Elayne, che la Luce risplendesse sempre su di lei, non perse tempo a farle domande. Saltò dalla sedia e andò via correndo a perdifiato.
Logain non aveva mosso un muscolo. Teneva gli occhi fissi su Nynaeve; sembravano risplendere. Luce, com’era grosso. Nynaeve cercò di prendere il pugnale dalla cintura, rendendosi conto di quanto fosse ridicola — probabilmente glielo avrebbe potuto togliere di mano senza alcuno sforzo; di colpo quelle spalle le sembrarono enormi — e modificò alcuni dei flussi in Aria, per legarlo sulla sedia, braccia e gambe. Era ancora grosso, ma adesso sembrava normale, gestibile. Le venne in mente solo in quel momento che così facendo aveva ridotto la forza dello schermo. Non era però in grado di incanalare di più; già la... gioia pura della vita che rappresentava saidar era talmente forte in lei che aveva voglia di piangere. L’uomo le sorrise.
Uno dei Custodi infilò la testa oltre la porta, un uomo che aveva i capelli scuri, il naso grosso e una profonda cicatrice bianca che gli copriva la mascella. «Va tutto bene? L’altra Ammessa è uscita correndo come se se si fosse seduta sull’ortica.»
«È tutto sotto controllo» rispose fredda Nynaeve. Per quanto potesse essere fredda. Nessuno doveva sapere — nessuno! — fino a quando non avesse avuto l’opportunità di parlare con Sheriam, di avere la donna dalla sua parte. «A Elayne è venuta in mente qualcosa che aveva dimenticato.» Sembrava una spiegazione insensata. «Puoi andare. Ho da fare.»
Tervail — si chiamava così; Tervail Dura, legato a Beonin; ma quale importanza aveva il suo nome, per la Luce? — Tervail fece un sorriso sarcastico e un inchino derisorio, prima di ritirarsi. Era raro che i Custodi lasciassero che le Ammesse la facessero franca dopo aver giocato a fare le Aes Sedai.
A Nynaeve costò fatica non umettarsi le labbra. Studiò Logain. Esteriormente era calmo, come se non fosse cambiato nulla.
«Non hai bisogno di questo, Nynaeve. Pensi che potrei decidere di attaccare un villaggio abitato da centinaia di Aes Sedai? Mi farebbero a pezzi prima che riuscissi a fare due passi.»
«Fai silenzio» ripose Nynaeve meccanicamente. Cercando a tentoni dietro le spalle trovò una sedia e si sedette, senza mai distogliere lo sguardo. Luce, cosa stava trattenendo Sheriam? La donna doveva capire che si era trattato di un incidente. Doveva! La rabbia nei propri confronti era la sola cosa che la mantenesse in grado di incanalare. Come aveva potuto essere tanto sprovveduta, una tale idiota cieca?
«Non aver paura,» disse Logain «non mi rivolterò contro di loro adesso. Stanno per ottenere un successo che soddisfa le mie esigenze, che lo sappiano o meno. L’Ajah Rossa è finita. Nell’arco di un anno non ci saranno Aes Sedai che oseranno confessare di appartenere all’Ajah Rossa.»
«Ti ho detto di rimanere in silenzio!» scattò Nynaeve. «Pensi di farmi credere che odi solo le Rosse?»
«Sai, una volta ho visto un uomo che provocherà più problemi di quanti ne abbia mai creati io. Forse è il vero Drago Rinato, non lo so. È successo quando mi hanno portato attraverso Caemlyn, dopo essere stato catturato. Era lontano, ma ho visto un... bagliore, e sapevo che avrebbe scosso il mondo. Chiuso in gabbia, non ho potuto fare a meno di ridere.»
Usando una piccola porzione di Aria, gliela infilò in bocca a forza. L’uomo abbassò le sopracciglia, furioso, ma a Nynaeve non importava. Adesso era legato. Se non altro... Non aveva tentato di liberarsi, ma forse perché aveva saputo fin dall’inizio che lei lo avrebbe intrappolato. Era possibile. Quanto si era impegnato Logain per tentare di distruggere lo schermo? Quella spinta non era stata lenta, ma nemmeno veloce. Quasi come un uomo che stirasse dei muscoli fermi da tempo, spingendo qualcosa non con l’intenzione di muoverla ma solo per il bisogno di sentire che i muscoli funzionavano di nuovo. Il pensiero le ridusse lo stomaco a un blocco di ghiaccio.
Gli occhi di Logain assunsero un’espressione divertita, come se sapesse tutto ciò che le era passato per la mente. Se ne stava seduto con la bocca aperta come un’idiota, legato e schermato, ed era il solo a suo agio. Come aveva fatto a essere tanto stupida? Non meritava di diventare Aes Sedai, nemmeno se il blocco fosse crollato in quel momento. Non meritava di essere lasciata da sola. Avrebbe dovuto dire a Birgitte di accertarsi che non cadesse a faccia avanti nella polvere cercando di attraversare la strada.
Non lo aveva fatto intenzionalmente, ma rimproverarsi aveva mantenuto viva la rabbia fino al momento in cui la porta si aprì. Non era Elayne.
Sheriam seguì Romanda, con Myrelle, Morvrin e Takima, quindi Lelaine e Janya, Delana e Bharatine, Beonin e ancora altre, fino a riempire la stanza. Nynaeve vedeva molte donne oltre la porta, che non avevano modo di entrare. Quelle nella stanza la osservavano, lei e i suoi flussi, con tale interesse che Nynaeve deglutì rilasciando tutta la rabbia. Ovviamente lo schermo e i lacci che tenevano Logain si dissolsero.
Prima che Nynaeve potesse chiedere a qualcuna di schermarlo di nuovo, Nisao le si mise di fronte. Per quanto fosse bassa, riusciva in qualche modo a torreggiare su di lei. «Cos’è quest’idiozia di aver guarito Logain?»
«È questo che dice di aver fatto?» Logain riuscì a usare un tono di voce sorpreso.
Varilin si mise vicino a Nisao. La snella Grigia dai capelli rossi torreggiava su tutte, ma solo perché era alta come Logain. «Ho temuto questo momento fin da quando tutte hanno cominciato a farle i complimenti per le sue scoperte. Una volta finite, finiti i complimenti, ha cercato di fare qualcosa di clamoroso per ripristinare la situazione.»
«È solo perché l’abbiamo lasciata gironzolare attorno a Leane e Siuan» intervenne Romanda con fermezza. «E questo tizio. Avremmo dovuto spiegarle che certe cose non possono essere guarite, c’è un limite a tutto!»
«Ma l’ho fatto!» protestò Nynaeve. «L’ho fatto! Per favore, schermatelo. Vi prego. Dovete!» Le Aes Sedai davanti a lei si voltarono per guardare Logain, lasciandole lo spazio per vederlo. L’uomo accolse i loro sguardi con espressione mite. Sollevò addirittura le spalle!
«Penso che il minimo che possiamo fare sia schermarlo fino a quando non saremo totalmente certe» suggerì Sheriam. Romanda annuì, e apparve uno schermo grande abbastanza per un gigante: la donna era circondata dal bagliore di saidar, come anche le altre presenti nella stanza. Romanda recuperò un po’ d’ordine nominando sei donne per mantenere uno scudo leggermente più piccolo.
Myrelle afferrò Nynaeve per un braccio. «Se vuoi perdonarci, Romanda, abbiamo bisogno di parlare con Nynaeve da sole.»
La mano di Sheriam si strinse sull’altro braccio. «Sarà meglio se non lo facciamo troppo a lungo.»
Romanda annuì con fare assente. Guardava torva Logain. Come la maggior parte delle Aes Sedai; nessuna se ne voleva andare.
Sheriam e Myrelle sollevarono Nynaeve di peso e la spinsero verso la porta.
«Cosa state facendo?» chiese lei senza fiato. «Dove mi portate?» Una volta fuori si fecero largo a spintoni fra la folla di Aes Sedai, molte delle quali la guardavano severe, con espressioni di accusa. Superarono Elayne, che fece una smorfia. Nynaeve si voltò indietro mentre le due Aes Sedai la portavano via, continuando a inciampare. Non che si aspettasse di ricevere aiuto dall’amica, ma forse era l’ultima volta che l’avrebbe vista. Beonin stava dicendo qualcosa a Elayne, che scattò fra la folla. «Cosa volete farmi?» chiese lamentosa Nynaeve.
«Potremmo lasciarti a strofinare pentole per il resto della tua vita» rispose disinvolta Sheriam.
Myrelle annuì. «Potresti lavorare in cucina ogni giorno, fino a sera.»
«O forse potremmo farti frustare tutti i giorni.»
«Spellarti viva.»
«Chiuderti in un barile e darti da mangiare attraverso un buco.»
«Solo pappe. Pappe stantie.»
Nynaeve perse la forza nelle gambe. «È stato un incidente! Lo giuro! Non volevo farlo!»