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Rand lasciò cadere il cadavere ma rimase in contatto con saidin mentre si voltava per trovarsi di fronte Taim, in piedi sulla soglia della camera da letto.

«Perché l’hai ucciso?» chiese Rand. Solo una parte della durezza della voce era dovuta al vuoto. «L’avevo catturato; forse mi avrebbe detto qualcosa, magari chi lo aveva inviato. Che cosa ci fai qui, in ogni caso? Sgattaiolare in questo modo nella mia camera da letto!»

Taim si fece avanti totalmente a suo agio, con addosso la giubba nera con i draghi azzurro e oro ricamati sulle maniche. Aviendha si alzò in piedi e, malgrado saidar, l’espressione diceva che era pronta a usare contro Taim il pugnale che aveva appeso al cinturone. Nandera e Jalani si erano velate e stavano in punta dei piedi. Taim le ignorò; Rand sentì il Potere abbandonare l’altro uomo, per mente preoccupato di quello che ancora colmava Rand. Un mezzo sorriso distorse l’espressione delle labbra di Taim mentre fissava il corpo dell’Uomo Grigio.

«Brutto affare i Senzanima.» Chiunque altro avrebbe rabbrividito, ma non Taim. «Sono arrivato sul tuo balcone usando i passaggi perché supponevo volessi sentire subito le novità.»

«Qualcuno sta imparando troppo in fretta?» lo interruppe Rand, e Taim gli rivolse di nuovo quel sorriso contorto.

No, non uno dei Reietti camuffati, a meno che non sia riuscito a mascherarsi da ragazzino di vent’anni. Si chiama Jahar Narishma e ha la scintilla innata, anche se non l’ha ancora manifestata. Con gli uomini di solito accade più tardi che con le donne. Dovresti ritornare alla scuola, resteresti sorpreso dei cambiamenti.»

Rand non ne dubitava. Jahar Narishma non era un nome andorano. Il talento del viaggiare non aveva limiti e lui lo sapeva bene, ma sembrava che Taim si fosse avventurato molto lontano per reclutare nuovi elementi. Non disse nulla ma guardò il corpo disteso sul tappeto.

Taim fece una smorfia, ma non aveva perso il controllo, era solo irritato. «Credimi, vorrei almeno quanto te che fosse ancora vivo. L’ho visto e ho agito senza pensare; l’ultima cosa che voglio è vederti morto. Lo hai imprigionato nel momento in cui ho incanalato, ma era troppo tardi per fermarmi.»

Devo ucciderlo, mormorò Lews Therin, e il Potere si gonfiò in Rand. Immobile, lui cercò di rilasciare saidin e fu una lotta estenuante. Lews Therin stava tentando di mantenere la presa, di incanalare. Alla fine, lentamente, l’Unico Potere svanì come acqua che cola dal buco di un secchio.

Perché? chiese Rand. Perché vuoi ucciderlo? Non vi fu risposta, solo una risata folle e un pianto in lontananza.

Aviendha lo guardava molto preoccupata. Aveva riposto il pugnale, ma il prurito che provava Rand indicava che la donna ancora non aveva rilasciato saidar. Le due Fanciulle avevano calato il velo adesso che pareva chiaro che la comparsa di Taim non era un attacco; riuscirono a tenere un occhio sull’uomo e uno sul resto della stanza lanciandosi al tempo stesso sguardi sconcertati.

Rand prese la sedia accanto al tavolo dov’erano appoggiate la spada e lo scettro del Drago. La lotta era durata un solo istante, ma aveva le ginocchia indebolite. Lews Therin era quasi riuscito a prendere il controllo, almeno su saidin. Alla scuola si era preso in giro da solo, ma adesso non poteva.

Se Taim aveva notato qualcosa, non ne aveva dato segno. Si piegò per raccogliere la lettera e la guardò prima di passarla a Rand, rivolgendogli un accenno d’inchino.

Rand si infilò il foglio in tasca. Nulla scuoteva Taim; nulla ne disturbava l’equilibrio. Perché Lews Therin voleva ucciderlo? «Da come eri deciso a inseguire le Aes Sedai, sono sorpreso che tu non mi abbia suggerito di attaccare Sammael. Noi due insieme, forse con alcuni degli studenti più forti, potremmo spuntare di sorpresa proprio davanti a lui, a Man, usando un passaggio. Quello doveva essere un inviato del Reietto.»

«Forse» rispose Taim, lanciando un’occhiata all’Uomo Grigio. «Pagherei oro per esserne sicuro.» Sembrava la semplice verità. «Per quanto riguarda Illian, non credo che sarebbe semplice come liberarsi di due ordinarie Aes Sedai. Continuo a chiedermi cosa farei al posto di Sammael. Proteggerei Illian con una serie di schermi, di modo che se anche un uomo solo pensasse di incanalare, saprei immediatamente dove si trova e ridurrei la terra in cenere prima che avesse il tempo di respirare.»

Rand la vedeva allo stesso modo; nessuno sapeva meglio di Sammael come difendere un posto. Forse Lews Therin era pazzo. Magari anche geloso. Rand cercò di convincersi di non aver evitato la scuola perché era geloso anche lui, ma vicino a Taim provava sempre una sorta di fastidio. «Mi hai informato. Adesso ti suggerisco di andare ad addestrare quel Jahar Narishma. Fallo bene. Forse dovrà usare presto la sua capacità.»

Gli occhi scuri di Taim lampeggiarono per un istante, quindi gli rivolse un leggero inchino. Afferrò saidin senza dire una parola e aprì un passaggio di fronte a sé. Rand si sedette senza afferrare il Potere, fino a quando l’uomo non se ne fu andato e il passaggio non si fu ridotto a una sottile lama di luce; non poteva correre il rischio di un’altra lotta con Lews Therin, non quando avrebbe potuto perdere e ritrovarsi a lottare contro saidin. Perché Lews Therin voleva vedere quell’uomo morto? Luce, Lews Therin sembrava volere tutti morti, lui incluso.

Era stata una mattinata piena di eventi, specialmente considerando che il sole non era ancora sorto. Le buone notizie erano più delle cattive. Guardò l’Uomo Grigio disteso sul tappeto; quella ferita probabilmente si era cicatrizzata subito, ma comare Harfor si sarebbe accertata di informarlo, senza dire una parola, se avesse scorto anche una sola macchia di sangue. Per quanto riguardava quella Maestra delle Onde del Popolo del Mare, poteva anche cuocere nel suo brodo d’insolenza, per quanto lo riguardava: aveva già abbastanza grane da gestire senza aggiungere un’altra donna alla lista.

Nandera e Jalani ancora oscillavano da un piede all’altro vicino alla porta. Avrebbero dovuto recarsi alle loro postazioni non appena Taim era andato via.

«Se voi due siete seccate per l’Uomo Grigio,» disse Rand «dimenticatelo. Solo uno sciocco si aspetta di vedere uno dei Senzanima se non per caso, e nessuna di voi due è una sciocca.»

«Non si tratta di quello» rispose Nandera, ferma. La mascella di Jalani era talmente rigida che si capiva bene quanto facesse fatica a non parlare.

Rand capì subito. Non pensavano che avrebbero dovuto vedere l’Uomo Grigio, ma si vergognavano di non averlo fatto. Se ne vergognavano e temevano che si sarebbero diffuse voci sul loro ‘fallimento’. «Nessuno deve sapere che Taim è stato qui, né cos’ha detto. La gente è abbastanza ansiosa già solo sapendo che la fattoria è da qualche parte nelle vicinanze, non c’è bisogno che si spaventino nello scoprire che Taim o uno degli studenti è venuto in città. Credo che sia il modo migliore di mantenere la calma su quanto è accaduto stamattina. Non possiamo tenere segreto un corpo, ma voglio che mi promettiate di non dire una parola: solo che un uomo ha tentato di uccidermi ed è morto per averci provato. È quanto intendo raccontare a tutti e non mi piacerebbe affatto se mi faceste passare per bugiardo.»

La gratitudine sui loro volti fu palese. «Ho un toh» mormorarono le due all’unisono.

Rand si schiarì la gola; non era per quello che l’aveva detto, ma almeno le aveva fatte rilassare. Di colpo gli venne in mente un sistema per gestire il problema Sulin. Non le sarebbe piaciuto, ma avrebbe soddisfatto il suo toh, forse anche di più proprio perché non le sarebbe piaciuto, e avrebbe alleviato la coscienza di Rand, facendo sì che anche parte del suo toh nei confronti della donna venisse soddisfatto.

«Adesso tornate alle vostre postazioni di guardia, o comincerò a pensare che siete voi a voler ammirare le mie sopracciglia.» Era la stessa cosa che aveva detto Nandera. Aviendha affascinata dalle sue sopracciglia? «Andate e trovate qualcuno che porti via quel tizio.» Le due donne si incamminarono parlando con il linguaggio delle mani, mentre Rand si alzò e prese Aviendha per un braccio. «Hai detto che dobbiamo parlare. Vieni in camera da letto fino a quando non puliranno questa stanza.» Se c’era una macchia, forse avrebbe potuto incanalare per eliminarla.