo allontanarsi da Desora, mentre provò solo sollievo nello scoprire che quella che credeva una seconda Fanciulla morta era invece un uomo, basso per essere un Aiel. Era addolorato anche per la morte degli uomini, ma per loro aveva in mente un vecchio proverbio: ‘Lascia riposare i defunti e prenditi cura dei viventi.’ Non era facile, ma ci provava. Quando invece era una donna a morire, non riusciva a pensare a quelle parole.

Una gonna aperta sul lastricato attirò la sua attenzione. Non erano morti solo gli Aiel. Quella donna era stata trafitta dal dardo proprio in mezzo alle scapole. Il vestito era appena macchiato di sangue. Si era trattato di una morte rapida, una piccola grazia. Inginocchiandosi la voltò con la massima gentilezza; il dardo spuntava dal petto. Era una donna con il volto squadrato, di mezza età, con un po’ di grigio fra i capelli. Gli occhi scuri erano spalancati; sembrava sorpresa. Rand non sapeva come si chiamasse, ma ne memorizzò il volto. Era morta perché si trovava nella stessa strada con lui.

Afferrò per un braccio Nandera, la quale si liberò poiché non voleva impedimenti nell’usare l’arco, ma lo guardò. «Trova la famiglia di quella donna e fai in modo che ricevano ciò di cui hanno bisogno. Oro...» ma non sarebbe stato abbastanza. Avrebbero dovuto riavere indietro una moglie, una madre. Ma lui non gliela poteva restituire. «Occupati di loro» disse «e scopri il nome.»

Nandera protese una mano verso di lui, quindi la rimise sull’arco. Quando Rand si alzò, le Fanciulle lo stavano osservando. Guardavano tutto, come sempre, ma i volti velati ritornavano su di lui un po’ più spesso. Sulin sapeva come si sentiva Rand. Era al corrente della lista, ma lui non sapeva se lo avesse riferito alle altre. Se l’aveva fatto, Rand non sapeva cosa provassero le altre donne.

Ritornò nel punto in cui era caduto e raccolse lo scettro del Drago. Inchinarsi fu faticoso e la corta lancia sembrò pesante. Jeade’en non si era allontanato troppo, una volta perso il cavaliere; era un cavallo ben addestrato. Rand montò in sella. «Qui ho fatto tutto ciò che potevo» disse — pensassero ciò che volevano — quindi spronò il cavallo.

Se non poteva eliminare i ricordi, poteva almeno allontanarsi dagli Aiel. Se non altro per un breve periodo. Consegnò Jeade’en a uno stalliere ed entrò nel palazzo prima che Nandera e Caldin lo raggiungessero, con almeno due terzi delle Fanciulle e i Danzatori delle Montagne. Alcuni erano stati lasciati indietro per provvedere ai morti. Caldin sembrava arrabbiato. Dall’espressione di Nandera, Rand pensò che doveva essere contento se non era velata.

Prima che l’Aiel potesse dire una parola, comare Harfor si avvicinò a Rand rivolgendogli una profonda riverenza. «Mio lord Drago,» disse con voce forte e profonda «abbiamo ricevuto una richiesta per un’udienza da parte della Maestra delle Onde del clan Catelar, degli Atha’an Miere.»

Se il taglio elegante del vestito rosso e bianco di Reene non era sufficiente a rendere chiaro che ‘prima cameriera’ era una designazione erronea, lo erano sicuramente i modi. Leggermente rotonda, con i capelli grigi e il mento lungo, guardò Rand dritto negli occhi, piegando indietro il capo per poterlo fare, e riuscì in qualche modo a combinare un giusto tono di deferenza senza però ossequio a un distacco che molte nobili non riuscivano a ottenere. Come Halwin Norry, era rimasta mentre la maggior parte degli altri era fuggita, anche se Rand sospettava che il suo intento fosse difendere e preservare il palazzo dagli invasori. Non sarebbe rimasto sorpreso di scoprire che perquisiva la sua camera sistematicamente, alla ricerca di tesori rubati. Non sarebbe rimasto sorpreso di scoprire che aveva perquisito anche gli Aiel.

«Popolo del Mare?» chiese. «Cosa vogliono?»

La donna gli rivolse un’occhiata paziente, cercando di essere tollerante. Provando. «La richiesta non lo spiega, mio lord Drago.»

Se Moiraine aveva saputo qualcosa sul Popolo del Mare non l’aveva inclusa nella sua educazione, ma, a giudicare dal comportamento di Reene, quella donna era importante. Il titolo Maestra delle Onde suonava notevole. Avrebbe dovuto usare la grande sala. Non vi si era recato fin dal ritorno da Cairhien. Non aveva alcun motivo per evitare la sala del trono; semplicemente non c’era stato bisogno di andarci.

«Questo pomeriggio» rispose lentamente Rand. «Dille che la vedrò a metà pomeriggio. Le hai assegnato dei buoni appartamenti? E al suo seguito?» Dubitava che qualcuna con un titolo tanto sontuoso viaggiasse da sola.

«Li ha rifiutati. Hanno preso delle stanze a La palla e il cerchio.»Serrò leggermente le labbra: per quanto Maestra delle Onde fosse un titolo elevato, non era stata una scelta appropriata secondo il parere di Reene Harfor. «Erano impolverati e affaticati dal viaggio, quasi incapaci di rimanere in piedi. Sono venuti a cavallo, non in carrozza, e non credo che vi siano abituati.» La donna batté le palpebre come se fosse stupita di aver parlato troppo e recuperò la riservatezza, indossandola come un manto. «Anche qualcun altro vuole vederti, mio lord Drago.» Il tono di voce assunse una sfumatura di leggero disgusto. «Lady Elenia.»